28/02/11

Irlanda: neo-colonialismo finanziario&monetario

Come immaginate che siano andate le tanto attese elezioni in Irlanda??
Tutti fanno complesse analisi sui partiti in gioco che hanno nomi da canzoni gaeliche: Fine Gael, Fianna Feil, Sinn Fein, Fianna Urka, Cippa Lippa e Fino alla Fine....
Ecco qui una buona sintesi
Irlanda, il Fine Gael conquista il 36,1% Confermati gli exit polls. Vincono le opposizioni.
Senza perderci troppo tempo....
naturalmente hanno STRAVINTO i partiti dell'Opposizione
mentre il partito di Governo, che si era messo a pigreco mezzi con le Banche Straniere intermediate da UE/FMI/BCE, è stato mandato a casa a calci nel culo come non accadeva da almeno 80 anni....
Vedi COBRAF:
In Irlanda il Fianna Fail che governava dal 1920 ora nei sondaggi è crollato ora al 15% e il mese prossimo verrà spazzato via all'elezione.
Perchè in modo assolutamente clamoroso ha venduto gli irlandesi agli interessi delle banche internazionali vedi qui per i dettagli della loro incredibile svendita del loro paese intero che hanno impegnato a ripagare al 100% i debiti di tre banche private verso l'estero.....

.....Tre banche hanno accumulato perdite (su crediti a costruttori) intorno a 100 miliardi di euro, quasi il PIL dell'Irlanda. Come se in Italia Unicredit, Intesa e Monte Paschi da sole avessero perdite per 1.200 miliardi, perdite, buchi di bilancio. E il governo ha deciso di farli pagare al 100% agli irlandesi per cui hai disoccupazione al 15%, emigrazione di massa dall'Irlanda, calo del tenore di vita del -20%...
Sai perchè ? Cosa hanno deciso i politici irlandesi, gente che evidentemente è stata COMPRATA ? SI SONO ASSUNTI TOTALMENTE TUTTE LE PERDITE VERSO GLI INVESTITORI ESTERI, a nome dei contribuenti irlandesi.
Erano tre banche private che erano fallite ed erano state finanziate da speculatori e istituzioni finanziarie estere in gran parte, non da depositi di cittadini irlandesi. Invece di dire agli investitori esteri che avevano finanziato queste banche di prendersi delle perdite, le hanno nazionalizzate e hanno garantito al 100% tutti quelli che avevano bonds di Anglo-Irish e le altre.
Le banche estere si aspettavano di perdere un 50 o 80% sui bonds di queste tre banche irlandesi invece niente, i politici irlandesi hanno deciso, incredibie ma vero, di ripagarli interamente, a spese dei contribuenti e lavoratori irlandesi. Questi vedono già calare il loro tenore di vita del -20% (per ora) e solo per ripagare circa 80-100 miliardi di euro di bonds di tre banche private.

I NUOVI in arrivo hanno promesso nel programma elettorale: "Cercheremo di alleggerire le pesanti condizioni del prestitone da 85miliardi di euro messo in piedi da UE/FMI per salvare le Banche Estere, facendo pagare TUTTO ai cittadini irlandesi...".
Ireland to try to renegotiate bail-out terms
...Enda Kenny to call for bail-out to be renegotiated Ireland's new leader [Enda Kenny] travels to Helsinki on Friday for a meeting ... with the German chancellor and French president over the EU and International Monetary Fund austerity programme.
He will plead with the EU for reduced interest rates .... [and] will also ask that investors, often...
E forse forse qualche promessa di "taglietto" a carico dei bondholders istituzionali è venuta fuori nei discorsi elettorali....;-)
Però attenzione!
Come da Manuale Classico delle Democrazie Rappresentative....
in fase pre-elettorale sussisteva il tasso più elevato di democrazia e quindi era d'uopo promettere tutto quello che c'era da promettere
mentre adesso, nel dopo elezioni, siamo al tasso minimo di democrazia ovvero con maggioranza/mandato ancora freschi freschi che ti permettono inizialmente di "giocarti" la rappresentatività un po' come cazzo vuoi o come cazzo puoi...

