30/11/10

Debito o Buco?

Proviamo a chiarire alcune cose sul quantomai caldo tema del debito pubblico: tanto per cominciare, a cosa serve?
Il debito pubblico serve a finanziare gli investimenti infrastrutturali di lungo termine dello Stato (strade, ponti, ospedali…).
Ma serve? Sì. Esiste una soglia di efficienza del debito: se costruisco subito strade e ponti facendo un debito, il più veloce giro d’affari che si sviluppa grazie alle infrastrutture rende utile indebitarsi prima che aspettare di reperire i fondi in un contesto privo di quelle infrastrutture. Oltre la soglia di efficienza il debito divente eccessivo ed il suo costo supera il beneficio che porta.
A chi dobbiamo quei soldi? A chi ci ha concesso credito, comprando i Titoli di Stato.
Come si arriva al default, all’insolvenza, al fallimento? Tecnicamente si è insolventi quando non si hanno le risorse per rimborsare un debito alla sua scadenza (ad esempio un BOT o un BTP), nella pratica non è così: nessun Paese è in grado di rimborsare un titolo di Stato alla sua scadenza.
Come sarebbe a dire? Beh, è abbastanza naturale: che senso avrebbe emettere un BTP mettiamo decennale e passare 10 anni ad accantonare riserve liquide per il suo rimborso? Per mantenere più elevata l’efficienza di quel debito lo Stato deve utilizzare quella liquidità, che via via riesce ad accantonare, per investire, costruire, ristrutturare…
Ma allora cosa succede alla scadenza di un titolo di Stato? Semplicemente lo Stato ne emette uno nuovo. chiede denaro a dei nuovi creditori e con l’incasso paga la scadenza del titolo precedente.
In sintesi potremmo dire che la capacità di rimborso, la distanza dal default, sia banalmente la capacità di emettere nuovo debito e vederselo accogliere dal mercato.
E cosa occorre fare per essere ben accetti dal mercato? Occorre avere credibilità (da non confondere con la credulità, che appartiene agli elettori), ovvero bisogna che il mercato percepisca il minor rischio possibile nella nuova emissione. Un requisito molto importante è avere un deficit moderato. Perché? Il deficit è la differenza tra uscite ed entrate nelle partite annue dello Stato, dunque un alto deficit segnala che le spese correnti sono molto più elevate delle entrate e di conseguenza lo Stato rischia di dover fare nuovo debito per coprire la maggior spesa che non riesce a coprire con le entrate. Di anno in anno.
Comprare un titolo decennale o ancor più lungo di un Paese con molto deficit è dunque rischioso, per farlo sottoscrivere occorrerà offrire un tasso più elevato del normale, facendo salire la spesa pubblica.
Se si riesce a tenere un livello di deficit molto contenuto, il livello di debito dello Stato Italiano (attualmente circa il 120% del PIL) seppur spaventevole (e costoso: l’Italia paga quasi 80 mld € all’anno solo di interessi) potrebbe anche essere gestibile, con l’obiettivo di sgonfiarlo con calma e senza shock.
Un altro elemento importante è la domiciliazione del debito: l’Italia ha entro i propri confini il 55% del proprio debito, è un buon dato, seppur non eccellente. Perché è importante? perché in caso di scarsa risposta del mercato lo Stato può chiedere uno sforzo alle banche locali perché rinnovino con generosità la loro parte, così da concentrarsi solo sulla rimanenza detenuta all’estero.

Cosa grava oggi sul debito italiano? Oggi il mercato teme molti elementi: l’incertezza politica non aiuta, poi c’è il deficit al 5,5% del PIL da far rientrare entro il 2013 su valori tra il 2% e il 3%, il che significa un taglio della spesa (o maggiori tasse) per almeno 36 mld € annui. Poi c’è la forte dipendenza del nostro PIL dalla spesa pubblica: il 53% del PIL italiano dipende da questa, quindi il taglio del deficit comporta minor crescita di PIL, o forse -di nuovo- decrescita, meglio nota come recessione. Da ultimo aggiungerei l’impossibilità di svalutare, visto che siamo (fortunatamente) nell’euro.

Posto che di uscire dall’euro non è il caso di parlarne (e comunque la procedura è piuttosto lunga, mi sono documentato per sfizio) quello che l’Italia deve fare per tenere lontani i lupi della speculazione e non far impennare i propri CDS è:

  • operare in modo rigoroso una politica di contenimento della spesa e forse di maggior capacità di raccolta fiscale (che poi siano maggiori accertamenti per cercare evasori o semplicemente maggiori tasse è un altro discorso).
  • cercare di contenere entro i confini nazionali la maggior mole di debito possibile, e questo spiega la mia battuta del 4 giugno scorso
  • dimostrare che la situazione politica non è fuori controllo e che esiste la capacità di legiferare nel Parlamento

ah, dimenticavo: sarà meglio farle in fretta queste cose, che qui si scende del 2% e passa al giorno…

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Ahi ahi ahi....Immobiliare USA

Aggiornamento delle 16.26
Ed anche l'indicatore super-ritardato (lagging) ovvero l'Indice S&P/Case-Shiller inizia a certificare il calo dei prezzi delle case in USA: la ricaduta double-dip dell'immobiliare americano è ufficialmente iniziata; vedremo quanto sarà profonda.
Usa, S&P/Case-Shiller: prezzi case settembre calano oltre attese
I prezzi delle case monofamiliari degli Usa in settembre delle venti aree metropolitane Usa, secondo S&P/Case-Shiller, sono scesi del -0,8% rispetto al mese precedente, più delle attese che indicavano -0,3%.
Su base annua il dato è in progresso dello 0,6% contro attese per un rialzo dell'1,1%.
Nel terzo trimestre i prezzi delle case sono scesi dell'1,5% rispetto allo stesso periodo del 2009 e del 2% rispetto al trimestre precedente.
La Bibbia di Calculated Risk chiosa:
Prices are now falling - and falling just about everywhere. And it appears there are more price declines coming (based on inventory levels and anecdotal reports).

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Tutti ultimamente (me compreso) sono (giustamente) concentrati sul PIIGS-Patatrac e sull'Euro-Tragedia.
Però non dobbiamo dimenticarci degli USA che se ne stanno belli belli al di là dell'Oceano, protetti (per ora) dai loro buchi neri grazie alle instancabili stamperie della FED e grazie alla loro indubbia capacità d'imporre i propri debitoni al mondo intero...

Ecco una delle cose sulle quali Bernanke&soci stanno perdendo il sonno, perchè potrebbe bloccare il gonfiaggio della Bolla che stanno perseguendo con ogni mezzo...(vedi ieri quel bellissimo POMO da 9 miliardi di $ che ha provvidenzialmente tamponato le borse USA).
Alcuni dati chiave infatti potrebbero far scendere ulteriormente i prezzi dell'IMMOBILIARE USA di un altro -10%/-15%, come vi preannuncio da tempo.
Le conseguenze di tale ulteriore discesa dei prezzi sarebbero ferali, soprattutto sul settore finanziario/bancario e dunque a cascata sull'economia reale, sulla disoccupazione, sulle imprese....etc etc

I parrucconi hanno ripreso da tempo il boccino in mano a suon di trilioni di dollari di ulteriore debito...
ma il nodo Immobiliare USA rimane una delle cause che potrebbe ancora farglielo sfuggire tra le dita.
Ci sono altre numerose micce in grado d'innescare in tempi rapidi dei bei patatrac, tra le quali i "problemucci" che ben conosciamo sui debiti sovrani dei PIIGS...;-)
Ma la miccia immobiliare USA rimane una delle più insidiose.

