31/07/09

La Puglia prima di tutto


I protagonisti di questa nostra storia: l'onorevole Alberto Tedesco (PD) e l'onorevole ministro Raffaele Fitto (PDL).

Pochissimi giorni fa pubblicavo "Il delitto perfetto nella terra di El Dorado". Il racconto di una vicenda irreale in un luogo immaginario. Forse.
La morale della storia era semplice: 3 uomini politici presunti responsabili della distruzione della sanità pubblica di una regione ricevendo in cambio favori economici dai dirigenti delle cliniche private. Tangenti, in parole povere. Tutti e 3 sono indagati, assieme ad altri 37 protagonisti secondari.
Ma la storia, quella che i popoli fanno ma i potenti scrivono, parla d'altro. Parla di uno dei tre presunti colpevoli messo al pubblico ludibrio. E ignora gli altri due. Ne ripulisce l'immagine.
Una colpevolezza che discrimina, fa distinzioni. E lo fa in virtù dell'appartenenza politica.

La morale non cambia se scendiamo 300 chilometri verso sud, da El Dorado allo Shangri-La, la terra compresa tra il Tavoliere ed il Salento. La sanità pubblica è sempre una gallina dalle uova d'oro e i protagonisti delle vicende assumono ruoli di vittime, colpevoli o finti-assenti non in virtù dei dati di fatto, ma come sempre a seconda dell'appartenenza politica.

Gli eventi accaduti in Puglia nell'ultimo mese sembrano parlare chiaro: la sanità pugliese è disastrata e le colpe vanno ricercate nell'attuale maggioranza di governo regionale.
La vicenda assume connotazioni gigantesche. Ieri tutti i tg e quotidiani davano ampio spazio alla notizia, come sarebbe logico fare sempre in casi come questo.
L'immagine della giunta Vendola inizia già ad incrinarsi. Le possibilità di successo alle regionali oramai alle porte, così come accaduto per l'Abruzzo, per la coalizione progressista sembrano ridursi ogni giorno di più.
E il chiaro attacco di Di Pietro di ieri sull'indistinguibilità tra destra e sinistra in tema di corruzione è un ulteriore carico da novanta. Un attacco davvero difficile da smentire.

Eppure quest'immagine di disastro politico regionale sembra subire qualche piccolissima alterazione se si vanno a guardare i dettagli della vicenda. I dettagli non attenuano la realtà, anzi, la ingigantiscono, ma prendono una strada differente. E modificano le responsabilità.

In Puglia non c'è un solo politico locale indagato. Nessuno. Almeno finora.
Fa eccezione il solo ex assessore ed ora deputato Alberto Tedesco (PD), costretto alle dimissioni dal Presidente della Regione Nichi Vendola ben due mesi prima della notifica del primo avviso di garanzia.
Un assessore che mostrò il proprio vero volto sin dai primi giorni d'incarico, quando confermò il piano di tagli alla Sanità voluto dall'ex governatore Fitto (che dichiarò "Tutto pensavo tranne di avere un assessore nella giunta Vendola"), scatenando le proteste del Presidente stesso.

Il 30 giugno veniva iscritta nel registro degli indagati per turbativa d'asta la Direttrice Generale della Asl di Bari Lea Cosentino (vicina al PD). Il 4 aprile la Cosentino veniva ascoltata dal PM Desiré Digeronimo. 3 settimane dopo l'accusa nei suoi confronti (turbativa d'asta, ex art. 353 del codice penale) veniva archiviata dal pm Giuseppe Scelsi.
Troppo tardi. Nel frattempo il Presidente della Giunta Regionale Vendola, ispirato dal solito spirito giustizialista ed anti-garantista dal nome "Chi è indagato non può ricoprire ruoli dirigenziali", l'aveva obbligata alle dimissioni, così come aveva fatto in precedenza con Tedesco.

Il membro del clan mafioso scissionista Strisciuglio e collaboratore di giustizia, Giacomo Valentino, di fronte al PM Digeronimo parla di legami tra mafia locale e politica, accennando ad un particolare candidato di centrosinistra, facendo però il nome di un partito "con il sole nel simbolo".
Non i Verdi, badate bene, bensì il meno noto ma più storico PSDI, attualmente diretto da Mimmo Magistro ma nient'affatto vicino al centrosinistra vendoliano, bensì legato al centrodestra pugliese.

"L'eccesso giustizialista" del Presidente Vendola, impegnato a far dimettere una dirigente sanitaria indagata (accusa poi archiviata) e sospendere un'intera giunta senza accuse giudiziarie, trovò l'immediato plauso entusiasta dell'Italia dei Valori (Pisicchio e Zazzera) da una parte, le critiche del PDL (Quagliarello e Fitto) e di Marco Travaglio dall'altra (per le mancate dimissioni del "rivoluzionario gentile") e i malumori del PD nel mezzo.
Tra le critiche del centrodestra pugliese possiamo annoverare una storica dichiarazione dei capigruppo di FI, AN e Puglia Prima di Tutto:
"Oggi, prima con il dimissionamento forzato dell’assessore alla Sanità, poi con la sospensione del manager della più grande asl della Puglia e, infine, con l’azzeramento della giunta, Vendola conferma ai pugliesi di aver governato con modalità diametralmente opposte a quelle promesse nel 2005 quando parlava tronfio di trasparenza, paludi da bonificare, moralità".

Critiche che, alla luce delle ultime perquisizioni alle sedi dei 5 partiti di centrosinistra locali, letteralmente esplodono, disintegrando l'immagine della sinistra pugliese ed esaltando quella candida e virtuosa della destra.
Eppure tali critiche dimenticano di citare la posizione nello stesso filone d'inchiesta dello stesso Fitto, ministro del governo Berlusconi, su cui pendono diversi capi d'accusa relativi a due indagini: una per turbativa d'asta e l'altra per associazione a delinquere, concorso in corruzione, finanziamento illecito ai partiti, falso e peculato. La Procura di Bari ha emanato un avviso di garanzia per entrambe ed una richiesta d'arresto per la seconda, quest'ultima rigettata dalla Camera dei Deputati grazie alle norme sull'immunità parlamentare (457 favorevoli su 462 presenti).

L'indagine che ora vede sotto la lente dei PM di Bari i partiti di centrosinistra è stata resa possibile grazie alle intercettazioni telefoniche raccolte nel corso di mesi, che hanno portato gli inquirenti a scoperchiare un vaso di Pandora ricco di presunti finanziamenti illeciti, corruzioni e legami mafia-politica, ancora tutti da dimostrare.
Intercettazioni telefoniche. La chiave di volta. Le stesse che, se fosse stato in vigore il DDl Alfano sulle intercettazioni, non sarebbero mai esistite.
Con sommo rammarico del centrodestra stesso, che ora può giovarsi della loro esistenza.

Ma il ruolo del ministro Alfano non termina qui. Già, perché il Ministro della Giustizia si è reso protagonista di un atto decisamente controverso lo scorso 31 marzo, quando inviò ispettori ministeriali presso la Procura di Bari nel tentativo di rilevare alcune possibili irregolarità nelle due inchieste che vedono coinvolto il collega deputato e ministro Raffaele Fitto.

