30/01/09

Dalla parte dei lettori

Vignetta di NatangeloQualcosa di straordinario sta accadendo in questi giorni. Per la prima volta la rete e la sua "memoria" rischiano di scalfire seriamente il paludato mondo dell'informazione italiana. Per un giorno e mezzo le pagine web dei commenti di Corriere della Sera e della Repubblica sono state intasate da centinaia e centinaia di messaggi di lettori indignati per il modo con cui era stata seguita dai due quotidiani la manifestazione di piazza Farnese. Solo uno sciocco potrebbe dire che si trattava esclusivamente di sostenitori di Di Pietro decisi ad assediare con le loro proteste le redazioni dei giornali. Certo, tra di loro i dipietristi non mancavano. Ma la verità è un'altra. Anche in Italia esiste ormai un pubblico nuovo che cerca d'informarsi attraverso la rete.

I giornali scrivono che Di Pietro ha attaccato Napolitano dandogli del mafioso? Si va sul web, si rivede il suo intervento. E ci si fa un'opinione.

All'improvviso il re resta nudo. La realtà non è più mediata. È immediata. Ciascuno può giudicare, almeno per quanto riguarda eventi pubblici come questi, se i cronisti hanno riportato fedelmente i fatti, o meno. Se gli opinionisti ragionano sulla realtà o su quella che loro vorrebbero essere la realtà.

Rispetto a questa rivoluzione le classi dirigenti del Paese sembrano vecchie di molti secoli. Del resto proprio i quotidiani ieri ci hanno spiegato che Napolitano aveva deciso di replicare con un comunicato a Di Pietro dopo aver letto i dispacci delle agenzie su quanto stava accadendo in piazza. È stato lì, su un take di agenzia, che lo staff del Presidente ha trovato la prima ricostruzione sbagliata degli avvenimenti (la frase sul «silenzio mafioso» veniva impropriamente accostata ad altre). Ed è stato in quel momento che è scattata la reazione. Un corto circuito mediatico, insomma, facilitato dall'ormai evidente avversione del Quirinale per le voci che cantano fuori dal coro Pd-Pdl, ma pur sempre un corto circuito.

La stampa su tutto questo deve riflettere. I quotidiani sono in crisi, perdono copie ogni giorno, mentre le loro pagine web doppiano ormai come diffusione quelle di carta. Prendere sotto gamba il popolo della rete insomma è pericoloso. Anche perché la pubblicità, vera linfa vitale dei media, è destinata a spostarsi sempre più su internet. E in futuro vicinissimo le vere battaglie per la conquista del mercato si giocheranno lì.

Quello che è accaduto negli Usa, dove Obama ha raccolto attraverso il web milioni e milioni di dollari per la sua campagna elettorale e dove giornali dalla storia centenaria rischiano di chiudere, è un segnale di quanto avverrà da noi. Quello che è successo con gli articoli su piazza Farnese è invece un monito per molti giornalisti che dovrebbero ricominciare a ricordare di avere un solo padrone: il lettore.
(Vignetta di Natangelo)

Guarda il video dell'intervento di Antonio Di Pietro

Napolitano custode della Costituzione? Il sondaggio di Micromega.net

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A tutta rinnovabile!

Il governo del Mozambico ha installato pannelli solari fotovoltaici su 300 scuole e centri sanitari delle zone rurali del Paese.
Nei prossimi due anni saranno coinvolte nel progetto altre 500 strutture.
(Fonte: Misna.org, segnalata da Daniele)

Anche i nostri Gruppo d'acquisto non sono da meno: hanno portato pannelli solari in 70 abitazioni ed energia rinnovabile in altre 570 tra case e uffici.
Consumate ancora energia da fonti fossili?
Non lo fa piu' nemmeno il Mozambico! http://www.commercioetico.it/energia-rinnovabile/index.html e http://www.jacopofo.com/pannelli-solari



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La rete ESISTE. Finalmente.


Ecco i risultati del vostro impegno e della vostra partecipazione. La grande balla di Berlusconi in Abruzzo approda sui quotidiani. Ora sarà più difficile sostenere che LA RETE non serve. Ma soprattutto, qualcuno dovrà cominciare a dare delle spiegazioni. Grazie a voi.

Dopo l'articolo su L'Unità di ieri, riporto il testo dell'articolo apparso oggi su IL CENTRO.

«Le promesse all'Abruzzo? Un trucco ben documentato»
Sul sito dell'Unità il video del discorso di Berlusconi a Chieti il 12 dicembre



PESCARA. «Cari abruzzesi, che avete cantato felici "Meno male che Silvio" c'è, il 12 dicembre 2008 a Chieti; lo avete proclamato re in casa vostra» ma lui «vi ha tolto mezzo miliardo di euro promettendovene sedici in cambio del vostro voto». Inizia così il video di Byoblu.com ripreso dall'Unità di ieri, nel quale si attacca la politica del premier fatta di «promesse non mantenute». Per l'Unità è l'occasione per avvertire i sardi, in procinto di rinnovare il consiglio regionale, di non cadere nella trappola delle false promesse: «Per la Sardegna», scrive il quotidiano di Renato Soru, presidente uscente della Sardegna e candidato presidente alle elezioni, «Berlusconi ha parlato di un piano Marshall (un suo must). L'Abruzzo insegna. E il video di Byoblu insegna». Il nodo della polemica è nella promessa fatta da Berlusconi dal palco di Chieti di far approvare dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, il 18 dicembre scorso i fondi per le infrastrutture regionali.