Prima di tutto gli inventari di case INVENDUTE continuano a rimanere belli PIENI: addirittura, rispetto all'anno scorso, in Ottobre sono "ingrassati" dell'8,4%, perchè in giro è strapieno di case&casette che incontrano una flebile domanda.
Insomma ci sono "scorte" d'immobili invenduti che a questo ritmo di vendite possono durare per per 10,5 mesi, ben sopra ad una normale media di 5-6 mesi.
Existing Home Inventory increases 8.4% Year-over-Year
da Calculated Risk di CalculatedRisk
....Although inventory decreased from September 2010 to October 2010, inventory increased 8.4% YoY in October.
This is the largest YoY increase in inventory since early 2008.

The year-over-year increase in inventory is especially bad news because the reported inventory very high (3.864 million), and the 10.5 months of supply in October is far above normal.
Sales for the last four months are significantly below the previous years,
and sales will probably be well weak for the remainder of 2010.
The bottom line: Sales were weak in October - almost exactly at the levels I expected - and will continue to be weak for some time. I
nventory is very high - and the significant year-over-year increase in inventory is very concerning.

The high level of inventory and months-of-supply will put downward pressure on house prices.


Detto...Fatto...
Le case Nuove in USA stentano come non mai ed i prezzi scendono.
Ci mancherebbe altro!
Con quel popo' d'invenduto sul groppone, retaggio dei tempi della Bollona Immobiliare dove si costruivano case anche per i conigli domestici ma soprattutto le banche concedevano mutui del 100% del valore anche ai suddetti conigli....che pagavano in carote e nemmeno con regolarità....
Usa:a Ottobre Crollano Vendite Nuove Case -8,1%. Prezzi a Minimi Da 2003
(ASCA) - Roma, 24 nov - Crollano le vendite di nuove casenegli Usa.
Nel mese di ottobre il mercato ha registrato unaflessione pari a -8,1% su base annualizzata portando iltotale a 283 mila unita' vendute. ...
Il prezzo medio della abitazioni unifamiliare e' sceso del 13,9% a 194 mila dollari, il minimo dall'ottobre 2003.

Ad incrementare la forte PULSIONE alla discesa dei prezzi ci si mettono pure gli INVENTARI OMBRA (Shadow Housing Inventories: vedi definizione di Calculated Risk)...
ovvero "le case ombra" che sono in bilico (case di mutuatari insolventi, case in fase di pignoramento, case di proprietà delle banche etc) e che dunque starebbero per finire ufficialmente sul mercato delle vendite rimpinguando ulteriormente le scorte d'invenduto.
Queste OMBRE si sarebbero nuovamente ringalluzzite toccando i livelli massimi del picco della Grande Crisi: 2,1 milioni di case che starebbero per essere riversate sul mercato immobiliare, portanto il livello di invenduto a ben 6,1 milioni di unità. Olè!
Shadow Housing Inventory Jumps To 2.1 Million, Pushing Total Supply Back To Crisis Levels (22 Novembre 2010)
....From CoreLogic: Shadow Inventory Jumps More Than 10 Percent in One Year, Pushing Total Unsold Inventory to 6.3 Million Units
....Corelogic's new shadow inventory report shows a jump to 2.1 million homes from 1.9 million last year.
These are homes that are seriously delinquent, foreclosed, or bank-owned, which are not reported in the 4.2 million units of unsold supply.

Analysts like
Calculated Risk were expecting a number between 1.5 million and 2 million.
In the chart below you can see
how much pending inventory is waiting to flood the market. The total supply of 6.3 million units has returned to the worst levels of 2008.
And that doesn't even include delinquencies of less than 90 days, which would push the shadow inventory up to 7 million.


Insomma per smaltire tutto 'sto poropo' di case (ombre comprese) ci vorrebbero ben 23 mesi di acquisti continui da parte di voraci acquirenti....in netto aumento rispetto ai "soli" 17 mesi dell'anno scorso.
Non c'è che dire: un bell'intasamento...visto che le banche hanno fretta di realizzare cash, spesso per non essere chiuse durante il week-end per mano della FDIC...(vedi la mia celeberrima Telenovelas "Come le Mosche").

Se poi a tutto questo panorama già carico di nere nubi all'orizzonte
aggiungiamo anche questi tre grafici assai significativi (domanda/offerta/prezzi)
beh....la ripresa del Temporale sembra essere sempre più vicina.

....We’ve seen clear evidence in recent weeks that the housing double dip is in process. Price declines have varied depending on different reports with the prices of new homes reported as low as -13% year over year.
The problems in housing remain entirely intact and as I’ve repeatedly stated over the course of the housing crisis it remains a problem of supply and demand.

If you’re attempting to visualize the problems in the housing market look no further than the following three charts (via Mortgage News Daily):


Demand

Supply

Price

With supply near its all-time highs and demand near its all-time lows it’s safe to assume that prices have only one direction to move and that’s lower.

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La speranza è una trappola inventata dai padroni


Anche il padre di Mario Monicelli mori suicida. Mario disse allora: "Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l'ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l'altro un bagno molto modesto." Addio Mario.
"Mario Monicelli se n'è andato scegliendo il quando e il come. Forse non aveva più voglia di combattere l'ultima battaglia, quella contro la malattia,forse ha prevalso la stanchezza. Con Lui se ne va una grande icona del grande Cinema e della Cultura italiana. Ha lasciato tanti messaggi in eredità ai giovani e ha detto tante amare verità: "Italiani codardi, come con Mussolini, hanno sempre bisogno di affidarsi a qualcuno che pensi per loro". "Ci vorrebbe una rivoluzione". Forse le tue parole non sono state vane, Grande Mario, le cronache di questi giorni ci parlano di giovani che reagiscono. Hai detto anche: "La speranza è una trappola inventata dai padroni" e avevi ragione. Non si può vivere di speranza, bisogna combattere. Come diceva il Che "La libertà non si chiede, la si prende". Coerente fino alla fine: niente funerali, solo un saluto. E così voglio salutarti, Grande Vecchio Rivoluzionario, fiero e combattivo. R.I.P."

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29/11/10

Acqua: ecco i Comuni in cui non è potabile

Troppo arsenico nell'acqua potabile di 127 Comuni italiani, soprattutto del Lazio. Vi diciamo in quali non può essere bevuta, né usata per cucinare. E anche dove sarebbe meglio non darla ai bambini sotto i 3 anni.

Centomila italiani potrebbero rimanere senza acqua potabile. La Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall'Italia per la concentrazione di arsenico presente nell'acqua destinata ad uso potabile. Dieci microgrammi per litro è la quota di arsenico permessa dalla legge, ma dal nostro Paese era arrivata una richiesta di deroga fino a 50 microgrammi per litro. Una richiesta che Bruxelles ha giudicato rischiosa per la salute dei cittadini, ragion per cui ha fissato il limite massimo a 20 microgrammi per litro. Se la concentrazione di questa sostanza velenosa è maggiore, si va incontro a "rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro": è quanto afferma la Commissione europea in un documento del 28 ottobre, citando pareri dell'Organizzazione mondiale della sanità e dello SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks), comitato scientifico della Commissione stessa. Se l'Italia non rispetterà il divieto, rischia un procedimento davanti alla Corte di Giustizia europea.