Un tentativo di salvaggio in extremis di un collega ministro che potrebbe essere interpretato come un uso privatistico del ruolo pubblico. Ma sappiamo che non è così e che è un diritto riconosciuto ad ogni cittadino indagato per qualche reato. Purché abbia un amico Ministro della Giustizia.

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Poteva andare peggio - Le Pillole rosse del 31/7/2009


  1. “Alitalia perde 273 milioni in 6 mesi”, La Repubblica. Mercoledì scorso, il consiglio di amministrazione di Alitalia ha approvato i conti del primo semestre di quest’anno. La ex compagnia di bandiera - che ora fa capo al pool di imprenditori privati che si sono riunti sotto l’ombrello della Cai - da gennaio a giugno ha accumulato perdite per la modica cifra di 273 milioni di euro. Praticamente: poco più di un milione di euro al giorno. Unica nota positiva: la nuova Alitalia, nei primi tre mesi dell’anno, aveva perso ben 213 milioni di euro; mentre tra aprile e giugno solo 60 milioni di euro.
  2. “La bara di mia madre dimenticata sulla pista dell’aeroporto”, La Stampa (articolo non disponibile on line; qui un riassunto della vicenda dell’agenzia di stampa, AdnKronos). Non solo conti in rosso. Alitalia - nei suoi primi sei mesi di nuova vita - pare avere anche qualche problemino di puntualità. Mediamente, secondo i dati ufficiali della compagnia, 3 aerei su dieci volano in ritardo. Ma - va da sè - che si tratta di una media. Per dire: Elisa Panelli - gentile signora piemontese di 84 anni - è arrivata a destinazione con addirittura 24 ore di ritardo. Un record negativo scandaloso. Anche se la signora non deve aver sofferto: era già morta. E Alitalia, appunto, doveva solo riportare la sua bara a casa, a Fubine nel Monferrato. E invece? E invece, missione fallita: la bara è rimasta “parcheggiata” sulla pista all’aeroporto di Tunisi, città dove l’anziana viveva da anni insieme al figlio, Enrico. Risultato: funerali nel paesello natale rimandato. E figlio di molto adirato: “Me l’hanno trattata peggio di un bagaglio”, si è sfogato Enrico con “La Stampa”. Che ha anche aggiunto di sentirsi “straziato” al pensiero che la “madre sia stata abbandonata sull’asfalto e poi abbia trascorso 24 ore nel deposito bagagli assieme alle valigie”.
  3. “Colaninno; Malpensa così non va”, Corriere della Sera Ma a meno di un giorno dall’ultima cascata di dati negativi, c’è chi riesce comunque ad essere ottimista. E’ il presidente dell’ex compagnia di bandiera, Roberto Colaninno. Che, in una lunga intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, è parso perfino soddisfatto: “Il calo di ricavi e profitti non è stato così drammatico - ha detto Colaninno, ostentando una certa sicurezza -, e soprattutto già al secondo trimestre mostriamo una netta inversione di tendenza”. Tradotto: poteva andare peggio. Commento nostro: sì, ma anche meglio, perdendo qualche milione - e soprattutto qualche bara - in meno. O no?
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EMERGENZA CALIFORNIA: LA POLVERIERA CHE PUO' FAR SALTARE GLI USA

La crisi con la recessione e la disoccupazione di massa che si espande attraverso la maggior parte delle regioni del primo potere imperiale, colpisce duramente in California, il più grande stato dell'Unione, l'equivalente della settima economia mondiale già di fronte ad un potenziale quadro di scioperi e proteste sociali. In questo scenario, in California (per l'importanza strategica della sua economia), comprende un primo modulo sperimentale di "adeguamento selvaggio", che minaccia di estendersi ad altri Stati membri, con il crollo delle loro economie, i numeri in rosso.

Quello che sembrava impensabile fino ad ora, sta già avvenendo: gli "aggiustamenti strutturali", che storicamente sono stati esportati dal FMI (il poliziotto finanziario globale) ai paesi sottosviluppati di Asia, Africa e America latina, è emerso come uno strano paradosso della storia, alla prima potenza imperiale.
Mentre l'amministrazione di Obama, e le agenzie finanziare degli USA divulgano ogni tipo di teoria e di pronostici " speranzosi" su un ipotetico e pronto "recupero", i veri numeri mostrano che (mentre fiorisce la speculazione finanziaria a Wall Street), la prima economia imperiale è entrata in un collasso generale di tutte le sue variabili.

È interessante, costretti dalla debacle economica e uno storico deficit di bilancio, l'Impero è costretto ad attuare le proprie ricette a casa per affrontare una crisi che ha già portato una crisi sociale della disoccupazione e licenziamenti di massa che si verificano in tutto il territorio statunitense.

Così come la crisi finanziaria ha costretto a rompere con il "libero mercato" (da parte dello Stato che interviene nel salvataggio di capitali privati), la caduta recessiva e lo scoppio del deficit fiscale impone alla prima potenza di attuare i tagli nella spesa sociale della propria popolazione, che paga sulla propria pelle il costo sociale del crollo dell'economia.
Lo stesso impero che ha messo 4.000 miliardi di $ di fondi statali (imposte pagate da tutta la società) per il salvataggio di banche ed imprese private fallite con la crisi, ora in California il primo modulo sperimentale, si appresta a ridurre la spesa per i più poveri e più vulnerabili della popolazione statunitense.

Insensibile alla conseguente crisi sociale, l'attuale amministrazione prevede di "ridurre" la spesa dello Stato in programmi e piani vitali per la sopravvivenza della maggioranza di coloro che soffrono di più, in modo più cruento l'impatto del colasso economico.
In questo scenario, in California, con un livello record di disoccupazione per l'intero paese, si configura come il primo laboratorio sperimentale di un "adeguamento selvaggio" in puro stile di quelli applicati nella periferia sottosviluppata di Asia, Africa e America Latina.

Il Congresso della California ha approvato venerdì, dopo quasi 20 ore di votazioni, un piano di bilancio che prevede tagli drastici nei programmi sociali volti a combattere un disavanzo stimato a più di 26.000 milioni di $ nei prossimi due anni.

I problemi fiscali del rosso fiscale della California, che ha un tasso di disoccupazione del 11,6% (record Usa), si è approfondito quest'anno per gli effetti della recessione che ha colpito Stati Uniti, lasciando ai margini del fallimento uno Stato dell'Unione che è l'equivalente della settima economia del mondo.
L'importanza strategica della California nella prima economia imperiale, che è lo Stato con la maggiore popolazione (38 milioni) e del PIL (1,84 trilioni di dollari, che rappresenta il 13,3% di tutti gli Stati Uniti Secondo i dati dal 2008). Se si trattasse di un paese indipendente sarebbe tra le prime sette potenze del mondo.