«Ma il Cipe», si commenta nel video, «si è riunito come previsto e nel verbale che riporta gli esiti della seduta si apprende che ha stanziato 7,3 miliardi di euro per le infrastrutture, non sedici. Ci sono fondi per la Calabria, fondi per le aree montane, fondi per la tratta autostradale tirrenica Rosignano - Civitavecchia, fondi per il sistema Mose di Venezia. Perfino la Moratti è venuta giù a chiedere dei soldi per l'Expo di Milano. Non figura da nessuna parte la velocizzazione della Pescara - Roma. Di più, non c'è un solo euro per l'Abruzzo!». La questione dei fondi sottratti è stata sollevata più volte dai parlamentari abruzzesi del Pd. In occasione del primo Consiglio regionale il Pd ha chiesto a Chiodi di farsi promotore per far restituire all'Abruzzo i fondi della ex 488 garantiti con un decreto da Prodi.

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Prendi i soldi e scappa/2 (Loro continuano a ripetere le stesse cose e noi pure)

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Domanda: siete un grande dirigente di una grande azienda che però ha grandi problemi; che fate per prima cosa? Risposta: A) Tagliate tutti gli sprechi, a partire dagli stipendi dei top manager (partendo proprio dal vostro di cui vi vergognate anche un po’). B) Elaborate un piano di rilancio a prova di bomba e chiedete i soldi ai vostri azionisti, con la coda tra le gambe e il cappello in mano. C) Non ci pensate due volte: minacciate di licenziare migliaia di operai e chiedete subito tanti quattrini allo Stato. Se per voi le risposte giuste sono la “A” o la “B”, allora non siete dei veri manager. Ma se la risposta corretta, per voi, è la terza, beh, non c’è dubbio che tenga: non siete un lettore del nostro blog. Siete, anzi sei (nun ce prova’…) Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat. Hai giustamente appena detto che ci sono ben 60.000 posti in bilico. E chiesto e richiesto, senza tanti giri di parole, un aiutone al governo.

Un’idea geniale, quella di Marchionne. Che ha trovato subito una sponda tra i comprensivi colleghi industriali di Confindustria (che a loro volta hanno alzato il tiro, indicando in 300mila il numero delle tute blu a rischio piede nel sedere nell’intero settore auto). Ma soprattutto un’idea talmente fina da giustificare in pieno il lauto stipendio dell’amminstratore delegato della Fiat (7 milioni di euro di stipendio nel 2005; 6,6 milioni di euro nel 2006 e 6,8 milioni di euro nel 2007). E che si spiega certamente con le tre-lauree-tre (in filosofia, giurisprudenza ed economia) di cui Marchionne si è sempre vantato. Perchè diciamocelo: uno zotico con la terza media non sarebbe mai arrivato neppure a formularla una pensata del genere.

Così come uno zotico - rimanendo in casa Fiat - non avrebbe mai avuto la classe di un Luca Cordero di Montezemolo. Che da presidente della casa di Torino - quando le vacche erano grasse come i suoi stipendi (circa 7 milioni di euro all’anno; più le stock option) - non faceva che chiedere allo Stato di fare dei passi indietro, lamentandosi dei “lacci e lacciuoli” della burocrazia. E ora che le vacche sono magre - ma appunto con grande nonchalance - non fa altro che ripetere allo Stato di farsi avanti. Con il portafoglio ben aperto. E possibilmente, pure un po’ alla svelta.

Fin qui le parole che i contribuenti si sono sentiti ripetere in modo martellante da giornali e tiggì in questi giorni.

Poi ci sono alcuni fatti che invece vengono da più lontano. E che sono tenuti fuori scena. Fiat - non una vita fa, ma a settembre 2008 - si è impegnata a investire la bellezza di 640 milioni di euro per un nuovo stabilimento nell’ex Jugoslavia che dovrebbe arrivare - a pieno regime - a produre 300mila automobili (tra Punto e 500). E sempre la casa di Torino - ma a Tichy in Polonia - scodella assieme a Ford altre 400mila macchine. Mentre nel Belpase - in cinque stabilimenti - la casa di Torino non arriva a mettere insieme più di 600mila auto. Numeri citati in una intervista a “Repubblica” proprio da Marchionne. Che ricordando i risultati della marcia della Fiat verso Est, aveva speso parole poco lusinghiere nei confronti degli operai tricolori: «A Tichy, in Polonia, vengono prodotte in un solo stabilimento 400 mila vetture all’ anno tra le nostre e quelle della Ford. In Italia ne produciamo 600 mila in cinque stabilimenti. Questo è offensivo».

E allora? E allora e per parlare chiaro: viene un dubbio. Anzi, più d’uno. Dove e come ha utilizzato la Fiat i danari incassati grazie ai contributi generosamente concessi per il 2007 e per il 2008 dal governo Prodi? E dove e come ha intenzione di utilizzare la Fiat i soldi del nuovo incentivo che con tutta probabilità concederà il nuovo governo italiota (e che potrebbe ammontare a circa 1.500 euro a macchina; per un totale di 2 miliardi tondi tondi di euro)? In Italia o all’estero? Un dubbio sollevato anche oggi dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Che - per la cronaca e per capirci - ha chiesto alla azienda degli Agnelli di spiegare, a scanso di equivoci, se intende mantenere la produzione nel nostro ex Belpaese. Perchè questa è la posta in gioco: la salvezza delle fabbriche tricolori. Che potrebbero - in parte - chiudere.

Un dubbio che però, per ora, è rimasto senza risposta. Che dire di più? Noi saremmo solo due bamboccioni. Ma visto che la stampa titolata - ossia i vari “Corriere” (al 10 e passa per cento di Fiat), “Stampa” (interamente di proprietà sempre di Fiat) e “Repubblica” - non lo fa, la questione la poniamo noi. Marchionne&co - ora che vengono a chiedere per l’ennesima volta un aiuto ai contribuenti italiani - chiariscano questo punto. O rinuncino ad aiuti, sostegni e incentivi vari. Perchè non va mai bene imbottire di danari pubblici i bilanci di un’azienda privata. Se però è necessario per salvare dei posti di lavoro, si può anche fare. Ma usare i soldi dei contribuenti italiani per aiutare un’azienda a trasferire la produzione all’estero, quello no. Quello è francamente troppo.