Dove è vietato l'uso alimentare
Sono 127 i Comuni interessati da questo stop di Bruxelles e che pertanto rischiano di chiudere i rubinetti. Le regioni più colpite sono Lazio (91 zone) e Toscana (19 zone): in questo documento trovate l'elenco delle zone in cui le concentrazioni di arsenico sono tali da non permettere un uso alimentare dell'acqua. È vietato sia berla, sia utilizzarla per cucinare.

Dove è meglio non darla i bambini
Poi ci sono i Comuni con problemi "minori" per quanto riguarda arsenico, boro e fluoruro: ecco l'elenco. L'acqua erogata da questi acquedotti non dovrebbe essere destinata ai bambini di età inferiore ai 3 anni.

Cosa devono fare i cittadini e gli enti pubblici. La nostra diffida ai Comuni
In questi casi i Comuni, le Regioni e le Province autonome devono informare adeguatamente e tempestivamente i cittadini, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi.
I cittadini non pensino di risolvere il problema con caraffe filtranti. Solo gli impianti con filtri a osmosi inversa sono efficaci nell'eliminazione di arsenico e boro. Ma il costo della depurazione non può e non deve pesare sui singoli cittadini. Gli acquedotti hanno l'obbligo di porre rimedio alle concentrazioni fuorilegge al più presto. Ci sono tanti modi per farlo: scegliere nuove fonti di approvvigionamento dell'acqua, diluire le fonti problematiche o trattando con processi di filtrazione l'acqua di rete. Abbiamo deciso di inviare una lettera di diffida ai 127 Comuni interessati dal superamento della soglia di arsenico nell'acqua potabile chiedendo loro di adottare con urgenza tutti i provvedimenti necessari a tutelare la salute della popolazione.

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Passaparola 29/11/2010. NanoWikileaks

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Sindrome irlandese-2


Ebbe a dire Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea: “E’ l’Irlanda il modello che la Grecia dovrebbe seguire” per gestire la crisi, perché “l’Irlanda aveva problemi molto seri e li ha affrontati con estrema determinazione e professionalità”. Parole (sante) pronunciate - con la sicumera che da sempre contraddistingue monsieur Trichet - nel non lontano marzo del 2010. Da allora sono passati solo sette mesi. E mai parallelo si è rivelato più azzeccato. Se non fosse per un piccolo dettaglio: più che altro è stata l’Irlanda a seguire (fin nel baratro) il copione greco, e non il contrario. Tanto è vero che pure Dublino - esattamente come Atene - è ormai arrivata al capolinea, ovvero a un passo dal fallimento. Ed è stata costretta a chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale e all’Unione europea, che hanno dovuto - come da copione (greco), appunto - correre a metterci una pezza.

E infatti.

I ministri delle Finanze dell’Unione europea - compreso il nostrano Giulio Tremonti - ieri si sono dovuti riunire a Bruxelles. Motivo del faccia a faccia: approvare - di gran carriera - un maxi-piano di aiuti per l’Irlanda da ben 85 miliardi di euro (in parte a carico dei Paesi “sani” della Ue, e in parte a carico del Fondo monetario internazionale, appunto). Ottantacinque miliardi di euro che saranno pure meno dei 110 miliardi che sempre Ue e Fmi si sono impegnati, nel giugno scorso, a sganciare per salvare Atene. Ma che comunque non sono un piatto di lenticchie.

Insomma. Nonostante l’entusiasmo e i complimenti del numero uno della Banca centrale europea, anche a Dublino qualcosa non sembra essere andato per il verso giusto. Ma cosa, esattamente?

Questa è tutt’altro che una questione di lana caprina. E ha molto a che fare più con il futuro che con il passato. Ma prima di arrivare al punto, occorre fare non uno, ma parecchi passi indietro, fino a tornare agli anni “verdi” dell’Irlanda, ovvero a quelli che hanno preceduto l’esplosione della crisi.

Fino al 2007, Dublino ha vissuto un boom immobiliare e dei consumi, che è durato una decina d’anni. Tutti, insomma, compravano case, auto e quant’altro. E lo facevano a debito. Poi questa “bolla” - perché di bolla immobiliare e del credito, si trattava - è esplosa. E sono esplose anche le banche (la Anglo Irish Bank, in particolare, è stata completamente nazionalizzata, perché il suo bilancio aveva buchi grandi come crateri). Di qui un rovinoso capitombolo del Prodotto interno lordo (sceso nel 2008, secondo Eurostat, del 3,5%). E un’impennata della disoccupazione che - sempre dati Eurostat alla mano - è letteralmente raddoppiata nel giro di soli dodici mesi, passando dal 7,2% del settembre 2008 al 12,9% del settembre 2009.

E’ a questo punto - ovvero nel 2009 - che Dublino, come direbbe monsieur Trichet, cominincia ad affrontare i suoi problemi “con estrema determinazione e professionalità”.

Quali sono questi problemi? Semplice: se l’economia gira più lentamente, imprese e cittadini pagano meno tasse (perché guadagnano e consumano di meno). Ed è esattamente quel che è successo in Irlanda dove - visto che il danaro incassato dalle tasse calava - il debito pubblico ha preso a crescere alla velocità del suono. Per capirci: secondo i calcoli del Financial Times (basati sui dati ufficiali dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il debito pubblico irlandese è schizzato dal 25% del Pil (nel 2007) al 65% del Pil (nel 2008). E che ha fatto, a questo punto, Dublino? Per far quadrare i conti, ha preso a tagliare selvaggiamente la spesa pubblica. Il governo guidato dal primo ministro irlandese, Brian Cowen prima ha deciso di dare una bella sforbiciata da 8 miliardi di euro. Poi - a dicembre del 2009 - ha approvato un secondo pacchetto di tagli da 4 miliardi di euro.

In totale: 12 miliardi di euro circa, una cifra che in Irlanda vale quasi il 7% del Pil (per la cronaca: secondo il World Factbook, il Pil irlandese, nel 2009, è stato di 172 miliardi di euro). In parole povere: una autentica mazzata a welfare; stipendi pubblici (calati anche del 20%); istruzione; e quant’altro (come potete leggere, nel dettaglio, in questo vecchio articolo del Financial Times e come per altro, avevamo raccontato pure noi).

Mazzata, per l’appunto, che ha attirato il plauso del numero uno della Banca centrale europea (proprio ai tagli si riferiva Trichet, quando indicava ad esempio l’Irlanda a quei discoli dei greci). Una mazzata che, però, non ha decisamente risollevato le sorti della disastrata economia di Dublino. Anzi. Il prodotto interno lordo dell’Irlanda, nel 2009, è sceso addirittura, secondo l’Eurostat, del 7,5% e quest’anno si prevede un ulteriore calo dello 0,9%. Il tasso di disoccupazione, secondo Eurostat, è arrivato, a settembre 2010, al 14,1%. Ma per chi si affaccia al mondo del lavoro - ovvero i giovani - la situazione è ancora peggiore: i dati Eurostat, infatti, dicono che quasi un giovane irlandese (sotto i 25 anni) su 3, è disoccupato.

Un quadro desolante. Epperò: il governo di Dublino ha deciso non di lasciare la strada dei tagli, ma di raddoppiare. Pochi giorni fa, il primo ministro Brian Cowen ha alzato il sipario su una nuova cura da cavallo per i conti pubblici del suo Paese che durerà quattro anni (ossia fino al 2014). Cura da cavallo che prevede altri 10 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica; un aumento delle tasse da 5 miliardi di euro; e per giunta una riduzione del salario minimo (per chi lavora nel settore privato).

