31/08/09

Passaparola 31/08/2009. L'informazione delle denunce anonime

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Stop al consumo di territorio
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UN MATRIMONIO PER UN PEZZO DI TERRA

Il Comune di Cassinetta di Lugagnano ha scelto di preservare la terra. Di consegnarla il più possibile integra alle prossime generazioni. Una scelta che si è tradotta nell’adozione di un Piano Regolatore che non prevede aree di espansione.

Una scelta radicale, che però mette in costante difficoltà il bilancio comunale, che non può più contare su entrate cospicue dovute alla svendita del territorio.

Una scelta che ha attivato, per poter pareggiare il bilancio, il vecchio detto “fare di necessità virtù”.

Cassinetta è un bel posto, con il Naviglio Grande, la Passeggiata dell’Amore, le Ville Settecentesche, divenuta una piccola capitale dell’ambientalismo italiano (da qui è partita la campagna nazionale “Stop al Consumo di Territorio”). Da anni si resiste contro un mostro d’asfalto che la Regione Lombardia e l’ANAS vorrebbero costruire per raggiungere in un lampo l’aeroporto di Malpensa.

Da qualche tempo, Cassinetta di Lugagnano ha incominciato ad essere considerata come una bella località per celebrare il proprio matrimonio.

Così, notata questa particolare attenzione sul nostro comune da parte di “aspiranti” sposini, abbiamo deciso di metterla a frutto… e invece di lottizzare la terra per pareggiare il sempre precario bilancio… Abbiamo deciso di inventarci i matrimoni per la terra…

Volete sposarvi a mezzanotte? Nessun problema. Il portone del comune si aprirà davanti ai vostri occhi e il sottoscritto sarà lieto di leggervi gli articoli di rito del codice civile, anche a lume di candela. Anche al termine di una poesia di Pablo Neruda o di Kahlil Gibran.

Volete scambiarvi gli anelli su una barca, durante una crociera sul Naviglio Grande, e poi salutare amici e parenti nel giardino di una villa all’ombra di platani secolari accompagnati da un violino?

Nessun problema. Sindaco, assessori e consiglieri comunali di Cassinetta di Lugagnano, si mettono a vostra disposizione.

E se vi siamo antipatici…oppure se volete che a sposarvi sia assolutamente quel vostro caro amico con cui avete condiviso la vostra adolescenza…la mia fascia tricolore è a disposizione.

Un matrimonio per un pezzo di terra. Sposatevi a Cassinetta di Lugagnano. Grazie!

Il Sindaco

Domenico Finiguerra

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C'E' CHI REAGISCE ALL'OMOFOBIA

WE HAVE A DREAM - CONTRO L'ODIO E LA VIOLENZA SU GAY, LESBICHE, BISEX, TRANSGENDER

Roma 28 Agosto 2009 ore 16.00 un gruppo di uomini e donne, oltraggiati dai continui episodi di violenza verso persone omosessuali e transgender, decidono di agire, tramite Facebook e tramite i forum gay e lescbici, oltre al passa parola tramite sms, si radunano davanti al Coming Out, noto locale gay della capitale ai piedi del Colosseo.
Verso le 10.00 parte un fiume di ormai 150 persone, gay lesbiche, bisex, transgender, tutti uniti senza bandiere politiche o di associazioni, urlando slogan contro l’omofobia la transfobia e la violenza.
Scortati dalla polizia accorsa misteriosamente sul posto in borghese (significa che controllano anche facebook) arriviamo fino ai primi scalini del Campidoglio.
Prendono parola alcune persone volontariamente, Guido Allegrezza, Cristiana Alicata, Valentina Vandilli, un esponente del gruppo Pesce (gruppo di nuoto gay), un’amica transgender (attendiamo di sapere il suo nome), esprmendo il proprio pensiero in libertà, senza capi né ideologie.
Decidiamo tutti insieme che per i prossimi Venerdì ripeteremo la fiaccolata portando sempre più persone.
Appuntamento per Venerdì 4 Settembre ore 21.00, con raggruppamento al locale Coming Out (Via di san Giovanni in Laterano – Roma)
Numero di telefono
366.12.70.612
E-mail Per info fiaccolataglbt@gmail.com

Appuntamento per Venerdì 4 Settembre ore 21.00, con raggruppamento in via S.Giovanni in Laterano, angolo piazza del Colosseo, portate CANDELE – CARTELLI – BANDIERE ESCLUSIVAMENTE RAINBOW.