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La Repubblica delle Banane

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Ezio “direttore de La Repubblica (delle banane)” Mauro

Due pagine di intervista alla figlia di Totò Riina. E neppure una riga - zero assoluto - per la manifestazione organizzata a Roma dall’Associazione dei familiari delle vittime della mafia. Certo: ognuno dà peso alle notizie che gli pare. Ma leggere la solita lenzuolata di pagine del numero di “Repubblica” in edicola ieri - in totale, per la cronaca, erano 52 - lasciava un po’ basiti. Tra i titoli di prima pagina, infatti, spiccava una lunga intervista a Maria Concetta Riina, figlia 34enne del celebre Totò detto “U curtu”. Che - sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e diretto da Ezio Mauro - raccontava vita, speranze e rimpianti dei suoi ultimi quindici anni. Anni trascorsi a Corleone in mezzo, parole sue, a tante “difficoltà”. E lontano dal padre che, sempre parole sue, il 15 gennaio 1993, le venne “portato via”.

Va da sè che Totò Riina - il 15 gennaio 1993 - non venne “portato via”. Ma più precisamente arrestato. Dopo ben 23 anni di latitanza. E con una sfilza di condanne e accuse sul groppone. Il primo ergastolo, Riina senior lo incassò a 44 anni. L’ultimo, invece, risale giusto a una manciata di mesi fa: a settembre del 2008, infatti, l’ormai 78enne ex “capo dei capi” è stato nuovamente condannato a vita, per una strage consumata in un casolare a Marano, nel lontano 1984. Delle vittime (sei) non è rimasto che un vago ricordo: vennero sciolte nell’acido. Ma si sa: i figli so’ piezz’e core. E i padri anche. E Maria Concetta Riina ha voluto dedicare al padre un ritratto a tinte pastello: “Sembrerà strano… mio padre viene presentato come un sanguinario (…). Ma a me come figlia, tutto questo non risulta. So io quello che mi ha trasmesso. Educazione. Moralità. Rispetto”. Insomma: valori veri. E un forte senso della famiglia. Che ha spinto Maria Concetta a chiedere un lavoro per sè e per il marito. E a spendere appelli e parole buone anche per il fratello, Giovanni. Che secondo la sorella sarebbe vittima di un “certo accanimento” (da parte della Giustizia, s’intende). Pure lui, infatti, è stato condannato all’ergastolo. Per quattro omicidi.

Parole dettate dall’affetto e quindi comprensibilissime, per carità. Ma che forse non sono tanto facili da digerire per figlie, figli, sorelle, fratelli, vedove e vedovi di chi da quella stessa mafia guidata da Riina è stato ammazzato. Non le ha accettate, per esempio, Sonia Alfano, presidente dell’Associazione nazionale familiari vittime della mafia. Che proprio ieri - assieme ad Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e i giornalisti Marco Travaglio e Carlo Vulpio - aveva organizzato una manifestazione in piazza Farnese a Roma per protestare contro la sospensione del procuratore di Salerno, Luigi Apicella. Manifestazione che “La Repubblica” (sempre nel numero in edicola ieri) non ha pubblicizzato con una singola riga.

Apicella - prima di essere stoppato - aveva riaperto il “caso De Magistris”. Un “caso” che ha provocato - stranamente - un’epidemia di trasferimenti di magistrati (a partire dallo stesso De Magistris). E che - sempre stranamente - non ha portato fortuna, mediaticamente parlando, neanche a Sonia Alfano, Grillo&co. Cosa che la presidente dell’associazione - figlia di Beppe Alfano, giornalista scomodo ucciso dalla mafia per le sue inchieste - non ha mancato di sottolineare. Dicendo chiaro e tondo, nel suo intervento in piazza Farnese, che due pagine per Maria Concetta Riina e zero righe per l’iniziativa dei parenti delle vittime della mafia le sembravano una vergogna. Che sentir parlare di valori trasmessi da Riina ai figli le faceva venire l’orticaria. E che leggere su uno dei primi quotidiani d’Italia che Maria Concetta si lamentava del fatto di non poter riabbracciare il padre (perchè in regime di carcere duro) la riempiva di sdegno. Perchè lei, Sonia Alfano, il padre morto non avrebbe potuto riabbracciarlo più. Mai più.

Parole, quelle pronunciate dalla figlia di Beppe Alfano, altrettanto compensibili. E che però - a differenza di quelle di Maria Concetta Riina - non hanno trovato (sempre assai stranamente) spazio alcuno su Repubblica. Per lo meno sulla edizione on line di ieri. Che ben si è guardata dal porre l’accento sulla sospensione del procuratore Apicella; sul “caso De Magistris”; o sulla protesta dei familiari delle vittime della mafia. E ha preferito sintetizzare l’intera manifestazione sotto forma di un unico concetto: Antonio Di Pietro ha criticato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per i suoi silenzi su alcuni temi come la giustizia e il Lodo Alfano. Aggiungendo che “le critiche hanno provocato subito la reazione del mondo politico (a partire dal lider del Pd, Walter Veltroni)”. E che sempre queste benedette critiche erano “fuori luogo” (copyright Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica).

Una sintesi - sia detto da chi ha assistito a buona parte della diretta della manifestazione (trasmessa in rete dai siti di Grillo e Di Pietro) - un po’, per così dire, acrobatica, visto che gli strali di Di Pietro su Napolitano saranno durati 30 secondi e che poi si è discusso per 4 ore di tutt’altro (cioè di giustizia e mafia e eccetera). Ma che ha il pregio di offrire uno spunto di riflessione. Tempo fa, infatti, proprio l’intoccabile (secondo Repubblica) Napolitano aveva invitato i media a smettere di dare voce agli ex terroristi, per rispetto nei confronti dei famigliari delle vittime. Un appello che forse il presidente della Repubblica - anche per smentire Di Pietro che lo accusa di far sentire troppo poco la sua voce - farebbe bene a ripetere, estendondolo anche a mafiosi e parenti di mafiosi. E che il quotidiano diretto da Ezio Mauro farebbe bene ad ascoltare. Perchè ieri - tra silenzi, strane interviste e distorsioni di realtà - più che “La Repubblica” sembrava un improbabile house organ di un’altrettanto improbabile Repubblica. Quella delle banane.

