28/02/09

La crisi del credito... for dummies.

Splendido questo cartoon realizzato da Jonathan Jarvis, che spiega in modo semplicissimo come è nata e come si è sviluppata la crisi del credito e dei mutui. L'ho capito persino io. E' in inglese, ma credo sia comprensibile anche a chi l'inglese lo mastica poco.

Buona visione!



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Vita precaria

Bamboccioni alla riscossa. bamboccioni, precari, precariato, Renato Soru, L’Unità, licenziamenti, lavoro

Renato “ex governatore (precario) della Sardegna e editore de L’Unità” Soru

Non più tardi di ieri: “L’Unità”, storico giornale del fu Piccì ora Piddì, sbatteva in prima pagina una storia di ordinaria disperazione, in quest’Italia di inizio millennio. Titolo: “Una vita precaria”. La storia: quella di Amalia, insegnante di Lettere precaria. Alle spalle: undici-anni-undici di precariato all’università; poi dieci-anni-dieci di altro precariato in giro per scuole (medie) varie. Davanti a sè: il nulla. Amalia oggi ha 46 anni, una figlia che il prossimo anno andrà al liceo e nessuna certezza. I tagli voluti dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini le hanno con tutta probabilità segato la cattedra. Dopo vent’anni di eterna gavetta , forse “dal prossimo anno, sarò disoccupata!”, gridava ieri Amalia dalle pagine bianche e rosse dell’Unità. E raccontava, senza falsi pudori, di essere disposta - e non da oggi - a tutto pur di lavorare: l’anno scorso “mi sono decisa a presentare la domanda come collaboratrice scolastica, bidella per capirci. E due settimane fa sono uscite le graduatorie definitive e ho ricevuto moltissime chiamate per incarichi annuali fino al 30 giugno. Ho risposto che per quest’anno ancora facevo la prof, ma di tenermi in considerazione per il prossimo anno”.

Da insegnante, a bidella. Una parabola discendente da mani nei capelli. Una storia, per certi versi, drammatica. Che l’Unità ha raccontato in maniera lacrimevole. E additando un unico colpevole: il ministro Gelmini e de relato il suo capobottega Berlusconi. Peccato solo che la vicenda di Amalia sulle pagine dell’Unità non sia meno lacrimevole di quella dell’Unità intesa come giornale. Negli ultimi mesi: il quotidiano del fu Piccì ora Piddì prima ha tagliato con il bisturi il formato; poi l’inserto satirico “Emme” con tutti quelli che ci lavoravano dentro; e ora si appresta ad imbracciare la scure. Sempre non più tardi di ieri: la “Nuove iniziative editoriali (Nie)” - editore dell’Unità e da maggio 2008 di proprietà dell’ex governatore piddino della Sardegna, Renato Soru - ha annunciato al comitato di redazione una vera e propria cura da cavallo. I conti vanno male. E quindi per l’editore non c’è dubbio che tenga: il giornale che difende i precari, deve lasciare a casa innanzitutto i precari.

In breve: il piano di risanamento, per come è raccontato dai colleghi giornalisti de “La Stampa” di Torino, prevede un taglio degli stipendi del 40%. Una raffica di prepensionamenti. La chiusura totale di tutte le redazioni locali. La riduzione del numero delle pagine. Il taglio delle spese di diffusione. E appunto e dulcis in fundo: un taglio netto di tutte le collaborazioni e di tutti i contratti a termine. Per la “Nuove iniziative editoriali” di Renato Soru - che per la cronaca oltre che politico è pure padre-padrone del big delle telecomunicazioni Tiscali e ha un patrimonio personale stimato in circa 100 milioni di euro - non ci sarebbero molte alternative. Per il comitato di redazione: così si comprometterebbe il giornale e si colpirebbero particolarmente quei poverazzi della redazione che il “precariato” non solo lo raccontano, ma lo vivono sulla loro pelle.

Da giornale difensore dei precari, a licenziatore di giornalisti precari. Un’altra parabola discendente da mani nei capelli. Su cui Soru, personalmente, non ha speso una parola in pubblico. E i colleghi del Piddì, nemmeno. Tanto che dalla sede del partito - in largo Nazareno, a Roma - ieri non è arrivato alcun commento ufficiale. Qualcuno si è limitato, anonimamente, a dire a “La Stampa”, che non se lo aspettavano. Tutto lì? Tutto lì.

Tempo fa, quando ancora si era in campagna elettorale, il fu segretario del fu Piccì (poi Pds; quindi Ds) ora Piddì, Walter Veltroni prometteva di fare del suo partito, il nuovo partito dei i lavoratori. E di garantire uno stipendio minimo per i precari da 1.000 euro al mese. Proprio oggi il fu vicesegretario ora nuovo segretario Dario Franceschini - anche sull’onda della campagna stampa de L’Unità, che per la cronaca sta pure raccogliendo on line altre storie lacrimevoli di altri poveri precari (purchè probabilmente non giornalisti della testata) - ha trasformato la zuppa veltroniana in pan bagnato. E ha chiesto al governo di trovare i soldi per pagare il sussidio di disoccupazione anche a chi ha un contratto a tempo determinato. Che dire? Forse i leader del Partito democratico hanno davvero a cuore i precari. Ma quelli degli altri, però.

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Nucleare?!?!

Mentre Obama pensa di puntare sulle energie rinnovabili e, si spera, sull’efficienza energetica per rilanciare l’economia americana (grazie ai milioni di posti di lavoro che questi settori creeranno), la vecchia Europa sta rischiando di rimanere davvero tale, perdendo la storica occasione di diventare leader, come è stata finora soprattutto grazie all’impegno tedesco, di settori quali appunto l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e le tecnologie ambientali. Per non parlare delle occasioni di leadership politico-economiche ad essi correlate.

