31/08/10

Marijuana made in Italy

Quest'anno, per colpa del maltempo, la raccolta sarà un po' in ritardo. Ma per metà settembre tonnellate di piante di canapa indiana saranno mietute. E l'odore dolce e pungente della marijuana invaderà la penisola. In Italia, come in altri paesi europei, si sta compiendo una singolare riconversione agricola che interessa ettari di territorio, al Sud, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli, ma anche al Centro e nel Settentrione, dove le coltivazioni intensive avvengono in serra. Nel 2009 le forze dell'ordine hanno sequestrato e distrutto 119 mila piante di cannabis e denunciato 1600 persone, mentre, al 20 agosto 2010, le piante scoperte sono già 40 mila. Gli esperti del ministero dell'Interno però prevedono di riuscire ad individuare e smantellare "soltanto il venti per cento delle coltivazioni esistenti".Fatti due calcoli, nel prossimo inverno si fumerà la marijuana prodotta da quasi cinquecento tonnellate di cannabis made in Italy. Certo, il mercato nazionale è ancora lontano dall'autosufficienza e la percentuale di principio attivo, il Thc, della specie autoctona arriva al massimo al 4 per cento (contro il 16 per cento di alcune varietà olandesi) ma il fenomeno è in costante aumento. Dal vaso sul terrazzo alla piccola serra in giardino fino alle estese piantagioni controllate dalla criminalità organizzata, le coltivazioni si allargano a macchia d'olio. E se la produzione di hashish, pure ricavato dalla pianta, richiede procedimenti elaborati, ottenere artigianalmente dell'ottima marijuana è ormai alla portata di chiunque. Non c'è giorno che le forze dell'ordine non scoprano piccole o vaste colture di "erba".

Tossicodipendenti, pusher, ma anche pensionati, impiegati, professionisti che arrotondano lo stipendio e tanti minorenni col pollice verde che vogliono procurarsi da soli la propria dose di sballo "a chilometro zero" senza dover correre il rischio di rimediare un "pacco" per strada.

Coltivare la "maria" in casa è diventata una moda soprattutto tra i giovani, che pubblicano su Facebook le foto dei loro successi botanici e invitano gli amici a casa per sfoggiare il proprio "albero di Natale". Le previsioni del Prevo.Lab, l'osservatorio della Regione Lombardia, sostengono che i consumatori da oggi al 2012 aumenteranno del 20 per cento e per allora saranno oltre 5 milioni gli italiani di età compresa tra i 15 e i 54 anni a fumarsi una canna. I ragazzi non considerano l'hashish e la marijuana come una droga: su Facebook, per esempio, ne discutono 1108 gruppi e 91 pagine e nel 75 per cento dei casi il giudizio è positivo. E anche grazie al Web chiunque, oggi, può trasformarsi in un coltivatore diretto, in poche mosse e con un modesto investimento. Ci sono migliaia di siti che insegnano, passo dopo passo, come fare. Cominciando dall'acquisto on line dei semi e del kit completo del piccolo agricoltore, con lampade termiche, strumenti per l'irrigazione e l'essiccamento delle foglie. Altrettanti sono i manuali, da quello per l'esperto botanico che voglia selezionare una qualità particolare di pianta, fino alle istruzioni per il neofita. Una volta appresi i primi rudimenti del mestiere, basta ordinare la merce, attendere una settimana per la consegna e tentare nell'impresa. Che quasi sempre va a buon fine. La tentazione di passare dall'uso personale alla vendita è forte. Basti pensare che, al dettaglio, un grammo di marijuana, in genere, viene venduto a 10 euro. E che ogni pianta, se riesce a crescere fino a tre metri, può produrre tre etti di infiorescenza, fruttando 3.000 euro.

L'allarme è alto, soprattutto per la facilità con cui i minori si avvicinano a questo business illecito. La Direzione centrale per i servizi antidroga, che coordina le attività di polizia, carabinieri e finanza, a settembre inaugurerà una task force contro la vendita su Internet, reato per gli investigatori accomunabile a quello di istigazione all'uso e al commercio di stupefacenti. Ma già adesso - come svela il maggiore Federico Quatrini, della sezione analisi della Dcsa - agenti in borghese vengono impiegati nel monitoraggio dei negozi di smart drugs che hanno sul bancone prodotti ricavati dalla canapa ma non inseriti nelle tabelle ufficiali delle sostanze proibite. Gli investigatori identificano gli aspiranti coltivatori di "maria" tramite le targhe, le carte di credito e persino i pedinamenti. Spiega il maggiore Quatrini: "I nomi di centinaia di clienti vengono annotati e messi da parte perché la legge italiana non vieta di vendere o acquistare semi di canapa indiana. Ma dopo circa tre mesi - tanto impiega una pianta a fiorire - andiamo a fargli visita. E se scopriamo che invece di usarli come cibo per uccelli ne hanno ricavato cannabis, scatta la denuncia penale o l'arresto, a seconda della quantità rinvenuta". Spesso indagini di questo tipo portano a scoprire modesti giri di spaccio o di cessione di droga tra amici. Ma capita di incappare in vere e proprie società specializzate nel business della cosiddetta "ganja". Una telefonata al 117 di un padre preoccupato per il figlio diciassettenne che ogni giorno, dopo la scuola, si fermava in uno smart drug shop, ha innescato un'indagine della Finanza di Ferrara che, partendo proprio da un distributore automatico di semi di cannabis, ha portato all'arresto di dieci persone, alla denuncia di altre 75 e al sequestro di tredici laboratori per la coltivazione e la lavorazione di canapa indiana oltre a migliaia di manuali, anche su videocassette. Svelando che dietro a quel negozio si celava un'organizzazione di punti vendita in franchising che riconduceva ad uno dei maggiori siti Internet che predicano l'antiproibizionismo. Perché dietro una presunta motivazione culturale spesso si nasconde la voglia di fare soldi. Poco prima di Ferragosto i carabinieri di Sanremo, dopo un anno di indagini, hanno finalmente scoperto chi riforniva la zona di "erba". Nella città dei fiori qualcuno aveva pensato che la "maria" rendesse più delle rose e aveva riadattato due grandi serre di 2500 metri quadrati, dotandole di uno specifico impianto di irrigazione, di teli per proteggere le piantine dal sole, con tanto di camera climatizzata per l'essiccazione e la raccolta delle resine che servono per l'hashish. Attrezzature da professionisti che garantivano fino a sei raccolti l'anno. In carcere sono finiti due attempati agricoltori sorpresi mentre innaffiavano le piantagioni che li avrebbero resi ricchi. Sempre in Liguria il titolare di un campeggio estivo di Sestri Levante, più modestamente, aveva pensato di far fronte al calo di presenze seminando cannabis vicino alle roulotte. I carabinieri di Valdobbiadene invece hanno scoperto il secondo lavoro di una parrucchiera trentenne che aveva trasformato il terrazzo di casa in una minipiantagione sufficiente per lei e i suoi amici. A Valeggio, sul Mincio hanno arrestato il titolare di un agriturismo che, oltre alle primizie dell'orto, tirava su marijuana di prima qualità: i ragazzi uscivano dalla sua piccola serra con sacchetti pieni di carote e insalata bio che servivano a nascondere la pregiata "skunk" . Mentre avrebbe fruttato almeno 60 mila euro la cannabis che un pregiudicato aveva seminato lungo gli argini quasi inaccessibili del Tanaro, su un terreno demaniale, dove i finanzieri di Alessandria lo hanno sorpreso ad irrigare i filari ben nascosti dalla vegetazione. Ma a Marino, alle porte di Roma, c'erano narcos fai da te anche ai confini delle vigne un tempo celebrate negli stornelli. E se nelle campagne il controllo dei carabinieri sul territorio porta a scoprire coltivazioni di medie o grandi proporzioni, non si contano gli interventi della Polizia nei centri urbani, dove studenti, spacciatori o insospettabili professionisti arrivano ad installare nell'armadio di casa una minuscola serra: dall'esterno sembra un porta abiti, invece racchiude la pianta, il terriccio e la lampada termica. E c'è persino chi trasforma la vasca da bagno in un piccolo campo con il profumo della Giamaica di Bob Marley.

