31/10/09

Alcool batte cannabis


Si muore in carcere per detenzione di cannabis. Ma è veramente necessario rinchiudere chi ne fa uso? In caso contrario perché non mettere in galera anche gli alcolizzati e i parlamentari che fanno uso di coca?
OT ma non troppo:
"Alcool e tabacco sono piu' pericolosi per la salute di cannabis, Lsd ed ecstasy. Lo afferma uno studio del principale consulente del governo britannico per gli stupefacenti, riportato oggi dal Times. Il professore David Nutt dell'Universita' di Bristol, presidente del comitato che svolge il ruolo di consulente governativo in materia di droghe, ha pubblicato oggi la sua ricerca: 'Estimating Drug Harms-A Risky Business?' per il centro crimine e giustizia del Kings College di Londra. Nella ricerca, il professore presenta una classificazione delle venti sostanze ' socialmente piu' pericolose' in cui alcolici e tabacco figurano rispettivamente al quinto e al nono posto. Nella graduatoria, l'alcool e' preceduto solo da cocaina, eroina, barbiturici e metadone, e anche il tabacco risulta piu' pericoloso di cannabis, Lsd ed Ecstasy.Nel rapporto, Nutt attacca anche la decisione presa dall'ex ministro dell'Interno Jaqui Smith, che ha riclassificato la cannabis come una droga di 'categoria B': secondo i suoi studi, l'esposizione dei consumatori di cannabis alle malattie psichiche e' proporzionalmente minore rispetto alle probabilita' dei consumatori di sigarette di essere affetti da un tumore ai polmoni." carlos delgado

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Il Segno dei tempi e il senso del segno

mervyn king che corre su un pound in caduta libera

Il segno dei tempi si vede anche in piccole, grandi cose inusuali, straodinarie che accadono in questi giorni.

Cose come quelle che dice, non da poco tempo, il Governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King.

Ad esempio:

"Se una banca è troppo grande per fallire, allora è troppo grande"

Oppure, recentemente : «Incoraggiare le banche ad assumersi rischi che risultano in ricchi dividendi e bonus quando le cose vanno bene e in perdite per i contribuenti quando vanno male distorce l'allocazione delle risorse e la gestione del rischio è l'azzardo morale più grande della storia».

ed ancora:

« di fatto oggi la situazione resta invariata ed è nel nostro interesse collettivo ridurre la dipendenza di così tante famiglie e aziende da così poche istituzioni che si lanciano in operazioni altamente rischiose. Il caso per una revisione della struttura delle banche è molto forte». E ha aggiunto: «È difficile conciliare il fatto che vi siano istituzioni troppo grandi per poter fallire con il fatto che operino nel settore privato».

Insomma bacchettate sulle dita dei banchieri ed espresso desiderio di spezzettare le banche e di dividere la parte speculativa, da lasciare al suo ( presumibilmente) triste destino, da quella che finanzia famiglie ed imprese, da continuare a proteggere.

Come è possibile, direte voi che un banchiere centrale, proprio quello che ha realizzato il più grande salvataggio pubblico della storia ( almeno in proporzione al suo paese), quello che ha abbassato i tassi a zero, che ha reso popolare il "quantitative easing" ammetta, cosi esplicitamente, il fallimento della sua strategia ?

Magari vuole salvarsi l'anima, ( ma i banchieri ne avranno una?) al cospetto della Storia.

Magari non è trattenuto come il nostro Governatore Draghi, dal suo azionista di maggioranza.

E' infatti stata una sorpresa, almeno per me, scoprire che la Bank of England, privata dal 1694 e dintorni, è stata nazionalizzata nel 1946 ed è ancora pubblica, al contrario della Banca D'Italia che è invece, diciamola semplicisticamente, privata, ( più esattamente è un istituto di diritto pubblico a capitale privato) ed ha come azionisti di maggioranza la maggior parte delle principali banche, che cosi godono, più o meno direttamente, del privilegio detto "signoraggio."

Non stupissce che Draghi, pur preso da analoghe paure, ci vada molto, ma molto, ma molto, più cauto nelle sue affermazioni.

Ma passiamo alla seconda parte del post, il senso di un segno.

Vi ricorderete del mitico milione di posti di lavoro .

Beh, come dire...fatto !!

Ovviamente c'e' un piccolo segno, piccolissimo, un insignificante MENO davanti a quel milione ( abbondante).

Puro catastrofismo, certo.

Draghi, infatti fa il pompiere e parla di SOLO 650.000 posti di lavoro persi, nell'ultimo anno.

Considerando che per ogni lavoratore ci sono circa 2 persone e mezzo che dipedendono da lui stiamo parlando di una città come Roma o, nel migliore dei casi, come Torino, abitata da freschi disoccupati.

Il punto è che queste stime potrebbero essere ottimiste, visto che nell'ulltimo trimestre per cui abbiamo dati disponibili, il secondo del 2009, i posti di lavoro persi sono stati 378.000.

Se il trend continuasse arriveremo ben oltre il milione calcolato finora.

Esagerati?

Uh, beh, c'e' chi parla, l'avrete sentito, di oltre TRE milioni di disoccupati.

In pratica una intera regione Italiana, grande come la Lombardia, con famiglie disoccupate.

In questo contesto, ripeto per l'ennesima volta, parlare di ripresa non è solo ottuso e vergognoso.

E' offensivo.

Se poi parliamo di scudo fiscale...beh ecco...mi vengono i bordoni.

Meglio sperare che qualcuno cominci a chiedersi come uscirne.

Purtroppo, ainoi, non si perde il vizio ai proclami altisonanti, anzi si rilancia con questa storia del milione di posti di lavoro, sia pure riverniciati di verde, con il rischio di altre durissime batoste.

Fosse cosi facile...

Nel frattempo, nell'urgenza di reperire fondi, di non far scappare una spesa pubblica fuori controllo si taglia i taglia e si taglia, perfino sulle famose opere infrastrutturali. Leggetevi, se avete voglia, i verbali della ottava commissione al Senato, dove si protesta, flebilmente, per i tagli "dissennati".