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Luciana P. Pellegreffi

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PRECARI DELLA SCUOLA IN LOTTA A SALERNO


Ancora proteste e tensioni questa mattina davanti all’ufficio scolastico provinciale di Salerno. I precari della scuola continuano la loro lotta contro il taglio di 2mila posti nell’organico del personale docente e tecnico amministrativo. Ci sono stati anche contatti con le forze dell’ordine quando è stato intimato ai manifestati di lasciare il piazzale all’interno dei cancelli degli uffici. Nei giorni scorsi i precari erano saliti anche sul tetto dell’ufficio scolastico ma il dirigente pur esprimendo la propria vicinanza ai precari ha ribadito che i tagli sono inevitabili per effetto delle disposizioni ministeriali ed anche a causa della riduzione degli studenti in calo di 2.500 unità rispetto allo scorso anno.

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Già iniziato l'autunno caldo nella scuola.


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Luciana P. Pellegreffi

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30/08/09

Il test della Blowing Door per case a basso consumo energetico

Le auto consumano energia, ce ne accorgiamo immediatamente se non altro ogni volta che occorre rifornirle di benzina o di gasolio al distributore. Sembra naturale quando si acquista un auto nuova farsi alcune semplici domande su quanto consuma, e mettere in conto anche queste informazioni per valutarne poi l'acquisto. Perchè con le case non succede lo stesso ?

Anche una casa infatti consuma energia, in larga parte per riscaldarsi e migliorare il comfort di chi vi abita dentro. Forse a causa del fatto che le bollette del gas sono comunemente pagate sotto forma di tariffa a domiciliazione bancaria, come fossero un "abbonamento" a un telefonino, sovente si tende a pagarle senza rendersi realmente conto di quanto gli sprechi possano contribuire a gonfiarne i costi. All'arrivo di una bolletta esorbitante viene naturale dare a noi stessi la colpa di avere consumato troppo. E se invece fosse semplicemente la nostra casa a consumare troppo, perchè non é ben coibentata o isolata opportunamente dall'esterno ?

Anche se lentamente, cominciano a diffondersi anche in Italia concetti come quello di casa passiva, ovvero case così ben isolate e coibentate, ma soprattutto senza spifferi, tali da riscaldarsi senza necessità di alcuna caldaia di combustione, semplicemente con l'energia termica emessa dalle persone che risiedono all'interno o grazie ai pannelli solari. Tuttora fenomeno di nicchia, case in standard passivo che consumano meno di 3 litri di gasolio / m2 per anno cominciano ad apparire quà e la e saranno una vera ancora di salvezza quando i prezzi dei combustibili fossili convenzionali cresceranno oppure qualora dovessero rilevarsi indispensabili drastiche riduzioni di emissioni di gas serra a causa dei problemi dovuti ai cambiamenti climatici. Ma chi ha già una casa cosa può fare fin da ora per migliorare il suo risparmio energetico ?

Una delle tecniche possibili, appresa durante il corso estivo EUZ sostenuto recentemente in Germania, è quello di ricorrere al test della Blowing Door. Il concetto è semplice, una casa a basso consumo energetico è una casa senza spifferi, questi sono causa infatti di rilevanti ponti termici in grado di disperdere il calore dell'ambiente, specialmente nelle giornate quando spira un forte vento. Il test della Blowing Door consente di evidenziare i principali spifferi, generalmente provenienti da porte, finestre, sottotetto, camini, quadri elettrici.


Inizialmente la casa viene interamente sigillata chiudendo tutte le finestre, in modo da creare la condizione per il minimo ricambio di aria possibile, poi al posto della porta principale viene applicata una porta ermetica pneumatica contenente un potente ventilatore di intensità regolabile. Un dispositivo di misura digitale, consente di monitorare la differenza di pressione fra l'interno dell'abitazione e l'esterno a pressione atmosferica, con scala espressa in pascal.

Attivando il ventilatore, si genera una depressione all'interno dell'abitazione di circa 50 pascal, ciò causa un richiamo di aria dall'esterno all'interno attraverso gli spifferi, con un flusso di aria talmente potente che è facile addirittura sentire a mano i getti di aria che entrano. In base alla potenza assorbita dalla ventola e alla differenza di pressione standard, si è in grado di stabilire la "portata" di aria che si sta movimentando. Questa portata, divisa per il volume totale dell'abitazione, fornisce un coefficiente 'n' che ha l'unità di misura della frequenza, e che indica quante volte ogni ora l'aria interna contenuta nel volume della abitazione viene "ricambiata" completamente ogni ora (frequenza di ricambio d'aria). Un valore n<=1,5 indica una casa a risparmio energetico molto impermealizzata, Un valore n<=0,6 indica uno standard eccellente da casa passiva.