Altra storia quella che si vede in Campania, dove una vera e propria guerra al narcotraffico è invece quella che sta conducendo, sui monti Lattari, il colonnello Andrea Paris, comandante del Gruppo carabinieri di Torre Annunziata. Roba da Colombia: a bordo di un elicottero il giorno di Ferragosto ha sorvolato i boschi sopra a Castellammare di Stabia, riuscendo ad individuare cinque piantagioni nascoste nell'intreccio di alberi: da terra era impossibile notarle. Come se fosse un raid nella foresta amazzonica, il giorno dopo le sue squadre e quelle del Decimo Battaglione Campania, guidate dagli esperti del Club alpino italiano, hanno marciato per chilometri, facendosi largo a colpi di machete, fino a quelle piazzole, segnalate dall'elicottero sospeso in hovering. Quindi hanno iniziato un'opera di disboscamento che è durata ore, per poi tornare a valle, con oltre duecento arbusti alti tre metri sulle spalle. Castellammare, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere. È questo il "quadrilatero della droga", dove negli ultimi mesi le forze dell'ordine hanno sequestrato venti tonnellate di canapa indiana. "Il nostro territorio si presta molto bene alla coltivazione intensiva di cannabis sia per il clima che per la difficoltà di raggiungere le zone più impervie", spiega il colonnello Paris. Con una beffa: "Le colture avvengono su terreni del demanio, perché non sia possibile risalire ai proprietari. Ed è raro che si riesca a sorprendere chi ci lavora: si tratta certamente di contadini o pastori della zona, che conoscono bene i sentieri. Tutte le piantagioni sono poi disseminate di rudimentali sistemi di allarme, come fili rasoterra a cui vengono attaccati dei campanelli, o altri trucchi per rivelare il passaggio di estranei. La nostra convinzione è che, come con i cocaleros colombiani, chi coltiva nei territori controllati dai clan, sia al loro servizio o perlomeno agisca con l'autorizzazione delle famiglie camorriste che esigono, in cambio, una percentuale della droga o dei ricavi dello spaccio".

Certamente più diretto il coinvolgimento delle cosche nelle coltivazioni siciliane e calabresi, produttrici della migliore erba italiana, ormai quasi indistinguibile da quella albanese. Nell'isola tre anni fa vennero sequestrate un milione e 400 mila piante: un record da narcostato. Sulla qualità invece l'erba tricolore deve ancora fare strada: il percorso è lungo e gli estimatori lo sanno bene, ma forse tra non molto anche l'Italia potrà partecipare alla Cannabis cup di Amsterdam, una sorta di competizione-degustazione mondiale tra le foglie più pregiate del pianeta. In Olanda la marijuana è legale; da noi no, anche se spunta ovunque.


di Giorgio Florian da Espresso.it

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Lettera al Premier Silvio Berlusconi.


Lettera al premier Silvio Berlusconi

e, p.c. al ministro Tremonti.

Bergamo, 31 agosto 2010

Oggetto: Crisi economica: scartato il resto, proviamo con la sanità mentale

Caro premier,
sono ormai anni che su internet c'è una campagna d'informazione sullo scandalo nazionale - e internazionale - della rendita monetaria affidata a privati tramite l'atto di alto tradimento chiamato Trattato di Maastricht. Ne informammo anche Cossiga, che ne fu il responsabile, ma si vede che preferì morire piuttosto che tirare fuori un po' d'onestà.

Ora Lei che è ancora vivo, e che ha una certa età, potrebbe forse dare una svolta alla sua carriera alla grande, denunciando questo scandalo pubblicamente nelle televisioni, come già ha fatto in sordina su Il Giornale, coi bellissimi articoli di Ida Magli. Le citazioni dotte si possono mettere in fila, come prove anche da portare in un Tribunale, partendo dal procuratore generale Bruno Tarquini nel 1997, passando per Guido Tabellini rettore della Bocconi, ricordando il precursore prof. Giacinto Auriti ed il questore di polizia - ex Gladio - Arrigo Molinari, ucciso a coltellate poco prima di testimoniare in merito in Tribunale. Possiamo citare anche il prof. Antonino Galloni, piuttosto che una serie di avvocati tra cui Alfonso Luigi Marra e Marco Della Luna, giusto per analizzare meglio i risvolti penali, se ce ne sarà tempo...
Naturalmente non mancano citazioni estere di illustri cattedratici, fino ad arrivare alla London School of Economics che - in uno scritto recente di un suo illustre membro - parla apertamente del falso in bilancio della BCE.

Il tempo era denaro, ora ?
Con Basilea II (o III), nel dicembre 2011, verranno stretti i cordoni del credito, moltiplicando per quattro i requisiti di riserva obbligatoria. Questo decimerà le rimanenti linee di credito delle PMI italiane (oltreché europee in genere), nonché le linee di credito degli altri soggetti della clientela bancaria. Questa operazione di strozzamento è voluta per ricapitalizzare le banche assorbendo i beni reali della clientela che non potrà saldare il debito: si tratta, ad esempio, degli assets di molti cittadini che l'hanno votata, Signor Premier!

Su internet non manca una spiegazione quanto mai approfondita ed in varie lingue di come questa rendita monetaria (signoraggio) sia sottratta da un sistema bancario andato a male con - finora - l'allegro disinteresse dei tanti politici (salvo alcuni eroi). Questa campagna virale su internet creerà - se già non lo sta facendo - un effetto di risonanza che porterà in piazza milioni di persone. Infatti, la cifra sottratta ad ogni - OGNI! - italiano si aggira ormai su circa 1,5 milioni di euro.
Appena la quantità di disperati che hanno evitato il suicidio arriverà ad un 15% della popolazione.... stiamo parlando di almeno 8 milioni di incazzati, vorrei davvero capire se lei crede che non si accoderanno anche le forze dell'ordine, alle quali con il pizzo del signoraggio è stata da anni dimezzata la busta paga...

Questa massa furiosa vi chiederà ragione del vostro silenzio, e mi pare difficile credere lo farà sottovoce. Come pensa di fermarli? Con escort e spacciatori di coca libera per tutti? Con biglietti omaggio per entrare al Billionaire? Con foto osé dedicate in villa Certosa?

Non credo proprio. Occorre - caro premier - che lei tenga conto della rabbia che da anni il popolo ha ingoiato a causa delle ruberie sempre più clamorose del sistema bancario. Occorre che lei faccia almeno un sondaggio, per vedere se effettivamente quanto dico rischia di avverarsi o meno. Occorre che lei si faccia spiegare da Putin come ha fatto a cacciare gli oligarchi dal suo paese. Perché questi oligarchi, se non li caccia lei in qualche modo, verranno inseguiti da una popolazione vendicativa con gli occhi iniettati di sangue. Zombi che non hanno più nulla da perdere contro i pochi che hanno rubato tutto. Come finirà? 1, 2 o X ? Oppure si può far qualcosa PRIMA.