Al vertice italo-francese di Roma del 24/02, infatti, Berlusconi e Sarkozy, con quindici ministri di entrambi i governi, hanno firmato una serie di accordi che riguardano diversi settori, come quello militare, quello dell’istruzione e quello dei trasporti, coi quali si conferma ad esempio un’altra dispendiosa scelta dalla dubbia utilità: quella del corridoio 5 e del TAV Torino-Lione.

Ma la notizia del giorno è data dall’accordo stretto tra l’italiana Enel e la francese Edf, che dovrebbe portare alla costruzione di quattro centrali nucleari in Italia. E’ stato un tappeto rosso quello che i francesi (gli stessi che si sono voluti escludere a suo tempo per salvare l’italianità di Alitalia) hanno steso alla rinascita del nucleare italiano, perché se avverrà lo farà soprattutto all’insegna della loro tecnologia Epr.

L’Italia in cambio si è impegnata per rafforzare la cooperazione a tutto campo, in particolare nei settori ricerca, costruzione, gestione delle scorie (dato che lo smaltimento non ne è possibile) e business congiunto anche in Paesi terzi. L’italianità non può proprio dormire sonni tranquilli, perché la tecnologia francese coprirà almeno il 50% dell’operazione, mentre il resto rimarrà contendibile, con un occhio di riguardo alla principale filiera tecnologica concorrente: l’Ap1000 dell’americana Westinghouse.

Stando agli impegni presi dal nostro Governo, la prima centrale nucleare dovrebbe entrare in funzione nel 2020. Un vero e proprio sogno ad occhi aperti, se si pensa che centrali di questo tipo richiedono dai quindici ai venti anni per essere costruite e avviate in paesi efficienti e puntuali. L’Italia dei cantieri infiniti difficilmente riuscirà a rispettare simili scadenze. E ciò significa che per almeno altri quindici o venti anni la situazione energetica del nostro paese non cambierà. Mentre gli sforzi saranno incentrati sui nuovi impianti nucleari, infatti, si sottrarrà tempo ed ingenti somme di denaro (ovviamente pubblico) allo sviluppo ed all’implementazione di altre forme ben più sensate di fornitura di energia.

Andrea Bertaglio, Fonte: Terranauta.it (link all’articolo)

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L’intraprendenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è pari solamente alla scelleratezza con cui è solito sottoscrivere con le altre nazioni accordi talmente sfavorevoli al nostro paese da risultare perfino imbarazzanti per coloro che ne beneficiano sfregandosi allegramente le mani.

Nel maggio del 2004 il Cavaliere diede prova del proprio genio firmando con il Presidente francese Chirac un accordo in merito alla suddivisione dei costi del TAV in Val di Susa, nell’ambito del quale l’Italia era disposta ad accollarsi il 50% del costo totale della tratta internazionale (di 72 km) pur risultando essa solamente per un terzo di competenza italiana. I francesi ringraziarono e portarono a casa il cadeaux.

Il 30 novembre 2005, costretto a trovare un barbatrucco che potesse permettere alla società Impregilo di defilarsi dal disastroso affare dei rifiuti in Campania, il genietto di Arcore varò nientemeno che un decreto legge che consentiva la risoluzione ope legis dei contratti con le società appaltatrici. Impregilo ringraziò e pochi mesi più tardi venne perfino premiata con l’appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.

Alla fine di agosto 2008 Berlusconi firmò il cosiddetto accordo fra Italia e Libia, nell’ambito del quale l’Italia si impegnava a versare 5 miliardi di dollari a Gheddafi, in cambio della promessa di un maggior controllo da parte del paese libico in merito alle imbarcazioni cariche di clandestini che regolarmente salpano alla volta delle coste italiane, e dopo la stipula dell’accordo hanno continuato a salpare in quantità superiore a quanto accaduto in precedenza. Gheddafi sta ancora sorridendo compiaciuto ed ottimista.

Nell’autunno dello scorso anno il Silvio “nazionale”, dopo avere fortemente osteggiato la vendita di Alitalia ai francesi caldeggiata dal governo Prodi, ha pensato bene di svenderla ad una cordata d’imprenditori italiani che si sono a loro volta premurati immediatamente di risvenderla ai francesi, ad un prezzo notevolmente più contenuto rispetto a quello che Air France era disposta a sborsare solo qualche mese prima. I quotidiani d’oltralpe sono parsi perfino imbarazzati quando si sono ritrovati a fare dell’ironia sulla vicenda.

Il 24 febbraio 2009, un Silvio Berlusconi impettito come non mai ha realizzato il suo vero capolavoro, firmando a Roma con il presidente francese Nicolas Sarkozy un accordo che prevede in collaborazione con la Francia la realizzazione sul suolo italiano di 4 centrali nucleari che utilizzeranno la tecnologia francese. Una vera manna per la Francia, unico paese al mondo a dipendere quasi totalmente (circa 80%) dal nucleare per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, ed ha necessità di esportare e capitalizzare i propri investimenti nell’atomo. Una vera iattura per l’Italia che dopo il referendum del 1987 era riuscita a liberarsi da una tecnologia pericolosa ed antieconomica che buona parte dei paesi nel mondo stanno abbandonando. Nonostante dopo più di 20 anni lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari italiane sia stato completato solamente all’8% e il governo non abbia la benché minima idea di dove stipare la grande quantità di scorie nucleari prodotte nel breve arco di tempo durante il quale le centrali sono state in attività.

di Marco Cedolin
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Il silenzio è mafioso

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Le radici della Seconda Repubblica