Per rendere meglio visibili gli spifferi, può essere utilizzata una macchina termografica oppure un un generatore di fumo posto all'esterno (simile a quello usato nelle discoteche), in modo da evidenziare immediatamente sia l'intensità che la posizione degli spifferi principali, dai quali entrerà un intenso getto di fumo.

Che fare allora se si rilevano degli spifferi ? La soluzione consiste nell'impermeabilizzare le parti colpevoli utilizzando, nel caso del sottotetto, dello speciale nastro adesivo e della carta con funzione di barriera al vapore. Nel caso di un camino che trapassa il sottotetto (come simulato nell'immagine sotto) può essere applicata una cuffia di gomma a tenuta d'aria, nel caso di porte e finestre possono essere sostituite o impermeabilizzate meglio le guarnizioni a tenuta stagna sul battente.

Alcune aziende italiane si sono già attrezzate per eseguire questo innovativo blowing door test, chiamato talvolta minneapolis blower door, e data la sua relativa economicità dovrebbe diventare pratica comune in ogni fase di certificazione energetica degli edifici.

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Fate quel che dico, ma non dite quel che faccio

Da una parte la (presunta) coda di paglia dei cavalieri senza macchia. E la (presunta) solidarietà pelosa della Casta dei giornalisti. Dall’altra le notizie usate non per informare, ma come arma per atterrare l’avversario, in una guerra tra poteri forti. Anzi, tra bande. Comunque la si voglia girare la parabola umana di Dino Boffo - da direttore dell’Avvenire, quotidiano dei vescovi a protagonista dell’ennesima (presunta) vicenda boccacesca di questa tragicomica estate italiana - è una brutta storia. Tutta italiana. E - come da consolidata tradizione del Belpaese dei misteri - tutta da chiarire.

Passo indietro indispensabile. Tra ieri e oggi - con una tecnica di distrazione di massa consolidata - giornali e tiggì hanno seppelito quer pasticciaccio brutto di Piazza carbonari (dove ha sede appunto il giornale dei vescovi) con la parola “polemica”. Perchè nel nostro Belpaese è così: quando una vicenda è scottante diventa “motivo di polemiche”. Ma le polemiche - cioè gli urlacci e le risse - da che mondo e mondo non aiutano a capire. Solo a far caciara. E allora, appunto: è meglio - per spiegare cosa diavolo è successo anche a chi fosse digiuno di quanto accaduto (ma gli altri questa parte, se la possono saltare) - tornare a ieri. Quando il quotidiano berlusconiano “Il Giornale” ha pubblicato ampi stralci dalla nota informativa che accompagnava il rinvio a giudizio - disposto dal giudice per le indagini preliminari di Terni - del direttore di “Avvenire”. Nota informativa che lasciava - per lo meno in apparenza - poco spazio per dubbi e fantasie.

«…Il Boffo - recita uno degli stralci della nota informativa pubblicata da “Il Giornale” - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione»

Come è andata a finire la querela? Semplice. Un altro stralcio della solita nota pubblicata dal solito “Il Giornale” spiegava che:

«Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione»

Per altro:

«Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela…»

In pratica. Per quel che par di capire: il direttore del giornale dei vescovi sarebbe gay. Avrebbe avuto una relazione con un altro uomo. E avrebbe - telefonicamente e non solo - per giunta molestato la moglie di quell’uomo. Ma tutto questo - la vicenda sentimental-giudiziaria e il patteggiamento - risalirebbero a parecchi anni addietro. Le telefonate sconce e i pedinamenti addirittura al 2001 e al 2002. Il patteggiamento, appunto, al 2004. E qui viene il bello. Perchè un altro giornalista, Mario Adinolfi - che nulla a che fare con “il Giornale” e con Berlusconi; e che invece ha lavorato proprio all’Avvenire - giura che la vicenda era ben nota nelle redazioni di mezza Roma. Ma tutti si erano ben guardati dallo scrivere una riga che fosse una. Fino a ieri, appunto. Quando - tanto per cambiare e con l’unica eccezione de “Il Giornale” - invece dello scandalo, sono esplose le “polemiche”.

