29/06/10

NUOVARESISTENZA DI GIUGNO 2010: SCARICALO DALLA RETE

25 giugno sciopero generale
la repressione fiat anni 50
1° luglio contro la legge bavaglio e maratona web
Londra si scusa per il bloody sunday
Strage di Ustica : riaperta l'indagine


Luciana P. Pellegreffi
By NEURONIATTIVI

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28/06/10

Il ministro senza ministero Aldo Brancher, l'uomo a Pontida di Silvio Berlusconi


Un ministro senza ministero, un ministero senza un nome e senza competenze, un imputato che sembra non scambiare neanche mezza parola con i propri legali, un politico incaricato di un ruolo di prestigio che non ha idea di come esercitare.
E' questo l'attuale "status istituzionale" di Aldo Brancher, neo-ministro per il governo Berlusconi IV (il ventiquattresimo, appena una tacca dietro il celebre maxi-sofà dell'esecutivo Prodi II).

Eppure la figura del protagonista politico del momento non è quella di una seconda o terza linea all'interno dell'apparato politico berlusconiano. Aldo Brancher è quello che si potrebbe definire, seguendo un azzardo del tutto ipotetico per quanto difficilmente smentibile, un vero deus ex machina della linea politica del premier Silvio Berlusconi.

Collaboratore Fininvest sin dal 1982, in stretti rapporti da sempre con Felice Confalonieri e Marcello Dell'Utri, ufficialmente in politica solo dal 1999, è uno degli uomini più importanti e uno dei collaboratori più fidati di Silvio Berlusconi.
E' forse l'uomo che più ha lavorato nel 2000 per ricucire la frattura tra quel Bossi "con cui Berlusconi non avrebbe più condiviso un tavolo" e quel Berlusconi "fascista, mafioso e piduista" per l'ex alleato leghista. E' a lui che Berlusconi e Bossi devono forse, oggi, il successo della loro macchina politica.

Ed è sempre lui l'artefice involontario del recente attrito tra i due leader del centrodestra a causa della sua nomina a ministro per l'attuazione del federalismo, che costringerà lo stesso premier a modificare il nome del nuovo e misterioso dicastero in un più digeribile "sussidiarietà e decentramento".
Tre ministri, Bossi, Calderoli ed ora Brancher, leghisti i primi due, forzista filo-leghista il terzo, con un unico obiettivo, il "federalismo", ed una triplicazione di incarichi e stipendi.
Quasi a voler suggellare affermativamente i dubbi dei tanti che vedevano e vedono nel federalismo un'ulteriore occasione di sperpero di denaro pubblico.

E' una delle tante metafore viventi di quella profonda differenza esistente tra la prima tangentopoli (quella del "furto per il partito") e la seconda, attualissima (quella del "furto per sé stessi"): condannato nei primi due gradi per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti ai tempi di Fininvest 1992 (poi archiviato in Cassazione per depenalizzazione del reato e decorrenza dei termini), indagato per riciclaggio e appropriazione indebita nel processo sul filone Antonveneta all'interno del maxi-scandalo Bancopoli.

La tempistica con cui si sono susseguiti la sua nomina a ministro (18 giugno), la sfuriata di Bossi sulla delega al federalismo (20 giugno), la successiva modifica al nome del dicastero (21 giugno) ed, infine, l'utilizzo del "legittimo impedimento" per evitare l'udienza di fine giugno al processo BPI-Antonveneta (24 giugno) ha fatto gridare allo scandalo l'intero mondo politico, in una inedita indignazione bipartisan.

Persino il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, notoriamente restio a cavalcare questioni politico-giudiziarie e sempre pronto a rimarcare la marginalità delle sue competenze, si è inserito a forza nel dibattito sull'immunità, alzando la voce contro l'uso così spregiudicato della recente norma salva-ministri e criticandone l'applicazione nel particolare caso Brancher.
Un atto che travalica le proprie competenze, ma che, a quanto pare, di tanto in tanto e a proprio gusto, è possibile fare.

Gli alleati "finiani", il manipolo di sabotatori del governo sempre pronti però a serrare i ranghi quando serve, scoprono con oltre 3 mesi di ritardo il reale scopo applicativo della legge sul "legittimo impedimento".
Mentre il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, riesce a scaricare ogni responsabilità sul suo amico-alleato Brancher, evitando accuratamente di criticare il gesto ai limiti della concussione politica e morale (lo smaccato utilizzo del ruolo pubblico per i propri tornaconti personali), ma imputandogli scarsa furbizia per non aver aspettato alcuni giorni al fine di non destare tutti questi sospetti.

A reagire, alla fine, è lo stesso Brancher, visibilmente irritato, nella giornata di ieri, in cui respinge ai vari mittenti la pioggia di critiche precipitatagli addosso.
In sintesi, l'ennesimo scontro interno alla maggioranza in grado di solleticare i palati dei giornali "critici" e di lanciare la scelta delle barricate per quelli "allineati".

E che occulterà, ancora una volta, i dati di fatto.

Primo: i legali di Brancher hanno presentato formale richiesta di "legittimo impedimento" non sulla base dell'organizzazione del ministero (secondo quanto dichiarato da Brancher), ma in virtù del varo di alcune leggi impellenti. Sull'ammissibilità il giudice Annamaria Gatto deciderà il prossimo 5 luglio e, in conseguenza del quale, deciderà se ricorrere per incostituzionalità della norma presso la Consulta, stralciando in ogni caso la posizione di Brancher dal processo che vede la moglie co-imputata e, ritardando, in ogni caso l'avvio del dibattimento.

Secondo: il processo doveva avviarsi prima delle ferie di agosto, tra il 20 e il 31 luglio, mentre ora, stando a quanto riferisce il pm Eugenio Fusco, sarà destinato a procrastinarsi quasi inevitabilmente.

Terzo: in commissione Affari Costituzionali del Senato è già in discussione il Lodo Gasparri-Quagliariello, che garantisce immunità totale a tutti i ministri del governo.
Solo tre articoli per una doppia lettura Camera-Senato molto rapida.
Una volta approvato, con tanto di firma presidenziale, la legge sul "legittimo impedimento" diventerà carta straccia, un ricordo del passato. E a quel punto, non ci saranno capi di Stato, leader leghisti o "finiani" che tengano.