Ieri il blog ha pubblicato un'intervista a Gioacchino Genchi che accusa servizi segreti e politici di essere coinvolti nella morte di Falcone e Borsellino. Genchi non è uno qualunque. E' l'uomo che secondo lo psiconano ha intercettato 350.000 italiani. La più grande spia della Storia dopo Mata Hari.
Sapevo che le reazioni alle parole di Genchi, le più pesanti che io abbia mai sentito contro quello che ci ostiniamo a chiamare e pensare Stato, potevano essere solo due. Farlo passare per mitomane o il silenzio assoluto, mafioso di tutti i giornali e i canali televisivi.
L'omertà ha prevalso. Nessuno ha visto e sentito. Non Mieli, non Riotta, non Mauro.
Il video di Genchi è il più visto su YouTube nelle ultime ventiquattro ore, ma nessun media nazionale ne ha riportato il contenuto. Un paradosso dell'informazione. Se chiudono la Rete, su questo Paese caleranno le tenebre. La Cupola dei Giornalisti è più forte, più coesa di Cosa Nostra. Genchi ha detto la verità, la controprova è che Genchi per i media non esiste, che i mandanti degli omicidi di Falcone e Borsellino non possono essere neppure nominati.
Genchi ha detto:
"E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."
Genchi era presente in via D'Amelio, ha visto il corpo carbonizzato di Borsellino, ha seguito le indagini sul segnale che ha innescato la bomba, non parla per sentito dire. Borsellino era minacciato, ogni domenica si recava da sua madre, ma lo Stato non riuscì neppure a isolare l'area di parcheggio di fronte al palazzo con una transenna. Genchi non è l'unico a indicare nella strage di via D'Amelio la nascita della Seconda Repubblica.
Antonio Ingroia, pm di Palermo:
"La verità va cercata a ogni costo, io penso che la cosiddetta Seconda Repubblica ha i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello Stato, magistrati e poliziotti" (*).
Dalla sentenza della corte d'Assise di Caltanisetta del processo Borsellino ter:
"Proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi, come Borsellino, avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa Nostra e di arretramento nell'attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare, anche pubblicamente, dall'alto del suo prestigio professionale e dalla nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche" (*).
Se l'informazione non esiste, facciamoci noi informazione. Ci vuole un nuovo CLN. Un Comitato di Liberazione Nazionale dell'informazione. Riportate sul vostro blog il testo dell'intervista di Genchi, traducetelo in tutte le lingue e inviatelo ai blog esteri che conoscete. Linkate il video da Youtube. Create i vostri video con le vostre analisi e conclusioni.

(*) Testi tratti dal libro: "L'agenda rossa di Paolo Borsellino" di Lo Bianco/Rizza.

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La classifica dei manager italiani più pagati

"Per i top manager attribuirsi questo tipo di compensi nel mezzo di questa crisi economica non è solo di cattivo gusto, è anche una strategia sbagliata, e io come Presidente non lo tollererò".
Barack Obama, 3 febbraio 2009

Legenda
p=presidente; vp=vicepresidente; ad=amministratore delegato; dg=direttore generale; c=consigliere di amministrazione; cdg=consigliere di gestione; cds=consigliere di sorveglianza.
(Dati riferiti al 2007, al lordo delle tasse)