Chissà, forse è meglio così.

Oggi come oggi, con i guai che normalmente si combinano, il NON fare è già una buona notizia, purtroppo, purtroppissimo.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

LA CRISI VI RENDERA' LIBERI

Non e' ancora finita sotto i ferri di Marco Cedolin e Beppe Grillo la notizia dell’ addio che la multinazionale McDonald si appresta a dare all'Islanda [1], ma immagino i possibili commenti che leggeremo nei loro blog nei prossimi giorni. In breve, per coloro che non ne fossero ancora al corrente, la nota catena di "cibo spazzatura" ha dovuto gettare la spugna contro la concorrenza locale puntando il dito contro il "collasso della corona” nei confronti di euro e dollaro e chiuderà i battenti questo fine settimana dopo una storia durata 16 anni.

Una storia che potrebbe essere benissimo il paradigma, o meglio la parabola di quell'ideologia impropriamente chiamata "liberismo" che ha travolto la piccola isola dell'Europa settentrionale di appena 300.000 anime che, fino agli inizi di questa storia, aveva un economia prevalentemente incentrata sulla pesca al merluzzo e l’industria ad essa collegata – un paradiso con un indice di speranza di vita, non a caso di ben 81.8 anni (Italia 79.9 anni) [2].

Come nel Paradiso Perduto” di John Milton (da non confondere con Milton Friedman, il fautore del liberismo della famosa “Scuola di Chicago), questa storia ha inizio da un morso, il primo morso innagurale ad un "Big Mac" dell' allora primo ministro David Oddsson (chiamato dagli amici “King David”) nel 1993, che, come un peccato originario, segna l'avvento della globalizzazione e l’abbattimento generalizzato di vincoli al commercio estero e al controllo dei capitali, rafforzato dalla innovazioni informatiche e tecnologiche. Ebbene, a seguito di quell’ atto, in poco più di un decennio questo luogo dimenticato da dio si è trasformato in uno dei paesi piu’ sviluppati al mondo, con un livello di reddito pro-capite tra i più alti del pianeta (cresciuto del 45% in cinque anni, fino a raggiungere il primo posto posto nella statistica “Human Development Index” stilata dalle nazioni Unite nel 2007 [3] ).

Purtroppo oltre ai dubbi (ed effimeri) vantaggi per la popolazione locale, la globalizzazione porta in seno anche il peccato originale, la bolla del debito sostenuta artificialmente dai bassi tassi di interesse e da agenzie di rating non particolarmente acute e vigili. La repentina caduta del paradiso e' segnata dal deprezzamento della corona islandese (che tra l'altro sottraeva valore alle attività reali in Islanda), gonfiando il valore dei debiti in valuta nazionale contratti all’estero [4]. Il sistema bancario islandese ha cominciato a scricchiolare; quando le banche internazionali hanno cominciato a chiudere i rubinetti del credito, il governo islandese è stato costretto a nazionalizzare una dopo l’altre le tre banche e il paese si è risvegliato dal suo delirio per ritrovarsi davanti agli occhi un sistema finanziario oberato da 100 miliardi di dollari a fronte di un prodotto interno lordo di soli 14 miliardi di dollari, nonche’ un economia reale completamente devastata.

Dopo mesi di manifestazioni pacifiche, una folla imbestialita [5] a gennaio di quest'anno (circa tremila persone, e tremila persone in Islanda sono tanti, specie a gennaio) ha addirittura deciso di entrare -non di cortesia- in Parlamento per reclamare (ed ottenere) le dimissioni in blocco del governo e dei parlamentari e l'immediata rimozione del presidente della banca centrale controllata proprio dal peccatore originario David Oddsson che nel frattempo era stato (guarda caso) chiamato a dirigere.
In questo contesto si creano le condizioni che porteranno a chiudere il prossimo fine settimana i tre ristoranti McDonald presenti sull' isola.

La Lyst, proprietaria del marchio McDonald in Islanda e' infatti costretta per legge a dover acquistare fuori dall' isola tutta la materia prima necessaria, dalla carne al materiale per gli imballi, a tutto vantaggio dei prodotti locali non sottoposti a tassi di cambio penalizzanti e sopratutto a dazi doganali che sfiorano l'80% per alcuni prodotti alimentari semi-lavorati (http://www.tollur.is/default.asp?cat_id=61).

Attualmente il prezzo di un "Big Mac" in Islanda e’ di 650 corone (5.29 dollari), ma per rientrare nei costi di esercizio, a parità di merce venduta il prezzo dovrebbe essere portato a 780 corone (6.36 dollari), troppo per poter competere con i prodotti locali, sulla cui qualità non mi pronuncio, ma sono pronto a scommettere migliore rispetto a quelli che possono essere distribuiti da una multinazionale della ristorazione rapida divenuto sinonimo di "cibo spazzatura". Ma l'impatto che le grosse multinazionali hanno sul tessuto economico e sociale va ben al di là della pur grave malnutrizione. Non voglio "ribattere concetti che i lettori degli autori dei blog citati all’'inizio di quest’articolo conoscono benissimo, ma vorrei limitarmi ad osservare come ad esempio il costo del “Big Mac”, non tenga conto dello spreco di energia richiesto per il trasporto di prodotti che hanno equivalenti locali. Questi sprechi hanno un impatto sulla domanda di energia con il conseguente aumento di prezzo che viene pagato anche da chi non comprerebbe mai un prodotto McDonald.

Spero che il popolo islandese festeggi quest’avvenimento epocale e che chiude questa parabola. Epocale perché non solo il logo della catena della ristorazione rapida McDonald e' uno dei simboli della globalizzazione, ma anche in quanto il suo prodotto principale, il "Big Mac" ne e' anche lo strumento di misura.

Il Big Mac Index [6] e' infatti l'indice ufficioso di comparazione del potere d'acquisto di una valuta.