Possibile? Beh, per quanto la vicenda a questo punto acquisti le tinte del surreale, la risposta è: parrebbe di sì. Perchè proprio Adinolfi - che oggi milita nel Piddì ed è in forza a Red Tv, televisione satellitare vicina a Massimo D’Alema - nel 2005 (ben prima del’inizio della stagione di papi e pupe; e quindi in tempi non sospetti) sul suo blog aveva scritto nero su bianco che:

Pare che il direttore di un quotidiano cattolico abbia ricevuto un decreto penale di condanna. Ma non oggi, l’anno scorso. Tutti i giornali ne sono a conoscenza, a Roma se ne chiacchiera con gusto giusto da un anno, ma per quello strano patto che fa sì che i direttori di giornali si proteggano tra loro, sui giornali non troverete una riga sull’argomento.

Adinolfi, in quel post del 20 settembre 2005, chiedeva al direttore in questione di farsi avanti e raccontare cos’era successo. Ma niente, silenzio. Per quattro anni. Poi, ieri, sempre Adinolfi è tornato sull’argomento proprio per ribadire che sì quel direttore di quel giornale cattolico era proprio lui.

La storia di Dino Boffo, direttore di Avvenire, e dei suoi rapporti omosex sfociati in una condanna per molestie era nota ai giornali da almeno cinque anni e ai lettori di questo blog da tre. Il titolone con cui Il Giornale di Vittorio Feltri, per primo, ha rotto un muro di omertà attorno a questa vicenda chiama in causa ipocrisie e giornalismi all’italiana.

Non solo. Ma oggi Adinolfi ha pure aggiunto un altro particolare non di poco conto. Scrivendo che:

La citazione, poi, dei comportamenti omosessuali di Boffo “attenzionati” dalla polizia inquieta qualcuno, mentre i più sanno che è conseguenza delle frequentazioni del direttore di Avvenire dei luoghi della prostituzione maschile milanese.

Ma Adinolfi è stato uno dei pochissimi giornalisti italiani - ad eccezione va da sè di quelli de “Il Giornale” - a salutare con favore lo stop dell’embargo alla notizia. “La Repubblica”, per mano del vicedirettore Giuseppe D’Avanzo, ha parlato di “aggressione come” nuova strategia berlusconiana (e praticamente non ha minimamente spiegato la disavventura sentimental-giudiziaria di Boffo). “La Stampa”, per voce del direttore Mario Calabresi, ha chiesto di mettere la parola “fine” all’”estate dei veleni” (e tanto per cambiare non ha minimamente spiegato la disavventura sentimental-giudiziaria di Boffo). Il Sole 24 ore, per bocca di Stefano Folli, ha dottamente spiegato che “la strategia (aridanghete) delle ritorsioni non conviene a nessuno (e per non sbagliarsi non ha minimamente spiegato la disavventura sentimental-giudiziaria di Boffo). E perfino l’Antefatto - il blog che fa da anteprima a “Il Fatto”, il nuovo quotidiano targato Travaglio&Padellaro - ha parlato di informazione fatta con i “manganelli” (copyright Luca Telese) e di una strategia (ari-aridanghete) che sarebbe controproducente per il Cavaliere (copyright Travaglio). Ma a dispetto del nome del giornale che verrà, anche qui il fatto - quello con protagonista Boffo, il presunto amante e la moglie del presunto amante - non era minimamente ricostruito. Magari con un intervista proprio a Boffo. Anche perchè - già nel pomeriggio di ieri - il direttore del giornale dei vescovi aveva vergato sull’edizione elettronica di “Avvenire” parole piene di sdegno:

La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente «il Giornale» di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie.

Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro(…).

Parole piene di sdegno, dicevamo. Ma che lasciavano - per lettori, elettori e comuni mortali - una lunghissima scia di punti interrogativi. Dino Boffo è davvero omosessuale? Ha davvero avuto una relazione con un uomo sposato? Ha davvero patteggiato quell’ammenda per quelli che lui chiama semplici “fastidi telefonici”? E’ vero, come ha scritto sempre il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, che del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori»? E se quei pochi stralci della nota informativa pubblicati da “Il Giornale” non sono stati montati ad arte, ma raccontano la pura e semplice verità, che ci fa Boffo ancora alla guida di un giornale che dell’etica cattolica non fa solo la sua bandiera, ma la sua ragion d’essere?

Tante domande. Nessuna risposta. Perchè cane non mangia cane. E i giornalisti - a quanto pare - non sono abituati a fare domande scomode in generale. E figuriamoci ai colleghi giornalisti. Neppure quelli de “Il Giornale”. Che a Boffo - come ha scritto nero su bianco lo stesso Boffo - non hanno chiesto nulla. Del resto a Vittorio Feltri, neo direttore del foglio berlusconiano, interessava poter dire solo che “nessuno, tantomeno al Giornale, si sarebbe occupato di una cosa simile se lui (Boffo, NdA), il Principe dei moralisti, non avesse fatto certe prediche dal foglio Cei per condannare le presunte dissolutezze del Cavaliere”. Cioè escort e Noemi varie. E oggi, nel suo ultimo editoriale, appunto, lo ha potuto dire.