Ma meno spesa pubblica non significa anche meno soldi in circolazione per far girare (nel modo giusto) l’economia?

Qui - a ben vedere - sta il nodo della questione. Dublino viene da due anni di tagli e ne avrà davanti altri quattro. Ora: a mio modestissimo parere (io non sono un economista, sono solo un giornalista e neppure granché blasonato) è lecito chiedere e chiedersi: ma se l’Irlanda taglia ancora la spesa pubblica (e taglia pure gli stipendi pubblici e privati), questo non rischia di deprimere ancora di più l’economia, e di conseguenza di colpire di riflesso pure la salute delle già acciaccate banche irlandesi, che avranno bisogno ancora di aiuti? In altre parole: la soluzione irlandese - tagli, tagli e ancora tagli - non assomiglia tanto a un circolo vizioso?

Anzi: il rischio - sempre secondo il modestissimo parere di chi scrive - è che si inneschino ben due circoli viziosi. Primo circolo vizioso: se i cittadini guadagnano meno, spendono pure meno; ma se non spendono, i prezzi scendono; se i prezzi scendono, i profitti calano; se i profitti calano, le aziende licenziano; e licenziati spenderanno ancora meno. E così via. E questo fenomeno si chiama deflazione. Secondo circolo e sempre vizioso: se idem come sopra, i consumi calano, calano pure le tasse incassate sulla merce venduta (Iva e dintorni); ma se calano i soldi di imposte e balzelli vari, si aprono dei buchi neri nei bilanci (già scassati) dello Stato; Stato che avrà ancora meno soldi per aiutare i cittadini (licenziati e non) e le imprese; imprese che licenzieranno ancora di più, pagando anche meno tasse sui profitti e sul lavoro. E anche in questo caso: e così via. Solo che questa si chiama tragedia. Perchè il fallimento di una società - per quanto grossa - è un conto. La bancarotta di un intero Paese è un altro.

Chi scrive ha girato la domanda a Mario Seminerio (il dominus del celebre blog Phastidio), uno degli economisti italiani che più ha seguito gli eventi che hanno costellato questi ultimi tre anni di crisi. E Seminerio ci ha risposto assai schiettamente che, a parer suo, questo ha proprio tutta l’aria di “un circolo vizioso deflattivo, di quelli che mandano il debito-Pil in traiettoria parabolica. Altri pensano invece che questo serva per produrre la famosa svalutazione interna utile a rilanciare l’export. Il mio dubbio è che prima di questo esito si arrivi al default per manifesta insostenibilità sociale della procedura di “risanamento”“.

E dubbi sulla tenuta dell’Irlanda ne ha anche un celebre economista americano, Simon Johnson, professore del celebre Mit (Massachusettes institut of technology) ed ex capo economista del Fondo monetario internazionale. Johnson - nell’ultimo post pubblicato sul suo blog - ha scritto nero su bianco che secondo i suoi calcoli, il debito pubblico irlandese potrebbe alla fine “stabilizzarsi” tra il 100 e il 150 per cento del Pil. E ha aggiunto che il Paese della fu swinging Dublino degli U2 potrebbe soffrire - e pure parecchio - per riuscire a pagarne gli interessi. Sempre ammesso che ci riesca.

E allora? E allora e come su questo blog si è ripetuto più e più volte: siamo davvero sicuri che questa politica dei tagli - applicata anche ad Atene e vera e propria via europea alla soluzione della crisi economica che ammorba l’Occidente - sia la strada giusta? E non sarebbe il caso - tra la cronaca di un festino e quello di un party selvaggio - di sollevare la questione anche nel nostro ex Belpaese? Non per altro. E’ che ne va della stabilità economica dell’intero Vecchio continente. E, per quel che vale, pure della nostra sgangherata Italia. Perché - dopo Spagna e Portogallo - è proprio l’Italia ad essere la candidata ideale per il prossimo giro di tagli, prestiti e affini. E sarà bene non dimenticarlo.

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28/11/10

Dopo l'Irlanda il Portogallo: il mercato non crede al fondo di garanzia CEE

cds protogallo

Grafico dei CDS di varie durate per il Portogallo

preso da questo articolo della Reuters

Sapete cosa sono i CDS? Si tratta dei Credit Default Swap.

In pratica somigliano ad una specie di scommessa/assicurazione che "gli speculatori" ( un termine a vedere bene ridicolo, dato che si può applicare a tutti o a nessuno degli investitori che si occupano di finanza internazionale) utilizzano per coprirsi dal rischio default (ad esempio) delle obbligazioni di un dato paese sovrano.

Se il paese in oggetto diventa inaffidabile per sopraggiunta crisi di bilancio terminale i CDS balzano verso l'alto, dato che il rischio di un default cresce.

Senza voler essere troppo fiscali il numerino ad essi associato rappresenta, in qualche modo, il rischio relativo dei vari paesi.

Qui sotto vedete un bel grafico con l'andamento dei CDS dei paesi PIIGS.

cds storici

Le rogne, grosso modo, cominciano intorno a 400 punti ( è stato cosi per la Grecia che attualmente veleggia intorno a 900 e l'Irlanda, che è arrivata a 600).

Come vedete il Portogallo ci sta arrivando pericolosamente vicino ed ormai è considerato il prossimo cliente del FMI e del fondo di garanzia europeo.

La cosa interessante è confrontare l'andamento in tre periodi diversi.

Ad Aprile, quando tutto era ancora ( o per meglio dire, sembrava) sotto controllo, il rischio era basso per i titoli a breve termine e in crescita ma sempre basso per quelli a lunga durata ( 1 anno, 2,3,5,7,10,15,20,30).

A Giugno, di fronte al montare dei dubbi sulla tenuta dei bilanci statali i titoli a breve, quelli in scadenza entro fine anno, erano quelli che scontavano il rischio maggiore, dato che per quelli a lungo termine si dava per scontato che la CEE ci avrebbe messo una pezza.

Il fondo di garanzia CEE, quando è stato istituito era considerato da tutti una specie di bomba atomica: un'arma potentissima che non avrebbe dovuto mai essere usata, essendo sufficiente sapere che esisteva per scoraggiare gli "speculatori". Questo ragionamento ancora a Giugno apparentemente era condiviso da questi ultimi, a giudicare dall'indice.

Ma, ora che la CEE è dovuta intervenite, ed usare davvero il fondo di garanzia ( il che provoca un peggioramento a breve nei conti di TUTTI i paesi, ricordiamocelo) è successo qualcosa di clamoroso: si da per scontato che la pezza messa sia sufficiente a tappare i buchi per un paio di anni ma non di più.

Come vedete i CDS a tre anni hanno il valore massimo. In qualche modo, quindi, si da per scontato che neanche la CEE ed il fondo monetario potranno impedire un nuovo peggioramento dei conti pubblci seguiti, inesorabilmente da qualche forma di default.

Tanto per ripetermi: questi interventi draconiani deprimono l'economia, distruggono lo sviluppo e lo stato sociale di un paese, ne annientano il sistema sociale ed alla fine non salvano nemmeno i risparmi degli investitori per i quali si sono immolati i cittadini. Il default viene solo rimandato e verrà affrontato da un paese depresso, debolito e in preda alla disgregazione sociale.

Mi pare interessante che ne siano convinti anche gli investitori.