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Federalismo demaniale. Beni dello Stato serviti su un piatto d’argento alla speculazione edilizia

Beni dello Stato serviti su un piatto d’argento alla speculazione edilizia. Alluvionabili di cemento. E’ il significato vero del federalismo demaniale e del passaggio agli enti locali degli immobili di proprietà del demanio.

L’agenzia Ansa è entrata in possesso dell’elenco provvisorio dei beni in vendita, e (in attesa che lo renda pubblico per intero) cominciano a circolare ampie anticipazioni.

Comprende ad esempio parti delle Dolomiti (ma l’Unesco non le ha dichiarate Patrimonio dell’Umanità?) e l’intera isola di Santo Stefano vicino a Ventotene che viene resa disponibile pezzo per pezzo. Fari, palazzi, il mercato di Porta Portese e il museo di Villa Giulia a Roma: in tutto 9.000 immobili.

Già non fa piacere sapere che diventano privati i gioielli dello Stato, cioè di tutti noi. Ma la vera cosa triste è il trattamento a cui vanno incontro molti di questi beni: la speculazione edilizia, appunto.

La faccenda è burocraticamente complicata (come sempre in Italia), ma riassumibile in questi termini. Lo Stato cede i beni a Comuni, Province, Regioni che dovranno “valorizzarli”.

Significa che potranno anche venderli. E facilmente lo faranno, perchè altrimenti dovrebbero occuparsi di manutenzione, custodia eccetera: c’è crisi, le casse sono vuote.

Ma non si tratta di una vendita qualsiasi: contestualmente, per rendere l’immobile più appetibile e di prezzo più elevato, sarà possibile varare una “variante urbanistica“. Cioè modificarne la destinazione.

L’esempio tipico riguarda i terreni agricoli. Che con una “variante urbanistica” diventano edificabili. Oppure i fari: attraverso la variante sono trasformabili in alberghi e resort. Serviti sul piatto d’argento alla speculazione edilizia, appunto.

Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ha calcolato che in tutt’Italia viene messo in vendita con la contestuale possibilità di “variante urbanistica” per l’edificabilità un milione di ettari di terreno agricolo demaniale. Traduzione: milioni e milioni di metri cubi di cemento.

In vendita anche sorgenti di acque minerali e termali che non fanno parte del demanio idrico. E le spiagge: non è che vengano proprio vendute, questo no, ma diventa possibile acquisirle in concessione per 99 anni. Che, all’atto pratico, è poi la stessa cosa.

Ancora Bonelli ha calcolato che il 50% dei beni demaniali alienabili andrà a rimpinguare le casse di Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. Un altro 25% è in Lazio. Al resto d’Italia rimangono veramente le briciole: cosa che, secondo lui, è incostituzionale.



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Passaparola 28/06/2010. Brancher: telepatia da San Vittore

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27/06/10

Si è salvato un emendamento. Nella manovra finanziaria c’è il condono

In Italia il condono edilizio è come il Papa. Morto uno, se ne fa subito un altro.

Infatti, checchè abbia dichiarato e giurato il Governo, il condono è presente all’interno della manovra finanziaria ora all’esame del Senato.

Ma gli emendamenti che lo prevedevano non erano stati ritirati? Sì, ma se n’è salvato uno, a firma del senatore Paolo Tancredi, Pdl.

Lo stesso Tancredi aveva presentato l’emendamento che prevedeva un condono generalizzato. Poi ha dichiarato di aver firmato “per errore” e il condono (quel condono) è stato cassato durante la scrematura operata dalla maggioranza. Ma qualcosa è rimasto.

L’emendamento in questione è il numero 19.43 del ddl 2228, noto come manovra economica e il cui titolo burocraticamente recita: “misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

Chiede che gli immobili abusivi, diventati di proprietà del Comune, possano essere venduti all’asta. Anzichè abbattuti.

E non solo. Al responsabile dell’abuso è assegnato il diritto di prelazione. Significa che, chiunque abbia vinto l’asta, egli potrà scavalcarlo e far suo l’immobile pagando al Comune la stessa cifra.

Il vocabolo “condono” non compare nell’emendamento. Ma il succo è quello, anche se la strada è un po’ più fantasiosa. L’importante, come sempre, è arrivare.

Su L’Unità nella manovra finanziaria c’è anche il condono

Sul sito del Senato l‘emendamento 19.43 del ddl 2228

Sul Sole 24 Ore il senatore Tancredi: ammette: fu un errore la firma del condono

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E per una volta giustizia sarà (almeno si spera): Brancher verrà processato!


"Sono nelle mani di Berlusconi, sarà lui a decidere il mio futuro"


Stiamo bene allora, dicevo tra me e me ....

E invece per Brancher l'aria si stava facendo pesante già da qualche ora come lo stesso dichiarava parlando di eventuali dimissioni "Ci sto pensando".

Messo sotto torchio da opposizione e da molti della maggioranza (Finiani in particolar modo) e parte dell'informazione, mettendo a rischio la stessa tenuta del governo, il neo ministro Aldo Brancher confida "a questo punto credo di avere tolto ogni retropensiero a chi ha montato questa speculazione ignobile"

A conclusione di una giornata convulsa, ad appena una settimana dalla nuova nomina a ministro , arriva l'annuncio tramite i suoi avvocati Filippo Dinacci e Piermaria Corso "Il ministro Aldo Brancher rinuncia al legittimo impedimento, ha deciso di acconsentire lo svolgimento dell'udienza del cinque luglio. La scelta di far valere il legittimo impedimento era stata presa perché pensava fosse suo dovere, almeno nel primo periodo di mandato, dare un impulso determinante a quelle riforme di cui il paese ha bisogno e che il governo gli chiedeva di velocizzare. Per questo si era messo a disposizione della magistratura a partire dal sette ottobre prossimo, ritenendo che per quella data avrebbe potuto completare buona parte del programma di lavoro"

L'imprevedibile è avvenuto!!!! Grazie all'azione di tutti noi uniti e di quella informazione che ancora cerca di fare il suo dovere, hanno dovuto cedere, e alla fine il sig. Aldo Brancher dovrà presentarsi a processo, il prossimo 5 luglio, rinunciando al legittimo impedimento!