Vediamo dunque se i NUOVI Paladini Irlandesi riusciranno a mantenere le promesse..anche se bisogna ammettere che gli spazi di manovra sono veramente microscopici.
Infatti l'Irlanda, come tante altre nazioni "più deboli", ha ceduto sovranità alla BCE, all'Euro e soprattutto alle Banche&Istituzioni Finanziarie Straniere (from UK, Francia, Germania, Belgio etc etc)
Potremmo definirlo neo-colonialismo finanziario&monetario.
Niente di nuovo: questa forma di controllo la stiamo utilizzando dal dopo-guerra sui Paesi del Terzo Mondo ma solo recentemente si sta estendendo anche su Paesi prima insospettabili: il neo-colonialismo finanziario&monetario sta cambiando geografia....e sta diventando sempre più globalizzato&trasversale.
vedi la mia analisi Anche l'Irlanda vorrebbe fare almeno un po' come la Danimarca...(da non perdere)
Infine...tenete sempre davanti agli occhi questi DATI prima di fare qualunque ragionamento sull'Irlanda:








































Fonte articolo

TzeTze

Il mercato italiano delle armi e i profitti di Finmeccanica dietro le stragi in Egitto e in Libia


La Libia portava sulle proprie spalle il peso ingombrante di 5 giorni di proteste e di circa mille morti nella sola città di Tripoli quando la "Guida della Rivoluzione Libica", Muammar Gheddafi, si mostrò alle tv di mezzo mondo per un durissimo video-messaggio alla nazione e ai ribelli.
Nel discorso, già inserito a pieno titolo tra le pagine più importanti e drammatiche della storia mondiale recente, il colonnello Gheddafi puntava il dito contro l'Italia, colpevole - a suo dire - di fornire armi ai movimenti ribelli di Bengasi. Un'accusa prontamente ricusata dalla telefonata di un Berlusconi preoccupatissimo di rassicurare il dittatore libico sulla fedeltà dell'alleato italiano.

Due giorni più tardi l'accusa inversa, mossa da alcune ONG ma sempre rivolta all'esecutivo italiano: l'Italia avrebbe fornito negli ultimi tempi quantità ingenti di armi e mezzi militari all'esercito libico, impiegati in queste ore nelle violente repressioni dei moti di protesta che, al momento, contano oltre 10 mila morti e diverse decine di migliaia di feriti.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, smentisce immediatamente le voci su un presunto commercio di armi da Roma a Tripoli. In un'intervista a Repubblica di venerdì 25 febbraio dichiara: "Non mi risulta che ci siano state consegne di armi al regime, tanto meno nelle ultime settimane".

Parole che non hanno rimosso i dubbi delle opposizioni, sebbene incapaci di accorgersi di una verità inconfutabile: quella del ministro La Russa è una menzogna decisamente grossolana.

A dimostrare la consapevolezza da parte del ministro della falsità delle sue dichiarazioni sopraggiunge una relazione - datata marzo 2010 e in possesso del Senato della Repubblica - sulle importazioni e le esportazioni di materiale bellico da e verso l'Italia. Si tratta di tre volumi, per un totale di quasi 3 mila pagine, al cui interno troviamo numerosi riferimenti alle esportazioni di armi automatiche, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili, dispositivi e velivoli militari a favore dei regimi libico ed egiziano per l'anno 2009.
Gli autori della relazione? Il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e, autore di un dettagliatissimo resoconto di tutte le esportazioni effettuate, proprio il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Diciannove sono stati gli ordinativi bellici richiesti dal regime di Hosni Mubarak in tutto il 2009, per un volume d'affari (per l'Italia) di ben 27 milioni di euro. Briciole, se confrontati ai profitti registrati dalle esportazioni di armi italiane al governo ancora in carica di Muammar Gheddafi: oltre 111 milioni di euro, a fronte di un numero di richieste dimezzato (9 ordini di esportazione).