Nel frattempo, di fronte a voci sempre più numerose che fanno presente come il fondo potrebbe non bastare per salvare la Spagna, si pensa addirittura a raddoppiarlo, portandolo a 880 miliardi di euro. Tutti da trovare sul mercato, notate bene.

La mia impressione è che una mossa del genere sia geopoliticamente pericolosissima: sia perchè si rende certo il passaggio dell'amaro calice alla Spagna, per meri motivi speculativi, sia perchè Inghilterra ed USA non possono in alcun modo rischiare che una enorme liquidità del genere venga drenata verso l'Europa, oltretutto in tempi brevi.

Quale potrebbe essere la loro risposta?

Suvvia: quella che hanno già adottato.

Detta brutalmente: far crollare o almeno vacillare l'Euro e/o comunque l'Europa per salvare il PROPRIO sistema finanziario. PRIMA che questa eventualità si materializzi.

Non è che c'e' molto da sfrucugliare: i conti inglesi sono MOLTO peggiori di quelli portoghesi ed irlandesi ma... nessuno ne parla!!!

Sei vi chiedete perchè dovete fare un poco di compitini a casa.

Consiglierei di cominciare da questo o da questo simpatico post di qualche tempo fa.

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Sui rifiuti cade la maschera di Saviano... il "paravento"


AGGIORNAMENTO IN CODA CON UNA NOTA DELLA DOTT.SSA PATRIZIA GENTILINI

Parlando di "rifiuti" le ambiguità e la disinformazione di Saviano raggiunge l'apice... ed ancora una volta trasmette frammenti di verità, omissioni gravi ed anche qualche falsità grossolana. Un panorama, quello disegnato nella terza puntata di "Vieni via con me" da Saviano, che certamente è gradito al "sistema". Schematicamente...

1) Saviano afferma che se si fa la raccolta differenziata in discarica va solo il 35% dei rifiuti. Falso assoluto... Solo un eco del dato che il "sistema" del business rifiuti spaccia come verità! Infatti quel dato è vero con una raccolta differenziata sporca e non organizzata, ovvero è il dato di quella percentuale che permette, con il perpetuarsi del "ciclo integrato", di avere quanto serve da "bruciare" perché qualcuno possa incassare i Cip6 ed i certificati verdi.
Con la raccolta differenziata spinta, ovvero con il porta a porta, ed un impianto pulito per il Recupero e Riciclo Totale, si supera il 93% di raccolta differenziata (e così in discarica ci va meno del 7%)! Questo dato, certo, certificato da molteplici esperienze, a partire da Vedelago (che serve un bacino di utenza di un milione di persone, con un impianto di 50 mila metri quadri), significa: creazione di occupazione, risparmio drastico delle spese pubbliche (degli Enti Locali e dei cittadini), recupero (e quindi risparmio) della materia, realizzazione di compost di qualità ed a basso costo, tutela di salute e ambiente. Questi dati Saviano non li cita, nemmeno di striscio!

2) Saviano afferma che con le discariche non si è risolto il problema dell'emergenza in Campania, ed è vero. Poi afferma che c'è un problema con le "ecoballe" (ovvero il cdr) e indica che il problema è che sono state fatte male e che ci vuole troppo tempo per smaltirne, cioè bruciarle, tutte. E poi afferma ancora che gli inceneritori non hanno risolto il problema perché non sono stati ancora realizzati, e quello di Acerra funziona solo con una linea. Poi aggiunge che sugli inceneritori ci sono "alcuni studiosi" che li ritengono pericolosi. Ma come? Saviano allora non si informa proprio oppure si informa male... e comunque sia il risultato è uno solo: informa male!
Primo e centrale problema (anche per quanto riguarda il Cdr) è che gli inceneritori producono patologie devastanti e cancro... e non perché "alcuni studiosi" lo pensano, ma perché ci sono dati scientifici che lo certificano! Saviano pare non aver mai sentito i dati ufficiali che vengono forniti da oncologi, epidemiologi, pediatri... dai Medici per l'Ambiente dell'ISDE. E qui Saviano non può non saperlo... non può non conoscere questo "dettaglio" (a meno che non parli solo per sentito dire e senza minimamente informarsi su ciò di cui parla).

3) Saviano afferma che tutti i rifiuti tossici finiscono in Campania e che le mafie occultano lì i rifiuti tossici ovunque, nelle fondamenti di palazzi e scuole, nelle cave e sotto le strade... o li spediscono attraverso il Porto di Napoli in Africa. Questo, tutto questo, è vero... ma vero in parte. Infatti le imprese del nord (del centro e del sud) che smaltiscono illecitamente i rifiuti tossici con il "servizio a basso costo" delle mafie (tra cui anche la Camorra, ma non solo) lo fanno anche nella pianura padana (ci si è dimenticati delle aree per l'Expo 2015 di Milano riempite di rifiuti tossici? Ci si è dimenticati delle aree dell'Emilia-Romagna riempite di amianto ed altri rifiuti speciali e terreni che sarebbero stati da bonificare? E delle coste e colline, dei fondali marini e delle fondamenta di aree destinate all'edilizia e spazi commerciali in Calabria, Sicilia e Liguria ci si è dimenticati ancora?). E delle "navi dei veleni" che partivano (e ancora partono) dai Porti di Livorno, di La Spezia, di Genova e Trieste, ci si è dimenticati? Ed ancora dei viaggi per la Cina dei rifiuti che poi ritornano come giocattoli o oggettistica attraverso i porti di Genova e Gioia Tauro? No, di tutto questo Saviano, ancora pare non sapere nulla.

E poi nessuna parola sulle responsabilità dei fatti accertati (oltre a quelle in corso di accertamento nei procedimenti penali in corso a Napoli), su ciò nessuna parola? Dei signori che hanno nomi e cognomi ben precisi nello scandalo rifiuti in Campania nulla. Non si è parlato di FIBE, FISIA, ASJA ed IMPREGILO... Eppure ci sono risultanze documentali su questo (e sui viaggi lungo la tratta Napoli-Genova e ritorno). Eppure questi sono i signori che, parallelamente alla Camorra, hanno mangiato e mangiano con l'emergenza rifiuti... seminando cancro e morte con percolato e diossine, e devastando il territorio e quindi l'economia fondata sulla terra (agricoltura e allevanti). No, di tutto questo nulla, manco una parola, meglio attaccare solo l'ectoplasma! Così come nessuna parola sui nuovi signori della monnezza che si chiamano Pizzimbone e che, acquistando il ramo rifiuti del colosso cooperativo Manutencoop, hanno conquistato una posizione dominante, in alcune aree del Paese, al Nord come al Sud, addirittura monopolista. E della gestione clientelare siciliana con politica e mafia di nuovo a braccetto nello sperpero delle risorse pubbliche che producono emergenze che alimentano il business? Anche di questo nulla, silenzio assoluto... anche qui Saviano non si addentra... così come non si addentra nel capitolo del socio del Cosentino Giovanni (fratello del Nicola), ovvero del colosso "rosso" della Hera spa che dall'Emilia-Romagna (dove ha gli inceneritori ed il monopolio del ciclo dei rifiuti) è scesa a Sparanise per costruire una centrale a turbogass senza che si levasse manco mezza protesta! Silenzio stampa anche sullo scandalo della ECOSAVONA che gestisce in regime di monopolio le discariche nel savonese, terra di mafia, portando i propri utili al suo socio di maggioranza che, passando dal Lussemburgo, è ben protetto da società anonime nelle Isole Vergini Britanniche.