Prima che il redde rationem venga invocato vox populi?

Non si potrebbero rimettere in auge i Biglietti Di Stato a Corso Legale (ma anche a corso libero, eventualmente) per pagare il welfare a chi, a causa della distruzione pianificata del sistema manifatturiero, è costretto a rimanere senza lavoro?
A chi, con i 500 euro che voi vi fate una pippata è costretto a camparci un mese intero?
Non si potrebbe prevedere un reddito di cittadinanza che a una Banca Di Stato non costerebbe quasi niente? Oppure vogliamo aspettarci tutti quanti di goderci quest'ultimo olocausto?

Ci pensi. E poi, per cortesia, ci faccia sapere.

Con tanti cari auguri per un produttivo rientro dalle ferie,

Marco Saba

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Gheddafi in Italia: lettera aperta ai colleghi giornalisti

Cari colleghi, quello di Gheddafi non è uno «show». Non è un teatrino, un divertissement di fine estate con cui realizzare qualche servizio o articolo di colore per rimpinguare telegiornali e giornali ormai vuoti di notizie e contenuti. No, Gheddafi è un dittatore. Non un comico. Non un attore. Non un saltimbanco. È un dittatore. Eppure proprio la parola «show» campeggia da ieri nei titoli di apertura dei siti dei maggiori quotidiani nazionali, da Repubblica al Corriere della Sera.

Nessun direttore o caporedattore pare rendersi conto quanto è stato scritto: Gheddafi che si esibisce in uno show. Ma ve lo immaginate? Sul palco con bombetta, bastone nero e pomo bianco, ad aizzare la folla alla risata. No cari colleghi. Non sminuiamo ciò che per amore di verità non va sminuito. Lo show, forse, lo sta facendo la nostra categoria, sotto lo sguardo divertito dei dittatori, ormai parchi del giogo messo all’informazione:un’autocensura che si regola da sola, senza bisogno di rigorose imposizioni dall’alto.

A leggere certi lanci, infatti, il leader libico sembra quasi una star: «Gheddafi, bagno di folla in centro», «Gheddafi, a Roma atteso da 200 ragazze», «Gheddafi a Roma tra amazzoni, cavalli e belle ragazze», «Gheddafi atterra a Roma con 4 aerei», «Il colonnello e la movida», «Il colonnello e la movida romana, drink e passeggiata in pieno centro». E il premier Silvio Berlusconi conclude: «è solo folkore». Anche il folklore, in realtà, è ben diverso.

Dopo Lockerbie, dopo i silenzi su Ustica, dopo i missili contro Lampedusa, dopo il vergognoso trattato di “amicizia” con l’Italia e la sistematica violazione dei diritti umani ai danni dei migranti in Libia, mi chiedo e vi chiedo:è possibile ignorare tutto questo e fare titoli sulla movida? Sulla partecipazione delle “hostess” alla lezione sull’Islam tenuta da Gheddafi? È così facile (e quanto onesto?) fare piazza pulita della storia e convincere gli italiani che sì, in fondo, Gheddafi forse è anche divertente? Quasi fosse un famoso bamboccione alla sua prima uscita trasteverina.

Muhammar Gheddafi purtroppo non è nulla di tutto questo. Non improvvisa show né gestisce teatrini, non è solito prendere cappuccini durante la movida notturna della Capitale, non ha l’abitudine di tenere lezioni di Islam. Gheddafi è ben diverso. E voi lo sapete. Come sapete che nel nostro mestiere la scelta delle parole è fondamentale: come un tarlo scavano la mente delle persone e la percezione che queste hanno della realtà. Possono perfino far apparire accettabile – e amico – un dittatore come Gheddafi. Alla vostra onestà il (necessario) colpo di timone.

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Fondo sociale europeo, 15 milioni all'Italia per Rom e svantaggiati: dove sono finiti?


Dal 2007 al 2013, l'Unione europea ha predisposto uno stanziamento di 15 milioni 321 mila euro all'Italia attraverso l'FSE - il Fondo Sociale Europeo -, principalmente per l'inclusione sociale dei soggetti svantaggiati. I Rom, in particolare, sono coinvolti come possibili partecipanti di una serie di iniziative che rappresentano per l'Italia - così come per gli altri Stati membri - almeno il 27% del budget FSE complessivo.

"Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, subito dopo il suo insediamento nell'ultimo Governo Berlusconi, l'Italia avrebbe avuto accesso ai fondi europei per l'integrazione dei Rom per la prima volta, dato che né il Governo Prodi, né i precedenti Governi, mai avevano avanzato richieste in tal senso", spiega la Presidenza del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani.

"A integrare i fondi dell'FSE all'Italia, sempre per gli stessi fini, sarebbero anche alcune iniziative del progetto europeo EQUAL, che avrebbe aumentato consistentemente i budget stanziati da progetti regionali e su base nazionale. Ma non è tutto," proseguono gli attivisti, "perché oltre ai fondi europei per i Rom,risulta che il Governo abbia percepito negli ultimi tre anni consistenti somme anche per quanto concerne il progetto KNE, che dovrebbe ‘garantire e migliorare i processi di integrazione e inclusione sociale delle persone migranti arrivate nel nostro paese da un periodo massimo di cinque anni'. Tale iniziativa - finanziata dal Ministero dell'Interno e dal FEI (Fondo Europeo per l'Integrazione di Cittadini di Paesi Terzi) - dovrebbe essere favorita tramite l'offerta di percorsi di formazione di lingua italiana, orientamento civico e formazione professionale dei migranti" precisa EveryOne, che ha condotto una ricerca specifica in merito.

Secondo quanto affermato in una recente audizione alla Camera dei Deputati dal prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione presso il Ministero dell'interno, l'Italia ha percepito inoltre un importo di 6 milioni 323 mila euro destinato a finanziare i rimpatri coattivi e volontari dei cittadini dei Paesi terzi per il 2010, di altri 6 milioni 223 mila euro destinati ai richiedenti asilo in Italia per il 2010 e di ulteriori 95 milioni di euro per il periodo 2007-2013 (di cui 6 milioni per il 2007, 8 milioni 500 mila per il 2008) destinati all'integrazione di cittadini terzi.

"Ci chiediamo" affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne, "dove siano stati impiegati tutti questi soldi. Secondo le nostre stime, con budget del genere l'Italia in tre anni avrebbe potuto non solo risolvere definitivamente la problematica dei Rom, garantendo a tutti un progetto istruzione-casa-lavoro, ma altresì favorire la piena integrazione della totalità dei migranti extracomunitari bisognosi di protezione internazionale sbarcati nelle coste italiane dal gennaio 2010 a oggi. Sollecitiamo deputati e senatori italiani a chiedere al Ministro degli Esteri Frattini e al Ministro dell'Interno Maroni di riferire urgentemente in Parlamento sull'impiego di tali fondi e sui risultati dei progetti di integrazione, visto che, secondo una nostra ricerca - depositata alla Commissione europea e all'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite, nel corso di un nostro recente incontro a Ginevra - il Governo italiano e le Amministrazioni locali, dal 2007 a oggi, hanno impiegato ben 91 milioni 615 mila euro (oltre 83 mila euro al giorno!) per sgomberare insediamenti Rom di città medio-grandi, senza considerare i micro-insediamenti abusivi. Si tratta" commentano Malini, Pegoraro e Picciau, "di una cifra abnorme, che sommata al numero dei respingimenti e delle deportazioni dall'Italia di migranti in crisi umanitaria negli ultimi due anni induce gli esperti di immigrazione e diritti delle minoranze a formulare ed esprimere legittimi dubbi sull'operato delle nostre Istituzioni".