Ce l'abbiamo fatta! Sicuramente non sarà stato il motivo principale di questa decisione ma grazie a tutta l'informazione alternativa, quella vera no quella dei tg di Minzolini, siamo riusciti a far valere i nostri diritti, e portare alla ribalta una questione che i TG di di governo avevano completamente ignorato (di proposito): evitare che un pregiudicato, sieda in parlamento, come se non bastassero già i malavitosi che ne risiedono!

Ma se crede che presentarsi a processo gli eviterà le dimissioni , ha capito male!!
NOI PERSONE CON LA FEDINA PENALE SPORCA IN PARLAMENTO NON LE VOGLIAMO!!!!


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RELAX 4

Orchidee
Gigli
Giallo
Viola
Rosso
La difesa dei diritti riguarda tutti e tutto

Vedi: RELAX

Luciana P. Pellegreffi

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26/06/10

PARTIGIANI NEL TERZO MILLENNIO ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 1° LUGLIO CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

CONTRO I TAGLI E I BAVAGLI ALLA CONOSCENZA E ALLA CULTURA NO AL DDL INTERCETTAZIONI NO AL SILENZIO DI STATO
COMUNICATO STAMPA
I Partigiani nel Terzo Millennio aderiscono alla manifestazione indetta dalla FNSI il 1° luglio 2010 a Roma, dalle ore 17 in piazza Navona e nelle altre piazze d'Italia.
Una grande mobilitazione per dire no al disegno di legge Alfano, che ostacola il lavoro di magistrati e giornalisti e rende i cittadini meno sicuri e meno informati; per dire no ai tagli alla cultura italiana previsti dalla manovra economica.
Una manifestazione per far sentire che non può essere sottratto al Paese il racconto di vicende giudiziarie di rilievo pubblico, pur nel rispetto del diritto delle persone alla riservatezza; per respingere gli interventi punitivi ai danni della produzione culturale e salvaguardare il diritto dei cittadini alla conoscenza; per contrastare il pericolo di chiusura di testate giornalistiche colpite dall’indiscriminata riduzione dei fondi pubblici; per tenere accese le luci dei media sul mondo del lavoro e sui drammatici effetti della crisi.
Un’iniziativa a difesa della Costituzione, per dare voce ai tanti soggetti e temi che rischiano l’oscuramento.
Info
Partigiani nel Terzo Millennio
Luciana P. Pellegreffi

By NEURONIATTIVI

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CGIL SCIOPERO GENERALE DEL 25 GIUGNO: CHIARO NO ALLO SCAMBIO LAVORO-DIRITTI, OLTRE UN MILIONE IN PIAZZA

Nella difesa dei diritti, siamo tutti coinvolti

MILANO: Lo sciopero generale indetto contro la finanziaria lacrime e sangue per i soliti lavoratori che vedrà una riduzione dei servizi ai cittadini e l’aumento della disoccupazione con il mancato rinnovo dei contratti a termine stimati in circa 600.000 tra pubblico e privato, soprattutto tra i giovani ha avuto un grande successo di partecipazione. In 100 mila hanno partecipato al corteo di Bologna, a Milano e Napoli in 70 mila, oltre 40 mila a Roma, 25 mila a Palermo e 20 mila a L'Aquila, a Cagliari e a Bari si sono radunate 10 mila persone e nel Veneto hanno manifestato in 80 mila.
A Milano la maggior parte degli slogan del lungo corteo con una massiccia presenza della FIOM, sia molti degli interventi conclusivi in piazza Duomo richiamavano quanto sta avvenendo a Pomigliano e la non disponibilità di barattare lavoro con diritti.

Grande presenza dei lavoratori FIOM da tutta la Lombardia

MESCOLARE LA PRODUTTIVITA' CON I DIRITTI NON TRATTABILI APRE LE PORTE ALLA BARBARIE, E LO SANNO BENE. Lo dimostra l’attacco concentrico di partiti, sindaci, giornali e televisioni, Confindustria, politici e purtroppo degli altri sindacati alla netta e precisa presa di posizione della FIOM.CGIL all’improponibile proposta di Merchionne: lavoro in cambio di diritti, mentre vi è la disponibilità di trattare sui turni e la produttività.
Molti lavoratori sono già già resi schiavi di una vita precaria da quella stessa legge 30 che hanno voluto come ricetta di ogni male: la precarietà in cambio del lavoro in tempi di crisi, e suvvia che castronerie nel 2000 il lavoro fisso, non è moderno … la scala mobile se la sono già presa, ma ancora non gli basta. Ci hanno raccontato anche che è cosa saggia e buona produrre ricchezze con la finanza e non con il lavoro concreto, spostando così le risorse finanziarie dagli investimenti in ricerca, sviluppo e imprese, ai mercati finanziari, i risultati catastrofici sono sotto gli occhi di tutti. Poi ci hanno raccontato che la globalizzazione era bella e buona, che avrebbe portato lavoro nei paesi “arretrati” diminuendo il divario tra paesi ricchi e poveri, che avrebbe aumentato il tenore di vita di questi ultimi e quindi i consumi globali con più lavoro per tutti. La dimostrazione dell’ennesimo fallimento lo vediamo con il continuo aumento della disoccupazione, globalizzata pure quella. Il capitalismo, di fronte alla sua ennesima crisi del sistema, inventa l’uso della globalizzazione per dividere il mondo del lavoro: se non accetti le condizioni di peggior favore, vado all’estero a produrre. Il lavoro non può essere merce di scambio con i diritti umani e sociali previsti dalla nostra Costituzione, dallo Statuto dei lavoratori e dalle leggi italiane.

Serghiej, operaio metalmeccanico russo di Brescia.
Mi ha chiesto in prestito la bandiera della FIOM Lombardia per un tratto del corteo.

La proposta di Marchionne è il cuneo che usa la Fiat come testa di ponte per scardinare diritti e Costituzione nel paese a danno di tutti i cittadini. Si spiega così il fronte unito e la totale assenza del governo di destra a difesa dei diritti e dei lavoratori, una via occulta per i cambiamenti della Costituzione e dei diritti acquisiti, tanto auspicata da questo governo.
Lavoratori delle dogane

Illuminante la lettera degli operai Fiat polacchi di solidarietà ai lavoratori di Pomigliano; anche in Cina, i lavoratori stanno cominciando a scioperare per conquistare diritti e dignità. Sarebbe ora di globalizzare le lotte e la solidarietà tra lavoratori, perché quando lavori e sei povero, c’è qualcosa che non funziona nell’intero sistema.