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Qui siamo contro l’inciucio PD+PDL sulla legge elettorale delle Europee

Per arrestare l’emorragia di voti che potrebbe avere il PD alle elezioni europee Veltroni si è fatto promotore di una proposta che inserisca uno sbarramento del 4%, che è tarato ad hoc per i partiti suoi concorrenti.
Basterebbe questo, a mio parere, per minacciare l’uscita dalle giunte di tutt’Italia, dove i partiti minacciati da questa ghigliottina sono fondamentali per avere la maggioranza. Non si dovrebbe aspettare che il disfacimento di tutte le leggi elettorali arrivi fino ai consigli comunali, dove sbarramenti di questo tipo impedirebbero la presentazione di liste civiche e taglierebbero le gambe al livello democratico più vicino ai cittadini.
E’ assurdo che le elezioni europee si svolgano in ogni Stato con un sistema diverso, e le soglie di sbarramento non vengano introdotte in maniera trasversale tra stati. Così un partito come la Lega Nord, che ha una sua rappresentatività solo in una piccolissima fetta d’Europa, ed ha una percentuale nel totale molto bassa, ha il diritto di esprimere un rappresentante al contrario dei partiti che sono presenti in tutta l’UE.
Per dire NO a questo inciucio occorre muoversi: chi è a Roma partecipi alla manifestazione, chi ha un blog aderisca alla catena:


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ANNOZERO DEL 29/01/09



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28/01/09

Dialoghi virtuosi






Con il PULLMAN dei VIRTUOSI sarà più facile, divertente ed ecologico raggiungere Melpignano in occasione dell'evento "Dialoghi virtuosi".

Cogliete questa opportunità di viaggio collettivo inscrivendovi entro il giorno 8 febbraio all'indirizzo mail info@comunivirtuosi.org.

PULLMAN DEI VIRTUOSI
Iscrizioni: Aperte dal 30 gennaio all'8 febbraio 2009. Inviare l'iscrizione all'indirizzo mail info@comunivirtuosi.org

(Questo il nome di autostrade e strade normali in cui passeremo: A1 - A14 - E55 - SS16 - SS613 - SS694 - SS16 - SP303).

Partenza: Venerdì 13 febbraio (ore 7.00) da Colorno (PR).

Ritorno: Domenica 15 febbraio (ore 13.00) da Melpignano (LE).

Costo: costo a partecipante € 50,00.

Fermate intermedie: Bologna - Rimini - Ancona - Foggia. Altre fermate (lungo la tratta autostradale dell'A14) potranno essere previste se richieste.

Per informazioni: Ufficio Stampa - Virna Boiardi - Tel. 3384157251 - Mail: virna.boiardi@gmail.com

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Il peer to peer dei prestiti in denaro

Un'inchiesta pubblicata sul mensile Jack rivela un vero e proprio boom, anche in Italia, del p2p dei prestiti (fino a 15mila euro). Zopa.it, 25mila iscritti e 4,4 milioni di euro erogati, e boober.it, piu' simile a un social network, sono i piu' diffusi. Chi offre denaro ha buoni tassi di rendimento e la garanzia di vedere il proprio capitale frazionato in tante piccole operazioni, cosi' da ridurre al minimo il rischio. Chi invece chiede soldi in prestito gode di tassi di interessi piu' bassi rispetto a molte banche. Inoltre gli utenti possono decidere e discutere i termini dei prestiti tra di loro, senza intermediari e relative spese. Infine si puo' ripagare il prestito anticipatamente senza dover pagare penali. Negli Usa il sistema e' gia' molto diffuso: il sito Prosper.com ha raggiunto un giro di affari di 180 milioni di dollari, attirando l'attenzione della Sec (ente governativo statunitense per il controllo della borsa valori).

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Stroncone avrà il Parco Eolico

STRONCONE - Il sindaco del comune di Stroncone, Eulero Liorni, ha firmato l'autorizzazione unica per la realizzazione del parco eolico
composto da 6 aerogeneratori per complessivi 12 megawatt di potenza installata, proposto da Ternienergia S.p.A. in località "Colle Ventatoio"
nella frazione di Vasciano del Comune di Stroncone.

Si conclude così un iter progettuale ed autorizzativo particolarmente complesso, durato più di 2 anni e mezzo dalla progettazione dell'impianto. In questa lunga fase preliminare, TerniEnergia e l'amministrazione comunale di Stroncone – nel rispetto dei ruoli e della reciproca autonomia - hanno sviluppato un ampio percorso concertativo condotto con le altre istituzioni e le popolazioni interessate, hanno adempiuto a tutte le procedure previste dalle normative di settore, hanno conseguito un esito positivo del procedimento di valutazione dell'impatto ambientale da parte della Regione Umbria ed, infine, hanno sottoscritto nei giorni scorsi una convenzione che coinvolge anche l'Università Agraria di Vasciano (la denominazione ufficiale del locale Dominio collettivo, proprietario di gran parte dei terreni interessati dall'intervento) che prevede l'erogazione di un canone di circa 150 mila euro annui a favore del Comune e della comunanza agricola.