Il Gruppo EveryOne ha infine richiesto oggi alla Commissione europea di aprire un'inchiesta nei confronti dell'Italia, per verificare se e come i fondi percepiti dal 2007 a oggi siano stati effettivamente impiegati per i fini cui erano destinati e, nel caso di errori o sprechi, di assumere le opportune misure atte a ristabilire procedure corrette nell'impiego di tali finanziamenti e, se necessario, di portare il caso all'attenzione della Corte europea.

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Passaparola 31/08/2010. Schifani, basta la parola

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30/08/10

Un venerdì "esemplare"

Ho sottratto un po' di tempo dalle mie vacanze per dedicarvi una breve analisi.
Venerdì scorso abbiamo assistito ad un'esemplare giornata borsistica ai tempi della Grande Crisi...

Le borse "ufficialmente" viaggiavano già in positivo a causa della revisione al ribasso del PIL USA (2° trimestre 2010) minore del previsto: da +2,4% a +1,6% contro le attese per un +1,3%/+1,4%. Sì...lo so: sembra surreale ma ormai questa è la nuova normalità...
A parte il fatto che il dato ormai è vecchio come il cuzzo e che tutti guardano al PIL del 3° trimestre, l'esaltazione inizialmente sarebbe derivata da un dato """migliore del previsto""" di uno +0,2% annualizzato...ovvero di un +0,05% rispetto al trimestre precedente. Uaoooo!

In realtà tutti stavano aspettando il discorsone a Jackson Hole del principale PUSHER di Toro Drogato, ovvero Ben Bernake Presidente della FED.
Nuova fornitura di cocaina oppure no?
In caso affermativo, in quale quantità? E "tagliata" in che modo?
Non a caso i coca-cow-boys pendevano dalle labbra di Ben....

Ed ecco un esemplare pattern della Borsa ai tempi della Grande Crisi,
nel quale come sempre i FONDAMENTALI Economici (deboli) non contano una mazza (almeno nel breve).

Inizialmente le parole di Ben non sono piaciute e dunque SBOOMMM in pochi minuti












Mentre in seguito le parole di Ben sono piaciute
e dunque BOOOM BOOOM BOOOM per il resto della seduta.












Superman-Bernanke ha promesso che farà "tutto il possibile" per sostenere l'economia americana.
Ed ha promesso "addirittura" MISURE NON CONVENZIONALI in caso di bisogna.
Nessuno ha capito esattamente di quali misure Bernanke stesse parlando (per averne un'idea vedi l'ottima disamina fatta dal blog Borsadiocchiaperti)
e nessuno si è fatto troppe domande su quanto possano essere realmente efficaci per L'ECONOMIA REALE.
Eccovi una dotta opinione in merito....
Japan’s Experience Suggests Quantitative Easing Helps Financial Institutions, Not Real Economy

Ma i coca-cow-boys sono fatti così: sono di bocca buona e non si fanno troppe domande per appicciare sul tasto buy.
Dell'economia reale chissenefrega!
LORO rappresentano proprio L'IPER-FINANZIARIZZAZIONE(-parassitaria) dell'economia reale ovvero una delle principali cause della Grande Crisi...
A LORO interessano solo gli effetti del QE sul "mondo virtuale" di Wall Street (che poi presenta il CONTO al mondo dell'economia reale...)
e le occasioni (più o meno fittizie) per rapide inversioni di sentiment: da very bearish a very bullish in 4 secondi netti....se le manovri bene ti fai dei gran soldoni. Punto e basta.

Attenzione però: tutti sanno che la droga provoca assuefazione e che sei costretto ad aumentare man mano le dosi, altrimenti l'efficacia man mano diminuisce insieme alla durata dello sballo....Vedremo questa volta quanto durerà.
Per un Toro solido e sano L'UNICA SOLUZIONE è una VERA RIPRESA basata su solidi ed equilibrati dati macro-economici. Sul medio-lungo non c'è Santo QE che tenga...
Ma questa è TUTTA UN'ALTRA STORIA. Ripeto: tutta un'altra storia.

Bernanke si è anche lanciato nella sua ennesima PREVISIONE, anche se negli ultimi 3 anni le ha cannate praticamente tutte, in particolare quelle DECISIVE...del tipo che la Crisi dei Subprime non avrebbe avuto ripercussioni sul solido sistema finanziario degli USA...:-)
Da non perdere la rassegna di "Bernanke Paperissima" messa insieme da Bimbo Alieno in Il Bluff di Ben: niente recessione
Ebbene dopo aver affermato che il rallentamento degli USA è maggiore di quanto avesse previsto,
Ben ha previsto che nel 2011 l'economia degli USA potrebbe anche accelerare...;-)

Vabbè io mi fido più di Robert Shiller, l'economista inventore del famoso indice sul prezzo delle case USA ed uno dei pochi ad aver previsto la Grande Crisi.
Ebbene Robert afferma brutalmente:
“DOUBLE DIP MAY BE IMMINENT”
....While Bernanke continues to deny the potential of an economic downturn and tries to convince the market that he can save the economy with his impotent monetary policy, reliable and trustworthy economists like Robert Shiller say the Fed is out of bullets and the risk of a double dip is “imminent”...

Se vogliamo invece andare oltre al tormentone del Double Dip (ovvero della ricaduta in una Recessione che realmente non è mai finita...) godiamoci la brillante opinione del solito Paul Krugman (premio Nobel per l'economia).
Paul afferma brutalmente come il rischio di double dip sia irrilevante: per uscire dall'abisso scavato dalla Grande Crisi e dall'abisso scavato dallo sputtanamento del Deficit Pubblico a vantaggio dei soliti noti....
gli USA DEVONO assolutamente CRESCERE A STECCA ben oltre al +2,5% all'anno
oppure saranno condannati comunque.
Parlare dunque di una crescita sotto la media ed anemica da +1% od addirittura di trimestri di nuovo in negativo
NON E' NEMMENO CONCEPIBILE...
Spesso non condivido le terapie consigliate da Krugman, ma quasi sempre condivido le DIAGNOSI.
This Is Not a Recovery
By PAUL KRUGMAN Published: August 26, 2010
....The important question is whether growth is fast enough to bring down sky-high unemployment.
We need about 2.5 percent growth just to keep unemployment from rising, and much faster growth to bring it significantly down.
Yet growth is currently running somewhere between 1 and 2 percent, with a good chance that it will slow even further in the months ahead.
Will the economy actually enter a double dip, with G.D.P. shrinking?
Who cares?
If unemployment rises for the rest of this year, which seems likely, it won’t matter whether the G.D.P. numbers are slightly positive or slightly negative..............

Crescere a stecca o morire: questa è l'unica soluzione imposta dalla Grande Crisi e dalla medicina scelta per curarla ovvero alzare la posta all'infinito, socializzando le perdite e spostando la risoluzione dei problemi sempre più in avanti.