La crisi finisce quando comincia la lotta – Giovani CGIL Lombardia

A Pomigliano in dieci anni non ci hanno mai fatto fare il referendum sugli accordi separati, spiegando che le organizzazioni sindacali devono assumersi la responsabilità di presentarsi unite di fronte ai lavoratori. Ma appena la Fiat ha chiesto di consultare i lavoratori su un accordo separato, gli altri sindacati hanno subito indetto un referendum che la FIOM ha giudicato illegittimo perché realizzato in una condizione di ricatto. Il risultato dimostra che c’è chi resiste e vuole lottare per migliorare le proprie condizioni di lavoro e di tutela dei diritti di chi già ce li ha e di estenderli a chi ne è privo, oltre a mantenerli per le nuove generazioni.


Pomigliano insegna quale sindacato sta dalla parte dei lavoratori, dei cittadini e dei diritti e quale dalla parte dei padroni. Di fronte alla crisi, in Francia, in Germania, negli Usa i Governi non hanno chiesto l’abolizione dei diritti, ma hanno investito su un nuovo modello di sviluppo.

Lavoratori del Teatro alla Scala

Questa classe imprenditoriale e il governo che la rappresenta appaiono troppo miopi per saper proporre alternative credibili e sostenibili per la ripresa e lo sviluppo del paese, che non siano massimo sfruttamento per il massimo dei profitti.
Risparmiare sulla cultura è come bruciare la bellezza, fare tagli sulla scuola è abbattere il futuro -Lavoratori della scuola

Bene ha fatto la FIOM a ricordare a tutti gli italiani che i diritti non trattabili esistono e che si deve tornare a lottare per essi. La grande riuscita dello sciopero generale del 25 giugno lo ha ben dimostrato.

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LAVORO

Luciana P. Pellegreffi
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Dal Quirinale schiaffo a Brancher: “Non gli serve nessun legittimo impedimento”. Il ministro: “Non scappo, anticipo l’udienza”



Era troppo, far finta di nulla e stare zitti era accettare anche la “beffa” dopo il danno. Era lasciarsi prendere in giro. E Giorgio Napolitano il troppo non l’ha sopportato perchè stavolta il troppo “stroppiava” davvero. E’ mattina quando al Quirinale leggono e rileggono le dichiarazioni di Ugo Dinacci, avvocato del neo ministro Brancher. Con una sincerità oltre il limite della sfacciataggine, l’avvocato faceva sapere: “Il ministro non può andare in Tribunale, si avvale del legittimo impedimento, fa slittare l’udienza del suo processo perchè c’è un Ministero da riorganizzare, deve trovare segretarie, portavoce, personale…”. Questa immagine, questo racconto di Brancher impegnato a selezionare segretarie e portavoce era uno schiaffo, una dichiarazione di protervia. Cui si aggiungeva quella del neo ministro: “Ho chiesto il legittimo impedimento per tre mesi, potevo per sei…”. Ci hanno pensato sopra qualche ora al Quirinale, qualche ora in cui l’offesa alla decenza istituzionale e nazionale non sbolliva, anzi cresceva. E quindi, alle 18 del pomeriggio, lo schiaffo è stato restituito. Seccamente: “Non c’è nessun ministero da riorganizzare, Brancher è un ministro senza portafoglio, non gli serve nessun legittimo impedimento”. Che il capo dello Stato dica in una nota ufficiale che non ci sono motivi organizzativi e “ministeriali” perchè Brancher invochi e usi il “legittimo impedimento” è dire che il ministro non usa ma abusa della legge. E’ dargli del bugiardo, è svelare e timbrare quel che tutti scrivono e sussurrano perfino nella maggioranza: Brancher è diventato ministro per ripararsi dietro il “legittimo impedimento”. Insomma per ripararsi dal processo che lo vede imputato per aver, insieme alla moglie, incassato un milione e duecentomila euro da Giampiero Fiorani, quello della Antonveneta. Lo schiaffo di Napolitano, stavolta, coglie nel segno. Al punto che in serata, arriva una dichiarazione dello stesso Brancher: “Non voglio sottrarmi alla giustizia, chiederò ai giudici di anticipare l’udienza”. Curioso: prima che Napolitano lo sbugiardasse, gli elettori del centrodestra si inviperissero e persino il leader della Lega gli desse del “poco furbo” l’agenda del neo ministro era fittissima. Ora, come per incanto, si trova uno spazio addirittura prima del previsto. Il sospetto è che sia un goffo tentativo di salvare il salvabile, e di mettere una pezza ad un danno di immagine divenuto enorme dopo la presa di posizione del Colle. Anche perchè, se disponibilità c’era, sarebbe stato sufficiente chiedere direttamente l’anticipo senza invocare il legittimo impedimento. Berlusconi, lui che Brancher ministro lo ha voluto e nominato è all’estero. Non si sa se e come reagirà allo schiaffo partito dal Quirinale. Lui e non altri, perchè Brancher ministro non è stato voluto da Bossi che anzi ha manifestato fastidio, lo stessdo fastidio della base leghista registrato prima a Pontida e poi alla radio e sui siti web della Lega. Non è stato voluto da Fini e neanche da Tremonti. Brancher ministro perchè risultasse “impedito” è volontà diretta di Berlusconi. Berlusconi e Brancher, lavoravano insieme a Fininvest, Brancher teneva i rapporti con Psi. A suo tempo finì in carcere, poi non condannato per prescrizione e depenalizzazione dei reati allora contestati. Brancher che non disse mai una parola ai magistrati. Nulla di quel che sapeva. Questa è la storia per sommi capi. Ora se ne apre un’altra, inedita. Può restare in carica un neo ministro cui il capo dello Stato pubblicamente rimprovera di abusare della legge e di raccontare balle sui suoi impegni? E, se in carica resta, a che prezzo? Per i rapporti tra Napolitano e Berlusconi ma soprattutto per la “faccia” delle istituzioni italiane? Le reazioni, come ci si poteva immaginare, sono arrivate subito. La difesa del ministro Brancher incassa il colpo. “La richiesta di legittimo impedimento dell’onorevole Aldo Brancher nel processo per la scalata ad Antonveneta ’sara’ discussa domani in aula da un punto di vista tecnico”, ma non e’ motivata con la necessita’ di organizzare il nuovo Ministero, bensi’ con l’esigenza di portare avanti le norme per le riforme istituzionali, dice Filippo Dinacci, uno dei legali. L’opposizione si compatta e chiede una sola cosa: dimissioni. Enrico Letta, del Pd, dice: ”Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni”. Sulla stessa linea anche Walter Veltroni: “Il Quirinale ha reso evidente, con la sua nota, la pretestuosita’ delle motivazioni con le quali il neo ministro ha tentato di usare la sua carica per non rispondere ai magistrati”. Dura anche Rosy Bindi: “Motivazioni risibili, contraddittorie e inaccettabili. Non si puo’ tollerare l’uso personale delle istituzioni, lo stravolgimento della legalita’ e la beffa alla Costituzione”. Dario Franceschini del Pd annuncia battaglia in Aula e si dice pronto a presentare una mozione di sfiducia: “Ho scritto al presidente Fini perché solleciti Berlusconi ad essere personalmente in Aula mercoledì al Question time che presenterò a nome del gruppo del Pd”. Una mozione che viene annunciata anche dall’Idv. Di Pietro ha detto: ”La nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati ma lo stesso Presidente della Repubblica”. Dalla Lega interviene Roberto Calderoli: ”Il caso Brancher riguarda Brancher. Siamo abituati, ogni due per tre, a richieste di dimissioni. Bisogna pero’ pensare ai problemi della gente”. A difendere Brancher per ora è solo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Io so che Brancher ha il diritto di avvalersi del legittimo impedimento, dal punto di vista formale e’ in regola. Sui motivi che lo hanno indotto ad avvalersene, non so dire perche’ non conosco le ragioni concrete”.