  1. 1. Matteo Arpe ad Capitalia fino al 31 maggio 2007 37.405.281 (di cui 31.226.105 «indennità per risoluzione rapporto di lavoro » e 1.277.831 Tfr)
  2. 2. Cesare Geronzi p Capitalia fino al 30 settembre 2007 23.648.266 (di cui 20 milioni «emolumento straordinario che costituisce anche premio alla carriera»), vp Mediobanca per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2007 375.000 TOTALE 24.023.266
  3. 3. Riccardo Ruggiero ad e dg Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 17.227.000 (comprende incentivo all’esodo di 9.900.000), c Safilo 50.000 TOTALE 17.277.000
  4. 4. Carlo Buora vp Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 11.941.000 (comprende 4 milioni per patto di non concorrenza con erogazione nel 2008-2009)
  5. 5. Giovanni Bazoli indennità speciale di fine mandato p ex Banca Intesa 10.000.000, p cds Intesa Sanpaolo 1.364.000, p Mittel 50.000, c Alleanza 42.570, vp Banca Lombarda 37.499, c Ubi banca 67.659 TOTALE 11.561.728
  6. 6. Gabriele Galateri di Genola p Mediobanca fino al 2 luglio 2007 11.000.000, vp Rcs 19.000, p Telecom Italia dal 3 dicembre 2007 9.000 TOTALE 11.028.000
  7. 7. Alessandro Profumo ad Unicredit 9.427.000 (oltre ad azioni gratuite per 3,92 milioni)
  8. 8. Luciano Gobbi dg Pirelli 8.044.000 (di cui 6.360.000 indennità per la risoluzione del rapporto di lavoro)
  9. 9. Fausto Marchionni ad Fondiaria-Sai 7.181.000
  10. 10. Drago Cerchiari ad Sorin fino al 24 maggio 2007 7.141.000 (include indennità speciali di fine rapporto)
  11. 11. Luca Cordero di Montezemolo p Fiat e Ferrari 7.073.000, c Tod’s 24.700, c Poltrona Frau 10.000, c Indesit fino al 2 maggio 2007 5.330 TOTALE 7.112.330
  12. 12. Sergio Marchionne ad Fiat 6.906.100
  13. 13. Marco Tronchetti Provera p Camfin 195.567, p Pirelli e p Pirelli Re 5.951.000 TOTALE 6.146.000
  14. 14. Carlo Puri Negri vp Camfin 96.723, vp Pirelli 370.000, vp e ad Pirelli Re Pirelli 5.565.000, c Telecom Italia fino al 25 ottobre 2007 95.000 TOTALE 6.126.000
  15. 15. Giampiero Auletta Armenise ad Ubi banca ed ex ad Bpu TOTALE 5.700.000
  16. 16. Antoine Bernheim p Generali 4.835.009, c Mediobanca 398.000, vp cds Intesa Sanpaolo 358.000, vp Alleanza 82.044 TOTALE 5.673.053
  17. 17. Giampiero Pesenti p Italmobiliare 1.032.350, p Italcementi e controllate 4.455.000, c Pirelli 70.000, c Mittel 10.000 TOTALE 5.567.350
  18. 18. Francesco Caltagirone p Cementir Holding 5.155.000
  19. 19. Jonella Ligresti vp Premafin e p Fondiaria-Sai 4.629.502, c Mediobanca 398.000, c Rcs 19.000 TOTALE 5.046.000
  20. 20. Ezio Paolo Reggia ad Cattolica fino al 12 giugno 2007 4.893.151
  21. 21. Luigi Zunino p e ad Risanamento 4.790.000
  22. 22. Adolfo Bizzocchi dg Credem 4.725.000
  23. 23. Gioacchino Paolo Ligresti vp Premafin, c Fondiaria-Sai, vp Milano, p Immobiliare Lombarda 4.610.000, c Impregilo 13.288 TOTALE 4.623.288
  24. 24. Giulia Ligresti p Premafin, vp Fondiaria-Sai 4.410.000 c Pirelli 50.000, c Telecom Italia Media 60.000 TOTALE 4.520.000
  25. 25. Pier Francesco Guarguaglini p e ad Finmeccanica 4.230.000
  26. 26. Alberto Lina ad e dg Impregilo fino al 13 luglio 2007 3.761.000, vp Sirti fino al 16 novembre 2007 115.500 TOTALE 3.876.500
  27. 27. Tiberto Ruy Brandolini d’Adda vp Ifil, c Fiat e cariche in società controllate 426.000, p e dg Sequana Capital 3.360.000 TOTALE 3.786.000
  28. 28. Giovanni Perissinotto ad e dg Generali 3.524.851, cdg Intesa Sanpaolo 150.000, c Pirelli 50.000 TOTALE 3.724.851
  29. 29. Sergio Balbinot ad e dg Generali 3.662.000
  30. 30. Francesco Trapani ad Bulgari 3.612.000
  31. 31. Giovanni Castellucci ad e dg Atlantia e ad Autostrade per l’Italia 3.440.140, vp Impregilo 83.064 TOTALE 3.523.140
  32. 32. Corrado Passera ad e dg Intesa Sanpaolo 3.503.000, c Rcs 19.000 TOTALE 3.522.000
  33. 33. Pietro Modiano dg vicario Intesa Sanpaolo 3.505.000
  34. 34. Maurizio Costa vp e ad Mondadori 3.330.800
  35. 35. Fedele Confalonieri p Mediaset 3.305.000
  36. 36. Vittorio Merloni p Indesit 3.253.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 3.287.000
  37. 37. Fulvio Conti ad e dg Enel 3.102.582
  38. 38. Umberto Quadrino ad Edison 3.042.000
  39. 39. Corrado Faissola ad ex Banca Lombarda e vp Ubi banca 3.033.000
  40. 40. Alberto Nagel dg Mediobanca 3.000.000
  41. 41. Nereo Dacci ad Banco di Desio e cariche in controllate 2.986.573
  42. 42. Paolo Scaroni ad e dg Eni 2.785.000, c Generali dal 28 aprile 2007 105.850 TOTALE 2.890.850
  43. 43. Enrico Marchi p Save 2.855.027
  44. 44. Antonio Talarico ad e dg Immobiliare Lombarda, vp Fondiaria-Sai, c Milano TOTALE 2.827.615
  45. 45. Giorgio Zappa dg Finmeccanica 2.751.000
  46. 46. Roberto Tunioli vp e ad Datalogic 2.624.000, c Interpump 55.000 TOTALE 2.674.000
  47. 47. Roberto Cera c Atlantia 55.000, consulenze per il gruppo allo studio legale Bonelli Erede Pappalardo di cui è socio 2.611.264 TOTALE 2.666.264
  48. 48. Andrea Guerra ad Luxottica 2.602.000, c Parmalat 36.000 TOTALE 2.638.000
  49. 49. Aureliano Benedetti p Cassa risparmio Firenze 2.633.200
  50. 50. Massimo Moratti ad Saras 2.536.000, c Pirelli 50.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 2.620.000
  51. 51. Carlo Pesenti c e dg Italmobiliare 2.542.440, c Rcs 38.000 TOTALE 2.580.440
  52. 52. Gian Marco Moratti p Saras 2.536.000
  53. 53. Francesco Micheli dg Intesa Sanpaolo 2.503.000
  54. 54. Emilio Zanetti p ex Bpu e p cdg Ubi banca 2.421.000
  55. 55. Marco Sala dg Lottomatica 2.401.851
  56. 56. Giuliano Adreani ad Mediaset 2.376.270
  57. 57. Jean-Claude Blanc ad e dg Fc Juventus 2.374.000
  58. 58. Giuliano Zuccoli p e ad Aem 1.378.996, p Edison 806.000, c Credito Valtellinese 171.000 TOTALE 2.355.996
  59. 59. Pier Giorgio Romiti ad e dg Gemina fino al 7 maggio 2007 2.351.912
  60. 60. Fabio Innocenzi ad ex Bpvn e Banco Popolare 2.286.000, vp Banca Italease fino all’8 settembre 2007 45.000 TOTALE 2.331.000
  61. 61. Antonio Vigni dg Banca Mps 2.325.650
  62. 62. Claudio De Conto dg Pirelli 2.279.000, c Rcs 19.000 TOTALE 2.298.000
  63. 63. Vittorio Tabacchi p Safilo 2.285.000
  64. 64. Vittorio Di Paola p Astaldi 2.209.885 (oltre ad azioni gratuite per 904.993 euro)
  65. 65. Gabriele Del Torchio ad Ducati da maggio 2007 2.187.000
  66. 66. Franzo Grande Stevens c Ifi e Ifil 7.000, prestazioni professionali a Ifil e Fiat per 2.150.000, c Campari 12.500 TOTALE 2.169.500
  67. 67. Federico Minoli p e ad Ducati fino al 21 maggio 2007 2.150.921
  68. 68. Gianluigi Gabetti p Ifil e c Ifi 1.785.000, c Mediobanca 353.000 TOTALE 2.138.000
  69. 69. Giovanni Battista Mazzucchelli dg Cattolica dal 1° maggio 2007 2.038.794
  70. 70. Maurizio Monteverdi ad Gabetti 2.022.863
  71. 71. Antonio Perricone ad e dg Rcs 2.000.000
  72. 72. Carlo Barel di Sant’Albano ad e dg Ifil 1.993.000
  73. 73. Marco Milani ad Indesit 1.961.149
  74. 74. Dieter Rampl p Unicredit 1.567.000, c Mediobanca 342.000 TOTALE 1.909.000
  75. 75. Roberto Colaninno p Immsi 467.178, p e ad Piaggio 1.040.000, c Mediobanca 366.000 TOTALE 1.883.178
  76. 76. Bruce Turner ad Lottomatica 1.879.319
  77. 77. Enrico Parazzini dg Telecom Italia e presidente T.I Media 1.869.000
  78. 78. Claudio Gottardi ad Safilo 1.863.000
  79. 79. Domenico Bosatelli p Gewiss 1.818.000
  80. 80. Ugo Ruffolo ad e dg Alleanza 1.800.000
  81. 81. Lino Moscatelli dg Cassa risparmio Firenze 1.781.768
  82. 82. Guido Leoni ad Banca popolare Emilia-Romagna 1.668.000, vp Meliorbanca 100.000 TOTALE 1.768.000
  83. 83. Luigi Francavilla vp Luxottica 1.753.245
  84. 84. Carlo Salvatori ad Unipol 1.752.000
  85. 85. Cesare Romiti p Impregilo fino al 3 maggio 2007 1.717.000 (di cui 1.275.000 indennità di fine carica)
  86. 86. Vincenzo Visone ad Campari fino al 24 aprile 2007 1.646.044
  87. 87. Valerio Battista ad Prysmian 1.643.914
  88. 88. Giuseppe Grassano dg Banca popolare Intra fino al 29 aprile 2007 1.630.000
  89. 89. Roberto Chemello c esecutivo Luxottica 1.629.000
  90. 90. Andrea Riffeser Monti p e ad Monrif, vp e ad Poligrafici editoriale 1.628.640
  91. 91. Carmine Lamanda dg Capitalia fino al 30 settembre 2007 1.606.000
  92. 92. Rodolfo De Benedetti c Cofide 117.000, ad e dg Cir 1.486.000 TOTALE 1.603.000
  93. 93. Luciano Benetton p Benetton 1.600.000
  94. 94. Luca Majocchi ad Seat pg 1.570.000
  95. 95. Stefano Cao dg Eni 1.487.000, c Telecom Italia 107.000 TOTALE 1.594.000
  96. 96. Marco Giovannini p e ad Guala Closures 1.526.000, c Ducati 21.575 TOTALE 1.547.575
  97. 97. Leonardo Del Vecchio p Luxottica 1.357.546, c Generali 101.850, p Beni Stabili fino al 27 giugno 2007 72.000 TOTALE 1.531.396
  98. 98. Olivier De Poulpiquet c e dg Investment Pirelli Re 1.544.179
  99. 99. Mario Ciliberto c esecutivo Cementir Holding 1.507.000
  100. 100. Pietro Giuliani p e ad Azimut Holding 1.490.000