"L'assunto centrale della "parità dei poteri d’acquisto" è che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute. Nell'indice Big Mac, il "paniere" è composto da un singolo Big Mac, così come viene venduto dalla catena di fast food della McDonald's. Il Big Mac è stato scelto perché è disponibile con le stesse specifiche in diverse nazioni del mondo" [7]

Di conseguenza, il "Big Mac Index", misura sopratutto il grado di appiattimento di usi, costumi e valori (in questo caso alimentari) con l'indice che tende a coincidere con il tasso ufficiale di sconto laddove usi, costumi, ma anche condizioni lavorative sono omogenee e proporzionali rispetto al mondo di McDonald, un mondo che spero questa crisi riuscirà a spazzare via dalla storia.

di Stefano Vernavideo

NOTE

1 - http://www.cbsnews.com/stories/2009/10/26/world/main5422511.shtml
2 - http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_European_countries_by_life_expectancy
3 - http://en.wikipedia.org/wiki/Human_Development_Index
4 - http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/Islanda-banche-collasso.shtml?uuid=53dc75d2-93ba-11dd-b691-b4862d432e11
5 - http://www.youtube.com/watch?v=VLGenQiDmQw
6 - http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Mac_Index
7 - ibidem

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

concoLLenza sleale - La Pillola rossa del weekend


Qualcuno ricorda i tempi in cui le tigri asiatiche erano accusate dai Paesi del ricco Occidente di fare dumping (cioè di vendere i loro prodotti sottocosto) e quindi concorrenza sleale? Beh, sono finiti. Ora è la Cina che accusa - o almeno così parrebbe - gli Stati Uniti di danneggiare i poveri imprenditori dagli occhi a mandorla. Scrive, infatti, il “Wall Street Journalche Pechino sarebbe pronta a varare norme antidumping sulle importazioni dagli Usa. Non su tutte, ovviamente. Solo su quelle di un certo composto chimico necessario per fabricare il nylon. Segno dei tempi. E di una guerra commerciale - sotterranea, ma abbastanza feroce - che vede Cina e Stati Uniti scontrarsi ormai da mesi. Il provvedimento antidumping allo studio del governo cinese, infatti, è solo l’ultima mossa di una partita che va avanti da un po’. Come ricorda sempre il Wall Street Journal: a settembre gli Usa avevano imposto dazi sulle importazioni di pneumatici cinesi; e l’ex celeste impero aveva risposto accusando - formalmente, di fronte all’Organizzazione per il commercio mondiale - gli Stati Uniti di fare dumping su polli (sì, nel senso degli animali) e componenti per auto. A metà ottobre, poi, Pechino aveva imposto dazi su alcuni tipi di nylon. E ora tocca pure ai composti chimici. Difficile dire come andrà a finire. Ma una cosa è certa: la Cina - che nell’ultimo trimestre è cresciuta ad una velocità più che doppia rispetto agli Usa (8,9% contro 3,5%) ed è il Paese che possiede la maggior parte del debito pubblico a stelle e strisce - ha perso tutto il suo timore reverenziale verso Washington. Sempre che ne abbia mai avuto.

P.S. Di tutto questo avevamo già parlato qui e qui. Un altro punto di vista interessante - quello di un economista, Mario Seminerio - invece lo trovate qui.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Svizzera e Italia: gli eurotrafficanti

novi.jpg

Tremorti ha dichiarato guerra alla Svizzera con lo Scudo Fiscale. E' una guerra tra eurotrafficanti. Si contendono i soldi degli evasori. Si stima che 600 miliardi di euro provenienti dall'Italia e non dichiarati al Fisco si trovino nelle banche svizzere. 200 miliardi nella sola Lugano, nel Canton Ticino. Lugano è, a tutti gli effetti, la patria degli evasori italiani. Prosciugare la Svizzera per salvare i conti dell'Italia è la missione di Tremorti che ha mandato i finanzieri in 76 filiali di banche svizzere presenti nel nostro Paese. I finanzieri italiani controllano da settembre le macchine in transito sulla frontiera italo-svizzera e forse anche oltre, in incognito. I cittadini elvetici sono infatti alla caccia di eventuali investigatori del Fisco inviati da Roma in "clandestinità".
L'ambasciatore italiano a Berna è stato convocato dalle autorità svizzere per dare spiegazioni e il ministro degli Interni elvetico, Pascal Couchepin, ha definito l'atteggiamento italiano una: "razzia" verso le banche elvetiche.
Se tutti i soldi degli evasori, stimati in due terzi della capitalizzazione bancaria di Lugano, tornassero in Italia, il Canton Ticino rischierebbe il fallimento. E' una guerra per contendersi il ladro sociale, il più schifoso. Che altro è, infatti, un evasore che non paga le tasse nel proprio Paese e esporta milioni di euro in Svizzera con il riparo del segreto bancario? Soldi sottratti alla comunità, alle fasce sociali più deboli, alla scuola, agli ospedali. Gentaglia che ha tenuto i suoi capitali all'ombra del cioccolato e che ora rientrano in Italia con il tappeto rosso dell'anonimato, del condono, con il solo 5% di dazio. Ladri contro ladri. Chi vincerà tra l'Italia e la Svizzera?
E di chi sono questi maledetti capitali? Ci sono dei politici coinvolti? Sono forse tra quelli che hanno votato lo Scudo Fiscale e che si sono astenuti?
Anche gli svizzeri nel loro piccolo si incazzano. Un ex direttore di banca ha dichiarato che se parlasse: "Il governo italiano cadrebbe in un giorno".
E parla cioccolatino svizzero. Parla!

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

30/10/09

Altro ragazzo morto nelle mani delle Forze dell’Ordine

Si chiamava Stefano Cucchi e aveva un problema di droga. Quando è stato arrestato, aveva in tasca “poca roba”, ma anche se fosse stata tanta, niente può giustificare l’ennesima morte sospetta di un ragazzo consumatasi nelle mani di chi dovrebbe proteggerci. Le foto (non consigliate ad un pubblico facilmente impressionabile) di Stefano, diffuse dalla famiglia, mostrano il corpo estremamente esile con il volto devastato, l’occhio destro rientrato nell’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra con un solco verticale, segno di una frattura. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma è evidente che all’interno delle nostre Forze dell’Ordine ci sono troppe mele marce e fin quando per questi signori un omicidio verrà punito come un furto di caramelle non cambierà mai nulla. Giustizia per Stefano Cucchi!!! (Intervista alla sorella della vittima)

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Annozero 29/10/2009.



Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Il regno degli omissis: la riforma del segreto di Stato del 2007 congelata dal governo Berlusconi



Estate 1964: tentato golpe in Italia guidato dal Generale dell'Arma dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, il cosiddetto "Piano Solo".
4 agosto 1974: strage dell'Italicus. 12 morti e 48 feriti per l'esplosione di una bomba nel vagone numero 5 dell'espresso Roma-Monaco.
1974: progettazione del piano di Colpo di Stato da parte di Edgardo Sogno, agente segreto e membro della loggia massonica Propaganda 2.
Autunno 1979: scandalo Eni-Petronim, tangenti pagate dall'Eni alla compagnia petrolifera saudita con parziale ritorno "in Italia" a titolo di finanziamento della P2.
2 settembre 1980: misteriosa sparizione dei giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni a Beirut.
17 febbraio 2003: sequestro del cittadino egiziano residente a Milano Abu Omar da parte di agenti della CIA e con la complicità del SISMI.

Sono solo alcune delle lacunose e terribili vicende che hanno scosso l'Italia nel corso della sua storia repubblicana e che sono state oggetto di omissioni e occultamenti di verità, attraverso l'apposizione del cosiddetto "segreto di stato".
Il tutto sempre nel buon nome della salvaguardia dell'integrità democratica nazionale.

Ma i fascicoli e i faldoni giacenti negli archivi delle varie agenzie di sicurezza non si limitano ai fatti sopracitati, per i quali ci fu una pubblica apposizione del Segreto di Stato da parte del governo allora in carica; diverse centinaia o forse migliaia di documenti archiviati finiscono per interessare, seppure indirettamente, molte altre vicende altrettanto inquietanti del dopoguerra italiano, dalla Strage di Portella della Ginestra al sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, da Piazza Fontana alla Stazione di Bologna.
Interi faldoni relativi alle Brigate Rosse, ai NAR, alle operazioni dei corpi militari e alla documentazione interna dei servizi non attendono altro che vedere un po' di luce e respirare qualcosa di diverso dall'aria stantia e consumata che avvolge gli archivi interrati di edifici inaccessibili.

Erano queste le ragioni che portarono il Governo Prodi e l'intero parlamento italiano a scrivere ed approvare il 3 agosto 2007 la legge di riforma dei servizi segreti italiani, che, tra le tante questioni, definiva un limite di 15 anni (ed estendibile al massimo a 30) per la validità del segreto di stato su tutti i documenti su cui risulta apposto.

L'8 aprile del 2008, ben 8 mesi dopo l'approvazione della legge, il governo retto da un Romano Prodi ormai sfiduciato e pronto a lasciare l'onere dell'amministrazione nazionale dello stato a Silvio Berlusconi approvava il primo decreto di attuazione della riforma.

Tre mesi più tardi, il 23 settembre, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi dava vita al decreto governativo che istituiva un'apposita Commissione chiamata a definire le procedure per il pubblico accesso ai documenti in via di desegretazione.

Dopo oltre un anno la legge restava ancora inapplicata ed il segreto di stato su vicende "desegretabili" e legalmente di pubblico dominio come i tentati golpe e l'omicidio Moro rimaneva intatto. Immacolato.

Il 23 marzo 2009 il termine previsto per l'accesso pubblico alla documentazione. Il 20 marzo il primo slittamento, che posticipava il tutto al 30 settembre.
Il giorno successivo, il primo ottobre del 2009, appena 28 giorni fa, la Gazzetta Ufficiale pubblica l'ennesimo decreto di proroga, sempre a firma di Silvio Berlusconi, che ha rimandato ancora una volta i tempi per la desegretazione dei documenti relativi alle numerose vicende che vanno dal brigantaggio siciliano del 1800 al "caso Moro".
Lo slittamento, ben più consistente, ora fissa i tempi di realizzazione del regolamento per l'accesso al 30 giugno 2010.

Una data che potrebbe essere posticipata ancora una volta. E un'altra. E un'altra ancora.

Nell'agosto del 2007 maggioranza ed opposizione annunciavano con un tono trionfante opportunamente cavalcato dalla stampa nazionale l'approvazione di una legge che restituiva trasparenza e democraticità allo stato italiano. Uno Stato che decideva con chiarezza di porre la parola fine a troppi "misteri d'Italia".

Il clamore di quei giorni cozza spaventosamente con il tombale silenzio di questi giorni. Le traballanti promesse di allora, sapientemente mascherate da certezze legislative, cominciano a mostrare il proprio volto. Di fronte ad una stampa che nel corso di appena due anni ha modificato parecchio le proprie priorità.

Il segreto di stato, a dispetto dei resoconti e delle dichiarazioni di allora, gode ancora di ottima salute. Nessun sintomo influenzale. Nemmeno un'influenza A di sottotipo H1N1. Figurarsi la scarlattina...

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

SIGNORAGGIO E GRANDE FINANZA


Per rendersi meglio conto di che cosa sia il signoraggio della moneta e la perdita di sovranità monetaria ricorderò un aneddoto. Prima della istituzione della Federal Reserve, la banca centrale americana, un Rothschild che sarà poi uno dei principali azionisti della stessa, disse: “Datemi la possibilità di emettere la moneta di un paese e a me non interesserà chi scriverà le leggi”.
Per meglio capire il concetto poniamo che io possa concedere ad uno di voi la possibilità di battere moneta, cioè di far circolare danaro emesso da voi e stampato attraverso una qualunque tipografia. Che pacchia! Potreste comperare tutto quello che volete.
Inoltre vorrei chiedervi se vi siete chiesti perché la legge punisce chi falsifica il denaro. In fondo un poco di denaro in più in circolazione faciliterebbe solo gli scambi. Ma nel metterlo sul mercato essi potrebbero acquistare e venire in possesso di beni. Credo che voi stiate cominciando a capire che rinunciare alla sovranità monetaria e cedere il signoraggio della moneta da parte dei nostri governanti non sia un fatto puramente tecnico ma un fatto economico di primaria importanza per la nazione tutta, in altre parole, per i vostri interessi.