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25/06/10

Gli USA, lo spettro del default, gli Zombies ed il thriller


Disclaimer: il post seguente ha ricevuto un tag 5/5, nella apposita scala Cassandra. Si sconsiglia la lettura a crescentisti ad oltranza e a quelli che "la crisi è finita e ci sono chiari segni di una ripresa."In ogni caso, si dicono cose banali, ovvie, dette e ridette. Almeno qui, ovviamente. Prendetelo come un riassunto.

Lo so, lo so. L'avrò scritto venti volte che, mentre ci trastulliamo con un .5 % in più o meno di deficit (che pure vuol dire lacrime e sangue per essenzali servizi, indispensabili presidi e storiche fondazioni, non essendo vero che tutto quel che DOVRA' essere tagliato sia superfluo e/o inutile) mentre ci trastulliamo con queste cose, passando poi all'ultimo grido di tinture canine o al calamaro gigante spiaggiato in Sicilia, ci sono argomenti di un certo qual interesse su cui discutere.

Vediamo di fare un piccolo riassunto:

L'economia mondiale è finita.
L'economia USA sta risorgendo dalle sue ceneri non come una fenice ma come uno Zombi.
Il thriller chiamato La Grande Crisi è solo alla fine del primo tempo.


L'avrò scritto ma FORSE, nel momento in cui continuano a dirci che tutto sta andando sempre meglio, pare opportuno ricordarlo. Benchè si possano scrivere decine di post, interi libri, oceani di inchiostro, multiversi di byte, alla fine le cose stanno cosi:
Gli USA sono diretti verso il default. Nel processo si trascineranno dietro il sistema finanziario mondiale.
Esagerazioni?
Solo per coloro i quali ritengono che l'espressione " a lungo termine" vada intesa per qualunque periodo superiore ad un anno.
Non sarò un pochino esagerato?
Beh, sinceramente, non credo.
Se gli USA vanno in default, credo ne converrete, si può ritenere che l'economia mondiale o per meglio dire la parte monetarie e finanziaria della stessa, sia finita, a meno di una lucida pianificazione del doloroso passaggio.
Beh, questo, il default prossimo venturo degli USA, scusate la semplicità/rozzezza, lo ritengo un fatto certo.
Il deficit americano viaggia infatti ad un ritmo MEDIO superiore al 10% del PIL già da tre anni.

Il debito pubblico americano cresce del 20% all'anno, DA BEN 5 ANNI.
Dall'Aprile 2005 ad oggi, infatti è raddoppiato.
Entro l'anno, o al massimo entro i primi mesi del 2011, stando cosi le cose, il debito pubblico americano, che ha da poco superato i 13 k-miliardi, sfonderà i 14 trilioni di dollari ( 14.000 miliardi di dollari), una cifra circa pari al 100% del PIL.
Entro il 2011 ci avrà raggiunto, intorno al 120%, ed entro il 2015 avrà raggiunto il Giappone.

Non vi basta? allora guardiamo il combinato disposto degli interessi federali, statali, delle varie istituzioni E di quelli privati ( mutui, prestiti, etc). Sono quasi 2000 miliardi di dollari. Ovvero il 14% del Prodotto interno lordo. Un valore enorme. In pratica il debito complessivo pubblico e privato è già oltre il 340% del PIL.
E questo, badate bene, solo perchè la FED sta nuovamente regalando denaro alle banche ( ad un tasso se ben ricordo, intorno allo 0.5% all'anno) e quindi tiene artificialmente bassissimi gli interessi sui debiti privati. Al primo stormir di foglie andrà MOLTO peggio.

Se volete farvi venire le vertigini Ecco un link che da il quadro generale delle principali economie.

Il punto è, ancora una volta, che questo trend è IMPOSSIBILE DA FRENARE, figuriamoci invertire. per il banal motivo che non è nemmeno lontanamente concepibile, nei prossimi anni, una crescita a due cifre dell'economia USA, crescita che del resto permetterebbe a stento di mantenere il livello di indebitamento/deficit, comunque elevatissimo, anche tenendo conto che quello del settore privato è ancora peggio di quello pubblico e quindi gli utili da tassare/tosare per raddrizzare il budget federale sono e saranno ben poca cosa.

Ma vi è di peggio. Negli USA, ve lo ricorderete, la previdenza è quasi interamente privata ( Obama ha cominciato ad invertire la rotta, per garantire un minimo di assistenza anche ai meno abbienti ma la cosa, purtroppo pesa ancora di più sulle casse dello stato). Anche questa previdenza presenta costi in aumento verticale e va a drenare risorse che quindi non possono essere utilizzate per ripianare i conti dello stato.

Insomma: gli USA , non solo come Stato ma come nazione (noi tutti, in ultima analisi) hanno fatto una enorme scommessa, pagabile in un remoto futuro, su una crescita sufficiente a pagare la scommessa fatta. E l'hanno persa.