La classifica è tratta da "La paga dei padroni", di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti

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27/02/09

Gioacchino Genchi accusa

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Intervista a Gioacchino Genchi

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.

Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata. "

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Gratta e vinci

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Lavorare non paga. Gli stipendi degli italiani sono fermi inchiodati dal 2001. E tra i più bassi d’Europa. Per investire in Borsa, poi, non ci sono i chiari di luna giusti: le azioni continuano a scendere come le cascate del Niagara; oggi, in media, valgono la metà di un anno fa. E soprattutto. Adesso come adesso, anche diventare imprenditori di sè stessi - come suggeriva anni addietro, con un pizzico di paternalismo, il nostro premier - sta diventando un’impresa sempre più complicata. Visto che nel 2008 i fallimenti sono raddoppiati. E che le banche - complice l’arcinota crisi dei mutui subprime - hanno per giunta chiuso i rubinetti del credito. Risultato: in questi tempi difficili, agli italiani che vogliono davvero guadagnare qualche soldo, non restano grandi chance. Salvo buttarsi sul “Gratta e Vinci”.

Domanda: nel senso delle cartelle che si vendono in tabaccheria, stile “Miliardario”, “Battibanco” e “Prenditutto”? Beh, anche. Ma c’è di meglio. Perchè nel nostro ex Belpaese esiste per davvero un business, per dirla all’americana, in cui chi gratta, vince sempre. E non è quello del gioco (più o meno) d’azzardo. Ma quello delle mafie s.p.a. Mafie che l’anno scorso, in barba alle turbolenze finanziarie, hanno continuato a “ciucciare” all’economia sana cifre da capogiro (per un fatturato da 130 miliardi di euro all’anno; qualcosa come il 6% circa dell’intero Pil italiano). Mafie che quest’anno - proprio grazie alla crisi - dovrebbero fare ancora meglio. I lettori del “Corriere della Sera” che lunedì scorso hanno avuto la pazienza di arrivare fino ai meandri dell’inserto economia, infatti, hanno scoperto (a pagina 11) l’acqua calda. Le banche faticano a concedere prestiti. E così le aziende, soprattutto quelle medie e piccole, si rivolgono agli usurai. Che poi, spesso e volentieri, altro non sono che i soliti bravi picciotti di Camorra, N’drangheta & co.