Le banche di preminente interesse nazionale, nazionalizzate dal regime fascista durante la crisi economica del 1929, erano azioniste della banca d’Italia. Esse sono state liberalizzate una decina di anni fa consegnando senza contropartite la Banca d’Italia stessa al controllo dei privati.
Da questa concessione nasce il debito pubblico verso agenzie private, che assorbe più del quindici per cento delle nostre tasse solo per gli interessi passivi fermo restando il debito di qualche centinaio di migliaia di euro per ciascuno (!) dei sessantamilioni di Italiani. Questo debito è verso le banche ora private proprietarie delle azioni della Banca d’Italia.
Un altro esempio per meglio comprendere il meccanismo della formazione del denaro è il seguente. Se dovete acquistare una abitazione per la vostra famiglia dovete accendere un mutuo con una finanziaria. Questa vi presta dei soldi che ottiene da una banca, che li ottiene a sua volta dalla banca d’Italia che li crea dal nulla e ve li presta ad interesse ma senza alcuna garanzia. In altre parole se il giorno dopo vi fosse una grave svalutazione della lira, finanziaria, banca intermediaria e Banca d’Italia non ne risponderebbero. Ci sarebbe da spiegare che cosa è una finanziaria: è una società intermediaria che specula sulla differenza di interessi fra quelli bancari e quelli del mutuo, insomma un ente che ha una funzione puramente parassitaria ai vostri danni. Naturalmente le strutture sopra descritte con il loro rastrellamento continuo di denaro non sono la causa prima della crisi anche se contribuiscono all’abbassamento del tenore di vita generale ed all’inflazione con la massa enorme di denaro a loro disposizione.

Vorrei finire con un’ultima osservazione. Questa crisi finanziaria non è la prima. La prima si è riscontrata una nel 1907, sempre partita da manovre finanziarie negli Stati Uniti. Si è iniziata con la propalazione di voci incontrollate che affermavano falsamente che alcune banche fossero sull’orlo del fallimento. Quando tutti i clienti si affrettarono a ritirare i propri depositi essa fu costretta a ritirare il credito ai propri clienti che avevano fatto mutui o prestiti con rimborso dilazionato, costringendoli a svendere beni e attività produttive. Da quanto sopra nacque un generale cataclisma economico per cui si ricorse al Banchiere Aldrich (che poi sposerà una Rothschild) che propose l’istituzione della Federal Reserve, una banca centrale privata, che avrebbe dovuto controllare tutte le attività bancarie americane per evitare il ripetersi di gravi turbolenze finanziarie.

Esse invece si ripeterono nel 1920 con un improvviso ritiro dei finanziamenti facili che fecero fallire cinquemila banche esterne al sistema Fed. Il fatto che l’evento sia accaduto appena finita la grande guerra del 1914-18, dimostra la favola delle guerre fatte per salvare l’economia: le guerre se mai vengono fatte approfittando delle crisi e con tale pretesto.

Anche la crisi del 1929 fu generata da Rockfeller ed altri banchieri che applicarono la clausola del Margin Load e, chiedendo la copertura immediata del debito, fecero fallire quindicimila banche fuori dal sistema Fed, mentre le banche del cartello, che avevano venduto prima le azioni a prezzi pieni, acquistarono banche, titoli ed attività di ogni genere a prezzi di realizzo.
Anche la crisi attuale è stata architettata dalla cupola finanziaria internazionale con il ridicolo pretesto delle inadempienze dei clienti sui mutui dei subprime. E’ infatti poco credibile che le banche si facciano imbrogliare da clienti di solito molto più sprovveduti di loro. Per capire che cosa succederà bisognerebbe sapere che cosa stanno pensando di fare nelle alte sfere della finanza transnazionale: non penso che stiano architettando niente di buono per noi.

di Vittoriano Peyrani

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Così uccide la camorra…


Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

29/10/09

Il Cambio di passo e la figura (retorica) dello “stronzo”


Mentre l’Itaila si balocca con il suo solito tran(s) tran(s) - dalle escort, si è passati alle transessuali; e a breve si attendono nuove esplosive rivelazioni a base di donne cannone e nani senza ballerine, ma molto forti nella la regola della “elle” - il resto del mondo si ostina, stranamente, a parlar d’altro. Cioè di soldi ed economia. Che ancora non si decide a girare per il verso giusto.

Certo: come ha ripetuto anche oggi il nostro maître dell’ottimismo, al secolo Silvio Berlusconi: il peggio (della crisi) è passato. E certo: sempre oggi - dopo un anno consecutivo di segni meno - gli Stati Uniti hanno festeggiato il ritorno alla crescita, visto che il Pil - tra luglio e settembre - è finalmente tornato a salire (del 3,5%). Ma come ha osservato non un pool di economisti disfattisti e bolscevichi, bensì il “Wall Street Journal”: non è tutto oro quel che luce. Perchè l’economia a stelle e strisce ha ripreso a correre solo grazie alla valanga di danari pubblici spesi dal governo Usa (oltre ai salvataggi di banche, l’amministrazione Obama ha messo in campo incentivi per comprare case e auto e chi più ne ha, più ne metta). E perchè - per adesso - non si vede ombra di nuovi posti di lavoro. Anzi: le cronache continuano a raccontare di licenziamenti a raffica.

Tra ieri e oggi. La compagnia petrolifera Shell ha annunciato una cura dimagrante da 5.000 licenziamenti (il 5% della forza lavoro; causa profitti in calo di un buon 70% proprio nell’ultimo trimestre). La Us Airways ha deciso di lasciare a casa 1.700 persone tra piloti, hostess e personale di terra. E l’italianissima casa di moda Versace - che, secondo il New York Times, potrebbe chiudere quest’anno con una poco lussuosa perdita secca di 45 milioni di dollari - ha messo in chiaro che licenzierà ben un quarto dei suoi dipendenti (350 su 1.360).