A beneficiare economicamente del traffico di armi dall'Italia alla Libia e all'Egitto sono il ministero del Tesoro, per mezzo di Finmeccanica, società per azioni posseduta dal ministero diretto da Giulio Tremonti, e alcune imprese private, tra cui la "Fabbrica d'armi Pietro Beretta SpA", la "Simmel Difesa SpA" e la "Rheinmetall Italia SpA".
La prima è la fornitrice delle armi di ordinanza dei corpi militari e di polizia di mezzo pianeta, a partire da quelli di casa nostra; la seconda, con sede a Colleferro (RM), è stata per 20 anni (dal 1988 al 2007) uno dei bracci militari di Fiat Group, per poi essere ceduta alla Chemring Group SPA, azienda britannica con un fatturato pari a 458 milioni di euro nel 2009; la terza, originariamente denominata Contraves, afferisce all'omonimo gruppo tedesco.

Il grosso della torta resta però nelle mani pubbliche; i principali partner bellici del governo libico sono Alenia Aeronautica, Alenia Aermacchi, Selex Communications, Oto Melara, Agusta (del gruppo Agusta-Westlands) e MBDA Italia, tutte aziende interamente controllate da Finmeccanica (con la sola eccezione di MBDA Italia, parte di un consorzio europeo di cui Finmeccanica possiede solo il 25% del capitale).

Tutte le vendite di armamenti alla Libia di Gheddafi e all'Egitto di Mubarak sono effettuate alla luce del sole. Non solo: tutti gli ordini d'acquisto sono catalogati per mezzo di un apposito codice, fornito dal Ministero degli Affari Esteri a titolo di autorizzazione alla vendita.

Tra i più significativi spiccano un appalto di oltre 70 milioni di euro per sistemi radar e armi anti-aerei all'Egitto a beneficio di Rheinmetall, altri due ordini per 130 milioni complessivi per aerei militari prodotti da Agusta da fornire all'aviazione libica, 57 milioni di euro per ulteriori velivoli prodotti da Alenia Aeronautica e ordinativi multi-milionari di armamenti e munizioni a vantaggio di Beretta SpA (per l'Egitto) e Oto Melara SpA (per la Libia).

Queste cifre hanno reso l'Italia partner privilegiato del governo libico per il commercio di armi e la Libia tra i clienti prediletti al di fuori dell'orbita NATO per l'esecutivo italiano. Un volume d'affari ben consistente per il gruppo Finmeccanica, che nel settore bellico impiega attenzioni (e riscuote profitti) in continua crescita.
I dati riepilogativi per l'anno 2010, oramai di prossima pubblicazione, potranno confermare (o smentire) questo trend.

Fonte articolo

TzeTze

27/02/11

I “ROTTAMATORI” DEL PDL…


Esiste una difficoltà di “selezione della classe politica” e di “democrazia interna” ai partiti?
Ed esiste un problema di carenza di “meritocrazia” in politica (una “questione morale”, specie coniugata al femminile)?
Questi gli interrogativi sollevati da Sara Giudice, giovane militante prima di Forza Italia e poi del Pdl, dal 2006 consigliera circoscrizione a Milano.
Domande che l'hanno spinta ad intraprendere un’iniziativa “inedita” nel suo partito (per la quale è salita alla ribalta delle cronache nazionali): l’indizione di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, "igienista dentale" del Premier eletta alle elezioni regionali del 2009 dopo essere stata inserita "in extremis" nel listino bloccato del governatore Formigoni!

Tale iniziativa era destinata a suscitare "infuocate polemiche" e prese di distanza nel Pdl (partito ontologicamente poco "propenso" alla dialettica interna…).

Continua a leggere....