Purtroppo il remoto futuro è arrivato e, avendo perso la scommessa, non vi sono i soldi per pagarla. Il denaro virtuale, necessario ad onorare le poste, tale resta e resterà.

Questo sono, quindi, i cosidetti debiti sovrani: delle scommesse perse.

Finchè si trattava di un piccolo paese, come la Grecia, si è trovato il sistema ( o la quadra, come si usa dire in questi giorni) trasferendo la scommessa su spalle più solide.

Ma in questo caso spalle più solide non ve ne sono ed anzi, già ora, la scommessa continua ad essere onorata, in piccole tranches e con crescente difficoltà, da chi ha appena cominciato a giocare. I paesi emergenti, naturalmente, la Cina, l'India, la Corea...

Alla fin fine, se ci pensate è un immane schema Ponti, su scala planetaria.
In questo schema, come del resto nei suoi esempi più classici, oltre un certo livello NESSUNO va a vedere davvero cosa c'e' dietro le carte e i numeri, perchè farlo vorrebbe dire contabilizzare perdite enormi, portare al fallimento il proprio istituto e fo***re per benino la propria luminosa carriera da top manager.

Purtuttavia, prima o poi, qualche cosa nel complesso meccanismo cede e i sistemi di sicurezza non riescono a frenare la reazione a catena. BUM.

Quando?

Come?

Beh, presto, anche solo per la cruda potenza dei numeri.

Gli allarmi stanno già suonando, peraltro, in un forzoso disinteresse quasi totale.

Alla fine, quindi, il pianetino in arrivo nel 2012 ( forse prima) non sarà qualcosa di palpabile, di reale, ma, come in fondo è giusto, in questo multiverso virtuale, un pianetino virtuale che craterizzerà gli altrettanto immaginari sistemi cartacei e risparmi mondiali.

Distrutta cosi la credibilità delle banche centrali, i risparmi e probabilmente le monete, resterà da trovare, a polverone depositato, un bene posto a garanzia delle nuove monete che risorgeranno, inesorabilmente, dopo il patacrac.

Continuo a pensare che vi siano due alternative possibili: una moneta universale basata su una qualche unità di misura di energia (il kWh potrebbe andare bene) o una moneta il cui valore sarà garantito da beni fisici: immobili, terreni, infrastrutture o intellettuali: brevetti, ad esempio. Come ben sanno i vecchi lettori ho una vecchia fissa in merito ed è l'esempio dato dalle monete coloniali pre unioniste.

Dopo tanti sconquassi è altamente probabile che, per un bel pezzo nessuno vorrà sentire parlare di monete e valute virtuali. Il denaro verrà messo in circolo da coloro che lo chiederanno DIRETTAMENTE in prestito alle banche centrali, mettendo a garanzia beni reali. Del resto il sistema bancario, premessa necessario per la creazione di quelle economie cartacee, avrà virtualmente cessato di esistere.

Certo: vi sarà una stretta creditizia ENORME rispetto alla situazione attuale.
E' una logica conseguenza della fine dell'illusione della crescita infinita.

In un mondo dove più che la crescita sarà l'evoluzione a dominare, questo non dovrebbe costituire un problema, anzi.

Credo che i nostri figli e/o nipoti non riusciranno mai a comprendere come potessimo credere che il gioco sarebbe continuato sine die e come non ci si sia accorti in tempo del disastro in arrivo. Eppure, la Storia insegna che tutto ha una semplice, sempiterna, disarmante spiegazione che consiste nella sostanziale incapacità reale di scontare correttamente gli effetti a lungo termine.

Il punto di vista unanime e prevalente, quando qualcuno prova a farlo, è stato ben espresso da una memorabile frase, ovviamente di Keynes: "nel lungo termine saremo tutti morti".

Il che è verissimo, ovviamente.

Si potrebbe, magari, discutere sul come arrivare a quel pochissimo atteso traguardo.

Ecco che, di nuovo, Keynes ci suggerisce come:
  • The day is not far off when the economic problem will take the back seat where it belongs, and the arena of the heart and the head will be occupied or reoccupied, by our real problems — the problems of life and of human relations, of creation and behaviour and religion. (First Annual Report of the Arts Council (1945-1946))
Non è lontano il giorno in cui il problema economico prenderà il posto che gli compete, ovvero il sedile posteriore e l'arena del cuore e la testa saranno occupate o ri-occupate dai nostri reali problemi, i problemi della vita e delle relazioni umane, della creazione e del comportamento e della religione....
Ecco.

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Rifiuti zero è possibile


Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)

Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti.

E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.

L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.

Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).

E’ anche vero che pure il termine inceneritore potrebbe risultare “riduttivo”, poichè in effetti gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse.

Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.

In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.
Il numero degli impianti di incenerimento attivi in Italia (fonte: ansa.it) per i rifiuti nel 2007 ha subito una leggera flessione, passando da 50 a 47, per il fermo impianto, per diverse cause, di tre di essi. Questo quanto emerge dall’ultimo ‘Rapporto rifiuti’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il 60% degli impianti operativi di incenerimento rifiuti e’ localizzato nel nord Italia, dove su 28 impianti, 3 sono in Lombardia e 8 in Emilia Romagna. Nelle regioni del centro ci sono 12 impianti: 7 in Toscana, 3 nel Lazio e uno rispettivamente nelle Marche e in Umbria. I restanti sette impianti sono localizzati in Puglia (1), Basilicata (2), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Per quanto riguarda gli impianti non operativi, quello di Potenza e’ ancora in fase di collaudo, quello di Taranto risulta fermo per problemi di carattere tecnico-gestionale, mentre per l’impianto di Cà del Bue di Verona (fermo dal 2006) si e’ in attesa di una eventuale riconversione tecnologica degli attuali forno a ‘letto fluido’. L’impianto di Siena dovrebbe invece essere riattivato entro fine anno, dopo una serie di interventi di ristrutturazione. Secondo il rapporto Ispra, per quanto riguarda gli impianti pianificati o in costruzione, nel Lazio sara’ operativo, probabilmente entro il 2009, il gassificatore di Roma-Malagrotta e verra’ potenziato l’impianto di S. Vittore del Lazio con la costruzione di una seconda linea capace di 102.700 tonnellate di Cdr. In Campania domani verra’ inaugurato l’impianto di Acerra. Nel 2007, anno su cui si basa il rapporto Ispra, i rifiuti complessivamente inceneriti negli impianti per il trattamento dei rifiuti urbani ammontano a circa 4,5 milioni di tonnellate, di cui 3,5 di indifferenziati, 319 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 661 mila tonnellate di Cdr, 489 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e 36 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti pericolosi trattati sono oltre 66 mila tonnellate, costituiti in gran parte da rifiuti del settore sanitario e ospedaliero.
In molti paesi, come l’Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata.
In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.