Nulla di buono e di nuovo sotto il sole, insomma. Unica vera novità: il governo italiota - tran(s) tran(s) permettendo - ha finalmente deciso di cambiare passo. E di passare a politiche più incisive ed aggressive. Come scrive il quotidiano Piddino “L’Unità” (in un articolo ingiustamente piazzato a pagina 24, tanto per non dare a Cesare quello che è di Cesare; e al governo quello che si merita): il ministro per le Attività produttive, Claudio Scajola ha deciso di scendere personalmente in campo. Prima uscita: Capodichino, provincia di Napoli. Più precisamente alla Atitech, azienda di manutenzione aeronautiche, che naviga in pessime acque.

La Atitech pare aver evitato il fallimento. Ma uno dei suoi dipendenti - tal Paolo Esposito - non ha potuto evitare le ire del ministro. L’operaio Esposito aveva esposto, invero un po’ polemicamente, le sue perplessità al ministro in visita alla fabbrica: “Altro che piani per salvarci, ci hanno tolto la mensa e siamo tornati indietro di 40 anni. Ma tanto sappiamo già come finisce: che voi politici vi arricchite e gli imprenditori pure“. Perplessità cui il ministro ha risposto in maniera chiara ed esaustiva. Con tanto di ardita metafora. Secondo l’Unità avrebbe detto: “Perchè generalizza? E’ come se dicessi che tutti gli operai sono stronzi come lei, però non lo dico”.

E infatti: non ha dovuto dirlo, perchè l’aveva già detto. Come aveva già detto - sempre il signor Scajola, ma quando era ministro dell’Interno del Berlusconi 2 - che il giuslavorista Marco Biagi era un “rompicoglioni” (perchè voleva a tutti costi una scorta di polizia; scorta che non gli venne fatalmente concessa: fu ucciso, Biagi, da quel che rimaneva delle nostrane Brigate rosse). Un’uscita sulla stessa lunghezza d’onda del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Che a un contestatore - a New York, per l’ultimo Columbus day - ha dato - giustamente visto il clima e l’andazzo - direttamente del “pedofilo”.

Dicevamo: in mezzo a tante notizie così così, ecco dunque una lieta novella. Finalmente si è capito in cosa dovesse consistere il famoso cambio di passo di cui tanto si è blaterato in questi giorni. Una nuova linea del governo. Più aggressiva ed efficace. Unico neo: per ora non contro la disoccupazione. Ma solo contro lavoratori ed elettori. Ma non si può avere tutto. Nevvero?

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Atom story: troppa acqua per raffreddare i reattori


Bene, abbiamo costruito la nostra centrale e adesso, come dei veri industriali siamo pronti per produrre e vendere energia “a basso costo” guadagnando un sacco di soldi. Ma ci sono ancora alcuni problemini da risolvere.
Il primo è quello che (come abbiamo visto il mese scorso) il rendimento non è molto alto e c’è una quantità di calore enorme da portare via. Ci serve quindi un sistema di raffreddamento. Come questo è realizzato dipende dal tipo di reattore che abbiamo installato nella nostra centrale.
I primi ad entrare in produzione furono i Magnox, ma la maggior parte di quelli oggi funzionanti sono del tipo PWR oppure BWR. WR sta per Water Reactor. Le lettere P e B per Pressurized e Boiling. In sostanza in entrambi viene utilizzata dell’acqua per la fase di raffreddamento (e anche di moderazione dei neutroni), ma con circuiti differenti e mantenuta a pressioni decisamente maggiori nel primo caso. La 3^ generazione non ha portato novità; dal punto di vista del raffreddamento non è cambiato niente.
Ci sono state e ci sono altre sperimentazioni sui reattori. In particolare merita attenzione il cosiddetto reattore a neutroni veloci che è sfociato nel Superphoenix francese. Per quello che ci riguarda e cioè la fase di raffreddamento si è cercato di sostituire l’acqua con metalli liquidi che hanno molti vantaggi dal punto di vista termodinamico. Tuttavia il progetto non ha avuto i risultati attesi ed è stato abbandonato per motivi di sicurezza e di affidabilità.
Quello che mi interessa sottolineare è la quantità di acqua che viene impiegata dalla maggior parte dei reattori oggi esistenti, da dove questa proviene e se può in qualche modo danneggiare l’ambiente circostante.
Ovviamente ogni centrale avrà bisogno di quantità un po’ differenti di acqua per il raffreddamento; questo dipende dall’esercizio dell’impianto e dalla potenza. Ma cercheremo di portare a casa dei dati generali.
Il sistema di raffreddamento ed estrazione del calore prodotto dev’essere efficientissimo e continuo. La quantità di calore da sottrarre è enorme e, per fare questo, si usano grandi quantità di acqua provenienti da una sorgente fredda naturale. Si tratta dell’acqua di laghi, fiumi o mare. Questa viene utilizzata e poi ributtata nella sorgente naturale; ma l’acqua non si trova più alla stessa temperatura di prima, è molto più calda. Ecco allora che servono quelle enormi torri di raffreddamento (alte circa 150 m) nelle quali abbassare ulteriormente la temperatura di queste masse d’acqua prima di riversarle di nuovo nelle sorgenti fredde. Nonostante questo la temperatura di uscita è sempre superiore a quella di entrata.
Questo aspetto è molto delicato, perché coinvolge l’equilibrio degli ecosistemi nei quali la centrale è inserita e quindi la vita vegetale e animale nei fiumi o nei laghi dai quali l’acqua fredda viene prelevata.
Jeremy Rifkin scrive al riguardo.
“E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell’energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e’ quello che la gente non sa: il 40% di tutta l’acqua consumata in Francia lo scorso anno, e’ servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l’estate perché l’aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete è che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricità.”
Magari si può pensare che Rifkin sia di parte e allora rivolgiamoci altrove.
Negli Stati Uniti è stata fondata una trentina di anni fa una associazione, che si chiama Union of Concerned Scientists (letteralmente Unione di scienziati preoccupati). Preoccupati di come il mondo si è evoluto a discapito della sostenibilità.
Questa associazione è stata fondata da professori del MIT, il più famoso Istituto universitario tecnologico del Mondo (Cambridge, Massachusetts) e ha contato tra i suoi soci anche dei premi Nobel (ad es. il fisico Henry Kendall). Bene, questi signori hanno inventato e pubblicato un’equazione che consente di calcolare di quanta acqua ha bisogno una centrale nucleare per il solo raffreddamento.
Un anno fa l’associazione ha pubblicato un dossier di 14 pagine, scaricabile in formato pdf dal loro sito (www.ucsusa.org) proprio su questo argomento.
Oltre all’equazione vengono riportati degli esempi. Vediamone alcuni.
Gli oltre 100 reattori nucleari americani sono tutti di tipo BWR o PWR, che consumano più o meno la stessa quantità di acqua. I dati riportati sono quindi generali e si possono applicare anche ai reattori del resto del mondo, tranne poche eccezioni.
Una centrale con una potenza di 1000 MW (tipica dei reattori di 2 e 3 generazione), ha bisogno di circa 1′800′000 litri di acqua al minuto, questo significa 30 mila litri al secondo che corrispondono a 30 m3.
Non lasciamoci ingannare dalla cifra: è una quantità mostruosa di acqua e corrisponde all’incirca ad un terzo della portata del fiume Po a Torino.
Questo valore dipende fortemente dalle temperature di esercizio dell’impianto. Se, per renderlo più efficiente, si decide di lavorare in condizioni di maggior produttività la quantità d’acqua necessaria raddoppia. Inoltre questo valore dipende fortemente dalla potenza erogata dal reattore. Così i nuovi reattori da 1600 MW dichiarano una necessità di 40 m3 al secondo. UCS calcola per un reattore appunto di 1600 MW una necessità d’acqua di oltre 70 m3 al secondo in condizioni di esercizio ottimali per la produzione.

