Per leggere la puntata clicca qui

Aggiornamento ore 15.27: Dimissioni confermate
|

Oggi un Commando aeronavale di Israele ha attaccato in acque internazionali una flottiglia di navi ed imbarcazioni disarmate, intenzionate a forzare il blocco navale che affama, da mesi, anzi anni, gli abitanti della Striscia di gaza.
Negli scontri seguiti all'abbordaggio della nave "ammiraglia" della flotta, battente bandiera turca, sono morti diversi attivisti, forse dieci forse diciannove, ancora non sappiamo. E' bene chiarire che si è trattato, sotto ogni aspetto, di un vero e proprio atto di pirateria compiuto al di la di qualunque trattato e/o accordo internazionale, in acque largamente internazionali come potrete verificare da soli grazie a questo link.
Dettagli sulla flotta e sulla storia di questo tentativo li troverete invece a questo link.
La tristezza mi schiaccia e lo sdegno mi soffoca, ma sento il dovere di scrivere poche righe, il più distaccate possibile, su questa tristissima storia.
Come sempre, come al solito, la violenza, la guerra, nascono, prima di qualunque considerazione morale, politica, storica, dalla stupidità.
Non vi è guerra, scontro, atto violento che non preveda, PRIMA ed a monte l'imbecillità politica di chi lo pianifica, lo organizza e lo ordina. In Israele, con tutta evidenza si vuole far precipitare le cose. Con tutta evidenza questa imbecillità politica e morale avrà successo. In effetti le cose stanno precipitando per conto loro in quello sfortunato angolo di mondo. Ma su cosa mi baso per dire che questo disastro, questa strage, è stato pianificato e cercato?
Sul fatto banale che era ALMENO l'ottava volta che un convoglio di questo genere, con analoghe metodologie, forzava, o cercava di forzare, il blocco navale imposto dalle unità israeliane. Le altre volte, blocco o non blocco, la strage non c'erà stata.
Il tutto, come tante volte nel passato in tante circostanze e situazioni, ha un motivo che la Storia si incaricherà di mostrarci come puramente e miseramente tattico: la ricerca del consenso politico necessario, in un momento di grande crisi, per mantenere il proprio piccolo, insignificante pezzetto di potere, in barba a qualunque altra considerazione umana, politica, sociale, storica e strategica.
Per far dimenticare le proprie miserie, cosa c'e' di meglio di un nemico esterno?
Cosa c'e' di meglio che spingere lo scontro e la tensione al di la del punto di non ritorno?
Vergogna. Vergogna. Vergogna.
Fonte articolo
|