Lo avevamo scritto al principio: una storia tutta italiana, insomma. Dove nessuno fa quel che dovrebbe fare. Ma tutti dicono cosa dovrebbero fare gli altri. Finchè dura.

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Graditi ospiti - La Pillola rossa del Weekend


Le banche americane continuano a soffrire. I ministri del governo Obama, un po’ meno. Proprio in questo ore - come da un po’ di weekend a questa parte - sta fallendo la solita raffica di banche. Il venerdì le filiali chiudono. E gli uomini della Federal deposit insurance corporation - il Fondo federale di assicurazioni dei depositi (insomma, l’ente che gestisce i fallimenti degli istituti di credito) - vanno, senza far troppo rumore, a chiudere la banca traballante di turno. Un copione che si ripete uguale a sè stesso con puntualità agghiacciante. Questo fine settimana le banche fallite sono 3 (la Bradford bank di Baltimora, nel Maryland; la Mainstreet bank di Forest Lake, in Minnesota; la Affinity Bank di Ventura, in California). Nel 2009 - per ora - hanno fatto crac 84 istituti di credito (contro i 25 del 2008; e i 3 soltanto del 2007, l’anno prima dello scoppio della crisi). E non è ancora finita. Perchè, secondo i calcoli della Federal deposit insurance corporation, altre 400 e rotte banche (416, per la precisione) sarebbero un tantino in difficoltà. Un bel problema che, però, pare non abbia tolto al ministro del Tesoro a stelle e strisce - al secolo Timothy Geithner - la voglia di godersi vita e amici. Secondo un articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera - che non è ancora disponibile on line e che riprende con tutta probabilità un pezzo di retroscena firmato da Mary Ann Akers sul Washington post - Geithner avrebbe vissuto i suoi primi mesi nella capitale Usa, in una meravigliosa casa con sei camere da letto, sei bagni e piscina. E senza spendere un singolo dollaro. Perchè la reggia era di proprietà di un vecchio compagno di college, Daniel Zelikow. Unico neo: Zelikow non è soltanto un amico di vecchia data, è anche un banchiere: ora vicepresidente della banca Interamericana per lo sviluppo, fino al 2007 è stato direttore esecutivo di un altro celebre istituto di credito a stelle e strisce, Jp Morgan. Che - per la cronaca e per coincidenza - ha ricevuto (e poi restituito) 25 miliardi di dollari di aiuti dal governo americano. Certo: qualcuno potrebbe ventilare l’esistenza di un qualche conflituccio di interessi, visto che Geithner sta lavorando in questi mesi a nuove regole per la Finanza a stelle e strisce e orchestrando i salvataggi delle banche travolte dalla crisi dei mutui subprime. Ma questi son dettagli. E poi: si può dire di no a un amico che ti tende la mano (e le chiavi di una casa, secondo il Washington post, da 3,6 milioni di dollari)?

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Aggressione a Bersani


Siamo arrivati ad un punto inaudito: questo attacco alle domande, ai giornalisti, siamo alle denunce. Credo sia in gioco un pezzo della qualità della nostra democrazia. Ci vuole una riscossa da parte degli operatori di questo settore, sostenuti dall’opinione pubblica, che cominci a muoversi e mobilitarsi sul serio.
Pierluigi Bersani, Bologna 28 agosto 2009

Ieri 28 agosto 2009 a Ravenna l’onorevole Pierluigi Bersani, candidato alla segretaria del Pd, ha subito la vile aggressione di un sedicente cittadino armato di videocamera, in seguito identificato come tal Francesco Tabanelli.
Pretesto dell’insano gesto una domanda sulla concessione dell’immunità parlamentare agli onorevoli Latorre e Margiotta, entrambi integerrimi esponenti del Pd.
Nel video l’aggressore, pentito per la grave offesa alle istituzioni, si autodenuncia alla pubblica autorità.

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La degna opposizione di un indegno governo

E' questa l'Italia. Paese diviso a metà tra inquisitori e inquisiti. Paese di moralisti senza morale.
Un paese ricco di puttanieri che odiano vedere prostitute per strada "sennò i bambini si scandalizzano", di chi vorrebbe rimandare gli stranieri a calci in culo nel proprio paese dopo averli però opportunamente sottopagati nelle proprie fabbriche nel nordest o nei campi di pomodoro nel sud d'Italia, di chi disquisisce dell'omosessualità come pratica innaturale e poi molesta o violenta bambini, di chi parla di pace con un cingolato alle proprie spalle, di chi scende nella trincea della Chiesa Cattolica a giorni alterni.