I lavori per l'installazione del campo eolico, il primo in provincia di Terni e il più grande della regione, inizieranno entro l'anno e
comporteranno un investimento di oltre 30 milioni di euro, dei quali circa il 20 per cento (almeno 6 milioni di euro) ricadranno sul tessuto produttivo locale (fornitori e ditte specializzate). Il parco, secondo il cronoprogramma di massima, potrà entrare in esercizio alla fine del 2010 e produrrà 32.400 megawatt/ora di energia elettrica pulita e rinnovabile all'anno, corrispondenti al consumo di energia elettrica di oltre 6.500
famiglie, con una riduzione di emissioni di CO2 di circa 15.000 tonnellate all'anno. L'energia elettrica prodotta verrà immessa nella rete di trasmissione nazionale attraverso una stazione di trasformazione media tensione/alta tensione già studiata e autorizzata da Terna S.p.A., da localizzare nel Comune di Stroncone in località Ponte di Lugnola e che sarà realizzata da TerniEnergia.

"Obiettivo dell'amministrazione comunale di Stroncone -si legge in una nota- è stato quello di sostenere l'insediamento di produzione di energia pulita e rinnovabile, inserita nell'ambito delle più avanzate tendenze di compatibilità italiane ed europee, avendo come linea guida l'adeguamento alle caratteristiche morfologiche del territorio e il rispetto delle prerogative naturali dell'area interessata. In particolare sono state assunte soluzioni tecniche per il migliore adattamento alla conformazione della zona e la riduzione dell'impatto visivo".



Nel video uno speciale sull'energia eolica, con dati su Germania e Italia, e l'impianto di Agrigento.
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La casta di conigli censura piazza Farnese e Rete


Oggi a Roma in piazza Farnese c’è l’iniziativa a sostegno del procuratore Luigi Apicella. Intervengono Marco Travaglio, Carlo Vulpio, Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Sonia Alfano e i familiari dei morti nelle stragi di mafia.
Sulle principali testate nazionali, di questa iniziativa, oggi, non c’è una sola parola. Corriere e Repubblica hanno fatto di più: hanno steso il velo della censura persino sulle pagine locali di Roma!
Sulle prime pagine domina il negazionismo lefebvriano assieme a quello dell’informazione. I filoni nettamente separati fra la stampa allineata e la stampa libera della Rete fanno emergere 2 italie: una dopata e una acqua e sapone. Oggi se almeno 2 o 3 milioni di italiani sanno di piazza Farnese è soltanto grazie alla Rete. La peggior nemica della casta corrotta italiota che non sa più come fermarla. Non a caso la stessa casta non esita a sfornare provvedimenti comunisti che fanno a pugni con le direttive europee in materie di libertà, diritto degli utenti e concorrenza.
Loro ci provano e ci riprovano. L’ultima bozza di proposta di legge finita sui tavoli del governo, ufficialmente per combattere la pirateria digitale, se passerà, si tradurrà in censura del web a spese degli utenti ma anche di siti come YouTube a vantaggio di Mediaset. Partorita dal neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale,a bozza è pubblicata sul sito di Altroconsumo.
Protegge gli interessi dei soliti papponi che per intere generazioni hanno fatto il bello e il cattivo tempo nel mercato discografico, ma è contrario alle direttive europee in tema di interessi dei consumatori e dell’innovazione del mercato digitale”.
I punti inquietanti della proposta sono la delega in bianco al governo che si fa “garante” della difesa del diritto d’autore per colpire gli utenti e i provider, che secondo il diritto comunitario recepito anche dall’Italia non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Ma per gli alleati del presidente del consiglio dei piduisti è vitale far vincere Mediaset contro Youtube, come già anticipato la scorsa estate dal deputato mantenuto Luca Barbareschi. Non solo. La bozza, così com’è comporterà misure di disconnessione coatta degli utenti da internet, apprezzata sia dalla Siae che dalla Fimi. Bocciata dal parlamento europeo, oltre che alla censura dell’informazione grazie alla attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell’ordine per la salvaguardia e il rispetto delle norme imperative dell’ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori”. Con tanti saluti alla libertà di informazione e di critica, per esempio, su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Tengo a precisare che questa forma di censura è già stata dichiarata incostituzionale negli Usa di Obama.
Dunque, Rete 4 può continuare a diffondere Emilio Fede senza concessione, Striscia la notizia potrà continuare a diffondere le immagini di Youtube assieme a Studio aperto, mentre Youtube dovrà pagare Mediaset. Dove sono gli italiani sovrani?



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27/01/09

Circoli mediatico-giudiziari

Immagine di Roberto CorradiPer una volta bisogna dirlo: avevano ragione Silvio Berlusconi e i suoi quando denunciavano l'esistenza in Italia di un circolo mediatico giudiziario teso a stravolgere la realtà e a condizionare l'opinione pubblica. La prova? Quello che sta accadendo in questi giorni intorno alla questione intercettazioni telefoniche. E per capirlo basta leggere con attenzione "Il Giornale". Giovedì 22 gennaio, il quotidiano di Paolo Berlusconi, titola a caratteri cubitali in prima pagina «Tutto il marcio delle intercettazioni. Tangenti a pubblici ufficiali, affari con la camorra, lavoretti sporchi per i politici: un pentito svela cosa si nasconde dietro "il grande fratello" dei Pm. Che spesso fa il doppio gioco, rivelando agli inquisiti la presenza di cimici". Seguono due pagine di articolo in cui si racconta come Vittorio Bosone, il titolare di una delle più importanti ditte private che affittano i macchinari per gli ascolti alle forze di polizia e alle procure, dopo che la sua azienda è andata a carte 48, ha deciso di pentirsi inviando un esposto a molti tribunali in cui si denuncia con nomi e cognomi il malaffare nascosto dietro al business degli ascolti telefonici. La notizia è verosimile, ma falsa.