P.S.
Stamattina è stato esemplare anche il pattern della Borsa Giapponese.
- Partenza a +1.6% per il classico "rimbalzo d'ordinanza" al traino di boom boom Wall Street (del resto il Nikkei era caracollato addirittura sotto i 9000 punti).
- Accelerazione mistica a +3,2% in orgasmica attesa dell'annuncio della BOJ, in riunione straordinaria per approvare nuovo Quantitative Easing soprattutto allo scopo di deprezzare lo yen.
- Decelerazione netta a +1,7% nel momento in cui la BOJ è uscita con un QE-annuncio deludente per i coca-cow-boys ed i coca-samurai...
The BoJ's Yen Easing Is A Flop
Ma dopo la Banca Centrale con il suo QE, oggi tocca al Governo con i suoi Stimoli...ed avanti così all'infinito, verso nuove "dimensioni" del Debito.
  • Giappone, oggi riunione ministri per misure stimolo economia Reuters (30/08/2010 08:23)

  • Ehhhh....queste sono le Borse di Stato ai tempi della Grande Crisi.
    Ed in molti si ostinano a considerarle ancora un mitico leading indicator dell'economia reale e dei dati macro-economici....mah?

    STEFANO BASSI

    IL GRANDE BLUFF

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    29/08/10

    Castelli di sabbia

    Gomez_su_Beppe_Grillo.jpg

    Ieri camminavo in spiaggia tra le persone. Qualcuna mi riconosceva e mi faceva una domanda che era poi sempre la stessa: "Cosa succederà dell'Italia? Come ne usciremo? Cosa si può fare?".Qualche volta iniziava un dialogo, una conversazione e si aggiungeva via via altra gente ad ascoltare. Mi sembrava di fare un comizio a Hyde Park a Londra, dove chiunque può salire su una cassetta di frutta e arringare i passanti. Ero sulle dune di sabbia invece che ai giardini pubblici. La diagnosi dei mali d'Italia era quasi sempre condivisa: l'occupazione dello Stato da parte dei partiti, il declino della scuola, della ricerca, la deindustrializzazione, la perdita di valori morali, il lento incagliarsi del baraccone in cui viviamo nelle secche dell'indifferenza. Alcuni gridavano: "Forza Grillo!", "Sei l'unica speranza rimasta, Grillo!". Più li ascoltavo, più mi preoccupavo. Provavo la sgradevole sensazione di un "Armiamoci e parti (io da solo)". E ho cominciato a interrogarli chiedendo come avrebbero cambiato le cose. Le risposte erano sempre al condizionale: "Farei, direi, progetterei...". Alla mia domanda sul perché non "Fate, dite, progettate ora?" e passassero all'indicativo presente, le facce cambiavano espressione, gli sguardi si facevano più sfuggenti ed emergeva una lieve irritazione contenuta, come a rimproverarmi di uno sgarbo. La moglie di un medico ospedaliero mi ha spiegato che suo marito non può mettersi contro il sistema, lo distruggerebbero, lo stesso ha detto un impiegato statale, un commesso di un grande magazzino, un vigile urbano. Non vogliono correre il rischio di perdere il poco o molto che hanno. E questo li inchioda al muro come uno spillone con una farfalla. Li capisco, ma fino a quando la maggioranza degli italiani ragionerà così non ci saranno cambiamenti radicali. La responsabilità individuale si ferma di fronte al proprio benessere, ma senza responsabilità individuale, senza il coraggio della denuncia, dell'esporsi in prima persona non c'è un progetto di società. Gli italiani sentono il rumore della cascata, sanno di essere su una barca piena di buchi, ma finché non precipiteranno nelle rapide, in molti rimarranno a guardare.
    Leo Longanesi disse che gli italiani accorrono in soccorso del vincitore, ma per quello che ci aspetta, il default sociale e economico, non ci saranno vincitori, ma solo vinti. Di chi accorreremo in soccorso?
    Prigioniero di questi pensieri guardavo il mare, verso la Corsica, e mi è venuto in mente, non so perché, Newton, che non c'entra nulla con il futuro dell'Italia: "Mi sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l'oceano della verità giaceva insondato davanti a me".
    Il nostro futuro è ancora tutto da scrivere

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    28/08/10

    Flavio Oreglio e Woodstock 5 Stelle


    Il messaggio di Flavio Oreglio per Woodstock 5 Stelle:

    "Ciao, sono Flavio Oreglio. So che molti mi conoscono per via che qualche hanno fa ho proposto in televisione le poesie catartiche. Non molti sanno che arrivo da un percorso musicale, motivo per il quale sarò presente a Woodstock. Io nasco come cantautore negli anni '80 e poi frequento gli ambienti dei cabaret dove imparo anche a chiacchierare oltre che a cantare. E poi l'ambiente del cabaret mi ha dato una certa notorietà e da lì sono uscito. Ma la mia anima è prettamente musicale. Sarò a Woodstock per tanti motivi. Intanto perché è una iniziativa di Beppe Grillo, persona a cui sono legato da stima e affetto da tempi immemori. Fin dalla fine degli anni '80 ci siamo frequentati e da lì ho potuto conoscere la persona. Quello che fa Beppe è sempre bello, spontaneo e senza doppi fini. Quindi sono qui perché Beppe è una garanzia. Ma soprattutto perché l'idea di una festa, una festa musicale, l'idea di uno spazio libero è importante - non ce ne sono più tanti - e Woodstock vuole essere questo. Vuole essere uno spazio libero, uno spazio dove ci si esprime senza vincoli di alcun tipo. Questo sarà un grande momento. L'idea di una festa è un'idea della quale l'Italia ha profondamente bisogno. L'Italia che è martoriata dalla mafie, dai delinquenti politici, dai conflitti di interesse, deve riscoprire il gusto delle cose vere. E credo che questo sia sicuramente da porre nel novero delle cose vere e quindi eccomi qui a sostenere questa iniziativa. Ci vedremo lì per questa festa, per l'Italia intera. Un'Italia a cui voglio augurare di riscoprire il gusto e la bellezza di pensare in proprio. Ogni persona riscopra sé stessa e possa avere un futuro di libertà, di libertà politica, libertà sotto tutti i punti di vista nel solco della Costituzione che deve essere difesa coi denti fino alla fine. Ci vediamo a Cesena."

    di Flavio Oreglio

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    27/08/10

    L’ipocrisia dei moralisti Mondadori


    Non capisco il senso di tutta la discussione sugli autori della Mondadori che dovrebbero rinunciare a pubblicare libri per la casa editrice presieduta da Marina Berlusconi dopo il recente emendamento salva evasione fiscale. Non capisco perché soltanto ora ci si debba porre un dilemma che tale non sarebbe dovuto essere già dal 2007. Cioè da quando una sentenza penale definitiva condannò Cesare Previti a un anno e mezzo e il giudice Vittorio Metta a 2 anni e 9 mesi per corruzione in atti giudiziari. La sentenza di terzo e ultimo grado dice che Vittorio Metta nel giugno 1990 ricevette 400 milioni di lire dalle mani di Cesare Previti per scriverne una che regalasse la più grande e importante casa editrice italiana a Silvio Berlusconi. Che infatti risulta “corruttore corresponsabile“.

    Una casa editrice occupata da una proprietà corruttrice con un mediatore del calibro del pregiudicato Ciarrapico, indurrebbe chiunque – dotato di dignità e rispetto per le sentenze – a non averci a che fare. Non soltanto un giornalista o uno scrittore, ma anche un grafico piuttosto che un distributore.
    Ammesso e non concesso che uno scrittore abbia sorvolato la questione, mai e poi mai avrebbe scritto per Mondadori oltre il 3 ottobre scorso, quando il giudice Raimondo Mesiano condannò la Fininvest a risarcire con 749,95 milioni di euro la holding che controlla il quotidiano La Repubblica “per aver manipolato la sentenza sulla proprietà del gruppo l´Espresso-Mondadori“.
    Ammesso e non concesso che uno scrittore abbia sorvolato pure questo mastodontico dettaglio dell’affaire, mai e poi mai avrebbe scritto per Mondadori oltre il 15 ottobre scorso, quando un ciambellano come Claudio Brachino mandò in onda un servizio televisivo intimidatorio sugli “stravaganti calzini turchesi” di quel giudice.