Ma non esistono sistemi di raffreddamento a circuito chiuso di modo che l’acqua che circola sia sempre la stessa e quindi non ci siano danni all’ambiente circostante? La risposta è “Sì, però …”.
La prima osservazione da fare è che un simile impianto è molto più costoso di quello per così dire “normale” e poi l’acqua di raffreddamento serve comunque e viene sempre prelevata dall’ambiente circostante. L’etichetta di “sistema di raffreddamento a circuito chiuso” è un termine improprio perché gli impianti di questo tipo producono grandi nuvole di vapore che se ne va attraverso le altissime torri di raffreddamento. L’acqua è dunque necessaria per compensare quella che se ne va sotto forma di vapore. La quantità è decisamente minore ma certo non un valore trascurabile. L’impianto nucleare di Susquehanna in Pennsylvania utilizza circa 2000 litri al secondo per sostituire il vapore emesso e mantenere la temperatura delle torri.
C’è anche una ricerca della Environment Agency, l’agenzia per l’ambiente della Gran Bretagna, che tiene sotto controllo, tra gli altri, il sito nucleare di Sellafield. Qui c’è una vecchia centrale che ha avuto un sacco di problemi e gravi incidenti nel 1957 e 1973. Adesso c’è uno dei più grandi siti di riprocessamento delle barre di Uranio (anche di quelle italiane provenienti dalle vecchie centrali).
Per chi non lo ricordasse si tratta di recuperare dalle barre di Uranio delle centrali nucleari i materiali ancora utilizzabili nei reattori o in altre attività, come Uranio e Plutonio, separandoli dalle “ceneri” della reazione di fissione.
Ma anche questa attività ha bisogno di acqua di raffreddamento e non poca. Secondo i dati forniti dall’Agenzia occorrono quasi 20 mila m3 di acqua al giorno.
Se si considera che qui non viene prodotta energia ma solo combustibile secondario per le centrali si tratta di un valore molto elevato.

Ora può sembrare che questo discorso sia un po’ di lana caprina, nel senso che si sta montando un caso per un problema così marginale rispetto a quello, ad esempio, delle scorie radioattive che nessuno al mondo sa dove mettere. In parte è vero, ma questo dimostra una cosa importante e cioè che “la questione nucleare” non è “un problema”, ma “una serie di problemi” a volte nemmeno tra loro collegati. Quello dell’acqua è solo “un altro problema”, ma è anch’esso serio per due motivi.
Il primo è che si spreca acqua, tanta acqua e non vorrei aggiungere altro sull’argomento perché credo tutti sappiano quanta carenza d’acqua c’è nel mondo soprattutto se si riveleranno corrette le previsioni sul riscaldamento globale del pianeta.
Il secondo è che immettendo acqua a temperatura più alta nella fonte da dove è stata prelevata (ad esempio nel Po) si modificano le condizioni di vita in quel tratto di fiume.
E non è granché accettabile dire: “ma in fondo cosa vuoi che sia qualche grado in più o in meno”. Perché non dite la stessa cosa quando vostro figlio invece di 37°C ne misura 40°C: in fondo sono solo tre gradi, cosa volete che sia?
Un anno fa si è chiusa una causa durata dieci anni a New York. Da un lato l’associazione ambientalista Riverkeeper diceva che la centrale nucleare di Indian Point sul fiume Hudson influiva sull’ecosistema del fiume distruggendo una quantità mostruosa di fauna, dall’altro la Entenergy, proprietaria della centrale, negava tutto. L’ente ambientale dello stato di New York (DEC) ha stabilito che ogni anno più di un miliardo di pesci venivano “bolliti” dal sistema di raffreddamento della centrale.
Negli Stati Uniti solo 40 centrali atomiche statunitensi su 104 si avvalgono delle torri di raffreddamento per il riciclaggio dell’acqua, evitando “eccessivi” danni all’ambiente. Le altre 64, come Indian Point, si avvalgono di acqua fluviale per evitare di spendere nella costruzione delle torri, causando la moria dei pesci.
A maggio 2008, la Riverkeeper ha commissionato uno studio parallelo a quello del DEC, da cui si rileva che nell’Hudson, dopo 35 anni dalla costruzione della centrale, dieci specie ittiche su tredici sono in via di estinzione.
Il genio umano ha vinto un’altra volta.