E' questa l'Italia, quella in cui un giorno l'opposizione fronteggia a ranghi sparsi la Chiesa ed il governo sull'ora di religione cattolica e quello successivo si ritrova a difendere la prima contro il secondo quando si parla dei vizi del premier o dei linciaggi mediatici lanciati da un giornale di famiglia.
E' l'Italia in cui le forze "progressiste" spendono la propria opposizione difendendo la sacralità del matrimonio, i costumi morigerati dell'uomo di Stato, le missioni militari all'estero, la detassazione degli stipendi mentre le forze "conservatrici" al governo affrontano il divorzio come fosse una pratica qualunque, difendono i costumi libertini nel privato, discutono sull'opportunità e sui tempi del ritiro delle truppe e parlano di partecipazioni dei lavoratori agli utili aziendali.

Siamo il paese in cui le barricate sono sempre due. Due fronti di guerra sempre più simili. Quello di Feltri ed Il Giornale da una parte e quello dei vescovi dall'altra, in questo caso. E bisogna fare una scelta di campo necessaria. Perché stare nel mezzo e non difendere nessuna delle due parti significa esporsi al fuoco incrociato.
Critica entrambe le fazioni in guerra e ti ritroverai a combattere da solo. E sarai uno dei tanti Luttazzi, Guzzanti, Biagi, Montanelli.
Una vittima del fuoco amico (sempre che esita) e di quello nemico. Privato anche dell'onore delle armi che si concede al vero avversario.

Lo scontro tra l'Avvenire ed il Giornale, tra la Chiesa Cattolica e la maggioranza di governo, tra i moralisti cattolici e quelli berlusconiani, tra gruppi di personaggi pronti al j'accuse dei costumi altrui mentre nascondono montagne di scheletri nei propri armadi, sta divorando la curiosità e l'attenzione dei media e degli italiani.
E ancora una volta questo genere di scontri, l'annullamento della presenza del premier alla Perdonanza aquilana ultima delle conseguenze, riesce ad indebolire l'esecutivo più di ogni altro attacco.
E così inizia a montare quel desiderio di usare ogni arma possibile per colpire il dittatore. Possibilmente quella che genera più scalpore mediatico, anche se sembra essere la meno seria e la più spuntata delle armi.

E la conseguenza è sotto i nostri occhi, sempre che la si voglia vedere: gli attacchi più duri rivolti al nostro premier (e quelli meglio organizzati) affondano le radici sulla conoscenza di ragazzine minorenni, sul divorzio dalla seconda moglie, sull'utilizzo finale di prostitute più che sui possibili reati connessi, sulle polemiche "moralistiche" con la Chiesa, sulle gaffes durante i vertici.
Mentre temi ben più forti come la guerra in Afghanistan, le mancate politiche anti-crisi del governo, l'assenza di politiche sociali, la scellerata ricostruzione in Abruzzo, la riduzione progressiva dei fondi FAS per il sud, l'avversione al riconoscimento di pari diritti per l'universo omosessuale, leggi sull'immigrazione al limite della deportazione sommaria, lodi ministeriali salva-criminali, la gestione della pubblica istruzione finiscono per essere recepiti come argomenti marginali, quasi insignificanti, da parte degli stessi detrattori del governo.

L'indignazione della presunta opposizione è talmente forte quando si scopre che il Presidente del Consiglio ha un ingiustificato ed inspiegato rapporto con una ragazza appena diciottenne, che quando questi avvia un piano di occupazione generalizzato dei mezzi di informazione, dalle due reti RAI filo-governative a quella presunta oppositrice, dai tre canali radio alla straordinaria Rainews24, arrivando a querelare Repubblica e i quotidiani di mezzo mondo e a portare il proprio interesse imprenditoriale ed editoriale su quotidiani come El Pais, possibile vittima pregiata di scalate economiche arcoriane, finiscono per mancare le parole necessarie per mostrare il pericolo anti-democratico a cui si sta andando incontro.

E l'indignazione sembra essere la stessa utilizzata per una vicenda Noemi. O per certi versi anche minore.
Le liaisons dangereuses del premier finiscono per tenere banco più delle scelleratezze pubbliche e politiche operate dal suo governo. Compresi gli attacchi ai fondamenti democratici del paese. E non perché lo voglia Sua Maestà, ma perché lo vuole anche e soprattutto la presunta opposizione.