Un settore, quello dello strozzinaggio, di cui si parla pochissimo. Ma che vale tantissimo (all’incirca 30 miliardi di euro all’anno, secondo le stime di Confesercenti; poco meno delle 3 Finanziarie messe in cantiere dal ministro Tremonti di qui al 2010). E soprattutto: il cosiddetto rischio d’impresa, in questo ramo dell’economia nostrana, è prossimo allo zero. Come ha spiegato al Corriere il numero due di Confindustria Sicilia, Antonello Montante: “Il fenomeno cresce sempre di più”. E tanto per dare qualche numero e fare qualche esempio: rimanendo al Sud, solo in Calabria, sono diecimila le imprese vittime dell’usura (di stampo mafioso e non). Ma nel 2007 - questi sono gli ultimi dati disponibili - le denunce di commercianti e imprenditori calabresi contro gli usurai sono state ben, si fa per dire, 37. Di più. In tutto l’ex Belpaese le vittime degli strozzini dovrebbero essere addirittura 600mila. Come a dire 3 città grandi come Brescia. Ma le persone che si sono rivolte allo Stato per avere accesso al Fondo di solidarietà istituito presso il ministero dell’Interno sono state solo 313. Totale-totale: lo 0,5%. Non proprio una folla.

Merito, o meglio demerito, della legge antiusura. Che secondo Teresa Principato, sostituto procuratore all’Antimafia nazionale, “sarebbe da modificare” perchè provoca “intoppi” e “tempi lunghi”. “Se le vittime dell’usura che hanno affidato la loro denuncia allo Stato - ha osservato la pm in un’intervista al solito Corriere - non hanno una risposta ragionevolmente rapida, possono subire conseguenze gravissime”. E infatti gli “usurati” la loro denuncia, a quanto pare, non la fanno proprio. Ergo: per Teresa Principato, non c’è dubbio che tenga. Bisognerebbe modificare la legge e trovare una “via ragionevole” per risolvere il problema. Una preoccupazione - nonostante i numeri del fenomeno e i timori di un suo aggravarsi - che però non sembra sfiorare affatto il ministro della Giustizia del Berlusconi IV, Angiolino Alfano. Che per ora pare in ben altre faccende affaccendato. Come l’indispensabile modifica della legge sulle intercettazioni. O l’urgentissima separazione delle carriere (tra pm e giudici). Provedimenti chiave per il “capobottega”. Forse un po’ meno per i suoi amministrati.

Amministrati che comunque e a loro volta sembrano in ben altre faccende affacendati. Stretti tra l’eterno carovita e la crisi, gli italiani ultimamente non affollano certo le piazze per far uscire la Giustizia con la “G” maiuscola dallo stato comatoso in cui versa ormai da anni (il 95% dei reati, per la cronaca, è sistematicamente prescritto). Ma in compenso affollano per davvero le tabaccherie. Per fare che? Ma per tentare la fortuna. Comprando appunto tessere di “Battibanco”, “Milionario” e “Prenditutto” a go-go. Solo nel 2008 sono stati venduti “Gratta e Vinci” per 47 miliardi e 506 milioni di euro. Come a dire: una spesa di circa 800 euro a testa. Non resta che sperare che i più - viste le leggi e i tribunali colabrodo - non decidano di convertirsi. E passare direttamente a ben più lucrosi “Gratta e Vinci”. Finiremmo per diventare una bizzarra Repubblica dei fichi d’India. Sempre che non lo siamo già.

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AnnoZero 26/02/2009


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26/02/09

Energia nucleare? No,grazie!

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L'APE CHE SI SCAVA LA FOSSA (il subconscio fa strani scherzi)

Sembrerà strano, ma nonostante le ripetute batoste recentemente collezionate dal Partito Democratico in vari ambiti e a vari livelli, continuano le deliranti iniziative dei cosiddetti "ambientalisti del fare" (cosa che consiste, in sostanza, nell'autodefinirsi ambientalisti lasciando fare qualsiasi porcata purché risulti utile ai giochi di potere).

Compagni che sbagliano. Gente incapace di rassegnarsi al fatto che, al massimo fra tre mesi, il loro caravanserraglio tenuto su con fil di ferro e spago non esisterà più.

Gente che vuole a tutti i costi esorcizzare lo scenario che si sta stagliando netto all'orizzonte, foriero della più terribile delle prospettive: dover andare a lavorare.

Sappiamo tutti che, quando si cade nelle sabbie mobili, più ci si muove e più si sprofonda. Tuttavia l'istinto di conservazione spinge a sgambettare sempre più forte, nell'irrazionale e disperato tentativo di sconfiggere la forza di gravità. Morire, del resto, non piace a nessuno.

Fanno tenerezza, individui senza più certezze, senza più identità, senza più idee.

Tempo fa uno di loro, con il quale mi ero ferocemente scontrato per quasi due ore discutendo, appunto, di ambiente, mi ha avvicinato infilandomi con fare garbato la mano sotto braccio, e mi ha detto con fare serioso "..senti, al di là delle divergenze di vedute… tu mi piaci... perché non entri a far parte della componente ecologista del Partito Democratico?". Posso garantire che non scherzava affatto.

Del resto questa è, al giorno d'oggi, la tragica realtà delle cose: una volta, tanti anni fa, le persone maturavano delle convinzioni e, conseguentemente, si avvicinavano al partito che meglio le rispecchiava.

Adesso no: questa tendenza, che è iniziata nel 1994 con Berlusconi ed ha raggiunto il picco massimo nel 2008 con l'incoronamento di Veltroni a leader dell'ennesima accozzaglia informe, fa sì che siano i partiti, ormai vuoti al loro interno quanto ad idee, prospettive e contenuti, a "pescare" al loro esterno nel disperato tentativo di riempire il calderone con una specie di paella che risulti edibile almeno allo sguardo.

Il resto è storia recente. Inutile infierire sul cavallo abbattuto.

Ebbene questi "ecologisti del sì" che organizzano le gite all'inceneritore di Vienna e snobbano il Professor Paul Connett (per dovere di cronaca, uno degli studiosi che aiuterà Obama nell'attuazione della strategia "Rifiuti Zero" negli Stati Uniti), che esordiscono parlando di raccolta differenziata "spinta" (come si stesse parlando di un film a luci rosse) ma poi finiscono sempre con l'affermare la presunta e mai dimostrata necessità di impianti per il "trattamento termico" dei rifiuti (hanno paura a chiamare le cose con il loro nome, temono forse che la gente inizi a fare lo stesso nei loro confronti), continuano ad insistere nel fare l'unica cosa in cui sono veramente imbattibili: rendersi ridicoli.