    Insomma sono già state numerose le occasioni eclatanti per indurre i Vito Mancuso e i Don Gallo a staccarsi già tempo fa da Mondadori. Farlo solamente ora di fronte a un emendamento che legalizza la mastodontica evasione fiscale della casa editrice è un pochino da ipocriti. O se preferite un pochino da opportunisti. L’elenco, sia chiaro, non risparmia nessuno. Nemmeno i taciturni come Roberto Saviano.

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    Corchiano non è sulla Luna!


    I vigili hanno l’ordine di girare in bicicletta per inquinare meno, e gli scuolabus sono alimentati dal biodiesel derivato dall’olio che usano le nonne dei bimbi per friggere in cucina.

    Grazie all’ecoeuro, una moneta coniata dal Consiglio comunale dei ragazzi, le famiglie virtuose della comunità acquistano prodotti sfusi senza imballaggi, consumano prodotti locali e di stagione, si scambiano beni e saperi.

    La banca che fa affari d’oro si chiama “Banca del racconto”, e gli operatori attivano quelli che chiamano focolari narrativi per non disperdere col tempo l’enorme patrimonio di storia e memoria che portiamo ognuno dentro al nostro percorso di vita.

    Da un anno il comune si è convinto che il porta a porta non si fa solo in televisione, ma anche in oltre millecinquecento comuni italiani nella gestione dei rifiuti: le cifre di raccolta differenziata sono schizzate all’85%, e già il 20% delle circa 1.500 famiglie ha acquistato una compostiera domestica.

    Non contenti, gli amministratori ne hanno creata una di comunità, più grande, dove ogni cittadino può portare scarti alimentari che nel giro di qualche mese si trasformeranno in ottimo fertilizzante per gli orti urbani del paese.

    Grazie alla fontana pubblica che eroga l’acqua del sindaco, la comunità ha eliminato l’uso (e il trasporto) di circa 200.000 bottigliette da mezzo litro in PET, per non parlare della montagna di flaconi e contenitori vari messi al bando grazie alla vendita di prodotti alla spina (detersivi, alimentari, ecc.).

    Grazie alle modifiche introdotte nel regolamento edilizio, le case possono essere costruite o ristrutturate a patto che seguano specifiche prescrizione per il risparmio e l’efficienza energetica, e per dare il buon esempio una volta tanto i primi a far qualcosa sono stati proprio gli amministratori, installando impianti fotovoltaici sul tetto del municipio e su quello della scuola.

    Grazie ad una sorta di gruppo di acquisto comunale, i cittadini hanno la possibilità di accedere ad informazioni, consulenze e supporto per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.

    A fare la spesa i cittadini vanno con una sporta riutilizzabile e periodicamente l’amministrazione organizza i mercatini del riuso, dove libri, giocattoli, mobili, vestiti, biciclette, ..., tornano a prendere vita nella vita di altre persone e dove il dono e lo scambio sono la moneta vigente.

    Da anni sono attivi percorsi di cooperazione decentrata con la Repubblica Democratica del Congo, grazie alla collaborazione del Comune con diverse realtà associative, e l’amministrazione (oltre a far parte dall’inizio dell’anno dell’Associazione dei Comuni Virtuosi) è tra le promotrici del Coordinamento degli Enti locali per l’Acqua Pubblica.

    Il Sindaco si chiama Bengasi Battisti, e quando lo guardi negli occhi vedi un sacco di cose tutte insieme: futuro, progetti, buonsenso, entusiasmo, serietà, trasparenza. Amministra il Comune di Corchiano, comunità di circa 4.000 abitanti in provincia di Viterbo.

    Che non è sulla Luna, ma in quest’Italia apparentemente impantanata in una melma di immobilismo e inefficienza che travolge ogni cosa, a partire dalle istituzioni.

    Vorrei dire a tutti i sindaci italiani (ce ne sono 8.101) che dovremmo tutti quanti prendere esempio dal Comune di Corchiano. Organizzare viaggi di istruzione sul posto, prendere carta e penna e copiare le tante buone idee e altrettante sperimentazioni che questo piccolo comune ha messo in campo da qualche anno.

    Vorrei dire anche ai tanti scettici e pessimisti che è proprio a partire da questi esempi che possiamo dire, oggi più che mai, che è possibile cambiare perché stiamo già cambiando.

    Che si può fare politica con onestà e spirito di servizio, che si può entrare nelle istituzioni e governarle con rispetto e buon senso, efficienza e fantasia.

    Grazie dunque a Corchiano, al suo sindaco, alla sua classe dirigente per una volta tanto all’altezza, ai cittadini della sua comunità.

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    Politica a costi zero


    Premessa

    La sentenza del T.A.R. sui ricorsi elettorali ha disposto il riconteggio di circa 15.000 schede delle ultime elezioni regionali. A distanza di più di un mese restano ancora da chiarire tempi e modalità di esecuzione della sentenza, tra richieste di proroghe e rimpalli di competenze riguardo alle spese.

    Non entriamo nel merito della sentenza, sarebbe comunque il caso di porre fine alla questione, visto che a tener banco dovrebbero essere temi ben diversi. Per questo motivo abbiamo voluto fare una proposta volutamente provocatoria con il comunicato stampa che segue, ben sapendo che i rimborsi ai quali abbiamo rinunciato non sono più nella nostra disponibilità.

    Comunicato stampa

    Da giorni assistiamo - con crescente disagio - alla querelle relativa al riconteggio di parte dei voti delle ultime elezioni regionali, tra problemi di carattere logistico, mancanza di fondi e Ministri della Giustizia reticenti. Apprendiamo dagli organi di stampa che il costo stimato per sorvegliare e trasportare i 2.300 scatoloni e sacchi dal deposito di Chieri alle Vallette è di 180.000 euro, mentre ne servirebbero altri 168.000 per pagare gli straordinari al personale del Tribunale.

    Siamo per la legalità, riteniamo quindi inaccettabile che una sentenza non possa trovare esecuzione per mancanza di denaro ed è altresì grave che occorrano dei mesi per stabilire se la Giunta attualmente in carica sia legittimata o no a governare il Piemonte, vogliamo perciò proporre una soluzione al problema.

    Come è noto, il MoVimento 5 Stelle ha rinunciato ai rimborsi per le spese elettorali, che ammontavano ad oltre 132.000 euro per ogni anno di legislatura; chiederemo quindi al Ministero dell'Economia di destinare almeno l'importo relativo al 2010 alla copertura di parte delle spese sopra citate, auspicando che i partiti che i rimborsi li hanno presi (si citano, a titolo di esempio, gli oltre 900.000 euro del Pdl e gli oltre 800.000 del Pd) vogliano integrare la differenza.

    Per quanto riguarda il personale siamo certi che gli attivisti del MoVimento 5 Stelle si attiveranno per un vero e proprio "volontariato democratico" e offriranno il loro aiuto per le operazioni di riconteggio.

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    26/08/10

    Chi non si Uniforma viene Isolato

    Per controllare le masse si sfruttano soprattutto le naturali paure che abbiamo di essere esclusi dal gruppo. Chi non si uniforma al senso comune diffuso dai media viene isolato, viene fatto sentire strano, diverso da ciò che è comunemente accettato. Tutti devono apprendere il modello dove ha vita facile solo chi non esce dai binari proposti.

    di Marco Canestrari

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    Questa è L'italia!