Saviano le cose che contano le tace. Le informazioni che danno fastidio le tace... ed intanto parla di ciò che avvalla la politica sui rifiuti del "sistema". Questa volta la maschera è davvero caduta, oppure ancora una volta si vuole trovare una scusante?


E se volete sapere perché, oltre a tutto questo, Saviano è stato pienamente funzionale al "sistema" nel suo nuovo monologo andatevi a guardare il recente testo di modifica al Testo Unico Ambientale approvato dal Governo in carica (ed in attesa della firma del Presidente della Repubblica e quindi di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale)! Cosa dice? Semplice: il testo vigente è stato modificato per favorire il recupero energetico da rifiuti e permette ai Comuni di agire in deroga ai limiti di raccolta differenziata stabiliti dalla normativa! Anche questo "dettaglio" è sfuggito a Saviano e così si è dimenticato di dirlo durante il monologo, chiaro?! (leggete qui il documento del DNS distribuito dal CO.RE.RI. su questa nuova pagina della truffa italiana sui rifiuti - formato .pdf)

Ecoballe, di Paolo RabittiPS

Per chi vuol capire la realtà dell'emergenza rifiuti in Campania, non si legga Saviano, ma "Ecoballe" di Paolo Rabitti, così si capisce meglio che la Camorra è un tassello del problema in quella regione ma il business dei rifiuti ha soprattutto altri protagonisti... quei protagonisti che Saviano non osa nominare e che, come la Camorra, agiscono piegano la legalità al proprio profitto!

PS 2

Forse la puntata AnnoZero gestita da Santoro sui rifiuti che è stata uno spot straordinario per il "ciclo integrato" e promuovere l'incenerimento, non era bastata ed allora ecco che a continuare l'opera di disinformazione si è aggiunto il duo Fazio-Saviano!

PS 3

Saviano cita i dati di Legambiente, i grandi amici di Bertolaso, e già questo è un dato che dovrebbe far pensare... Non è vero che a Legambiente sono amici di Bertolaso? Non avete letto il comunicato stampa con cui Negambiente ringraziava Bertolaso? Eccolo qui, così almeno si capisce quanto sia ampia la rete del "sistema" anche tra quelli che si proclamano ambientalisti: Roma, 11 novembre 2010
Comunicato stampa - Protezione Civile: Bertolaso lascia l'incarico
Legambiente: "Grazie per aver favorito prevenzione e messa in sicurezza".
"Ringraziamo Guido Bertolaso per l'impegno profuso in questi anni e la capacità di aver portato l'Italia ad avere una Protezione Civile modello a livello internazionale, sempre pronta a rispondere in modo adeguato alle emergenze del Paese".
Così Legambiente ha commentato le dimissioni rassegnate da Guido Bertolaso dalla carica di sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio.
"Nel corso del suo mandato- ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - il capo della Protezione Civile ha sempre sottolineato l'importanza delle attività di prevenzione e continua messa in sicurezza del territorio. Un orientamento che abbiamo apprezzato, perché costituisce l'unica vera strada per ottenere un Paese più sicuro".
L'ufficio stampa (06 86268353-99 - 79-60)
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pubblichiamo la nota della Dott.ssa Patrizia Gentilini dell'Isde

"Saviano, i rifiuti e Christian Abbondanza"

Condivido ogni parola del commento scritto da Christian Abbondanza su Saviano circa la gestione dei rifiuti: vorrei che si capisse come tutto l'intervento di Saviano è stato funzionale alla promozione del "ciclo integrato", ovvero quello che prevede una importante quota di rifiuti residui da incenerire (35%) e - per chi non lo sapesse..- l'utilizzo successivo delle ceneri residue.... nel cemento! Così si perpetua la diabolica spirale di: distruzione di materia /danni gravissimi alla salute e all'ambiente/cementificazione del territorio... e mai si arresta lo scempio continuo di questo povero paese, ma quanto potrà continuare tutto questo?

La strada da seguire è una altra e se si fanno le cose come si deve è ormai ampiamente dimostrato che praticamente tutto può essere recuperato e - soprattutto- che non si deve mai percorrere la strada della combustione! Sono davvero dispiaciuta e mortificata per Saviano che si fa portavoce non del Bene Comune e di quanto da anni affermano Associazioni di Medici ed esperti indipendenti, ma di interessi che non sono certo quelli delle comunità.

Leggete la lettera aperta di noi medici ai cittadini di Parma, le dichiarazioni fatte dall'oncologo francese, D. Belpomme, Presidente di ARTAC (link 1 e link 2).

O se ancora non vi basta vi riporto le parole del Prof David Kriebel del Dipartimento Salute ed Ambiente del Massachussets che ha commentato un recentissimo studio - pubblicato sulla rivista Occup Environ Med - condotto da ricercatori dell'Università di Lione in una area in cui sono attivi 21 inceneritori (studio che ha evidenziato su 304 neonati gravi difetti all'apparto genitale rischi statisticamente significativi -fino a quasi sei volte l'atteso- correlati all'esposizione alle diossine emesse dagli inceneritori).

Queste le parole del Prof Kriebel: " Lo studio.. suscita serie preoccupazioni in relazione ai rischi per la salute dovuti alle emissioni di impianti urbani di incenerimento dei rifiuti. Questo dato, combinato con l'evidenza di altri effetti negativi di questa tecnologia, dovrebbe essere di per sé determinante nella scelta della gestione dei rifiuti. Infatti, oltre ad essere molto pericolosi per la salute, tali impianti:

1) provocano la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire;

2) contribuiscono al riscaldamento globale;

3) impediscono la riduzione dei rifiuti e il riciclaggio, poiché una volta che questi impianti costosissimi sono stati costruiti , i gestori vogliono avere garantita una sorgente continua di rifiuti per alimentarli".

Io vivo in Romagna, l' "impero" di HERA: non vi dico le difficoltà che incontra l'attuale Amministrazione (che finalmente ha ascoltato i cittadini) nell'attuazione della raccolta "porta a porta"!

E poi, scusate, basta con queste favole per bambini in cui -guarda caso- quando si parla di infiltrazioni criminali ci si "dimentica "sempre di ciò che accade nelle regioni "rosse"... a proposito di HERA, perchè Saviano non cita anche "i suoi sporchi affari"?

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Gromo "Game Free Zone" - Intervista al sindaco Luigi Santos


La malattia del gioco, o ludopatia, è alimentata dallo Stato Italiano attraverso le macchinette che ha distribuito ovunque: da città come Roma o Milano, ai piccoli paesi di provincia. Le macchinette vampiro succhiano i soldi ai pensionati e ai più deboli per darli a Tremorti. I poveri, diventati più poveri, chiedono aiuto al Comune. 280.000 italiani spendono 500 euro al mese (140 milioni di euro), una cifra spesso equivalente alla loro pensione. Il sindaco di Gromo, Luigi Solinas vuole proibire con un'ordinanza l'uso delle macchinette nel suo comune. Sarà il primo comune d'Italia ad essere "Game Free Zone". Un'iniziativa da imitare ovunque.