Usurpano il titolo di "ecologisti" per appiccicare il bollino verde a TAV, inceneritori, centrali a carbone e a "biomasse" con mille ringraziamenti di Impregilo e di una famosa zitella di Brescia.

Candidano il rampollo della famiglia Colaninno insieme alll'operaio sbruciacchiato della Thyssen credendo che l'elettorato abbocchi all'esca.

Candidano un certo Dottor Umberto Veronesi (che non è mai stato professore e nemmeno primario, ma ha soltanto diretto l'Istituto Oncologico Europeo che è una scatola vuota fondata da lui insieme ad Enrico Cuccia, ed è titolare di una fondazione finanziata da aziende costruttrici di inceneritori come Veolia ed Hera) credendo che la cosa possa in qualche modo conferire autorevolezza ad una massa gelatinosa informe che solo la fervida fantasia dei propri adepti riesce ad identificare in un "partito".

Due settimane prima delle elezioni contattano i comitati civici che si occupano di problematiche ambientali: il Senatore Ferrante vi vuole. Nemmeno il coro pressoché unanime di pernacchie provenienti dal mondo dell'associazionismo civico italiano li ha fatti desistere.

Questi continuano.

E che fanno? Fondano l'ennesimo contenitore senza contenuti, lo chiamano "Ecologisti Democratici" tanto perché si sappia in giro che è roba preveniente dalle botteghe oscure, e si inventano un logo destinato ad entrare nel novero dei capolavori della post-trans-avanguardia: l'ape che si scava la fossa. Con tanto di vanga verde e con il pungiglione sfoderato. Del resto fa bene,il povero ed operoso animaletto, ad essere incazzato di questi tempi, se consideriamo che circa il 50% del patrimonio apistico italiano (e non solo) è andato perduto.

Einstein diceva che, dal momento in cui si estingueranno le api, al genere umano rimarranno al massimo quattro anni di vita.

E continuano a morire in tutto il mondo. In Afghanistan, in Iraq, ed ovunque siano sbarcati i nostri portatori di pace e di democrazia.

Muoiono nella Pianura Padana, l'area più inquinata d'Europa. Muoiono a Taranto, a Civitavecchia, a Gualdo Cattaneo, a Gubbio, a Brescia, a Vienna, a Monaco. Muoiono uccise dai pesticidi, dai gas di scarico delle automobili, dall'arsenico, dal mercurio, dal vanadio emessi dalle centrali a carbone, muoiono uccise dagli idrocarburi policiclici aromatici, dai policlorobifenili e dalle diossine emesse ineluttabilmente dai "termovalorizzatori" che tanto piacciono a Veronesi. Muoiono in seguito alla perforazione delle rocce amiantifere in Val di Susa.

Ma insieme a loro moriamo anche noi. Di leucemia, di linfoma, di mieloma, di cancro al polmone, di mesotelioma pleurico, di sarcoma.

Oltre quattrocento studi epidemiologici lo certificano in maniera netta ed incontrovertibile: le emissioni degli inceneritori di rifiuti, delle centrali a carbone, dei cementifici e di tutte le industrie classificate come insalubri causano inevitabilmente l'aumento dell'insorgenza di queste malattie.

Le alternative esistono e sono una realtà in tutto il mondo civilizzato: solo in Italia abbiamo gente che legge le "ecoballe" di Franco Battaglia, un "professor nessuno" che scrive storie di fantascienza edite dalla Mondadori e con prefazione di Berlusconi.

Il Premio Nobel Rubbia è dovuto andare in Spagna per realizzare una centrale da 230 MW a specchi solari e sali fluidi, ad emissioni zero, mentre i nostri illuminati politicanti plaudono all'idiozia del "carbone pulito".

Da tutto il mondo vengono a Vedelago per vedere il Centro Riciclo della Signora Poli, un gioiello che permette di riciclare il 99% del rifiuto secco indifferenziato. I tedeschi lo vogliono copiare, i coreani lo vogliono a tutti i costi. Tecnologia italiana. In Italia si reclamizza l'inceneritore di Brescia (senza menzionare però l'ordinanza del Sindaco che proibisce ai cittadini di camminare nei prati adiacenti a questa meraviglia della tecnica esempio di ecosostenibilità).

In Umbria l'assessore all'ambiente Bottini spende migliaia di euro per la gita agli inceneiritori di Vienna e Monaco ma non sappiamo se abbia intenzione di fare una capatina a Capannori o a Vedelago. Magari potrebbe imparare qualcosa. Il viaggio glielo pagheremmo comunque noi… per carità, non pretendiamo mica che ci vada a sue spese… ci mancherebbe altro.

E nonostante tutto ciò i "demoambientalisti", ora più che mai intorpiditi come pugili suonati, continuano imperterriti a ripetere le solite balle pur avendo davanti ai loro occhi la prova eclatante della loro manifesta falsità. Ed hanno anche il coraggio di dire che gli "ideologizzati" siamo noi.

L'unico auspicio è che si rendano conto una volta per tutte dei motivi per cui chi è di sinistra non li segue più.

O non li ha mai seguiti.