|
Ieri è stata la volta di Famiglia Cristiana che nel suo ultimo numero ha attaccato duramente il “modus operandi” del Governo in merito all’imminente manovra fiscale. L’articolo «Tremonti, che strizzata!» del vicedirettore del periodico paolino, Fulvio Scaglione, parla di una operazione che vede «la crisi sbarcare ufficialmente anche in Italia» pagata «dipendenti pubblici e gli enti locali». Il settimanale ha anche ricordato che «tutti i Governi di Silvio Berlusconi hanno prodotto l’aumento del debito pubblico, non la sua riduzione. E poi chiedersi chi farà davvero i sacrifici da (quasi) tutti considerati inevitabili. Berlusconi ha come sempre ribadito che non sono state aumentate le tasse. Bisogna vedere se il cittadino medio ci ha guadagnato. Difficile che siano contenti i 3,5 milioni di dipendenti del pubblico impiego i cui salari sono congelati fino al 2013. Possibile invece che applaudano i proprietari di case irregolari o mai denunciate, per le quali si prospetta un condono. Difficile che piaccia alle famiglie il congelamento dei ranghi degli insegnanti di sostegno o che siano felici i figli dei dipendenti degli enti e degli istituti di ricerca che la manovra abolisce» aggiungendo in conclusione che «in ogni caso la manovra spazza in un sol colpo le favolette sull’eccezionalità italiana con cui ci siamo consolati in questi due anni, ascoltando perplessi il racconto delle difficoltà altrui al telegiornale della sera. E per essere piu’ chiari: alla crisi della Grecia abbiamo dedicato 5 miliardi, gli altri 19 sono debiti nostri».
Il premier Silvio Berlusconi nel suo discorso di ieri invece ha accusato della situazione attuale i governi del passato e cioè «quelli consociativi della Prima Repubblica» e «quello di sinistra che dieci anni fa approvò la riforma del titolo V della Costituzione dando alle Regioni un potere di spesa sganciato dalla realtà». Due accuse che vedono però come bersagli non dichiarati prima i governi guidati da Bettino Craxi, ritenuti da tutti come l’esempio massimo di sperpero pubblico in quegli anni e poi, in merito alle modifiche al V titolo della Costituzione, il governo dell’Ulivo guidato da Massimo D’Alema che portò questa legge al referendum confermativo del 7 ottobre 2001:
«Questa riforma, realizzata dall’Ulivo sulla base di un testo approvato da maggioranza e opposizione nella Commissione bicamerale per le riforme istituzionali presieduta dall’onorevole D’Alema, non è stata appoggiata dal quorum dei 2/3 del Parlamento: ciò ha permesso l’indizione di un referendum per chiederne all’elettorato l’approvazione o la bocciatura. Attraverso il voto popolare del referendum, svoltosi il 7 ottobre 2001, il 64,20% dei votanti (34,10% di affluenza) ha espresso la volontà di confermare la riforma, entrata poi in vigore l’8 novembre 2001 (Wikipedia)».
Alla luce di tutto questo le colpe attuali ricaderebbero ancora una volta sui cittadini che con il loro voto approvarono questa legge. Cittadini non sicuramente aiutati dai loro rappresentanti che nel 2001 e proprio nei giorni precedenti al voto, mostravano in merito idee molto contrastanti anche all’interno dello stessa coalizione:
«Il centrodestra, invece, presenta un panorama molto variegato. Se Bossi se ne starà a casa, Gianfranco Fini e Francesco Storace andranno alle urne per votare NO. “Andrò a votare e voterò no. Questo è un referendum superato, perché qualunque sia l’esito, presenteremo la nostra riforma”, spiega il vicepresidente del Consiglio. Ma, per esempio, Raffaele Fitto, forzista presidente della Puglia, voterà e voterà SI. “Voto SI non per fermare Bossi e non per gli slogan politici di questi giorni“, dice Fitto. Secondo il “governatore” pugliese “è evidente che io voto “sì” perché questo referendum lo hanno proposto le Regioni e perché sicuramente rappresenta un passo in avanti“. La stessa posizione è stata assunta anche da Gianfranco Miccichè: “E’ il primo passo per far entrare il federalismo nel sistema. Ma poi cambieremo la legge. Si tratta di un referendum senza quorum, quindi non è un atteggiamento costruttivo quello di chi dice “non votate perché fallisce”, spiega Miccichè.»
Passati 9 anni diventa facile scaricare le proprie responsabilità, servendosi anche della poca memoria degli italiani. Miccichè, allora viceministro dell’Economia parlò appunto di modifiche ad una legge indigesta alla maggior parte della sua coalizione. Una legge che una parte politica al governo nei successivi 5 anni (più 3 attuali) non modificò per niente. Una situazione che ricorda quella dell’indulto: una legge vergognosa approvata grazie ai voti di Forza Italia ma che nei mesi successivi distrusse mediaticamente ( e non solo) solamente la parte politica che l’ha propose. Il centrosinistra avrà imparato la lezione?


|
L’accelerazione della crisi in Italia è stata davvero brusca, se persino il governo che più di tutti al mondo liscia il pelo agli evasori fiscali si è trovato costretto a proporre misure economiche detestate dal blocco dei suoi elettori. Gli Stati hanno tutti sfondato i tetti dell’indebitamento, e fra di loro si apre una lotta concorrenziale immediata per piazzare ciascuno i propri buoni del tesoro. Amputano i propri modelli sociali, i propri progetti, le proprie clientele, con l’urgenza chirurgica di chi si sottopone a malincuore a un intervento dal risultato incerto: sempre meglio che morire certamente dissanguati. Così Berlusconi farà atti contro natura, fino a promettere di combattere l’evasione da lui finora glorificata. Questo per non perdere il regno, il cui trono traballa sopra il cumulo del terzo debito pubblico del pianeta.
|