    L'italia è in crisi ... tanti sono i problemi e uno su tutti la fa da padrone ... la disoccupazione, la mancanza di lavoro. In tanti perdono lavoro e un recente elenco fornito dal ministro dello sviluppo economico mette in evidenza il rischio che corrono circa 400mila persone nell'ambito lavorativo .. dal settore degli elettrodomestici a quello della moda ect ect

    Senza dimenticare i problemi della Fiat, della Telecom,la ripresa economica che stenta, mentre continuiamo ad assistere al teatrino della politica e dei nostri politici sempre più intenti nel sistemare i loro affari e sempre meno attenti ai problemi dell'Italia!

    Tra inchieste, condanne, campagne mediatiche, leggi ad personam o ad aziendam (vedi Mondadori che recentemente si è scontata circa 340 milioni di euro grazie ad un provvedimento ad hoc, fatto su misura per Marina Berlusconi),o le mille promesse non mantenute (una su tutte una riduzione sostanziale dei stipendi dei politici che effettivamente non è mai arrivata, appena mille euro, che recupereranno in altri modi, quindi in pratica niente...) ... i motivi per protestare per mostrare il proprio malcontento , la propria insoddisfazione, stanchi di vedere sempre e solo le stesse facce, quelle stesse facce che da anni indifferentemente dalla bandiera, si arricchiscono, mangiano e bevono alla nostra faccia sistemando per bene i loro sporchi affari ... sono tanti!

    Ma niente l'Italia ormai è avvolta in un oblio, in un stato confusionale che non gli permette più di vedere la realtà, un un letargo dal quale non sembra in grado di svegliarsi ... un Italia che ormai non reagisce più a nulla, neanche davanti a chi ha la faccia tosta di dirci che qualcuno a sua insaputa gli ha regalato la casa da quasi 2 milioni di euro di valore o che il mafioso Mangano è un eroe.

    Sentire dire alla Carlucci (che guadagna circa 15 mila euro al mese) che i politici guadagnano poco , o Stracquadanio chiedere l'aumento per i politici più volenterosi ... vedere Bossi che manda a fanculo chiunque la pensi diversa da lui o al massimo alzare il dito medio quando non riesce ad aprire bocca (ormai la soglia è diventata molto sottile per Bossi) ... vedere giornalisti che lanciano campagne mediatiche al massacro verso personaggi, quando poi magari il loro datore di lavoro da anni e anni spreme l'italia ...

    Ma niente di fronte ques'infinito elenco che potrebbe dilungarsi per ore e ore e che potrebbe svegliar dal torpore anche un elefante sotto anestetizzanti ... l'Italia rimane impotente, immobile, ferma ... tutto le scivola via come nulla fosse ... "sono tutti uguali" ... rassegnati al nostro destino ... e mentre qualcuno si spetterebbe una minima risposta alle ultime vergognose vicende che stanno riducendo il nostro paese allo zimbello dell'Europa ... niente, noi rimaniamo impassibili!

    Ieri sera accendo il tg (cose che ormai faccio sempre più di rado) e vedo nelle immagini oltre il ministro Maroni, Tremonti e Calderoli, immagini di incendi , tafferugli, auto che vanno a fuoco, petardi, fumogeni ... e mi sono detto preoccupato "che è successo? vuoi vedere che sta volta qualcuno si è stufato veramente!?"

    Ma tranquilli questa è l'Italia ... mettiamo a soqquadro una città ( Bergamo, era il 'Bergam Fest'), tafferugli, due agenti feriti , lanci di petardi e fumogeni, hanno dato alle fiamme un'auto dei carabinieri, a una della polizia locale e altre tre automobili ... e direte che è successo? è partita la rivoluzione?

    No tranquilli, non vi allarmate erano i soliti Italiani beoti ... Italiani che protestavano si ma non per i tantissimi e validissimi motivi elencati poc'anzi, erano semplicemente tifosi dell'Atalanta che protestavano per la tessera del tifoso! L'Italia va a picco, ma gli Italiani ormai riescono a protestare e mostrare il proprio disappunto solo per delle partite di calcio!

    Questa è l'Italia ... e spiega tante cose!


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    Foto da Corriere.it

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    25/08/10

    Addio, Castiglion del Bosco.

    Forse qualcuno ha sentito nominare Castiglion del Bosco. E' un piccolo borgo della campagna senese, circondato da meravigliose colline decorate da vigneti, ulivi e cipressi, con le rovine di un antico castello e una chiesetta con affreschi del Lorenzetti. Tanto splendore merita una gita, e così eccoci ad intraprendere la lunga strada comunale "bianca" che passa accanto al borgo.

    Qualcuno ci aveva raccontato che le industrie Ferragamo sono da poco coinvolte nella "ristrutturazione" di Castiglion del Bosco, così ci aspettavamo anche bei giardini e una manutenzione curata. Si sa, il lusso italiano, il design eccetera. Parcheggiata l'auto lungo la strada, ci siamo avviati verso la promettente stradina che conduce nel cuore della frazione. Ma non abbiamo potuto percorrere più di dieci metri: una cortese guardia privata, sbucata da chissà dove, ci ha avvicinato e ci ha pregato di non procedere oltre. Non si può visitare il borgo. Neanche il castello? Neanche. E la chiesa? Proprietà privata. E i giardini? Riservati agli ospiti anche quelli. Vabbè, ma dove possiamo stare allora? Sulla strada, e basta: quella è comunale e non possono impedirci di stare lì. Ma non possiamo oltrepassare il ciglio della strada da entrambi i lati, nix, vietato, è tutto privato. E visto che l'idea di piazzarci al centro della comunale a farci stirare dalle jeep non ci arride troppo, risaliamo mogiamente in macchina e proseguiamo la ormai mortificata gita.

    Un paio di chilometri più giù di Castiglion del Bosco c'è il famigerato campo da golf, chiacchierato in tutta la contea (si vocifera che associarsi costi 400 mila euro). Così visto che siamo lì, andiamo a vederlo. Ora, dovete sapere che ho sempre pensato fosse un po' esagerato l'indignato fervore ambientalista contro i campi da golf: a parte quelli in luoghi improbabili come il deserto, se si costruiscono dove c'è abbondanza di acqua e pioggia cosa sarà mai di sfacelo del territorio. E' un bel pezzo di prato, voglio dire, sempre meglio di un autodromo e persino del solito inutile svincolo.

    Ma non avevo mai visto un campo da golf in costruzione. Un campo da golf già strutturato, ma senza il prato: ebbene, è una visione assolutamente scioccante. Sembra di vedere le colline di Mordor. Una distesa di colli finti, progettati a tavolino, interamente cosparsi di un liscio fango marrone, con sopra disegni di riquadri e cerchi a mò di misteriosi simboli. Dopo aver goduto dei meravigliosi panorami collinari tra boschi, uliveti e vigne, un simile scempio appare una violenza inaudita perpetrata su decine di ettari di terra buona e produttiva (oltre che bella). Sono rimasta senza fiato.

    Così, siamo tornati indietro per la comunale bianca. Davanti a noi, assai curiosamente, un'autocisterna che sputava acqua sul terreno. Avevamo già notato, infatti, come il tratto da Castiglione del Bosco al golf fosse bagnato: a quel punto è apparso evidente come si mantenga la strada bianca costantemente bagnata per evitare che le lussuose auto che passano colà si impolverino nel percorrere un paio di chilometri. Compresa a fondo la situazione, ci siamo chiesti per quanto tempo la strada "comunale" rimarrà senza asfalto e soprattutto per quanto tempo rimarrà "comunale". Appena terminato il golf, c'è da scommetterci che diventerà una strada privata e nessuno potrà più percorrerla, a parte pochi miliardari.