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Indispensabili: L’anticasta – i Gruppi d’Acquisto

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Iniziamo pertanto con il primo esaltante capitolo che si potrebbe riassumere nello slogan “consumatori di tutto il mondo unitevi”… :

VINCERE LA PAURA DEL CAMBIAMENTO -risparmiare conviene e tanti iniziano a capirlo (di Jacopo Fo)

…….. C’è cibo in sovrabbondan­za: ogni anno buttiamo via la metà del cibo che producia­mo sulla Terra. E fabbrichiamo molti più tessuti di quanti ce ne possa­no servire. Bruciamo quattro volte i combustibili di cui avremmo bisogno perché non isoliamo le nostre abitazioni e usiamo mezzi di trasporto spinti da motori obsoleti e inefficienti…………

Nel libro Capitalismo naturale di Paul Hawken, Amory JB. Lovins e L. Hunter Lovins, economisti del Rocky Mountain Institute, un organismo di consulenza al servizio delle multinazionali capitaliste (quindi non si tratta di ecologisti estremi), si sostiene che le multinazionali potrebbero risparmiare l’80-90% delle materie prime e dell’energia che consumano. Questa affermazione si basa sull’a­nalisi di decine di tecnologie innovative qua e là sperimentate con successo da alcune multinazionali. Gli autori fan­no i conti su quanto risparmierebbe un’azienda che adot­tasse tutte queste innovazioni, ristrutturando il sistema produttivo che ha costruito.

Jacopo Fo fa poi un brevissimo elenco dell’enorme spreco che lo Stato Italiano produce costantemente, affermando che una gestione corretta, normale, “non da ladri e cretini”, porterebbe ad un radicale mutamento in meglio della situazione sociale…………

Nel 1998, dopo aver letto Il banchiere dei poveri di Muhammad Yunus decisi di cercare anch’io di fare qualche cosa di concreto nel campo dell’economia. Per anni avevo dedicato tutte le mie energie alla produzione artistica e alla diffusione della cultura ribelle sbocciata negli anni settanta. Mi misi in testa di provare a diffondere pannelli solari per l’acqua calda e gruppi di acquisto di servizi (banca, assicu­razione, telefonia). L’idea, semplice, era che si potesse crea­re una struttura che oltre a diffondere principi di coopera-zione ed ecologia mettesse a disposizione le nuove ecotecnologie e altri prodotti a prezzi onesti e con garanzie solide per i consumatori. Individuammo una serie di prodotti, li testammo, stipulammo contratti, creammo una serie di siti internet tematici e iniziammo a proporre il nostro pacchet­to innovativo e conveniente investendo parecchio denaro e lavoro nella diffusione della nostra proposta………….Quando finalmente il 28 febbraio 2007 la legge fu approvata nella forma corretta, partimmo con il gruppo di acquisto dei pannelli fotovoltaici raccogliendo in pochissimo tempo centinaia di adesioni e un’enorme risposta dal punto di vista dell’inte­resse: più di mezzo milione di persone entrò nella pagina web che Spiegava tutti i problemi relativi al fotovoltaico e come intendevamo affrontarli con il gruppo d’acquisto…………

Ma allora perché abbiamo impiegato 9 anni ad arrivare a un livello decente di diffusione?……..

Io credo che il fulcro del mantenimento del si­stema della violenza e della sopraffazione dipenda dalla forza dell’abitudine…..invece… Le esperienze degli ecovillaggi, dèi gruppi di acquisto, del commercio equo e solidale, delle banche del tempo, delle cooperative, mostrano che, a parità di reddito, le per­sone che fanno queste scelte hanno un tenore di vita più alto e una socialità più ricca e piacevole……

Ma la consociazione di questo gruppo è solo parziale. Bisognerebbe arrivare anche all’acquisto collettivo di au­to, elettrodomestici, case, assicurazioni e servizi bancali, riscaldamento, elettricità ecc. Il risparmio che si otterreb­be estendendo i gruppi di acquisto a tutti i prodotti e servizi raggiungerebbe l’equivalente di 3 stipendi all’anno.

Ciò significa cambiare radicalmente la situazione eco­nomica di una famiglia. Ma queste esperienze si diffondo­no con estrema lentezza nell’Occidente industrializzato. Diversa la situazione nei Paesi poveri dove le difficoltà spingono a buttarsi con meno paura nelle opportunità nuove che si presentano. Da noi invece i cambiamenti sono spesso rimandati se non sono strettamente necessari (cioè solo quando l’acqua tocca il sedere si impara a nuotare, ndr….)…... Poi mi sono dedicato a trovare anche il mo­do di finanziare tutto l’investimento necessario….. Ora sono arrivato al punto di offrire non solo un risparmio fin dal primo anno ma addirittura un anticipo in contanti, all’atto della firma del contratto, sui risparmi degli anni futuri. Ovviamente quest’offerta è molto appetibile e stiamo otte­nendo i primi risultati, ma nonostante tutto non crediate che la gente ci si butti a pesce. Hanno paura che sotto ci sia qualche imbroglio. Visto che questo tipo di offerta sul risparmio energetico ha da anni un notevole successo in paesi come la Germania, suppongo che prima o poi faccia breccia anche in Italia, ma è incredibile che oggi siano an­cora così poche le aziende che ricorrono a questo modo per risparmiare denaro. Ma per fortuna stanno crescendo!…..

……….Che cosa succede se mettiamo insieme il risparmioenergetico, i gruppi di acquisto, il microcredito e le impre­se capitaliste etiche? Otteniamo un mondo in cui le scelte di fondo delle multinazionali sono condizionate dai con­sumatori consociati che entrano nel merito della qualità dei prodotti. Oggi milioni di automobilisti desidererebbe­ro l’auto elettrica che si ricarica con i pannelli solari. Ma quest’auto al momento non è disponibile sul mercato non perché non sia possibile costruirla ma perché la domanda e l’offerta non s’incontrano………..

Ma le cose potrebbero andare diversamente oggi che la coscienza ecologica è cresciuta. E se un gruppo di eentomila consumatori si consociasse potrebbe avere subito un’auto elettrica e potrebbe perfino imporre scelte co­struttive. E otterrebbe anche prezzi molto interessanti. I gruppi di acquisto hanno un potere contrattuale potenzia­le enorme. Oggi nel mondo ci sono imprese capaci di co­struire qualunque cosa come la vogliamo noi. Il loro pro­blema è il terribile rischio d’investire milioni di euro in un prodotto che poi non verrà venduto. Buona parte dei costi dipendono dal rischio che gli investitori corrono e dal costo della pubblicità e della rete di vendita. I consumatori consociati possono offrire la sicurezza delle vendite attraverso acquisti programmati e al contempo tagliare i costi e i problemi legati alla vendita. Il valore della consociazio­ne degli acquisti è enorme proprio perché risolve i due problemi più grossi per chi produce beni destinati al gran­de pubblico. E questo crea il vantaggio che i consumatori possono trarre dalla consociazione: spendere meno e ave­re prodotti migliori. E se un gruppo di consumatori può ordinare a un’azienda un’auto elettrica, può anche preten­dere che gli operai che la producono siano pagati in modo giusto e che durante il processo produttivo non siano causati danni all’ambiente. La consociazione degli acqui­sti avrebbe la possibilità di dissuadere gli imprenditori malvagi dal fomentare guerre e disastri ambientali, per­ché in un mercato controllato dai consumatori questi comportamenti verrebbero penalizzati dall’esclusione di queste imprese dal mercato consociato.