La California (una regione del Messico rubato nel 1848 e annessa al nascente Impero USA), ha una popolazione di 38 milioni di abitanti e si estende su una superficie di 410.000 km², ed è diventato il più popoloso stato degli Stati Uniti e il terzo più grande (dopo l'Alaska e Texas).
Del totale della popolazione della California, il 42,8% sono bianchi non-ispanici, 35,9% sono ispanici o Latino di qualsiasi razza, il 12,3% sono asiatici, e il 6,2% sono neri o Afro-Americani.
Questo dettaglio assume un significato particolare alla luce di un altro fatto: più di 4 milioni di Californiani vivono al di sotto della soglia di povertà.

I dati presentati dalla CaliforniaBudget Project (CBP), un' organizzazione no-profit specializzata in analisi per la formulazione di politiche, mostrano che il numero dei Californiani il cui reddito è al di sotto della povertà a livello federale, è aumentato di quasi 4,6 milioni nel 2007 (12,7 per cento della popolazione).
Altri dati ufficiali mostrano che la tendenza a ribassare i redditi ed aumentare gli indici di povertà continuano durante il 2009, e mostrano come il livello di disoccupazione degli ultimi 20 mesi è aumentato fino a raggiungere un record in comparazione agli altri Stati Federali.

Il direttore del Centro Homeless Bakersfield (per persone senza fissa dimora), in California, ha indicato che vi è stato un aumento di famiglie senzatetto che arrivano e bussano alle loro porte a causa della crisi economica.-recessiva.. "L'anno scorso abbiamo avuto un incremento del 34% del numero di famiglie senza tetto e un aumento del 24% dei bambini in strada", ha detto.
Il pacchetto di adeguamenti selvaggi approvato dal Congresso il Venerdì in California, come descrive la stampa americana, si compone di 31 leggi che impongono profondi tagli di spesa e l'utilizzo di fondi per consentire alle amministrazioni locali per bilanciare i libri del primo Stato dell'Unione.

A Sacramento, la capitale dello stato della California, un campo per i senzatetto.
Una prima proiezione dei drastici tagli della spesa sociale approvato prevede licenziamenti e tagli salariali per i dipendenti pubblici, licenziamenti, un congedo non retribuito, sistemi di pensionamento anticipato, la riduzione dei fondi per i pensionati, l'istruzione e la sanità pubblica, e la riduzione dei programmi per alleviare la fame e la povertà, e in California, è stato registrato il tasso più elevato negli Stati Uniti.

Tra i tagli programmati dall' "adeguamento selvaggio" si evidenziano 1.300 milioni di $ in meno per il programma di salute per le famiglie povere, e circa 124 milioni di $ in meno per l'assicurazione sulla malattia di più di 900.000 bambini in famiglie con basso reddito.

I legislatori argomentano le misure estrema perché lo stato della California ha registrato un tasso di disoccupazione a due cifre che ha ridotto il gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche, la principale fonte di denaro per quanto riguarda il sistema fiscale.
Il tasso di disoccupazione in California è stato l' 11,6% nel mese di giugno, con un aumento del 7,1% rispetto allo stesso periodo del 2008.

Il New York Times ha detto il mercoledì che in California e in molti altri Stati membri, "a una su cinque persone piacerebbe lavorare giornate complete, ma non può."
Il tasso ufficiale di disoccupazione in tutti gli Stati Uniti è pari a circa il 9,5%, ma secondo il Times, non comprende coloro che hanno smesso di cercare lavoro e di coloro che sono stati costretti a ridurre il loro orario di lavoro.
Secondo questo scenario, se disoccupati e sotto-impiegati fossero inclusi nelle statistiche ufficiali, il tasso di disoccupazione reale in California, dice il Times, salirebbe al 20,3%.

Secondo l'influente quotidiano di New York, nello Stato dell' Oregon, il tasso è di circa il 23,5% nel Michigan e Rhode Island, 21,5% e nel Sud Carolina, del 20,5%. La cifra nel Tennessee sarebbe un po 'meno del 20%, come in Nevada e altri Stati che hanno fatto affidamento sulla produzione e il settore degli alloggi".

Da parte sua, il Centro per lo studio del mercato del lavoro (Labour Market Studies) presso la Northeastern University di Boston pone l'attuale tasso di disoccupazione al 18,2%, al di sopra delle cifre ufficiali.
John Williams dell' organizzazione Shadow Government Statistics mette il tasso di disoccupazione alternativa" al 20,6%. Altri analisti stimano il tasso di disoccupazione reale degli Stati Uniti è al 18,7% attuale.

Secondo David Rosenberg, ex capo di economia degli Stati Uniti presso Merrill Lynch: "Le cifre ufficiali relative ai disoccupati durante la recessione è raddoppiato per raggiungere 14 milioni, tenendo conto di tutta la fragilità che esiste sul mercato lavoro, le cifre ufficiose raggiungono quasi 30 milioni, il che significa un altro record. "
Nello stato del Texas, che ha la più alta percentuale di persone senza assicurazione, circa 866.000 persone hanno perduto la copertura assicurativa sanitaria.
In Florida, oltre 3.500 persone alla settimana stanno perdendo la copertura sanitaria a New York, 2500, in Illinois e Georgia, 1600, 1200 nel New Jersey e nel Michigan, poco più di 1.000 persone a settimana.

In questo scenario, la California, con un livello record di disoccupazione per l'intero paese, si presenta come una polveriera sociale che sta per esplodere sulla scena della crisi recessiva degli Stati Uniti.

L'organizzazione sociale Famiglie Stati Uniti d'America ha stimato che nel periodo da gennaio 2008 a dicembre 2010, 995.000 persone nello stato della California, perderanno la loro assicurazione sanitaria.
La California non poteva sfuggire allo scoppio della bolla immobiliare degli Stati Uniti che ha avuto inizio nel 2006 e, dalla vetta più alta, nel marzo 2009, i prezzi sono scesi del 27,4%, in base alle relazioni ufficiali, che indicano che questo declino è il più pronunciato in tutto il paese. La debacle di costruzione (sia residenziale e terziario) ha elevato la California alla maggiore recessione dopo la Grande Depressione.

Le tensioni sociali generate dalla crescente disoccupazione, il degrado dei salari e la riduzione della capacità di consumo, alimenta e aggrava la condizione di frustrazione collettiva, con la conseguente perdita di fiducia nei funzionari incoraggia gli scioperi e le proteste sociali già si profilano come una minaccia nel primo Stato dell'Unione.
Il nuovo bilancio approvato Venerdì prevede di ridurre le spese per l'istruzione, la sicurezza, le carceri, i parchi, la sanità e altri servizi, e crea disagio dei cittadini, dice un articolo del quotidiano USA Today.

Secondo la stampa di questo fine settimana, nelle città e contee dello stato nordamericano più popoloso, crescono le proteste contro i tagli programmati per compensare il deficit di bilancio che affliggono l'economia, con estrema durezza.
Secondo il quotidiano USA Today, espressioni di rifiuto all' "adeguamento selvaggio" raggiungono diversi sindaci né approvato l'abolizione dei fondi comunali, al fine di affrontare con più di 26 miliardi di dollari il disavanzo.
Antonio Villaraigosa, sindaco della città di Los Angeles, avverte che la sua comunità lotterà per i tagli, mentre accompagnava centinaia di poliziotti per protestare contro i tagli delle risorse per la sicurezza pubblica.
Da parte sua, il sindaco di Santa Ana Miguel Pulido, ha qualificato un furto di alto livello il compromesso tra il Parlamento e il governatore Arnold Schwarzenegger.