TzeTze

La Pentola a pressione mediorientale

La Libia si configura sempre di più come un intricato quadro di secessione e di guerra civile (sul modello "somalo"), con in più la possibilità di "spettacolari fuochi d'artificio" ovvero l'incendio dei pozzi petroliferi e qualche "spolveratina" con le armi chimiche di Gheddafi.
Sulla Libia lo spettro della Somalia
...simile alla Somalia dove la caduta del regime di Siyad Barre nel 1991 innescò una guerra civile infinita.
Ma la debolezza delle istituzioni, a Mogadiscio come a Tripoli, rinvia a qualcosa di più di una semplice coincidenza rispetto al comune dominio coloniale italiano...
Caos Libico a parte,
concentriamoci su alcuni brevi flash di aggiornamento dal quadrante più delicato del Globo: Arabia Saudita-Bahrain-Iran (e dintorni)....
Per intenderci...parliamo del quadrante in grado di far avverare in quattro e quattrotto la previsione "apocalittico-petrolifera" di Nomura:
Petrolio: Nomura avverte che la crisi potrebbe spingere i prezzi fino a $220
Il broker giapponese ritiene possibile una situazione simile a quella che si creò durante la Guerra del Golfo.
Pare che in quel di Riad (Arabia Saudita) si moltiplichino i segnali di tensione, di rivolta e di secessione: il movimento d'opposizione vorrebbe come primo obbiettivo una Monarchia Costituzionale...poi si vedrà....
I don't read Arabic but Blake Hounshell thumbs that this says Saudi liberals want a constitutional monarchy.
Ed anche in Arabia Saudita sussiste un 25% di rischio secessione, in 3 sotto-stati:
Exclusive Analysis said there is a 25pc chance that the Saudi Kingdom will disintegrate, perhaps into three states.
"We don’t think it is likely, but it will have a very big impact if it does happen," said Firas Abi Ali, the group’s Mid-East strategist.
"The threat to Saudi Arabia is if they have both a Shi’ite uprising and a Hejazi uprising at the same time on the other side of the country.
The Saudi royal family depends on Sunni clerics for its own legitimacy.
It cannot easily meet the demands of Shi’ite protesters, and is likely to oppose any move by Bahrain to do a deal in order to avoid setting a precedent," he said....
Il Re dell'Arabia Saudita Abdullah sta cercando di tenere sotto controllo la situazione a suon di petro-dollari: è stato approvato un piano da 36 miliardi di $ che serviranno ad incrementare i servizi ed i benefits per la popolazione.
Ricordiamo alcuni numeri per mettere le cose nella giusta proporzione:
Libya is responsible for less than 5% of OPEC production,
but Saudi Arabia produces over 30%.
Iran produces roughly 12%.
Invece il Bahrein, dopo aver sparato ad altezza uomo..., sta provando a calmare la rivolta della maggioranza Sciita della popolazione (70%) con un rimpasto di gabinetto: basterà?
Bahrain reshuffles cabinet after unrest: sources
Saturday, 26 February 2011
MANAMA (Reuters) Gulf Arab state Bahrain has reshuffled its cabinet in a further attempt to appease the Shi'ite opposition that has staged days of protests against the Sunni-led government, government sources said on Saturday. The ministers of housing, health and cabinet ... More

Continua a tirare vento di rivolta e di secessione anche nel vicino Yemen, dove cresce l'opposizione contro il "regime" del Presidente Saleh.
Allo stesso tempo lo Yemen del Sud vorrebbe dividersi da quello del Nord (si sono riunificati recentemente nel 1990).
"There is a conspiracy against Yemen's unity," Saleh says Yemen leader says protests aimed at splitting nation
Sunday, 27 February 2011
...Yemeni President Ali Abdullah Saleh has charged that an escalating protest movement against his three-decade rule is a ploy to split the nation after deadly clashes in the formerly independent south.
...."There is a conspiracy against Yemen's unity and territorial integrity and we, in the armed forces, have served to preserve the republican regime with every drop of blood we have,"
....
Despite massive protests demanding he step down, Saleh has repeatedly refused to resign.
Opposition to Saleh, who was previously confronting an on-off Shiite Muslim revolt in the north and a secessionist insurgency in the south, has now spread across the country, galvanized by successful uprisings in Egypt and Tunisia.