Che il mondo degli apparecchi per le intercettazioni noleggiati da privati allo Stato, sia oscuro, è un fatto. Chi scrive, nel corso degli anni, ha più volte denunciato come il sistema, per come è stato congegnato, sia un sistema a rischio bustarelle; come manchi un albo dei noleggiatori di macchinari; come le varie imprese facciano spesso cartello tra loro per non abbassare i prezzi e come in qualche caso (pochi per fortuna) si siano occupati di intercettazioni anche uomini vicini alla criminalità organizzata. Una semplice ricerca negli archivi dei giornali permette di scoprire che episodi di questo tipo non mancano e non sono mancati. Lo stesso Bosone poi si è trovato coinvolto in un'inchiesta su intercettazioni illegali effettuate da un suo dipendente a favore di importanti imprenditori.

Il punto però è un altro. Bosone, che assicura di non avere nulla di cui pentirsi, non è una gola profonda. La denuncia riportata da "Il Giornale" è fasulla: probabilmente si tratta di una sorta di lettera anonima inviata a varie autorità giudiziarie da suoi concorrenti per metterlo in difficoltà. Il Giornale, insomma, ha abboccato a una polpetta avvelenata. Tanto che nei giorni seguenti non scriverà più una riga sulla vicenda e domenica pubblicherà, ben nascosta in fondo alla pagine delle lettere, una smentita dell'interessato.

È importante però osservare quello che è accaduto nella giornata di giovedì. A sera va in onda "Porta a Porta". Tra gli ospiti di Bruno Vespa ci sono il presidente del Copasir, Francesco Rutelli, e il ministro della difesa, Ignazio La Russa. Si parla di intercettazioni e il direttore de "Il Giornale", Mario Giordano, finisce anche per dilungarsi sullo scoop farlocco della mattinata. Anche se proprio l'avvocato di Bosone, verso mezzogiorno, ha contattato i cronisti del suo quotidiano per spiegare loro che hanno preso un abbaglio.

Ora gli infortuni possono capitare a qualsiasi giornalista. Questo però è qualcosa di diverso. È una sorta di ballon d'essai prodromico a ciò che accadrà due giorni dopo quando Silvio Berlusconi, in Sardegna, comincia a parlare di Genchi e del suo presunto archivio che, come è ormai noto ai lettori di questo blog, con le intercettazioni non ha nulla a che vedere. Visto che il cavallo della «gola profonda» è morto, se ne inforca un altro. L'importante, intanto, è montare a tutti i costi uno scandalo che possa giustificare una legge che tagli le mani a pm e investigatori. Il circolo mediatico giudiziario ha colpito di nuovo.
(Immagine di Roberto Corradi)

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Nulla si distrugge, 1939…


Sembra impossibile, viene il dubbio che sia un falso.

Ed invece è tutto vero.

Ma allora negli ultimi 70 anni a cosa è servita l’innovazione? A convincerci che la soluzione sono inceneritori e discariche?

Oppure è successo che l’inceneritore e la discarica erano più vantaggiose proprio perchè richiedevano meno innovazione? Forse siamo un po’ cattivi ma il dubbio viene.

E se già 70 anni fa si differenziava e si riciclava perchè abbiamo permesso alle industrie di sostituire contenitori facilmente riciclabili con altri meno riciclabili?

Perchè abbiamo preferito il tetrapac non riciclabile al vetro?

Perchè abbiamo preferito prodotti termocomposti che non possono smontarsi e che devono finire nell’indifferenziato?

Forse perchè simili imballi e simili prodotti riducevano il costo del prodotto (al netto ovviamente del costo di smaltimento, mai considerato a carico del produttore ma sempre a carico dell’utilizzatore finale) e quindi consentivano di venderne di più e quindi incentivare il consumo?

C’è quasi da augurarsi che le giovani generazioni non guardino questa pagina, altrimenti temo che potrebbero decidere di non essere per nulla solidali con gli adulti e gli anziani di oggi che tanto incoscientemente hanno sceltro di scaricare sul futuro la loro incapacità di vivere sostenibilmente il proprio presente.

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Rilanciamo la catena contro il suicidio energetico?

Credo che potremmo sviluppare una seconda fase della campagna contro il suicidio energetico che Berlusconi propugna.
Ecco una proposta di appello che vi propongo allo scopo di ricevere critiche, ampliamenti ad altri punti, osservazioni eccetera. Se ci sarà interesse andremo avanti.

Rilanciamo la catena contro il suicidio energetico.
Abbiamo ottenuto una grande vittoria ricacciando indietro la retroattività delle norme restrittivi sulla detrazione fiscale del 55% per gli interventi di risparmio energetico sulle case. Un obrobrio legale che non poteva passare: non si può fare una legge che toglie un finanziamento dopo che una famiglia proprio perché questo finanziamento esisteva, ha investito denaro!
E non solo abbiamo bloccato la revoca della norma che rendeva retroattiva la legge: abbiamo ottenuto che la detrazione fiscale fosse confermata per il 2009.
Abbiamo ottenuto che fossero emanati i decreti attuatuavi per il finanziamento al 100% degli impianti di mini eolico, idrico e biomasse.
Abbiamo ottenuto la riammissione di 150 impianti fotovoltaici che erano stati esclusi dal finanziamento nonostante fossero legalmente e tecnicamente perfetti per il ritardo nella spedizione di una raccomandata.

Questi notevoli successi hanno impedito che venisse stroncata l’inizio della rivoluzione energetica in Italia. Dopo questo risultato importante ci restano però altri obiettivi per far sì che l’Italia possa approfittare delle risorse che il taglio delle spese energetiche può portare, dando ossigeno alla nostra economia in crisi.

Chiediamo quindi a tutti i siti che si sono incatenati con noi di rilanciare questa iniziativa e svilupparla coinvolgendo altri.
Otterremo il duplice risultato di far conoscere la necessità improrogabile di continuare con forza sulla via del risparmio energetico e di sviluppare una rete di sostegno tra di noi. Infatti se pubblichi sul tuo blog la lista di tutti i siti che si sono incatenati assieme ottieni anche che gli altri ripubblichino il link al tuo sito. In questo modo cresce la tua visibilità per i motori di ricerca, la visibilità di tutti gli altri, e creiamo una connessione che favorisce la circolazione dei naviganti sulla nostra rete.