Un'opposizione che tardi, troppo tardi, finirà per accorgersi di essere diventata la copia del proprio avversario. Non nell'atto pratico, ma nella mentalità. Quella che non si sradica in pochi giorni.

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29/08/09

INCHIESTA SUGLI ALLOGGI POPOLARI A MILANO

Dopo indagini ed accertamenti l'Associazione SOS Racket e Usura ha filmato il momento in cui un esponente del racket, del quartiere case popolari di via Padre Luigi Monti, "assegna" la casa ad un nostro infiltrato.
L'Associazione SOS Racket e Usura ha ricevuto sul proprio sito numerose e-mail (vedi allegati) da Milano, in cui veniva descritta una terrificante situazione di degrado e di racket nelle case popolari di via Padre Luigi Monti, Largo Rapallo, via Val Cismon, via Val Daone.



Ci è stato scritto e detto che alcuni nuclei familiari di origini siciliane, da oltre dieci anni gestiscono in totale impunità, l'assegnazione abusiva di decine e decine di appartamenti, dietro compenso di somme che variano dai 1500 ai 7000 euro, occupando le case libere o sigillate e "assegnandole" ad italiani ed extracomunitari molti dei quali clandestini.
Numerosi esposti, lettere, proteste, in questi anni sono state mandate a tutti gli uffici competenti, senza mai ottenere nessun tipo di risposta.
L'attuale Gestione Romeo che amministra questi alloggi ed è a conoscenza anche di gravi episodi di intimidazione, pestaggi, minacce, che da anni gli inquilini degli stabili di via Padre Luigi Monte 15, 16, 23 subiscono ed attualmente stanno subendo, non ha mai inoltrato nessun tipo di denuncia alla Autorità Giudiziaria.
Anche gli amministratori degli stabili sono a conoscenza di questi gravissimi episodi. Il Comune di Milano è a conoscenza di questa grave situazione da vari anni senza mai fare nessun tipo di intervento al fine di fare cessare questo sporco e ignobile commercio.

L'Associazione SOS Racket e Usura ha potuto verificare l'assoluta attendibilità di quanto ci veniva scritto nelle e-mail, e lo ha fatto andando a parlare negli stabili, con decine e decine di testimoni.

Le famiglie che gestiscono questo ignobile racket sono: PESCO, PRIOLO, CARDINALE: famiglie di origini siciliane, i cui componenti hanno un corposo curriculum criminale, e che in quegli stabili ed in quelle vie hanno oltre 15 appartamenti, gestendone ed assegnandone non meno di 50.
Dopo tre giorni di sopralluoghi contatti, verifiche, avendo oramai acquisito la certezza della presenza del racket, l'Associazione ha deciso di infiltrare uno dei suoi membri - che chiameremo Alberto - al fine di documentare in maniera inequivocabile quanto ci veniva denunciato.

La mattina del 25 Agosto 2009 attraverso un ragazzo extracomunitario abbiamo fatto recapitare una lettera presso l'abitazione della signora GIOVANNA PESCO, (soprannominata nel quartiere "GABETTI") in via Padre Luigi Monti 23 (vedi lettera in allegato), in cui chiedevamo come potevamo ottenere un alloggio pagandole il disturbo.
Alle ore 18:42 dello stesso giorno venivamo contattati e ci veniva dato appuntamento di fronte al civico 19, della stessa via, presso un bar alle ore 14:00 del giorno successivo.
Avevano abboccato. Avevamo poche ore per organizzarci e ottenere la prova madre che documentasse che il racket in quella zona esiste.
Con una normale videocamera posizionata in un appartamento nella zona da cui avevamo una discreta visuale abbiamo filmato l'incontro tra GIOVANNA PESCO ed il nostro volontario "Alberto".
Con un normale registratore abbiamo registrato tutta la conversazione fra i due nella quale ci viene richiesta la somma "di favore" di 1500 euro. "Solo perché sei italiano", dice la PESCO ad Alberto, perché agli stranieri noi chiediamo 2500 euro.
Inoltre, continua la PESCO, devi avere pazienza, aspettare un mese e mezzo, se fossi venuto qualche giorno fa te l'avremmo data subito - continua - perché proprio la settimana scorsa ne ho sistemati quattro. Inoltre la PESCO ammette anche che i soldi vengono divisi tra la figlia ed i genero, visto che quest'ultimo si occupa di sfondare gli appartamenti... A quel punto la PESCO dice ad Alberto che appena ci sarebbero state novità lo avrebbe contattato.