....The south attempted to secede in 1994, sparking a short-lived civil war that ended with the region being overrun by northern troops.....
La tensione sale addirittura nel Sultanato dell'Oman (appiccicato a Yemen ed Arabia Saudita) ovvero in uno degli stati più coesi e ben governati (in modo assoluto ma "illuminato") dell'area.
A questo punto nessuno stato-regime mediorientale può dirsi al sicuro...
Oman, a fuoco il palazzo del governo
27 febbraio 2011
Disordini tra manifestanti e polizia, due i morti.
......nel sultanato dell'Oman, nella penisola arabica.
A Sohar, centro economico che si trova a nord del Paese, era in corso una manifestazione di protesta quando sono scoppiate le violenze tra i dimostranti e la polizia, che hanno portato all'uccisione di due persone.
Nel corso dei disordini sono stati dati alle fiamme il Palazzo del governo e il commissariato di polizia locale.

..... Al corteo avrebbero partecipato almeno duemila persone.
Altre proteste sono in corso nella città meridionale di Salalah, dove alcuni cittadini sono accampati da venerdì scorso davanti all'ufficio del governatore provinciale.
Il Paese, che confina con Yemen e Arabia Saudita, è dominato dal sultano Qaboos bin Said dal 1970.
La prima marcia di protesta omanita risale al 17 febbraio scorso quando centinaia di persone hanno sfilato nella capitale Mascate, per chiedere riforme politiche e salari più alti. In quella circostanza però non si registrarono disordini.

Un possibile campanello d'allarme
del fatto che in Arabia Saudita la pentola a pressione starebbe rischiando di saltare per aria,
è rappresentato dalla Borsa di Riad (aperta di Domenica)
che in questo momento sta buscando di brutto a -4,93%, con tutti i settori in forte perdita.


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TzeTze

26/02/11

Sardegna colonia d'Italia

cop_sardegna_colonia.jpg

La Sardegna è una colonia italiana, come la Somalia o l'Eritrea di una volta. La parola "colonia" significa: "Comunità costruita per l'occupazione e lo sfruttamento di un territorio d'oltremare, per lo più fornita di una più o meno evidente autonomia rispetto alla patria di origine". E' la fotografia della Sardegna. Il neocolonialismo italiano ha distrutto il territorio con la cementificazione delle coste (il lavoro non è ancora terminato, Marcegaglia e Benetton sono impegnati nel paradiso della Costa Verde), la pastorizia con l'introduzione di pecore dall'Est Europa in seguito naturalizzate sarde, il suo bellissimo mare, circondandola di impianti petroliferi da nord (E.On) a sud (Saras di Moratti) e con lo sversamento di decine di migliaia di metri cubi di petrolio. Le ribellioni vengono stroncate sul nascere, come da tradizione nelle colonie. E' avvenuto a Cagliari e a Porto Torres con l'intervento delle forze occupanti. Gli indigeni, quando cercano ascolto nell'opinione pubblica del Continente, sono recintati come bestie e manganellati il giusto come a Civitavecchia. La Sardegna, alla stregua di ogni colonia o protettorato che si rispetti, ha un governatore indigeno collaborazionista, Cappellacci, che esegue gli ordini dell'occupante. La colonia è luogo di svago per i suoi padroni italiani, è consuetudine che vi costruiscano ville faraoniche in cui soggiornano con le loro favorite e invitino importanti ospiti stranieri. Il segreto del successo dell'occupazione italiana risiede nella negazione dell'occupazione stessa. L'Italia porta lavoro e in cambio non chiede nulla. Solo l'anima sarda e il futuro di questa straordinaria gemma del Mediterraneo. Forza Paris!

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TzeTze

25/02/11

Lo ribadisco: occhio al Bahrain & dintorni...