L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anzichè valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.

Non bisogna infatti dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (Cip6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.

Gli inceneritori più diffusi in Italia ed in Europa sono “a griglie”.

Funzionamento di un inceneritore

Il funzionamento di un inceneritore a griglie può essere suddiviso 6 fasi:
  1. Arrivo dei rifiuti Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta del rifiuto indifferenziato), i rifiuti vengono stoccati in un’area dell’impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.
  2. CombustioneIl forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d’aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione, mantenendo così molto alta la temperatura (fino a 1000° C e più). Per mantenere tali temperature, qualora il potere calorifico del combustibile sia troppo basso, talvolta viene immesso del gas metano.
  3. Produzione del vaporeLa forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore.
  4. Produzione di energia elettricaIl vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l’energia termica in energia elettrica.
  5. Estrazione delle ceneriLe componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume totale ed il 30% in peso, rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte in una vasca piena d’acqua posta a valle dell’ultima griglia. Le scorie, raffreddate in questo modo, sono quindi estratte e smaltite in discariche speciali, mentre le polveri fini (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione sono normalmente classificate come rifiuti speciali pericolosi. Entrambe vengono smaltite in discariche per rifiuti speciali; esistono esperienze di riuso delle ceneri pesanti.
  6. Trattamento dei fumiDopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l’abbattimento del contenuto di agenti inquinanti sia chimici che solidi. Dopo il trattamento e il raffreddamento i fumi vengono rilasciati in atmosfera a circa 140° C.
Attualmente, nessun sistema di filtraggio oggi disponible sul mercato è in grado di trattenere le particelle inquinanti (particolato) con diametro inferiore ai 2,5 nanometri: è questo il principale problema di qualunque inceneritore, ed allo stesso tempo la causa di un inquinamento “sconosciuto” (i misuratori di particelle inquinanti arrivano a misurare solo diametri superiori), che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.

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24/06/10

Indispensabili: Voglia di cambiare – La sicurezza sul lavoro

Proseguo ad implementare la mia sezione “Indispensabili” con questo libro che si caratterizza per la sua proposività. Infatti l’ho scelto perchè non è l’ennesimo libro di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto:

- La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all’”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

- Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

- A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

- L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

- I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Quindi bando agli indugi e vediamo subito di cominciare la lettura:

PROLOGO
Viaggio nella «meglio Europa»
Ho visto un paese che ha quasi azzerato le morti bianche, conqui­stando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro in fabbriche e cantieri.

Ho visto costruire, in un altro paese, case e quartieri popolari di pregio.

Ho visto come, con quattro semplici mosse, hanno dimezzato in dieci anni le stragi sulle strade.

Ho visto affiancare alla mobilità sul lavoro una straordinaria sicu­rezza sociale.

Ho visto politici tornare a scuola, sui banchi dell’università, per aggiornarsi sulla materia a loro delegata.

Ho visto al lavoro la macchina dell’industria turistica che, con dolce efficacia, ha stracciato tutti gli altri concorrenti.

Ho visto alberghi completamente free oil, funzionanti senza una goccia di petrolio, e case e fabbriche alimentate a energia solare e con altre fonti «dolci».

Ho visto grandi fiumi risanati e tornati a essere sede ambita di pe­sci pregiati.

Ho visto l’equivalente di una Cassa per il Mezzogiorno creare il miracolo della rinascita di una nazione.

Ho visto amministratori pubblici pagati quanto normali dirigenti e non di più………………………

Di lavoro in Italia si muore. In Svezia no

Questo paragrafo si apre con un triste elenco di incidenti mortali sul lavoro, spesso conseguenze di una sicurezza carente perchè costosa per l’azienda……….All’Inaii ne hanno contate milleduecentosettantaquattro nel 2005. Sono au­mentate a milletrecentodue nel 2006, con la Lombardia che, con le sue duecentodiciassette vittime, detiene il triste primato nazionale, seguito da Veneto (centosei) e dall’Emilia Romagna (centocinque). E non è andata meglio nel 2007. Un milione di incidenti l’anno e più di mille morti, un lavoratore ucciso ogni sette ore……………

La Svezia del buon lavoro ha la storia e il volto del­l’operaio che mi viene incontro in una fabbrica di Soedertaelje, a mezz’ora d’auto da Stoccolma. Tòmmy Baecklund, cinquantotto anni, è uno dei più anziani ombudsman dei lavoratori operante al nord, responsabile della sicurezza alla Scania, la principale azienda di veicoli industriali. A lui approdano i reclami di ognuno dei tremilaquattrocento dipendenti filtrati da centoventi altri ombudsman che lavorano tra queste mura. La partecipazione dei lavoratori alla politica di prevenzione qui è più sviluppata che altrove in Europa. Sono circa duecentomila i delegati alla sicurezza. La nomina di un delegato alla sicurezza è obbligatoria per tutte le imprese con alme­no cinque dipendenti. I delegati regionali sono invece circa millecinquecento e coprono centosettantamila piccole e piccolissime im­prese.

Tommy è entrato in fabbrica a ventitré anni come collaudatore. Ricevette per la prima volta questo incarico nel 1978. L’incarico va­leva per tre anni, ma da allora è sempre stato riconfermato: la fidu­cia dei suoi colleghi ha premiato il costante calo degli incidenti in fabbrica.

Dal suo computer, sovrastato da un piccolo casco giallo simbolo della sicurezza, estrae le cifre puntuali: l’ultimo incidente mortale c’è stato quindici anni fa. Da allora alla Scania hanno registrato me­no infortuni e sempre più lievi. Nel 1989 per un milione di ore la­vorative ci sono stati quarantacinque incidenti. Nel 1990 gli inci­denti sono scesi a trentasette; un anno dopo a ventiquattro; poi a venti; poi a dodici. Nel 2007, hanno toccato la punta più bassa fi­nora: dieci. «E ci battiamo per cancellare anche questa piccola cifra residua», sottolinea orgoglioso Tommy.