Avevamo realizzato la prova madre.
Le famiglie PESCO - PRIOLO - CARDINALE, con questo sistema hanno la gestione diretta su oltre 70 alloggi, per i quali, da alcuni, ricevono persino l'affitto.
Hanno occupato case di persone finite in ospedali per lunghe malattie, svuotandogli l'appartamento e vendendolo in cambio di danaro. Hanno sfondato porte di appartamenti in piena notte, facendo entrare "l'inquilino" al quale avevano venduto la casa.

Decine di testimoni ci hanno raccontato che quando chiedevano conto a questi "signori", del loro comportamento venivano intimiditi. Le occupazioni vengono fatte soprattutto tra il venerdì e la domenica, perché contano sull'assenza delle istituzioni nella fine settimana.

Sabato 29 Agosto 2009 ad esempio verrà occupato l'appartamento numero 30, secondo piano scala C di via Padre Luigi Monti 16, perché gli attuali proprietari - che hanno un contratto regolare - hanno ottenuto un cambio di alloggio. Il racket lo sa, l'appartamento è stato già venduto perché hanno una lista d'attesa lunghissima. In sostanza si stanno sostituendo da anni all'amministrazione delle case popolari, privando i legittimi assegnatari, persone per bene e aventi diritto, di vivere in un quartiere che, a detta di tutti, era bello e sano e che ormai è gestito direttamente dalla malavita che ne influenza la civile convivenza.
L'associazione ha anche verificato le zone di spaccio di droga ed i luoghi di ritrovo degli spacciatori. Ovviamente anche questo è sotto gli occhi di tutti.
L'Associazione SOS Racket e Usura si scusa per la qualità delle immagini del filmato che documenta la conclusione della nostra indagine; vogliamo mettere in evidenza l'enorme rischio personale che abbiamo corso nella gestione di questa inchiesta, e soprattutto vogliamo lodare il nostro volontario "Alberto" per il coraggio dimostrato durante le trattative e l'incontro finale con la rappresentante della Famiglia Pesco. Domani sul nostro sito pubblicheremo la lettera che Alberto ci ha inviato.
Precisiamo anche che l'Associazione SOS Racket e Usura non vuole sostituirsi agli organi né investigativi né giudiziari ma ha voluto soltanto essere di stimolo e di conforto nei confronti delle persone che si rivolgono alla nostra Associazione, come è ben definito nel nostro statuto pubblicato sul sito www.sos-racket-usura.org.

L' Associazione SOS Racket e Usura, visto e documentato quanto da noi descritto chiede alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano di aprire un'inchiesta, al fine di fare cessare questo scandalo noto a tutti nella città di Milano.

Tutto il materiale da noi raccolto lo mettiamo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria che, qual'ora decidesse di aprire un'inchiesta, potrà accertare sicure connivenze e complicità delle quali sino ad ora hanno goduto questi "signori""nella gestione del racket.
Una piccola Associazione come la nostra, in soli cinque giorni ha documentato questa vergogna milanese, ed allora ci poniamo la domanda:
Come mai nessuno è intervenuto?

Il comune di Milano, la gestione Romeo, le Forze dell' Ordine, la procura di Milano hanno l' obbligo di intervenire alla luce di questo scandalo, lo chiediamo con forza e determinazione per dare una risposta concreta a tutti coloro che ci hanno scritto, documentato, e messo in condizione di realizzare la nostra inchiesta.
Questi coraggiosi cittadini che da anni subiscono queste ingiustizie, pressioni, minacce, intimidazioni, hanno il diritto di essere liberati da questi "signori", visto il coraggio dimostrato raccontandoci le loro storie, con rabbia e voglia di riscatto, ridando così loro la forza di credere nello Stato di Diritto che ogni cittadino dovrebbe ottenere.

La nostra Associazione vigilerà affinché questo avvenga, onde evitare di presidiare il territorio con i nostri volontari. Infine chiediamo che le forze politiche della città di Milano non stiano zitte e che levino voce a sostegno dei cittadini di via Padre Luigi Monti e vie limitrofe, come ci auguriamo che la società civile scenda in campo ed alzi la voce su questo scandalo.

28 Agosto 2009
Frediano Manzi - Presidente Associazione Sos Racket ed Usura
Allegato 1: Appello al sito di Sos Racket e Usura
Allegato 2: Appello al sito di Sos Racket e Usura
Allegato 3: La lettera

fonte
GRAZIE S.O.S. RACKET E USURA

Luciana P. Pellegreffi

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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