di Mario Brusamolin

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Milioni di nuovi posti di lavoro nelle energie rinnovabili

Venti milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030 nel settore delle energie rinnovabili e' la previsione di Christopher Flavin, presidente del Worldwatch Institute, organizzazione internazionale di ricerca focalizzata su energia, risorse e problemi ambientali, che ha partecipato ieri a Ecomondo, la Fiera internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile, giunta quest'anno alla sua tredicesima edizione (28-31 ottobre 2009, Rimini Fiera)

Milioni di nuovi posti di lavoro nelle energie rinnovabiliChristopher Flavin, presidente del Worldwatch Institute, l'organizzazione internazionale di ricerca con sede a Washington, riconosciuta in tutto il mondo per l'innovativo studio sulle connessioni a livello mondiale tra le tendenze economiche, sociali e ambientali, propone un'economia a basso consumo di carbonio che soddisfi i bisogni umani senza compromettere il rispetto dell'ecosistema.
Durante la conferenza di apertura dal titolo 'Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilità può far ripartire l'economia globale', organizzato da Rimini Fiera, CONAI, LegaCoop e Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Confindustria, Anci, Legambiente, Kyoto Club, Flavin ha esordito dicendo "Manco dall'Italia da 5 anni e guardando questa fiera dico che nel vostro Paese deve essere successa una quasi rivoluzione. Spero che continuiate sulla strada intrapresa, vedo qui una varietà di imprese e di iniziative davvero impensabili fino a pochissimo tempo fa"
"In realtà, ha poi proseguito Flavin, siamo tutti in mezzo ad una rivoluzione di tipo industriale e a mio parere il sistema economico e quello politico occidentali si stanno dimostrando incapaci di fare fronte alla sfida.
Rischiamo la stessa fine dell'idea comunista del mercato, che fallì proprio per non essere stata in grado di capire e cavalcare le novità.
Bisogna cambiare in fretta, prima che le pressioni economiche si tramutino in gravi problemi politici.
Se l'Occidente prosegue nel non capire l'emergenza ambientale, crolleranno molti pezzi del sistema.
La comunità globale siede su una scialuppa che fa acqua e solo alleandoci tutti assieme potremo trovare la strada per non affondare.
La comunità scientifica è dubbiosa sull'effettivo raggiungimento dei risultati annunciati dai governanti.
Credo che si debba rovesciare la prospettiva: evitiamo di rincorrere le emergenze e cavalchiamo le enormi prospettive che le energie rinnovabili offrono.
Il fatturato di questa produzione ha incrementi enormi e continui ed è facile immaginare che in cinque anni cambierà l'assetto energetico del mondo.
Chi non se ne renderà conto sarà il grande perdente e in questo momento ad essere indiziati sono proprio i paesi industrializzati.
Altro fronte è quello rappresentato dall'efficienza energetica: a titolo d'esempio virtuoso ricordo la performance della California, che grazie a norme che vanno in questo senso ha riportato i suoi consumi energetici a livello degli anni '60.
E' necessario che i singoli stati si muovano, a prescindere dagli accordi comuni che sono sempre troppo tenui sugli obiettivi. E' il governo che segna la strada per la politica nazionale, fissando i prezzi delle nuove energie.
Ora il 15% dell'energia in Germania proviene da fonti rinnovabili, grazie a variazioni delle normative. Pensate se tutti nell'UE seguissero il suo esempio.
C'è un dato al quale speriamo che i governi prestino attenzione, un dato che riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Ogni milione di dollari investito nel settore produce 21,5 posti di lavoro. I politici si stanno rendendo conto quanto sia utile investire in energia rinnovabile.
Oggi sono impiegate 2,3 milioni di persone nel settore delle energie rinnovabili, programmando investimenti per 630 miliardi di dollari entro il 2030 avremo 20 milioni di nuovi posti di lavoro. Sono stime caute, capite che le opportunità sono eccezionali. In Brasile, solo con l'attivazione di un programma per il recupero di lattine, sono stati creati 500mila posti di lavoro.
Incito alla speranza: siamo nel mezzo del decollo di una nuova economia. Siamo sulla soglia di una trasformazione, sostanziosa, per ridurre drasticamente le emissioni.
Saranno cambiamenti vistosi e spettacolari, con tanta concorrenza. Bisogna correre velocemente se vogliamo essere ancora leader in futuro."

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze

Trillenium: il supermercato diventa virtuale, l'ambiente ringrazia


Trillenium promette di eliminare stress e traffico in un solo colpo: è la rivoluzione nel modo di concepire e fare la spesa, nonostante il nome non sia proprio azzeccato. Niente più code il sabato pomeriggio o la domenica mattina per andare al supermercato, niente più code al supermercato per accaparrarsi l’ultimo pacco di carote bio, niente più dibattiti tra borse per la spesa e buste di plastica.

Grazie a Trillenium, supermecato virtuale in 3d, sarà il nostro alter ego a fare la spesa, debitamente istruito da noi, senza sprechi, né emissioni. Trillenium è stato da poco presentato a Zagabria e sarà il primo supermarket virtuale al mondo che regalerà agli utenti la stessa esperienza sensoriale del supermecato, prova prodotto inclusa, senza che si muovano dal proprio divano.

I croati saranno i primi a provarlo, da novembre, mentre il resto d’Europa dovrà aspettare il 2010 per provare la rivoluzione nella spesa. Per ora non si conoscono molti dettagli, se non quello relativo al prezzo: per Trillenium, il nuovo modo per fare la spesa, la spesa è stata di circa 1 milione di euro.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
TzeTze