|


|

|


|
È di oltre un miliardo di euro la somma relativa all’8 per mille assegnata alla Chiesa cattolica per il 2010. Ne dà notizia un comunicato della Conferenza episcopale italiana diffuso a conclusione dei lavori della 61/a assemblea generale dei vescovi italiani. La somma precisa è di 1.067.032.535,28 euro, di cui 90.021.557,725 sono a titolo di conguaglio per l’anno 2007 mentre 977.010.978,03 sono stati elargiti a titolo di anticipo dell’anno 2010.
La Cei ha inoltre reso noto la ripartizione della somma per il 2010. Oltre 450 milioni di euro sono stati destinati alle esigenze di culto e pastorale, quasi 230 milioni di euro sono stati devoluti ad interventi caritativi e 357 milioni di euro sono stati destinati al sostentamento del clero. Altri 30 milioni di euro sono stati invece accantonati a futura destinazione per culto, pastorale e carità. Per quanto riguarda invece l’anno 2009, la Cei rende noto che il totale della somma ricavata dall’8 per mille è stata di 967.538 milioni di euro così ripartiti: circa 423 milioni per esigenze di culto e pastorale, circa 205 milioni per interventi caritativi, circa 381 milioni per il sostentamento del clero.

|

Centinaia di migliaia di lavoratori hanno manifestato oggi in diverse città della Francia per protestare contro il progetto del governo di alzare l'età minima per la pensione oltre i 60 anni, nell'ambito della riforma del costoso sistema pensionistico.I leader dei sindacati hanno detto che la protesta di oggi è la prima di una lunga lotta per difendere l'età pensionabile, che era stata ridotta dall'ex-presidente socialista Francois Mitterrand.
L'attuale governo, alle prese con il tentativo di tenere il deficit sotto controllo, sostiene che non ci sia altra scelta che alzarla.
Spagna, sciopero generale
da Swissinfo
I due principali sindacati spagnoli, Ugt e Comisiones Obreras (Ccoo), hanno annunciato oggi che indiranno uno sciopero generale se le trattative in corso con la Ceoe (la Confindustria spagnola) per raggiungere un accordo sulla riforma del mercato del lavoro falliranno e il governo imporrà per decreto una riforma che considerano 'lesiva' dei diritti sociali: lo riferisce l'edizione elettronica di "El Pais".
I sindacati hanno più volte affermato che le proposte del governo - che mirano a ridurre il profondo divario di protezione tra i lavoratori a tempo indeterminato e i precari, come chiede l'Fmi - vanno proprio in quella direzione. In particolare Ugt e Ccoo lamentano che il margine di manovra dei negoziati si è notevolmente ridotto con l'approvazione della manovra aggiuntiva da 15 miliardi di euro presentata la scorsa settimana dall'esecutivo.
....gli italiani brillano per il loro genio.
Italiani, eterni secondi
da Asca
CGIL, ''SCIOPERO GENERALE ENTRO FINE GIUGNO''. MA RESTA SOLA
''La prossima settimana al comitato direttivo proporro' lo sciopero generale per fine mese con manifestazioni su base territoriali''. Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, riferendosi al comitato che si terra' il 7, 8 e 9 giugno. Epifani, a margine di una conferenza stampa a Roma, ha annunciato la proposta che ha come obiettivo ''quello di far cambiare i contenuti'' della manovra varata dal Cdm di ieri.
CISL E UIL PRENDONO LE DISTANZE.
Epifani, pero', non trova spalla nelle altre due maggiori confederazioni sindacali. ''Il sindacato e' spaccato da diverso tempo. E' l'undicesimo sciopero in due anni che la Cgil proclama ma non mi pare che in tempi di crisi scioperare sia la scelta migliore. Quando c'e' la crisi lo sciopero non serve'', ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, entrando all'assemblea di Confindustria.
[....]
Quanto alla Uil, ''Non mi viene nessun commento ma solo battute'' sullo sciopero della Cgil, dice il leader Luigi Angeletti, liquidando cosi' i cronisti che gli chiedono un commento sullo sciopero indetto ieri dal sindacato guidato da Guglielmo Epifani contro la manovra del governo. Anche Angeletti ha parlato entrando all'assemblea di Confindustria.