La consociazione degli acqui­sti avrebbe la possibilità di dissuadere gli imprenditori malvagi dal fomentare guerre e disastri ambientali, per­ché in un mercato controllato dai consumatori questi comportamenti verrebbero penalizzati dall’esclusione di queste imprese dal mercato consociato. I consumatori che diventano protagonisti dei loro stili di vita poi stanno anche molto attenti alla qualità dei poli­tici che votano, pretendendo da loro la stessa qualità che cercano nei consumi. Sono convinto che questo meccanismo si svilupperà in modo prepotente nei pròssimi vent’anni. Questo avverrà anche sulla spinta della neces­sità per tutte le famiglie di capire i propri consumi energe­tici e diminuirli drasticamente. Inoltre molti diventeranno microproduttori di energia dal sole o dal vento e anche questa democrazia energetica contribuirà a far crescere la cultura della razionalizzazione dei consumi.La conoscenza dei costi energetici sarà per molti il pri­mo passo verso lo sviluppo di una nuova coscienza dei consumi. E sarà questa nuova coscienza a cambiare il no­stro modo di vivere.Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per le ammini­strazioni pubbliche. Già esistono esperienze, come viene mostrato in questo libro, di discussione pubblica delle scelte e dei bilanci comunali, ma in questa direzione si po­trebbe fare molto di più rendendo trasparenti e visibili in rete appalti, liste di attesa di ospedali, costi di ogni ufficio e tassi di produttività. E qui mi fermo.Nei prossimi anni vedremo come evolveranno le cose.Io credo che si svilupperanno in questa direzione.

I consumatori hanno il potere sul mondo. Devono solo accorgersene e connettersi in rete.

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Cosa Puoi Fare

Abbiamo visto come nei paesi controllati risulti difficile l’aggregazione e i problemi che richiedono una visione d’insieme restano irrisolti. Ci si aspetta sempre che qualcun altro si dia da fare per cambiare qualcosa, ma nulla cambierà se non ci attiviamo in prima persona.

Per cambiare queste condizioni è necessario mutare il nostro atteggiamento, con piccoli accorgimenti utili a rendere possibile un cambiamento di insieme che ci permetta di affrontare quelli che sono i problemi della nostra società. Che cosa si può fare? Fai informazione, creala da te, diffondila. La tua esperienza, la tua competenza, tutto quello che sai, tutto quello che pensi, tutte le tue idee, dille a tutti. Prendi le informazioni da più fonti possibili e confrontale. Non limitarti alla critica sterile, ma sii costruttivo. Orienta il tuo pensiero alla creazione di alternative migliori.

Fai proporre sempre una soluzione accanto ad ogni problema che viene sollevato e incoraggia una partecipazione attiva e diretta verso quella soluzione.

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La Crisi, la cultura ed il culo.


E' un giorno festivo e, per una volta, voglio deviare un attimo dai soliti argomenti di Crisis.

In fondo in questi tempi da basso impero è necessario, almeno ogni tanto, raccontare anche i risvolti, diciamo cosi, piccanti, del quotidiano dipanarsi della mamma di tutte le crisi sistemiche.

Vediamo di ricapitolare.

Siamo sull'orlo di un collasso strutturale dell'Euro.

Di uno scontro armato con la Corea del Nord ( ok: rientrerà tutto ma con i regimi all'ultima sponda non si sa mai).

Di un nuovo 68 ( ed era ora, visto che mai nessuna generazione di giovani è stata ed è tradita e traviata come quella di questi ragazzi che campeggiano sui tetti di mezza italia).

In questa bella "temperie", la cultura, che nel nostro paese è sempre stata vista con fiero sospetto dal governante di turno, tra prezzolamenti, incompetenze, disinteresse e taglio dei fondi, non è mai stata tanto inguaiata come oggi.

Il tocco finale, ovviamente è aver affidato questo ministero, poco interessante perchè cronicamente senza grandi fondi ( con la cultura non si mangia, ha esemplificato il nostro esimio Ministro Tremonti) a Bondi.

Il quale, povera creatura, a parte il recente crollo di Pompei, ha ricevuto una enorme tegola sul lucido cocuzzolo, l'avrete letto, essendo stato scoperto ad inventarsi freneticamente un premio fuoriconcorso al festival del Cinema di Venezia per la promettente attrice, scrittrice, regista ed imprenditrice italo bulgara Michele Bonev.

E' stato invitato al lieto evento l'intero Cast ed il ministro della cultura bulgaro, che, arrivati con un volo charter ad hoc, sono stati ospitati all'Hotel Cipriani & simili, a spese del governo italiano, per un conto complessivo spaventoso pare di circa 400.000 euro, tutte a carico del Ministero Della Cultura, secondo la stampa italiana e quella bulgara.

La cosa ha scatenato un putiferio diplomatico con il ministro bulgaro che, forse per timore di essere messo sotto accusa dai suoi concittadini ha tenuto a precisare che la luculliana e costosissima trasferta è stata tutta a carico delo governo ospitante e il Ministro Bondi affannato a negare, smentire, diminuire tutto ed a minacciare querele a tutti.

I giornali, dopo i fatti di Pompei sono andati a nozze con l'intera storia e l'hanno letteralmente fucilato, manco a dirlo.

Eppure Bondi, senza potersene certo chiamare fuori tanto facilmente, è stato con tutta evidenza "obbligato".

Da chi?

Beh, per facilitarvi la deduzione, ho un piccolo scoop per voi.

Basta andare a vedere chi è il Presidente del Consiglio di amministrazione della "Romantica Entertainment" società di produzione cinematografica dell'esimia Michelle.

La Sig.ra Presidente, Licia Nunez attrice e showgirl non è ignota alle cronache "rosa" da basso impero.

E' infatti una delle tante, diciamo cosi, "associate" al nome del nostro Primo Ministro di cui un annetto fa, ai tempi di tarantini e della D'Addario si professava amica di lunga data.

Alla domanda se avesse avuto vantaggi da questa amicizia rispondeva "È un problema di chi lo pen­sa. Qualora poi il presidente mi abbia aiutata non posso che es­sergli grata".

A quanto pare, avere una Presidentessa (sicuramente qualificata e capace, ci mancherebbe) con amicizie tanto altolocate è stato di ottimo auspicio per la Romantica Entertainment di Michelle.

E' anche bello sapere che, dopo una infanzia infelice e difficile, Michelle abbia trovato il modo non solo di far decollare cosi velocemente la sua società ma anche di trovare una capitalizzazione cosi imponente da potersi permettere, secondo la sua dichiarazione di accollarsi tutti costi della trasferta della delegazione bulgara.

Quando si dice il culo*...

*volevo dire:fortuna...il basso impero, sapete com'è, è contagioso.

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Queste le parole dette dal ministro Bulgaro Vezhdi Rashidov all'emittente Btv-mediagroup:
“Ho avuto un invito personale da Bondi. Il Ministero della Cultura Bulgaro ha comunicato esclusivamente con il Ministero della Cultura Italiano e con nessun’altro. Da Roma mi chiesero se a Venezia era possibile avere gli attori di GoodBye Mama. ‘Siamo in crisi’, risposi, ‘posso portare al massimo un’attrice e un operatore. La trasferta veneziana è un’operazione costosissima e non posso prendere soldi dal contribuente bulgaro per un aereo enorme, affittato per trasportare 30 persone a Venezia’. In loco ho avuto incontri ufficiali con Mara Carfagna e il vice-ministro Galan, che si è scusato per la mancanza di Sandro Bondi. Con loro ho discusso della creazione di un centro culturale bulgaro a Roma e la futura partecipazione di pittori bulgari alla più prestigiosa Biennale d’arte Contemporanea del mondo, quella di Venezia. Non partecipiamo da 20 anni, la quota d’accesso è di 200.000 euro e lo stato bulgaro, non dispone con questi fondi”


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