Gli scopi di questa seconda fase sono talmente banali che anche il governo Berlusconi dovrà capirli. Come al solito vogliamo puntare a obiettivi realmente raggiungibili e basati sul buon senso.
1) Mentre si cedeva sulle nostre richieste il governo ha varato un altro provvedimento demenziale: gli impianti solari fotovoltaici a terra e sui tetti quelli non integrati, vengono classificati come impianti industriali (!!!) e si impone l’onere di accatastarli e di pagare quindi l’Ici. Aboliscono l’Ici sulle case e la istituiscono sui pannelli fotovoltaici! Ma come fanno a pensare a un’assurdità di questo livello?

2) Confermando la proroga della detrazione fiscale del 55% per isolamento, pannelli solari termici, caldaie ecc, il governo ha però inserito una modifica carogna: si può recuperare il 55% di detrazione spalmandolo non più su un tempo fino a 10 anni: si fissa un limite di 5 anni. Il che vuol dire che si penalizza chi ha un reddito inferiore e quindi può recuperare ogni anno una quota inferiore di finanziamento.
Anche questa è un’assurdità perché questi incentivi dovrebbero favorire principalmente le famiglie con reddito più basso permettendo loro di risparmiare denaro investendo in risparmio energetico.
Inoltre vorremmo una misura studiata per le famiglie che non hanno un gettito fiscale tale da permettere di ottenere incentivi migliorando l’efficienza energetica della casa in cui vivono.

3) Oggi in Italia i ristoranti devono pagare una tassa per conferire l’olio fritto a entità che si occupano dello smaltimento. E’ un’assurdità visto che nel resto d’Europa questo olio viene ritirato, pagato e quindi impiegato per produrre bio diesel. La situazione è ancor più assurda per le famiglie che si trovano a buttare via tutto l’olio fritto. In Germania l’olio fritto si consegna ai distributori di carburante che rilasciano un buono sconto proporzionato alla quantità d’olio fritto e che si può spendere per ottenere sconti sul carburante. Inoltre in Italia sopravvive il divieto di commercializzare liberamente il biodiesel. I produttori hanno l’obbligo di conferirlo ai petrolieri che lo mischiano con il diesel.

4) Non esistono misure per facilitare l’accesso al credito per chi investe in ecotecnologie. Il che è particolarmente grave in un momento come quello attuale di crisi di liquidità. E’ indispensabile che lo stato crei un fondo di garanzia per i prestiti nel settore dell’efficienza energetica.

5)Contro i CIP6

Nella legge approvata dal Parlamento Italiano in data 30 dicembre 2008, la numero 120. Nel dl 172 all’articolo 9 (incentivi per la realizzazione degli inceneritori) vengono confermati gli incentivi cosiddetti “Cip6” all’incenerimento della parte non biodegradabile dei rifiuti ed alle cosiddette “fonti assimilate”. Vengono definiti “Certificati Verdi” tutte le forme d’incenerimento (sia rifiuti tal quali residui da raccolta differenziata che per il cosiddetto “combustibile da rifiuti” ); questo sia che si tratti di rifiuti non biodegradabili che biodegradabili. Questi incentivi all’incenerimento che alterano il mercato, è stato calcolato, comporteranno una ulteriore spesa sulle bollette dei cittadini pari a 2 miliardi di euro che anziché alle fonti realmente rinnovabili andranno all’incenerimento di rifiuti anche per la parte non rinnovabile sotto forma di Cip6 e cosiddetti “Certificati Verdi”.

http://blog.libero.it/KudaBlog/6317428.html

Naturalmente io ci sto alla catena, e a dir la verità, sembra che bisognerà muoversi anche contro la prossima legge sui parchi della regione lombardia.

www.kuda.tk

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Senza pudore: i preti ci fottono pure i (pochissimi) soldi delle social card!

Senza parole...


25/01/2009 Comunicato stampa Codacons

SOCIAL CARD: NE HANNO DIRITTO ANCHE SUORE E FRATI!

ALLORA I PENSIONATI ITALIANI CHIEDANO UN SUSSIDIO AL VATICANO

Numerose le segnalazioni dei cittadini i quali, in fila alla Posta per ritirare la social card, hanno notato come in coda per ottenere il rilascio della carta voluta dal Governo, vi fossero anche suore e frati.

Anche i religiosi infatti – spiega il Codacons – se risultano nullatenenti, possono chiedere ed ottenere la social card.

''A questo punto ci chiediamo: se suore e frati hanno diritto alla social card, perché i pensionati italiani non possono ottenere un sussidio dallo Stato Vaticano, considerando che la Chiesa incamera parecchi soldi con l'8 per mille e con le offerte ai parroci? – si domanda ironicamente il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Sarebbe più giusto un trattamento equo e bilaterale, così da accontentare tutti e non commettere ingiuste discriminazioni. Chiediamo quindi al Vaticano di elargire 40 euro mensili a ciascun pensionato italiano con reddito minimo''.

Ma come? La legge di dio, come diceva il monsignor Poletto, non veniva prima di quella degli uomini? E che legge è quella di togliere risorse per i cittadini bisognosi per darla a chi riceve già dallo Stato milioni di euro ogni anno?
Signori del Vaticano, volete anche una fettina di culo per gradire?