|

Per favorire la controllabilità delle masse nei paesi democratici abbiamo visto che è utile stimolare modelli di pensiero istintivi, reattivi e favorire l'ignoranza allo scopo di ridurre il livello delle indagini e limitare la cooperazione fra i singoli. Bisogna ridurre tutte le indagini al battibecco personale e al gossip, abbassando la discussione all’attacco personale. Si sposta l’attenzione sull’immagine pubblica della persona piuttosto che sui contenuti delle sue idee. Tutto fa brodo: dall’indiscrezione su un passato torbido fino al gossip superficiale da talk-show, l’importante è che provochi una reazione popolare e che faccia discutere. Abbiamo già visto, nelle serie su “Come si Controllano le Masse nei Paesi Democratici”, che spostando l'attenzione collettiva sulla reputazione della persona, invece che sui principi da portare avanti, ogni soluzione diventa vulnerabile e si fa vincere sempre chi ha più possibilità mediatica di creare scalpore e interesse. Mentre sono fortemente penalizzate tutte le iniziative che, senza l’aiuto dei mass media, richiedono un organizzazione collettiva nel tempo e su vasta scala. Bisogna smetterla di reagire alle provocazioni dei media come se giustizia, economia e la politica fossero al centro di in un'unica arena televisiva, guidate dagli istinti del branco.
PORTIAMO AVANTI LA SOLUZIONE INVECE CHE LA PERSONA
Iniziamo a dare il nostro consenso a favore delle iniziative che siano il più possibile immuni dal potere disgregante dei media. Incoraggiamo le scuole di pensiero che insegnano a giudicare il principio come base collettiva da supportare e non la persona (che è sempre soggetta ad una vulnerabilità pubblica). Sviluppiamo dei metodi di lavoro che permettano ad ogni movimento di crescere, perseguendo soluzioni concrete con trasparenza ed efficienza, indipendentemente dall’intercambiabilità delle persone che li costituiscono. E’ l’unica strada che può portarci ad un risultato realmente democratico.
DI MARCO CANESTRARI
|
I doppi e tripli stipendisti a carico dello Stato sono uno scandalo che non può più continuare. Il MoVimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Roberto Rosso, deputato nella Capitale e assessore alla Regione Piemonte. Il Rosso (nativo di Casale Monferrato, ndr) era assente per la sua salute cagionevole durante la discussione della Finanziaria della Regione Piemonte. Per curarsi si era recato a Roma a votare alla Camera dei deputati. Il minimo che si possa chiedergli sono le dimissioni. Rosso non è l'unico, ci sono centinaia di persone che depredano i soldi della comunità ricoprendo più incarichi. Verificherò con gli avvocati se ci sono gli estremi per una denuncia contro Roberto Rosso per false dichiarazioni. Il blog pubblicherà, con il vostro aiuto, l'elenco dei pluristipendisti. Gente che mi fa venire il vomito. Gli stipendi degli statali, di media di poco superiori ai mille euro al mese, sono bloccati da Tremorti per tre anni mentre lui e i suoi sodali pasteggiano a caviale e champagne, per quanto ancora? La campanella sta suonando la fine della ricreazione.
Ps: Roberto Rosso è assessore al lavoro, per questo ha due lavori
"Il dis-onorevole Roberto Rosso, deputato a Roma, vice-Presidente della Giunta ed assessore al Lavoro della IX legislatura in Piemonte, fatica a stare dietro i molteplici impegni dei doppi incarichi. L’intera discussione della Finanziaria della Regione Piemonte è avvenuta in Consiglio in assenza del Presidente Cota, anche lui affascinato dalla manovra finanziaria di Tremonti, e del vice-presidente. Peccato che, mentre Cota era in congedo per motivi istituzionali, Rosso si dichiarava assente per motivi di salute. Fatto sta che Rosso in data 25 maggio risultasse presente alla votazione alla Camera dei deputati! Svaniti i problemi di salute, ci congratuliamo per la pronta guarigione! Il giorno successivo, pur essendo assessore al Lavoro, non essendo a conoscenza dello sciopero dei lavoratori Sagat dell’aeroporto di Caselle, non può giungere a Torino (forse non sa che vi sono anche scali aerei a Malpensa, voluto in mezzo alla campagna dall’alleato leghista, e altri, nonché i treni). Iniziamo a pensare che di questo vezzo dei doppi incarichi (vezzo che ha un primato assoluto nel leghista Buonanno, che, oltre che consigliere regionale e deputato, risulta anche sindaco di Varallo Sesia e vicesindaco a Borgosesia) (alla faccia di Roma Ladrona, ndr), diffuso anche ai consiglieri regionali e torinesi, Carossa, Goffi, Cerutti, Ravello, quest’ultimo pure assessore all’Ambiente, ne debba essere chiesta a gran voce il suo termine.
Segnaliamo a tal proposito l’apertura di un gruppo facebook: “Rosso dimettiti", mentre per quanto riguarda il Gruppo Consiliare MoVimento 5 stelle ci stiamo già impegnando in aula e nella Giunta per le incompatibilità ed ineleggibilità. Ogni informazione che ci farete giungere in merito ai consiglieri eletti nel vostro territorio ci potrà essere preziosa." MoVimento 5 Stelle Piemonte

|

|