Stamattina il Petrolio (US Light Crude) si aggira intorno ai 100 dollari.
Le Borse naturalmente già provano a rimbalzare....
(tra parentesi: indovinate qual'è il Paese che ha più da perderci a causa della Libia "in fiamme" ed allo stesso tempo indovinate qual'è la Borsa che sta rimbalzando di più....forza...non è difficile...).

Come ripeto da giorni e come vi spiegavo in La miccia? Guardate un po' cosa sta succedendo in Bahrain
la Libia è il DRAMMA sotto ai riflettori
ma la "chiave di volta" dell'eventuale shock petrolifero è altrove.
Mi riferisco allo scacchiere
- miccia del piccolo Bahrein con maggioranza popolazione sciita (70%) in rivolta
- polveriera "petrolifera" dell'Arabia Saudita: provincia est a maggioranza sciita con 1/3 del petrolio Saudita ed 1/5 di quello mondiale
- guastatori dell'Iran, pronti ad approfittarne al meglio

Del resto basta vedere la lunghezza delle colonnine....per capire DOVE potrebbe innescarsi lo scenario nightmare con petrolio a 200$ (gli analisti lo danno al 25% di possibilità).



Stratfor On Why Developments In Bahrain Are More Important Than Libya's

While the world is focusing on the fighting in Libya, there is a much more profound development taking place in the Persian Gulf, particularly in the country of Bahrain,
where the government is negotiating with the opposition.
And the outcome of those negotiations will be far more geopolitically relevant and significant than the fighting that is taking place in Libya.

The reason why Bahrain is very important is because in any negotiation you have to have some give-and-take, and it’s likely that the Bahraini monarchy will have to give some concession to the opposition.

And once that happens, it will lead to an empowerment of the opposition, 70 percent of which is Shia — 70 percent of the population of the country is Shia — and that has very large-scale implications for the region, particularly for Saudi Arabia and Kuwait.
........

.....From the point of view of Saudi Arabia, an empowerment of the Shia in Bahrain will likely energize their own Shia population, which is concentrated in the eastern province, which is an oil-rich area not too far from the border with Bahrain.

.......And confirming that things in Saudi.....are getting very hot is an account from a source on the ground who observed a 1,000 person protest in Qatif. The reason: demands for the release of all Shia prisoners.
More importantly this was not a social media organized event.
If it had been, it would be far bigger.
..

Saudi Arabia's Domestic And Foreign Challenges
24 Febbraio 2011


....Bahrain is of particular concern to Riyadh.
The current Shiite unrest in the island kingdom has continued since Feb. 13.
Even though the Bahraini regime seems to be gradually reducing the unrest by offering talks with the opposition and making other concessions, such as the release of Shiite political prisoners,
Saudi Arabia is extremely concerned about emboldened Shiite political activity on its eastern flank — and thus increased Iranian influence in both Bahrain and the Persian Gulf.
The Saudis fear that Iran — which already has asserted itself in both Lebanon and Iraq, where governments that are likely to give considerable sway to Iran are in the process of being formed — could use its leverage with Bahrain’s Shiite majority to change the balance of power in the Persian Gulf region.
This would be a direct threat to the kingdom due to Saudi Arabia’s Shiite minority, which comprises 20 percent of the Saudi population — and is concentrated in the oil-rich northeastern region of the country near Bahrain.
In light of this fact, it is unsurprising that Bahraini Bahraini King Hamad bin Isa al-Khalifa went to Saudi Arabia on Feb. 23 to meet with Saudi King Abdullah.
Fonte articolo

TzeTze

24/02/11

Ieri Hoenig (FED di Kansas City) ha "sbroccato" e si è messo a spararle da Blogger...