Il quotidiano La Opinión dice che, data l'ampiezza e la portata dei tagli sociali, si preparano manifestazioni e raduni di organizzazioni sindacali rispetto al Congresso della California, situato a Sacramento.

Las señales son claras: La crisis financiera ya devino en recesión y amenaza (por efecto de la desocupación masiva) en convertirse en una crisis social de difícil pronóstico en EEUU. I segnali sono chiari: la crisi finanziaria è diventata recessione e minaccia (a causa della massiccia disoccupazione) di diventare una crisi sociale di difficile prognosi negli Stati Uniti .
La crisi sociale (il risultato di un calo dei consumi e aumento di licenziamenti) è emersa come frutto di una crisi recessiva del lavoro esplosa su scala a seguito della crisi finanziaria negli Stati Uniti.
"Il mercato del lavoro degli Stati Uniti ha la peggiore performance dell'economia nel suo complesso, il che causa timori all'interno e al di fuori del governo, che potrebbe essere il risultato di un recupero senza posti di lavoro anche quando finirà la recessione", ha detto La scorsa settimana The Wall Street Journal.

Salvare i ricchi e sommergere i poveri.

Senzatetto: famiglia ispanica di classe media che ha perso la sua casa a causa della crisi dei mutui.
In cambio degli "aggiustamenti strutturali" (con inizio sperimentale in California) che si avvicinano, gli Stati Uniti (con il denaro da imposte pagate da tutta la società) hanno utilizzato 4 miliardi di $ per il salvataggio delle banche e non banche dalla crisi finanziaria recessione.

Nel mese di aprile, la Commissione si Supervisione del Congresso Usa, incaricata di valutare i progressi del piano di riscatto finanziario approvato ad ottobre del 2008, stabiliì che il totale degli "aiuti", prestiti e garanzie date fino a quella data alle banche e aziende fallite superavano i 4.000 miliardi di dollari ( circa 3.000 miliardi di euro)
L'Unione Europea (il complemento dell'Impero USA) da parte sua nel mese di aprile ha pubblicato un rapporto secondo il quale dal settembre 2008 più di 50 misure nazionali per stabilizzare il sistema finanziario per un valore totale di 4.000 miliardi ( circa 3.000 miliardi di euro)

A questa somma siderale combinata di 8.000 miliardi di dollari ( circa il 30% del PIL degli Stati Uniti e dell' UE messi insieme) si dovrebbero aggiungere altri 3.000 miliardi che, a quanto dicono gli esperti di Wall Street, dovranno sborsare a breve termine per rafforzare l'acquisto di "attivi tossici" (titoli finanziari falliti) la cui cifra finale a prezzo di mercato potrebbe superare il PIL degli USA e UE insieme.

Alcuni studiosi suggeriscono che il ritorno dei fondi mancanti per ripristinare la normalità per il sistema finanziario imperiale privato Usa-UE e la somma che deve essere utilizzata per salvare dal default le aziende del settore industriale e commerciale potrebbero superare i 45.000 miliardi di dollari
Per avere un'idea di questa cifra, si deve rilevare che il PIL mondiale è di circa 65.000 miliardi di $.

Tuttavia, nonostante il fatto che si tratta di un esborso senza precedenti nella storia moderna di fondi pubblici per salvare il sistema capitalista privato dal fallimento, i "riscatti" USA-UE finora non hanno avuto alcun risultato per risolvere la crisi finanziaria che, come effetto più immediato, contrae il credito, rallenta l'economia e il consumo, impatto sull'economia reale con fallimenti delle imprese e licenziamenti di massa dei lavoratori.
Si tratta, in breve, di una "socializzazione delle perdite" per sovvenzionare un nuovo ciclo di profitti privati, con lo Stato come uno strumento di esecuzione, il quale come megaconsorzio più forte (i vincitori della crisi) si fanno ingoiare ai più deboli, generando un nuovo processo di ristrutturazione e concentrazione del sistema capitalista.

Ma questo uso dei fondi pubblici per salvare il capitale privato da imposte pagate da tutta la società, è riuscito solo ad aggravare la crisi parallela che si è scatenata nel l'economia reale sia negli Stati Uniti che in Europa, e che si diffonde come un virus dalla periferia del mondo emergente o sottosviluppato.
E la crisi, come è storica del sistema capitalista, cadrà sulle spalle dei settori più vulnerabili della società, tanto nei paesi centrali delle nazioni sottosviluppate o emergenti che lo sovvenzioneranno con le imposte dei loro stipendi e dei prodotti che consumano.

Mentre lo stato imperiale USA-UE finanzia con denaro pubblico il riscatto del suo sistema capitalistico di sfruttamento, la crisi ha colpito in primo luogo l'anello più debole della società globale: i 3 miliardi di poveri (compresi 963 milioni di persone che soffrono la fame) e 190 milioni di disoccupati, registrato in situazione precaria prima del collasso finanziario nelle metropoli imperialiste.

Senzatetto a Sacramento
Come sta già avvenendo in California, e nei paesi centrali, mentre i loro Stati "salvano" il capitalismo privato, le principali vittime sono i segmenti più vulnerabili della società, che pagano le imposte attraverso i loro salari, e la massa dei lavoratori licenziati che vanno ad alimentare la base della crisi sociale che si profila per i paesi più poveri nella periferia europea.

Secondo l'OIL (Organizzazione Mondiale del Lavoro), nel 2009 circa 50 milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere il posto di lavoro a causa della crisi economica.

Secondo l'organizzazione nel mese di aprile, ha lasciato solo in Usa 3.600.000 lavoratori in strada, mentre si stima che entro la fine del 2009 si perderanno 50 milioni di posti di lavoro nel mondo a causa del collasso e della recessione globale.

Ma questa immagine della conseguente crisi sociale, non sembra influenzare la volontà dei leader e governanti del potere imperiale USA-UE che, invece di rilanciare la produzione e l'occupazione, ha già utilizzato 8 miliardi di $ per salvare il sistema finanziario sionista che ha depredato e spezzato l' economia mondiale, con la "bolla finanziaria".

Insensibile alle conseguente della crisi sociale (oltre la povertà e la disoccupazione su vasta scala che coinvolge i settori più vulnerabili della società globale), il sistema capitalista-sionista che egemonizza il controllo della coppia imperiale USA-UE è interessata solo a "salvare se stesso" indifferente agli sconvolgimenti sociali che ci attendono.

E in questo scenario, la California forma il primo modulo sperimentale di quello che attende alle maggioranze abbienti , sia dei paesi centrali come della periferia sottosviluppata ed emergente dell'Asia, Africa e America Latina.

DI MANUEL FREYTAS

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C'é chi guadagna in tempo di crisi? Certo! E chi é che guadagna PERENNEMENTE? Prova ad indovinare!