    Siamo stati defraudati di un magnifico borgo, di splendide colline e anche di una deliziosa caratteristica strada, a favore di pochissimi. Se volete visitare Castiglion del Bosco potete ora farlo soltanto via Internet, questo è il sito. Ma reggetevi forte, che noi miseri mortali non siamo abituati a certi spettacoli.

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    Bossi, Montedison e quella tangente di cui nessuno sapeva nulla


    All’epoca di Mani Pulite anche la Lega si intascò una discreta sommetta: duecento milioni, che sparirono misteriosamente dalla sede del Carroccio. Cosa accadde veramente?

    Due immagini, l’una l’opposto dell’altra, , raccontate da Adalberto Signore ed Alessandro Trocino nel loro Razza Padana, testimoniano il contraddittorio rapporto della Lega Nord con il fenomeno Mani Pulite. La prima è una foto che ha fatto il giro del mondo, e ritrae l’allora onorevole Luca Leoni da Orsenigo che sventola un cappio da impiccagione verso l’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato, mentre sta replicando nel dibattito sulla questione morale seguita allo scoppio di Tangentopoli: “Ladri, ladri”, urlano i leghisti insieme agli allora fiancheggiatori del Movimento Sociale Italiano verso democristiani, socialisti e tutti gli altri responsabili di un sistema che sta crollando sotto i colpi delle inchieste di Mani Pulite. La seconda immagine risale ad appena nove mesi dopo, e ritrae il segretario della Lega Umberto Bossi che si presenta alla procura di Milano sventolando un assegno da duecento milioni. Li vuole restituire, dice, perché la Lega non fa di queste cose. Che cosa?

     Bossi, Montedison e quella tangente di cui nessuno sapeva nullaBOSSI PURO E DURO? – Ma incassare tangenti dalla Montedison, che diamine. Alessandro Patelli, ex tesoriere dei lumbard è stato arrestato il 7 dicembre 1993 e dopo due giorni di carcere, davanti ad Antonio Di Pietro e al gip Italo Ghitti per oltre tre ore ha confessato quella macchia nera nella coscienza della Lega: 200 milioni incassati dalla Ferruzzi per le elezioni 1992. Patelli ammette di avere conosciuto sia Carlo Sama, amministratore delegato della Ferruzzi, sia Marcello Portesi, l’ambasciatore della famiglia ravennate nel mondo politico. Alle 22.05 l’ex tesoriere e segretario organizzativo della Lega lascia la prigione per gli arresti domiciliari. In silenzio, lo sguardo fisso sull’ asfalto, sale su una delle sette auto di “militanti leghisti” che “proteggevano” l’ uscita. I cronisti sussurrano indiscrezioni su indiscrezioni sul contenuto dell’interrogatorio, ma soprattutto si fanno domande su domande. Cosa ha raccontato ai giudici? Quali personaggi ha coinvolto? E, soprattutto, e’ stato fatto il nome di Bossi?Bossi? Ci mancherebbe altro, no!” esclama l’ avvocato Andreoni, terrorizzata per l’ assedio dei giornalisti, come racconta il Corriere dell’epoca.

    RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI – Passano altri tre giorni e davanti ai militanti riuniti ad Assago, Patelli fornisce la sua versione dei fatti: “Portesi (responsabile dei rapporti dei Ferruzzi con la politica, ndr) mi telefonò per darmi un appuntamento al bar Doney di via Veneto a Roma. Io non sapevo dove fosse, nemmeno conosco Roma. Mi diede una busta, erano duecento milioni, non mi disse nulla: mai visti tanti soldi tutti assieme. Preoccupato, rientrai a Milano e li nascosi in un cassetto del mio ufficio, in attesa di capire come regolarizzarli”. Ma il destino ci mette lo zampone, e un ladro, provvidenzialmente entrato in sede e pronto a perquisire solo gli uffici di Patelli, se ne porta via 150 (gli altri vengono regolarmente spesi dal Carroccio). “Perdonami, Umberto, sono stato un pirla!”, esclama il povero Patelli davanti alla platea, che alla fine applaude con convinzione il reprobo come in uno Stranamore ante-litteram.

    bossi10 Bossi, Montedison e quella tangente di cui nessuno sapeva nullaMARTIRI E CORROTTI – Poi però, qualche giorno dopo, tocca a Bossi presentarsi davanti a Di Pietro: “Non so, forse, non ricordo”, esordisce il Senatùr quando gli chiedono dei suoi rapporti con il gruppo Ferruzzi. Poi l’Umberto ammette un paio di incontri con Carlo Sama, ma nega di sapere dei soldi dati a Patelli. Con i giornali è ancora più baldanzoso, e a voce roca e minacciosa, ripete: “Chiedevamo lavoro, noi. Questi ci vogliono incastrare con una legge ipocrita. Comunque, sia chiaro, la Lega non ha mai chiesto soldi“. L’ agenzia Agi pubblica un’indiscrezione: secondo i giudici fu proprio Bossi a chiedere i soldi. E il “senatur” risponde duramente: “Chiederemo dieci miliardi di danni, come a tutti quelli che si azzarderanno a scrivere una simile balla. “Certo, me lo hanno chiesto in tanti, anche in questi giorni a Ponte di Legno: vi vogliono incastrare? Io non so che cosa rispondere esattamente. Comunque, se qualcuno pensa di averci procurato un danno di immagine, ha sbagliato i suoi calcoli“. Se non che, il diavolo – sotto forma di Gianfranco Miglio, un tempo ideologo leghista poi entrato in rotta di collisione con il Senatùr, e al quale oggi, da morto, la Lega dedica statue nei comuni con giunte monocolori leghiste – ci mette la coda: “Patelli è stato un martire che si è dovuto prendere la colpa per coprire Bossi. Umberto mi disse: ‘Ho stabilito buoni rapporti con il gruppo Ferruzzi, ci aiuteranno’. Intendeva dire che aveva avuto dei segnali per cui il gruppo Ferruzzi avrebbe versato denaro alla Lega”, dice senza scomporsi ai giudici. E così il capo della Lega non riesce a evitarsi la condanna a otto mesi, poi confermata fino alla Cassazione.

    QUEL SEGRETO TRA DI NOI – Patelli, invece, rimane in carica come segretario amministrativo fino ad agosto. E qualche tempo fa, in un’intervista, rievoca i brutti momenti dell’inchiesta di Di Pietro, ma soprattutto le stranezze del furto subito nella sede della Lega nel frattempo: “Bossi è a un comizio a Cremona. A tarda notte rientra in sede la Pivetti e trova tutto sottosopra. Chiama Bossi, che dopo pochi minuti, stranamente, è già lì. I ladri avevano cercato il denaro solo nei tre punti precisi dei miei tre uffici in cui sarebbe potuto essere…”. E dice ancora Patelli che la soffiata a Di Pietro sulla tangente di Montedison proveniva da area leghista, ovvero da qualcuno che aveva interesse a fare fuori Bossi tramite lui. Ma soprattutto, nell’intervista rilasciata ad Alessandro Dell’Orto per Libero, dice qualcosa di molto significativo: In quanti sapevate di quella somma? “In due”. Lei e Bossi? “Non glielo posso dire. Lo deduca lei”. Chissà che cosa c’è da dedurre…

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