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Gandus giudice corretto, i tg tacciono


La sentenza per David Mills si avvicina, l’imputazione, lo ricordo, è quella di corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi, che però non sarà giudicato perché si è fatto sfornare dalla sua maggioranza la porcata alfano, che l’ha reso impunibile per legge. Dal verdetto di primo grado, atteso con tutta probabilità il 17 febbraio prossimo, capiremo se i 600 mila dollari accreditati sul conto corrente di David Mills furono il ringraziamento del premier per aver testimoniato il falso (con scena muta al seguito) nei processi sui diritti Mediaset. Fra l’altro, per inciso, non ho capito perché il governatore dimissionario sardo Renato Soru butti tempo e soldi per querelare il premier bionico.

Tornando a Mills, la difesa di Berlusconi aveva ricusato il giudice Nicoletta Gandus per presunto “grave atteggiamento di inimicizia” nei confronti del presidente del consiglio imputato. Ebbene, dopo la Corte d’appello, anche la Cassazione ha respinto l’istanza. Nelle motivazioni del provvedimento si legge che “Nicoletta Gandus non ha manifestato inimicizia grave nei confronti di Silvio Berlusconi. Qualunque critica che la Gandus avesse manifestato nei suoi confronti fra il 2001 e il 2006, sarebbe comunque avvenuta in un’epoca antecedente al processo”.

La sentenza rimane in ogni caso simbolica nei confronti del presidente del consiglio degli impuniti perché anche se il lodo alfano scadesse domani mattina, Nicoletta Gandus non lo potrebbe più giudicare. Per Berlusconi questo processo ripartirebbe da zero con una nuova corte giudicante e con l’assoluta certezza della prescrizione.
Tanto per chiudere il cerchio ricordo che Nicoletta Gandus ha sempre vietato la ripresa delle udienze di questo processo, ed ora, mentre sto scrivendo, a quasi un mese dall’inoltro della richiesta di copia degli atti del pm Fabio De Pasquale (pubblici), non ho ancora avuto risposte.



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Gioacchino Genchi a SkyTg24



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Show must go on

Belpaese, cucù, deriva, fallimenti aziende, italia, show must go on, silvio berlusconi, siparietti, Veronica Berlusconi, Walter Veltroni

Lo spettacolo deve sempre andare avanti. E in passato, in effetti, ci si è davvero dato dentro. Mettendo in scena sketch a raffica. Per dire: “Oni” il vecchio Berlusconi sfotteva i poverazzi: “Sei precaria? E sposati un milionario”. E subito “Oni” il giovane Veltroni ribatteva: vergogna, sei “lontano dalle ansie” dei giovani. Oppure: “Oni” il vecchio Berlusconi dimostrava di avere l’occhio lungo: “Obama è abbronzato”. E subito “Oni” il giovane Veltroni: devi chiedere scusa. O ancora: “Oni” il vecchio Berlusconi dimostrava di essere un vero poliglotta, salutando con un internazionalissimo “cucù” la premier tedesca Angela Merkel. E “Oni” il giovane Veltroni non mancava di prendere la palla al balzo: più che uno statista, sembri “un comico”. E così via. Ma ultimamente i siparietti preferiti dagli elettori italiani - e trasmessi a reti e pagine unificate da giornali e tivù - languivano. Avevano perso smalto. Brio.

Una pausa nello show decisamente inopportuna. Perchè il pubblico italiano ha sempre bisogno dei siparietti dei due “Oni”, come Linus della sua coperta. E perchè ultimamente ci sono tante brutte cose da dimenticare. A franare, infatti, non sono solo le autostrade (oggi è cascato giù un pezzo di A3). Ma un po’ tutto l’ex Belpaese. Franano i posti di lavoro (con i disoccupati che hanno ufficialmente toccato quota 1,5 milioni). Franano le tasche delle famiglie (e con loro i consumi, che l’anno scorso sono calati di quasi un punto percentuale). E franano - altra notizia di oggi - pure le aziende, che nel 2008 hanno fatto il doppio dei fallimenti del 2007. E assieme ai cattivi pensieri, stanno crescendo anche i debiti. Quelli pubblici (che hanno toccato la cifra record di 1.670 miliardi di euro). Quelli delle imprese (ormai pari all’74% del Pil). E pure quelli dei soliti elettori poverazzi (che ormai, tra rate e mutui, ammontano a 21.000 euro a famiglia).

Benissimo, dunque, ha fatto donna Veronica Berlusconi, moglie del più anziano degli “Oni”, a suonare la sveglia alla spalla del marito: “Oggi in Italia - ha tuonato venerdì scorso dalle pagine de “La Stampa” - manca un’opposizione. Dov’è? Chi la fa? Si è inaridita e questo non è bene neanche per il governo”. Parole sante. Che hanno sbloccato l’empasse. “Oni” il vecchio ieri è tornato a dire una delle sue baggianate: “Gli stupri? Troppe belle ragazze”. E finalmente “Oni” il giovane è tornato a rimboccarsi le maniche. E a rispondere a tono: “Offende le donne”. Per la gioia di giornali e telegiornali, che gli hanno dedicato un mucchio di spazio. E dei soliti elettori poverazzi che si ostinano a prenderli sul serio.

Che dire? Bene, bravi, bis. Prossimamente - e visto l’andazzo - però ci aspettiamo di più. Per dire: Berlusconi che si fa biondo platinato (Veltroni: altro che decisionista, il Cavaliere non sa neanche scegliersi il parrucchiere). Berlusconi che scoreggia alla prossima riunione del G8 (Veltroni: è un vecchio puzzone). Berlusconi che annuncia l’uso di piccioni viaggiatori contro l’abuso delle intercettazioni telefoniche (Veltroni: strumentalizza gli animali). Fino al definitivo: Berlusconi che si presenta in mutande a chiedere un prestito al Fondo monetario internazionale (Veltroni: almeno poteva evitare il tanga leopardato).

Quello potrebbe essere l’ultimo siparietto. O almeno è lecito sperarlo.

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Chiediamo la restituzione dei CIP6 versati in bolletta tra il 2004 e 2007


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Passaparola. 27/01/2009. Io so.

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