Di Marco Calì, consulente finanziario indipendente, nato a Zurigo (Svizzera) il 22 settembre 1970 e residente in provincia di Padova (Veneto, Italia).

Gentile lettrice e gentile lettore,

si sente spesso parlare di "crisi".


Ti ricordo, qualora non ne fossi a conoscenza, che ci sono alcune aziende, proprio in questo momento di "crisi", che stanno facendo soldi a palate!

SI', HAI LETTO BENE: IN QUESTO MOMENTO DI "CRISI" CI SONO ALCUNE AZIENDE CHE STANNO GUADAGNANDO MOLTISSIMO!

E di cosa si occupano queste aziende? E come riescono, queste aziende, a guadagnare in questo momento di "crisi"?

Queste aziende, IL CUI GUADAGNO E' IRREFRENABILE, sono le banche (e le loro consociate), tanto per cambiare; banche che riescono a guadagnare grazie ai clienti, non chissà in quale altra maniera. Sono i clienti che fanno fare gli utili alle banche, eh!

Ti rilascio alcuni dati che mi sono arrivati ieri, 29 luglio 2009, per e-mail da bluerating:

° BOOM DI GENERALI NEL SEMESTRE, QUADRUPLICA L'UTILE - L'utile netto dell'Istituto guidato da Girelli, chiude il semestre con un utile netto di 23,9 milioni di euro, quattro volte circa i 5,5 milioni del periodo 2008.

° SEMESTRE RECORD PER MEDIOLANUM, SORRIDE ENNIO DORIS - La banca ha chiuso un semestre da record, con 108 milioni di utili, un incremento del 53% rispetto al periodo 2008.

° POSTE ITALIANE, UN UTILE NETTO DA 468 MILIONI - L'offerta sempre maggiore di servizi e la nuova piattaforma di web banking contribuiscono alla crescita semestrale di Poste Italiane, con un incremento sul 2008 pari a 16 milioni di euro.

° BANCHE - POPOLARE DI SONDRIO, + 150% NEL SEMESTRE - L'istituto guidato da Piero Melazzini chiude un semestre record. L'utile netto, infatti, si attesta intorno ai 120 milioni di euro, contro i 47 milioni dell'anno scorso.

Questi sono solo alcuni dati che riguardano una parte delle banche (e loro consociate) italiane.

Ribadisco il fatto che é giusto che le banche guadagnino, ci mancherebbe! Solo che se lo facessero in maniera meno avida, i vantaggi per l'economia sarebbero enormi.

Se parte di quei soldi rimanessero alle persone, queste persone potrebbero a loro volta spendere questi soldi verso altre categorie commerciali, che a loro volta otterrebbero dei guadagni, consentendo un "circolo sano" dei soldi. http://www.youtube.com/watch?v=eQF3sYCGOIo&feature=channel

E, ripeto per l'ennesima volta, i vantaggi sarebbero per tutta l'economia, checché ne dicano alcuni illustri economici che imperversano tramite i PILOTATISSIMI MEDIA (tv e giornali).

TV E GIORNALI CHE SI OCCUPANO OGNI GIORNO DI UN ARGOMENTO NUOVO!

Prova a dare un'occhiata a cosa ne pensa al riguardo, il Presidente nonché Segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale. Questo é il filmato http://www.youtube.com/watch?v=DhS962nFV-8&feature=channel_page

Visita il mio blog su http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/ .......... é più facile trovare un ago in un pagliaio che sentire un politico parlare male di una banca!

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30/07/09

Nuove Tendenze nel Sistema Alimentare Globale


Qualche mese fa il Madagascar è stato devastato da violenti scontri che hanno portato alle dimissioni del suo Presidente. Queste notizie appaiono e scompaiono velocemente dai media, vengono divorate dal susseguirsi di eventi e pochi ne comprendono il significato. Torno ora a citare quell'isola grande e sconosciuta ai più perchè mi interessano in particolare le questioni della produzione del cibo e della organizzazione del sistema alimentare. Infatti dietro a quegli scontri c'era anche la decisione del Governo malgascio di "affittare" enormi estensioni di terra agricola all' azienda Daewoo la quale intendeva coltivarvi grano da esportare in Sud Corea. Naturalmente i contadini malgasci sarebbero stati espropriati delle loro terre e la Daewoo avrebbe impiegato i suoi lavoratori.

Questo caso non è isolato ed anzi riflette il nuovo corso nei rapporti agricolo-alimentari internazionali. Paesi ricchi di capitali ma poveri di terre comprano (o affittano) terre in Paesi poveri. Molti vedono in questa nuova tendenza una forma di nuova politica coloniale, altri sostengono che gli investitori portano tecnologie e infrastrutture in terre desolate che altrimenti rimarrebbero improduttive. Probabilmente entrambe le posizioni hanno molti elementi di verità. Il fatto è che, negli ultimi tre anni, circa 20 milioni di ettari di terre agricole sono state soggette a transazione: i principali acquirenti sono Cina, Sud Corea, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Lybia, Bahrain, India; i principali venditori delle proprie terre sono Sudan, Tanzania, Etiopia, Cambogia, Indonesia. Una lista dettagliata degli affari in corso è pubblicata dall' International Food Policy Research Institute.

Le acquisizioni di terre da parte di compagnie di Paesi potenti in Paesi fertili ma poveri hanno luogo da quasi 400 anni e la storia della rivoluzione industriale inglese è intrecciata alla formazione del moderno sistema alimentare mondiale. Il tea e lo zucchero furono essenziali carburanti per alimentare a basso costo la forza lavoro del sistema industriale britannico (per quanto lo zucchero denotasse ancora nell'Inghilterra del Seicento uno status elitario) e così l' Impero Britannico aveva molte ragioni per estendersi dalla Cina e India (tea) ai Caraibi (zucchero) .

Ora cambiano e si moltiplicano gli attori dei nuovi processi di globalizzazione ed è nuovo il fatto che buona parte delle compravendite avvenga direttamente tra i Governi degli Stati e non solo tra privati. Nuova è anche la scala del fenomeno dietro al quale c'è la grande questione della sicurezza alimentare che ossessiona diversi Paesi ricchi con capitali da investire. L' Arabia Saudita ad esempio aveva un grosso deficit alimentare e per colmarlo ha avviato grandi progetti di irrigazione in zone desertiche sfruttando bacini acquiferi che però difficilmente si riformano e comunque molto lentamente. Recentemente sta prevalendo l'opinione che convenga coltivare le terre altrui.

Comprare le terre dei Paesi poveri significa assicurarsi sufficienti derrate alimentari ma anche e soprattutto le sorgenti d' acqua che in quelle terre si trovano.

