
Tossicodipendenti, pusher, ma anche pensionati, impiegati, professionisti che arrotondano lo stipendio e tanti minorenni col pollice verde che vogliono procurarsi da soli la propria dose di sballo "a chilometro zero" senza dover correre il rischio di rimediare un "pacco" per strada.
L'allarme è alto, soprattutto per la facilità con cui i minori si avvicinano a questo business illecito. La Direzione centrale per i servizi antidroga, che coordina le attività di polizia, carabinieri e finanza, a settembre inaugurerà una task force contro la vendita su Internet, reato per gli investigatori accomunabile a quello di istigazione all'uso e al commercio di stupefacenti. Ma già adesso - come svela il maggiore Federico Quatrini, della sezione analisi della Dcsa - agenti in borghese vengono impiegati nel monitoraggio dei negozi di smart drugs che hanno sul bancone prodotti ricavati dalla canapa ma non inseriti nelle tabelle ufficiali delle sostanze proibite. Gli investigatori identificano gli aspiranti coltivatori di "maria" tramite le targhe, le carte di credito e persino i pedinamenti. Spiega il maggiore Quatrini: "I nomi di centinaia di clienti vengono annotati e messi da parte perché la legge italiana non vieta di vendere o acquistare semi di canapa indiana. Ma dopo circa tre mesi - tanto impiega una pianta a fiorire - andiamo a fargli visita. E se scopriamo che invece di usarli come cibo per uccelli ne hanno ricavato cannabis, scatta la denuncia penale o l'arresto, a seconda della quantità rinvenuta". Spesso indagini di questo tipo portano a scoprire modesti giri di spaccio o di cessione di droga tra amici. Ma capita di incappare in vere e proprie società specializzate nel business della cosiddetta "ganja". Una telefonata al 117 di un padre preoccupato per il figlio diciassettenne che ogni giorno, dopo la scuola, si fermava in uno smart drug shop, ha innescato un'indagine della Finanza di Ferrara che, partendo proprio da un distributore automatico di semi di cannabis, ha portato all'arresto di dieci persone, alla denuncia di altre 75 e al sequestro di tredici laboratori per la coltivazione e la lavorazione di canapa indiana oltre a migliaia di manuali, anche su videocassette. Svelando che dietro a quel negozio si celava un'organizzazione di punti vendita in franchising che riconduceva ad uno dei maggiori siti Internet che predicano l'antiproibizionismo. Perché dietro una presunta motivazione culturale spesso si nasconde la voglia di fare soldi. Poco prima di Ferragosto i carabinieri di Sanremo, dopo un anno di indagini, hanno finalmente scoperto chi riforniva la zona di "erba". Nella città dei fiori qualcuno aveva pensato che la "maria" rendesse più delle rose e aveva riadattato due grandi serre di 2500 metri quadrati, dotandole di uno specifico impianto di irrigazione, di teli per proteggere le piantine dal sole, con tanto di camera climatizzata per l'essiccazione e la raccolta delle resine che servono per l'hashish. Attrezzature da professionisti che garantivano fino a sei raccolti l'anno. In carcere sono finiti due attempati agricoltori sorpresi mentre innaffiavano le piantagioni che li avrebbero resi ricchi. Sempre in Liguria il titolare di un campeggio estivo di Sestri Levante, più modestamente, aveva pensato di far fronte al calo di presenze seminando cannabis vicino alle roulotte. I carabinieri di Valdobbiadene invece hanno scoperto il secondo lavoro di una parrucchiera trentenne che aveva trasformato il terrazzo di casa in una minipiantagione sufficiente per lei e i suoi amici. A Valeggio, sul Mincio hanno arrestato il titolare di un agriturismo che, oltre alle primizie dell'orto, tirava su marijuana di prima qualità: i ragazzi uscivano dalla sua piccola serra con sacchetti pieni di carote e insalata bio che servivano a nascondere la pregiata "skunk" . Mentre avrebbe fruttato almeno 60 mila euro la cannabis che un pregiudicato aveva seminato lungo gli argini quasi inaccessibili del Tanaro, su un terreno demaniale, dove i finanzieri di Alessandria lo hanno sorpreso ad irrigare i filari ben nascosti dalla vegetazione. Ma a Marino, alle porte di Roma, c'erano narcos fai da te anche ai confini delle vigne un tempo celebrate negli stornelli. E se nelle campagne il controllo dei carabinieri sul territorio porta a scoprire coltivazioni di medie o grandi proporzioni, non si contano gli interventi della Polizia nei centri urbani, dove studenti, spacciatori o insospettabili professionisti arrivano ad installare nell'armadio di casa una minuscola serra: dall'esterno sembra un porta abiti, invece racchiude la pianta, il terriccio e la lampada termica. E c'è persino chi trasforma la vasca da bagno in un piccolo campo con il profumo della Giamaica di Bob Marley.
Altra storia quella che si vede in Campania, dove una vera e propria guerra al narcotraffico è invece quella che sta conducendo, sui monti Lattari, il colonnello Andrea Paris, comandante del Gruppo carabinieri di Torre Annunziata. Roba da Colombia: a bordo di un elicottero il giorno di Ferragosto ha sorvolato i boschi sopra a Castellammare di Stabia, riuscendo ad individuare cinque piantagioni nascoste nell'intreccio di alberi: da terra era impossibile notarle. Come se fosse un raid nella foresta amazzonica, il giorno dopo le sue squadre e quelle del Decimo Battaglione Campania, guidate dagli esperti del Club alpino italiano, hanno marciato per chilometri, facendosi largo a colpi di machete, fino a quelle piazzole, segnalate dall'elicottero sospeso in hovering. Quindi hanno iniziato un'opera di disboscamento che è durata ore, per poi tornare a valle, con oltre duecento arbusti alti tre metri sulle spalle. Castellammare, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere. È questo il "quadrilatero della droga", dove negli ultimi mesi le forze dell'ordine hanno sequestrato venti tonnellate di canapa indiana. "Il nostro territorio si presta molto bene alla coltivazione intensiva di cannabis sia per il clima che per la difficoltà di raggiungere le zone più impervie", spiega il colonnello Paris. Con una beffa: "Le colture avvengono su terreni del demanio, perché non sia possibile risalire ai proprietari. Ed è raro che si riesca a sorprendere chi ci lavora: si tratta certamente di contadini o pastori della zona, che conoscono bene i sentieri. Tutte le piantagioni sono poi disseminate di rudimentali sistemi di allarme, come fili rasoterra a cui vengono attaccati dei campanelli, o altri trucchi per rivelare il passaggio di estranei. La nostra convinzione è che, come con i cocaleros colombiani, chi coltiva nei territori controllati dai clan, sia al loro servizio o perlomeno agisca con l'autorizzazione delle famiglie camorriste che esigono, in cambio, una percentuale della droga o dei ricavi dello spaccio".
Certamente più diretto il coinvolgimento delle cosche nelle coltivazioni siciliane e calabresi, produttrici della migliore erba italiana, ormai quasi indistinguibile da quella albanese. Nell'isola tre anni fa vennero sequestrate un milione e 400 mila piante: un record da narcostato. Sulla qualità invece l'erba tricolore deve ancora fare strada: il percorso è lungo e gli estimatori lo sanno bene, ma forse tra non molto anche l'Italia potrà partecipare alla Cannabis cup di Amsterdam, una sorta di competizione-degustazione mondiale tra le foglie più pregiate del pianeta. In Olanda la marijuana è legale; da noi no, anche se spunta ovunque.
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