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Banche di governo e di rapina

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La Grande Fuga

Le banche e gli enti di controllo sono i primi responsabili della catastrofe finanziaria. Dov'erano in questi anni la Banca d'Italia, la Consob, l'ABI, i ministri del Tesoro? I Tremorti e i Padoa Schioppa? I Fazio e i Draghi? I Geronzi, i Passera, i Profumo? I sindaci che hanno investito in derivati le tasse dei cittadini? Gli analisti finanziari? I giornalisti economici? I Cardia e i Capuano? I titoli spazzatura, i futures senza futuro, i subprime, i Cdo, i buchi di bilancio, le esposizioni bancarie senza garanzie. Questi signori o sapevano tutto, e allora sono dei criminali e vanno perseguiti, oppure sono degli incompetenti da licenziare al più presto.
Il rinnovamento deve partire dai vertici finanziari. Liquidare i politici e lasciare al loro posto i banchieri non serve a nulla. Al prossimo giro chi ha il controllo del sistema finanziario eleggerà altri prestanome, servi o soci in affari.
Per salvare il Paese distrutto dalle banche si prestano soldi alle banche senza rimuovere i responsabili. E' un mondo alla rovescia. Si premiano con soldi pubblici, frutto delle tasse delle famiglie, gli stupratori del risparmio dei cittadini. Senza neppure chiedere un ricambio, con Passera e Geronzi al loro posto con stipendi da milioni di euro. Invece di fare un passo indietro, hanno fatto due passi avanti. I responsabili sono premiati, i cittadini, spesso, hanno perso tutto. Se rubi per fame del prosciutto al supermercato ti arrestano, se mandi sul lastrico migliaia di famiglie diventi presidente di Mediobanca.
E' in atto una rimozione collettiva.
Le banche controllano i giornali, sono presenti nei consigli di amministrazione dei gruppi editoriali. Lo tsunami finanziario è descritto come un evento soprannaturale, qualcosa di inevitabile, di cosmico. I vertici delle banche sono vittime della situazione, non responsabili. Quanto hanno guadagnato di stock option negli ultimi anni i banchieri grazie ai titoli tossici? Di quanto si sono ridotti lo stipendio dopo la crisi? Credo che sia necessario una pubblica discussione con dati, nomi, responsabilità, guadagni illeciti di chi è stato al vertice delle istituzioni finanziarie e dei loro complici dell'informazione. Nel frattempo, non un solo euro dello Stato alle banche.

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Quando c'era lui...

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Poco tempo fa avevo provato ad illustrare 4 particolari proposte di legge giacenti in Parlamento che racchiudevano in sé tutta la follia politica dei loro relatori. Una di queste scempiaggini parlamentari era quella che istituiva il cosiddetto "Sciopero virtuale", proposta ideata e scritta dal "grande innovatore con l'occhio rivolto al medioevo" Pietro Ichino (Partito Democratico).

E' uno strano senso di colpa quello che provo in questo momento.
Parlavo di questi 4 ddl con lo scopo di "avvertire la collettività" della pericolosità di leggi simili. Data l'importanza che attribuivo a proposte del genere, ho colto l'occasione per segnalare la questione in spazi molto più importanti e seguiti di quello del sottoscritto. L'accoglienza però non è stata troppo entusiastica...

Credevo che proposte di questo tipo (diritto di ricusazione dei PM, divieto di pubblicare informazioni su processi terminati, sciopero virtuale e schedatura dei musulmani) potessero diventare una vera bomba a livello di informazione.
Non è stato così. Il silenzio ha continuato ad avvolgere questi spaventosi tentativi di attacco alla democrazia.

Di riflesso ho cominciato a pensare anch'io che forse la mia fosse solo prevenzione. Che si trattava di semplici proposte e che non sarebbero mai state approvate. E quindi che non c'era un motivo per allarmarsi.
Ecco qual è il mio senso di colpa. E' proprio la consapevolezza di aver "mollato", di non aver creduto fino in fondo alla caparbietà e la scelleratezza del nostro governo (e dell'opposizione parlamentare).
Perché ora temo dovremo cominciare a pagarne le conseguenze.

La notizia è di ieri ed in mattinata è già sfilata verso il basso in tutte le edizioni giornalistiche on-line, salvo poi ritornare in auge grazie alla dichiarazione del segretario CGIL Epifani.
In parole povere, il governo sta terminando di approntare il ddl che modificherà (meglio dire eliminerà) il diritto allo sciopero per determinate categorie di lavoratori.
Due sarebbero i punti-chiave del provvedimento che vedrà luce probabilmente nella giornata di domani (dico "sarebbero" perché al momento non c'è ancora alcun documento ufficiale, e sappiamo bene come determinate proteste potrebbero cambiare il ddl anche in corso d'opera):
  1. Referendum consultivo obbligatorio tra i lavoratori per indire uno sciopero. Provvedimento di per sé anche estremamente democratico, ma si tratta di capire se un risultato eventualmente negativo (ad esempio un 49.9% di favorevoli alla protesta) comporti il divieto TOTALE di assentarsi dal lavoro.
  2. Sciopero virtuale: una curiosa forma di sciopero a cui saranno vincolate determinate categorie lavoratrici (in primis quella dei trasporti pubblici). Si preannuncia lo sciopero con un certo preavviso, si resta comunque al lavoro il giorno dello sciopero, ma non si percepisce lo stipendio. Secondo il governo in questo modo si fa una forte pressione sull'azienda. E' evidente no?
Ascoltando le motivazioni a favore di tali provvedimenti si ha l'impressione di vivere in uno strano mondo fantastico ricco di allucinazioni stile LSD.
Si passa da frasi del tipo "tutelare il diritto allo sciopero, ma senza che esso comporti la mancata erogazione del servizio" ad altre sullo stile "impedire scioperi con adesione molto bassa che però comportino una altissima assenza dal lavoro".

Se il provvedimento racchiude in sé le ricette presentate in anteprima in queste ultime ore, considerando anche quanto spesso con piccoli passi di questa portata si arrivi a fare un cammino estremamente lungo, consiglierei fraternamente alla coppia Berlusconi/Sacconi di evitare questo genere di lungaggini burocratiche (la presa visione del Parlamento, i dibattiti, l'informazione ai cittadini, etc) e di prendere la situazione di petto e inviare un po' di "squadracce da ronda" ad impedire gli scioperi e a garantire la partenza in orario di tutti i treni.
Qualche decennio fa pare abbia funzionato...

Fonte articolo

Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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TzeTze