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SALVIAMO IL MUSEO DI SCIENZE NATURALI DI MILANO

Il Museo Civico di Storia Naturale di Milano è stato fondato nel 1838, ed è uno dei più importanti musei naturalistici d'Europa.
Visitiamolo insieme qui.
Si divide in otto sezioni: Mineralogia e Petrografia, Paletnologia, Paleontologia dei vertebrati, Paleontologia degli invertebrati, Botanica, Zoologia dei vertebrati, Zoologia degli invertebrati, Entomologia.
Negli oltre 5.500 metri quadri di superficie sono esposti migliaia di esemplari di piante, animali, minerali, fossili, in pratica è rappresentato tutto il mondo naturale.
Il Museo è facilmente fruibile grazie al grande sforzo dei curatori per rendere accessibili le informazioni scientifiche. Tra le raccolte esposte si segnala, nella sezione di paleontologia, la raccolta di sette scheletri di dinosauri e la ricostruzione di un Triceratopo.
Non bastano 350mila ingressi l’anno, calcolati dal Touring Club Italiano.
Non bastano centinaia di laboratori interattivi sulle scienze naturali, organizzati ogni anno per bambini e studenti.
Non bastano sei edizioni del Darwin Day di Milano, con 6.000 partecipanti soltanto nel 2009, e i più grandi naturalisti del mondo ospitati al Museo (da Niles Eldredge a Richard Dawkins, da Ian Tattersall a Peter e Rosemary Grant, da Antonio Lazcano a Gerd Müller).
Non bastano decine di “Happy Hour scientifici” con centinaia di prenotazioni a serata.
Non basta tutto questo: ogni anno il bilancio del Museo di Storia Naturale di Milano - il più antico museo civico milanese e il museo scientifico
più visitato della città - viene sistematicamente ridotto dal Comune.
Tutti conosciamo gli attuali problemi di bilancio dei Comuni italiani, ma quando i tagli mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa di istituzioni pubbliche così importanti e amate non è possibile stare a guardare. La classe dirigente di un Paese avanzato dovrebbe sempre avere tra i suoi obiettivi primari la diffusione della cultura scientifica. Il motivo è evidente: la scienza pervade ogni aspetto della vita di una società moderna, dall’agricoltura alla medicina, dalla produzione di energia alla tutela ambientale, dall’industria alla prevenzione dei disastri naturali. La scienza stimola la curiosità, educa alla disciplina mentale, al pensiero critico e al confronto costruttivo tra idee diverse, soprattutto la scienza è bellissima e affascinante.
Le decine di migliaia di persone che affollano i festival della scienza e visitano mostre scientifiche come “Darwin 1809-2009” - che al Palazzo delle Esposizioni di Roma ha registrato più di 120mila presenze in meno di tre mesi - dimostrano che esiste oggi in Italia un crescente pubblico che chiede buoni progetti di comunicazione della scienza.
In questo museo lavorano, con passione e professionalità, ricercatori, tecnici e operatori didattici specializzati. Grazie a dinosauri, minerali, animali e diorami è un formidabile punto di attrazione per le giovani generazioni, che dal Museo possono iniziare il loro percorso di educazione alla scienza, oltre a trovarvi occasioni di svago intelligente.
Da decenni tuttavia il personale del Museo è gravemente sottodimensionato, e non vengono fatte le necessarie assunzioni a tempo indeterminato.
Ora, dal gennaio 2009 nove persone, collaboratrici e collaboratori del Museo da molti anni, per lo più laureati, professionalmente qualificati ma con contratti di lavoro precario, non percepiscono più alcun compenso per il loro lavoro. Questi professionisti hanno atteso per i primi quattro mesi del 2009, come ogni anno, che si compisse il consueto, lento iter burocratico di rinnovo dei contratti, continuando a svolgere i loro compiti, garantendo per mesi la prosecuzione delle normali attività del Museo.
All’inizio di maggio, visto il perdurante silenzio dell’Amministrazione civica, hanno però deciso di astenersi dal lavoro.
Questo comporta pesantissime conseguenze per le attività del Museo: la carenza di manutenzione delle collezioni scientifiche (zoologiche, xilologiche e mineralogiche); il fermo del laboratorio di microscopia elettronica; il fermo del laboratorio di preparazione paleontologica; il fermo della pubblicazione delle riviste scientifiche; il fermo della realizzazione di nuovi allestimenti e mostre; la mancanza di un addetto alle pubbliche relazioni del Museo; l’impossibilità di realizzare i prossimi Darwin Day e gli Happy Hour scientifici in Museo.
Questo è solo uno degli aspetti, ora tra i più urgenti, della trascuratezza dell’Amministrazione nei confronti del Museo di Storia Naturale. I lavoratori del Museo, avendo scelto di dedicare la propria vita a un’attività assai poco remunerativa sul piano economico ma potenzialmente ricca di soddisfazioni intellettuali, e insieme a loro gli esponenti della società civile e della comunità scientifica che firmano questo appello, vogliono continuare a sperare che la classe dirigente di Milano recuperi presto il senso del proprio ruolo in una politica della cultura scientifica e che i dirigenti incaricati per i musei civici siano scelti in base alle loro competenze professionali e alla loro volontà di porsi al servizio della cittadinanza.
Facciamo qualcosa, subito, per non far morire il Museo di Storia Naturale di Milano. Firma insieme a noi questo appello, che manderemo al Sindaco di Milano e ai rappresentanti di tutte le Istituzioni coinvolte affinché intervengano immediatamente:

FIRMA QUI LA PETIZIONE

Ho veramente pochissimo da aggiungere tra cui: la scienza e la cultura è di tutti, anche tua.
Generazioni di milanesi sono passate da questo importante luogo di cultura e conoscenza, non ha senso privare la città di Milano e i suoi cittadini di una struttura così importante e che fornisce a genitori e insegnanti un luogo di riferimento per la trasmissione della conoscenza e di gestione intelligente del tempo, un luogo dove i neuroni si attivano e portano con sé l’esperienza per il resto della vita. Provare per credere!
Lo ricordo io da piccola negli anni 60 quando vi andammo in visita con la classe elementare, lo ricorda mio figlio tutte le volte che insieme lo abbiamo visitato scoprendo sempre cose nuove e affascinanti.
Aiutaci a salvare i pochi luoghi intelligenti rimasti in città.


Vorrei più happy hour intelligenti e meno triangoli e quadrati della moda e simili.

Grazie

Luciana P. Pellegreffi

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LE TEORIA ECONOMICA DEL DODO

Il dodo è stato un simpatico pennuto inetto al volo vissuto sino alla fine del XVII secolo nell'Isola di Mauritius, alto poco più di 70 cm, dall'andatura goffa vista l'atrofizzazione delle ali, sviluppò abitudini alimentari e di nidificazione nel terreno: ha ispirato anche un personaggio dei fumetti Disney (Spennacchiotto, l'inventore che faceva concorrenza ad Archimede). Purtroppo per quanto innocuo ed innocente potesse essere questa inimitabile creatura, il dodo non esiste più da circa 400 anni (l'ultimo avvistamento risale al 1681) a seguito dell'introduzione nell'isola da parte dei coloni portoghesi di specie animali antagoniste (come maiali, cani, gatti, ratti e scimmie), le quali iniziarono a predare molto voracemente le sue uova. La sua estinzione fu resa possibile, oltre alla scarsa difendibilità dovuta alla nidificazione a terra ed alla esiguità delle covate, anche dall'indole ingenua del trapassato bipede piuttosto tonto ed accorto dal difendersi da minaccie sino ad allora mai viste. Ancora oggi nel dialetto portoghese il termine "doudo" indica chinque possa essere preso di mira per la sua bonarietà. Allora nessuna autorità istituzionale avrebbe pensato che l'ingresso di specie alloctone avrebbe cagionato la scomparsa del volatile inerme.