Nel suo ufficio angusto, in cui si fatica a stare in tre (io, lui e il fotografo), Tommy ricostruisce una giornata tipo nella sua vita. Ogni mattina all’arrivo in fabbrica trova nel computer segnalazio­ni di eventuali inconvenienti che richiedono il suo intervento riso­lutivo. Un operaio ha avuto il dito del piede fratturato da una la­miera scivolata di mano? Uno «scudo» d’acciaio proteggerà d’ora in poi la parte superiore delle scarpe di chi lavora in quel reparto. Una fiammata della fornace ha sfiorato un lavoratore che si è avvi­cinato troppo al fuoco? Viene posizionato un raggio laser a pochi metri dalla fornace: se qualcuno lo supera, automaticamente cala un portellone per chiudere la bocca della fornace e renderla così inoffensiva.

Tommy mi informa che da parte dei dirigenti della Scania c’è la massima collaborazione nel trovare antidoti ai rischi: più che le norme di legge (i codici svedesi prevedono multe salate e anche l’arresto dei responsabili aziendali, evenienza mai successa) in Sve­zia vale il confronto continuo e l’accettazione comune delle prio­rità in fabbrica. Che, nel caso specifico della Scania, vedono al pri­mo posto la sicurezza e l’ambiente, seguiti dalla qualità del pro­dotto, dalla puntualità nella consegna e, infine, dai profìtti che non mancano proprio perché sono stati rispettati sicurezza, tempi e qualità. «In Italia, dove pure gli strumenti legislativi sono buoni, mi risulta che queste priorità siano in molti casi rovesciate. E que­sta esasperata attenzione al profitto e disattenzione verso il decisi­vo capitale umano spiega quella mostruosità del dato statistico dei tréquattro morti che piangete ogni giorno. Voi italiani dovreste chiedere la tolleranza zero verso chi sbaglia. E dovreste far funzio­nare al meglio i controlli, dall’interno della fabbrica e dall’esterno, tramite gli ispettori.

«E magari sviluppare il sistema dei premi per le aziende e gli ope­rai che raggiungono obiettivi non solo di fatturato ma anche di si­curezza. Così avverrà quel cambiamento di cultura necessario anche da parte di molti lavoratori che tendono a sottovalutare l’applicazio­ne delle norme di sicurezza»………..

Sicurezza e parità sessuale

Nel Parlamento svedese la metà dei membri sono donne. Il lettore mi conceda un ampliamento dell’orizzonte del buon lavoro in Svezia. Qui la sicurezza non è tutto. In Italia la parola lavoro è preva­lentemente al maschile. Un recente studio dell’Eurispes sulle donne che lavorano pone l’Italia all’ultimo posto in Europa: 45,1 per cento contro il 71,6 della Svezia. Qui l’intelligenza e la professionalità del­le donne sono ritenute una risorsa chiave del paese e lo Stato si è or­ganizzato perché questa sia messa a disposizione del lavoro attraverso una fitta rete di servizi, a partire dagli asili: perché il figlio non è solo della donna, ma una risorsa per il futuro dello Stato………..

……..La sfida della parità dei sessi nei luoghi di lavoro e nelle istituzio­ni è ancora all’ordine del giorno. Me la sintetizza, nel suo ufficio in­terno al Parlamento, Gunilla Upmark, una giurista passata dal tri­bunale di Stoccolma a capo della commissione del Lavoro del Parla­mento svedese. Gunilla si serve, invece che di molte parole, di soli quattro numeri chiave:

- 100% del salario: oltre mezzo secolo fa la donna gua­dagnava la metà, oggi siamo all’80 per cento. Lo stesso discorso va­le per l’Italia, dove non conta la bravura e nemmeno l’anzianità. Conta il sesso: se sei donna guadagni meno, il 9 per cento in meno di un collega «maschio» e fino al 26 per cento nel ruolo di mana­ger…………….

- 50 per cento di occupate nelle istituzioni e nelle imprese. E qui, nonostante alcuni picchi, c’è ancora strada da percorrere. …………… Un misero 16 per cento di cattedre femminili nelle univer­sità di Svezia, un lillipuziano 1,5 per cento ai vertici della Borsa di Stoccolma. ……. In Italia le donne ai vertici sono ancora considerate «simpatiche eccezioni» (solo il 5 per cento siede nei consigli d’amministrazione).

- 50 per cento dei congedi per paternità (qui il cammino è duro, ma l’asticella sale: venti padri su cento usufruiscono oggi di questa opportunità, fino a pochi anni fa si contavano sulle dita di una mano. Come si contano oggi, nel 2008, in Italia: solo quattro mariti su cento utilizzano la legge del congedo di paternità nata otto anni fa.

- E infine lo zero per cento di violenze contro le donne: gli ulti­mi dati indicano in cinquecento, su nove milioni di abitanti, i con­dannati per casi di violenza (in Italia invece l’Istat fornisce cifre da choc: quattordici milioni le donne vittime di violenza fisica e psi­chica, sette milioni gli stupri e abusi, per il 70 per cento colpevole è il partner).

LINK UTILI

II portale nazionale della pubblica amministrazione: www.sverige.se è un por­tale d’accesso a tutti i siti web del settore pubblico nazionale ed è un ottimo punto di partenza per chiunque desideri cercare un’istituzione o un organismo pubblico. Il sito descrive inoltre in maniera particolareggiata il funzionamento del settore pubblico svedese, fornisce link utili ai siti del Parlamento svedese, del governo, dei consigli di contea, dei comuni e delle autorità, degli uffici del­la previdenza sociale e delle università.

Il sito internet ufficiale dell’Ente svedese per viaggi e turismo www.visitswe-den.com (in italiano) contiene una guida pratica e dettagliata al paese. Le pagi­ne forniscono guide apposite a seconda del paese di origine selezionato dall’u­tente. Le rubriche «Cosa fare», «Dove pernottare» e «Dove andare» aiutano gli utenti a organizzare il proprio soggiorno in Svezia.

Per un quadro aggiornato sugli infortuni sul lavoro in Italia, si suggeriscono i portali www.inail.it dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infor­tuni sul lavoro, e www.anmil.it dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

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