Basta aspettare ed anche il cosidetto Made in Italy farà presto la fine del dodo ovvero si estinguerà. Proprio come è accaduto al povero pennuto secoli or sono nessuno ha mai pensato di difendere il Made in Italy da predatori esterni che sono stati fatte entrare in Italia senza tanti complimenti, con il solo fine di inchinarsi alle esigenze della produzione imposte dalla tanto osannata globalizzazione (conosciuta anche nel mondo non accademico con il termine di sodomizzazione). Il Made in Italy che avrebbe dovuto essere il vanto italiano nel mondo in un'epoca di profondi cambiamenti storici è stato svenduto e trasformato in preda, portandolo lentamente all'estinzione. Ormai nell'immaginario collettivo, il termine Made in Italy, ha ancora ben poco di quanto potevamo vantarci negli anni passati: più che produrre in Italia con maestranze, manifattura e ricerca italiana si pensa il più possibile a come far diventare un prodotto "Made in Italy" siglandolo con questa ormai ridicola diciutura. A livello politico non esiste corrente o forza che si sia fatta promotrice della difesa dell Made in Italy e di tutto quello che esso comporta e genera a livello di indotto.

Vi è di più: pensate che abbiamo avuto governi tanto di destra quanto di sinistra che hanno spinto i nostri industriali a chiudere lo stabilimento italiano per riaprirlo nella provincia del Guandong, aiutandoli successivamente a reimportare tutto l'output produttivo per farlo spacciare come se fosse un prodotto italiano. Forse è il momento di salvare il dodo prima dell'estinzione proponendo l'abbandono delll'insignificante dicitura "Made in Italy" sostituendola con "Prodotto Italiano ©" (marchio inequivocabile che dovrà identificare una merce prodotta in Italia al 100 %, quindi con ideazione, progettazione, manifattura e manodopera operaia esclusivamente italiana).
Basta con l'invasione di finti prodotti Made in Italy che distruggono la capacità di popolamento delle imprese italiane, lasciamo che siano gli altri paesi ad abbracciare ciecamente il dictat della globalizzazione condita con il profitto indiscriminato. Ritorniamo sui nostri passi e pensiamo a come difenderci da prodotti antagonisti che non arrecano beneficio al nostro paese. Persino l'attività di macellazione ed allevamento italiano sta perdendo la sua distintività nel definirsi "Made in Italy" e si appresta a fare la fine del dodo, puntando ormai su mangimi modificati di importazione e carni macellate di provenienza extracomunitaria, ma porzionate presso qualche centro carni italiano per trasmettere l'emblema di carne italiana.

Solo la reale distinzione (istituita con una disciplina giuridica molto severa) tra quello che è effettivamente prodotto in Italia da quello che diventa italiano grazie ad un giro di carte farlocche, può consentire al Titanic Italia di imboccare una strada che preservi dall'estinzione l'artigianato e l'industria italiana. Solo con una stringente campagna di difesa della cosidetta italianità (dal semplice paio di scarpe al prestigioso vestito sartoriale passando per i generi alimentari come il vino ed il formaggio) possiamo pensare di prosperare innanzi ad una trasformazione planetaria degli equilibri geoeconomici e ad una migrazione dei tenori di ricchezza e benessere da occidente a oriente. Il dodo si è estinto perchè nessuno ha pensato a difenderlo, nessuno ha immaginato che cosa potesse accadere mettendolo in competizione con animali a lui antagonisti ma non autoctoni, altre specie viventi che poco hanno di originale e distintivo come il dodo. E proprio come il dodo anche il "Made in Italy" si sta comportando: ovvero si lascia avvicinare, depauperare e barbaramente sfruttare, senza tanto dimenarsi, come faceva il dodo quando veniva catturato, confidando che il suo predatore fosse un amico che voleva la sua compagnia.

Come possono le forze politiche pensare di salvaguradre l'occupazione e la serenità dei piccoli e medi imprenditori se non si preocupano di mettere delle barriere all'ingresso di merci antagoniste a quelle italiane (nel senso di autentici prodotti italiani) ? Continuo a ribadirlo e a diffondere questo pensiero attraverso il mio manifesto economico, ma vedo solo chiacchere e distintivo da parte di autorità e farse politiche italiane. Per questo motivo stanno scomparendo produzione artigianli ed industriali legate a vari settori come il calzaturiero, l'artigianato orafo, le ceramiche d'arredamento, il tessile e l'abbigliamento, il settore conciario, il metalmeccanico di precisione e cosi via discorrendo. Ricordiamoci pertanto del dodo, un innocuo e simpatico columbiforme, originale ed unico nel suo aspetto e modo di fare, sempre abituato a non preoccuparsi perchè l'isola che lo ospitava ed in cui si sviluppò genealogicamente non gli dava di che preocuparsi, sino all'arrivo improvviso di predatori esterni, introdotti dai grandi speculatori di allora (i colonizzatori), i quali decretarono in meno di settantanni la sua estinzione. Ancora oggi il dodo è il simbolo per antonomasia di una specie che si è estinta con una velocità impressionante. Proprio quello che sta accadendo al panorama imprenditoriale del Made in Italy.

Copyright @ 2009 - Tutti i diritti riservati
Riproduzione concessa con riproduzione della fonte
EugenioBenetazzo.com

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29/07/09

Il Governo approva la mozione contro il solare termodinamico

Non che da questo Governo mi aspetti niente di buono, ma inizio a essere stufo di sentir portare avanti tesi negazioniste. Sarà perché non abbiamo più neanche Bush che ci sostiene (forse è rimasto solo Putin). Sarà che il caldo rende tutto meno sopportabile, sarà che proprio questo sole mi fa pensare alle grandi potenzialità delle rinnovabili, ma ora la mozione contro il solare termodinamico mi sembra veramente troppo.

Già, lo so cosa state pensando. Questo è il Governo (o almeno una parte) che pensa di abolire l’effetto serra per risoluzione del Parlamento italiano. E’ il Governo che in contro tendenza rispetto al resto del mondo vuole riportare in auge il nucleare. Sì, lo so.

Ma leggere la mozione n. 155 del PDL, nella quale si richiede di privilegiare le fonti energetiche “più convenienti”, a discapito del solare termodinamico, è già di per sé un insulto a chiunque abbia un po’ di sale in zucca. Peggio ancora se vieni a sapere che il Governo l’ha anche approvata.

Cosa dice la mozione? Semplice, elenca tutta una serie di svantaggi che renderebbero il solare termodinamico poco vantaggioso, tipo il reperimento di siti abbastanza soleggiati, la grande necessità d’acqua (problema comune, tra l’altro, con l’osannato nucleare), la necessità di spazi molto estesi, i costi troppo elevati (anche qui stesso discorso per il nucleare) e la scarza efficienza.

Naturalmente in questa lunga lista si dimentica di ricordare che il solare termodinamico è una delle poche rinnovabili in grado di garantire energia 24 ore su 24 grazie a un adeguato sistema di accumulo e all’integrazione con un ciclo combinato a gas, assicurando 8.000 ore annue di funzionamento.

Si dimentica che si tratta di una tecnologia in fase di start-up e che se opportunamente supportata potrebbe permettere di creare quelle economie di scala necessarie per renderla competitiva.

Si dimentica (e si sottovaluta), infine, il potenziale di questa fonte energetica che, secondo uno studio recentemente realizzato da Greenpeace International, European Solar Thermal Electricity Association e l’Agenzia Internazionale dell’energia (IEA), potrebbe garantire il 25% del fabbisogno mondiale entro il 2050.

Tutto questo per promuovere il nucleare di terza generazione che, senza dilungarmi troppo, in Finlandia, a Olkiluoto, sta dimostrando tutta la sua “economicità” e “sicurezza”.

Su Nextville Solare termodinamico, il Governo non cambia idea

Su Nextville Un quarto dell’energia mondiale dal solare termodinamico entro il 2050

Su Nextville Desertec, il solare termodinamico è una grande opportunità per l’Italia

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Una giustizia ad uso e consumo - I casi De Magistris e Matteoli



Se il celebre illuminato Montesquieu osasse mettere piede nel nostro paese in questi giorni, farebbe difficoltà ad affermare che il suo principio di separazione dei poteri istituzionali, cardine di ogni sana democrazia, si trovi ad avere terreno fertile in Italia.

Le nemmeno poi tanto recenti storie di "esondazione" del potere politico a danno di quello giudiziario avrebbero già ridotto a monte ogni possibilità di giudizio positivo sulle istituzioni italiane. Ma i fatti degli ultimi giorni, sebbene meno noti, proprio per la loro palese "illegalità istituzionale" avrebbero procurato un infarto fulminante al buon filosofo francese.

I protagonisti sono due persone che mai nessuno avrebbe pensato di accomunare in uno stesso discorso: il ministro Altero Matteoli e il neo-eurodeputato Luigi De Magistris.

L'ex PM di Catanzaro ed ora eurodeputato per l'Italia dei Valori è una persona che in pochi potranno non conoscere. I dettagli della sua anomala vicenda sono forse meno noti ai più e la lezione che si può trarre dalla sua storia conflittuale con il potere politico italiano può assumere connotazioni profondamente differenti a seconda della natura "politica" del lettore che ne scopre la trama, ma una cosa è certa, obiettiva ed inconfutabile: la sua notorietà pubblica nasce dalla sua condizione di vittima della violazione della separazione dei poteri.
Si può pensare che il suo lavoro non sia stato gradito da una grossa fetta di rappresentanza politica (a partire dall'ex ministro Clemente Mastella) o che sia un burattino nelle mani "di una certa sinistra". In un modo o nell'altro, la sua "cacciata" è una diretta conseguenza di un pericoloso mix di poteri.

A mantenere saldo questo certo legame tra i due poteri in questione, quello legislativo e quello giudiziario, è ora lui stesso.
Il 19 marzo scorso, il giorno successivo all'annuncio ufficiale della sua candidatura all'europarlamento, annunciava la decisione irrevocabile di abbandonare per sempre la toga, eletto oppure no.
Oggi qualcosa è cambiato. Non ha presentato alcuna dimissione, ma ha fatto esplicita richiesta di "aspettativa". Richiesta accettata dal plenum del CSM che lo ha collocato in questa condizione di "sospensione a tempo" dal 14 luglio scorso.

Non riceve stipendio, contributi o scatti di anzianità. Il congelamento del suo ruolo di magistrato non gli attribuisce alcuna convenienza momentanea. Ma resta, di fatto, un magistrato. E al tempo stesso un politico.
Ieri ha confermato l'intenzione di dimettersi. Ma ha aggiunto che lo farà quando vorrà lui. Che non si farà condizionare da nessuno.
Il leader del partito per cui è stato candidato, dimessosi addirittura prima di ipotizzare anche soltanto la carriera politica, non è riuscito a fare una buona scuola questa volta.

Caso ben peggiore è quello che vede protagonista l'attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli.
I fatti risalgono al 2003, quando Altero Matteoli, allora ministro dell'Ambiente, fu rinviato a giudizio con l'accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, per aver avvertito il suo amico Vincenzo Gallitto, allora prefetto di Livorno, di un'indagine a suo carico per l'abuso edilizio noto con il nome "Mostro di Procchio", edificato a Marciana, nell'isola d'Elba.

L'indagine fu condotta dalla Procura di Genova, che raccolse numerose intercettazioni e svariati tabulati telefonici che andavano ad inchiodare il ministro Matteoli. Il fascicolo fu quindi trasferito per competenza territoriale alla procura di Livorno che, immediatamente, a sua volta, trasmise gli atti al Tribunale dei Ministri di Firenze, competente per la vicenda.
Quest'ultimo però determinò con chiarezza che il reato non rientrava nelle competenze "ministeriali" di Matteoli e restituì il faldone alla Procura di Livorno.
La Giunta della Camera, spinta da una precedente richiesta di annullamento del procedimento da parte dello stesso Matteoli nel 2005, ha sollevato un conflitto d'attribuzione di poteri, cui la Corte Costituzionale ha dato ragione lo scorso 7 luglio, constatando l'omissione da parte del Tribunale di Firenze di informare, come avrebbe dovuto fare, la Giunta per le Autorizzazioni della Camera, ma negando la richiesta di annullamento del procedimento, specificando che all'omissione era possibile porvi rimedio riapplicando la procedura corretta.

Una sentenza che non ha dato soddisfazione al ministro Matteoli, che ha quindi coinvolto la Giunta per le Autorizzazioni della Camera in un atto di una illegittimità spaventosa.
Ha chiesto alla Giunta di esprimere parere favorevole alla sua insindacabilità in quanto il reato contestato era una sua regolare prerogativa di ministro (informare amici indagati di accuse a loro carico), nonostante il Tribunale dei Ministri di Firenze abbia già stabilito il contrario.
Con un colpo di mano, senza che alla Giunta sia pervenuta alcuna autorizzazione a procedere da parte di una procura qualsiasi, necessaria per esprimere parere positivo o negativo sulla richiesta a procedere, contravvenendo alle procedure standard e al buon senso, ieri la Giunta per le Autorizzazioni a maggioranza ha stabilito che l'attuale Ministro e Senatore Matteoli è innocente, in quanto i fatti contestati "si configurano di carattere ministeriale e sono stati posti in essere per il perseguimento di un preminente interesse pubblico".

Avvisare un amico di un'indagine, violando il segreto istruttorio, è una prerogativa ministeriale. Ora non ci resta che sperare che nell'esecutivo non si sparga troppo la voce.

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Fusione fredda



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