Thomas Hoenig è uno dei Dirigenti della Banca Centrale Americana (FED): per la precisione è il Presidente della FED di Kansas City.
Beh.... ieri Tom ha sbroccato" e si è messo a fare affermazioni allucinanti per uno che appartiene alla Cupola della FED....
E sapete perchè dico "allucinanti"?
Semplicemente perchè sono le stesse affermazioni che molti di Noi Blogger anarco-catastrofisti facciamo da secoli.
Ci manca solo che adesso i Presidenti della FED ci freghino il lavoro e gli slogans...;-)
Forse forse....grazie al SANGUE di molte persone che si ribellano alle dittature mediorientali, anche nelle "ovattate" DEMOCRAZIE si iniziano a confessare alcuni scampoli di VERITA' (al di fuori della Blogosfera....).
E forse forse qualcuno dalle stanze dei bottoni si vuole lavar la coscienza per le proprie Responsabilità (trasversali ma nemmeno troppo....) del tipo....armi finanziarie di distruzione di massa & politiche monetarie iper-espansive di destabilizzazione di massa...;-)
And Wow: Fed's Hoenig Says United States Has "Deeply Undermined Free-Market Capitalism"The Fed mutiny has arrived: L'ammutinamento in seno alla FED è arrivato
- HOENIG SAYS U.S. HAS `DEEPLY' UNDERMINED FREE-MARKET CAPITALISM: Gli USA hanno profondamente minato le basi del libero mercato
- HOENIG WARNS OF ESCALATING SERIES OF CRISES WITH RISING COSTS: attenzione ad un'escalation di Crisi a catena causate dai prezzi che salgono (N.d.R. grazie alla politica monetaria della FED???.....)
- HOENIG: LARGE FINANCIAL FIRMS CAN EXPECT BAILOUTS IN FUTURE: le grandi istituzioni finanziarie si possono aspettare ulteriori salvataggi in futuro (moral hazard)
- HOENIG SAYS BIG FINANCIAL FIRMS MUST NOT HOLD ECONOMY`HOSTAGE': le grandi istituzioni finanziarie non devono tenere l'economia in ostaggio
- HOENIG: LARGE FIRMS WERE `GAMING' CAPITAL STANDARDS PRE-CRISIS: le grandi istituzioni finanziarie giocano con i capitali come prima e più di prima della Crisi
- HOENIG:BIG FIRMS `HAVE SIGNIFICANT INCENTIVES' TO INCREASE RISK: le grandi istituzioni finanziarie sono fortemente incentivate ad incrementare i Rischi (moral hazard)
- HOENIG: TOO-BIG-TO-FAIL FIRMS POSE `GREATEST RISK' TO ECONOMY: le too-big-to-fail rappresentano il più grande rischio per l'economia
- HOENIG SAYS BIG FINANCIAL FIRMS ENJOY `HUGE' FUNDING ADVANTAGE: le grandi istituzioni finanziarie godono di un colossale vantaggio competitivo nel funding
-
Smembrare le Too-Big-to-Fail: «Dobbiamo fare in modo che le dimensioni degli istituti più grandi vengano ridotte considerevolmente»...sottolineando al contempo che la taglia delle “big” di Wall Street dopo la crisi è aumentata ulteriormente, anziché diminuire.
- Capitalism without losers does not work and protecting the bankers during every crisis is the wrong response: il Capitalismo senza perdenti (N.d.R. Hoenig non considera i lavoratori trai players....) non funziona e proteggere i banksters durante tutta la Crisi è stata la risposta sbagliata
- This system by the bankers and for the bankers has undermined capitalism: Questo sistema controllato dai Banksters ed a vantaggio dei Banksters ha minato le basi del capitalismo (N.d.R. beh...qui ci sarebbe da discuterne per ore...ma non è questa la sede)
- The state of the banking system is worse than ever and the new reform bill did little to change anything: lo stato del sistema bancario è il peggiore di sempre e la nuova riforma bancaria ha fatto ben poco ed alla fin fine non ha cambiato nulla
PAZZESCO....mi sembra di leggere il mio BLOG....:-)
Invece sto leggendo le affermazioni di uno dei membri della FED....pentito? Mah...?

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TzeTze

QUALCUNO LI FERMI


Non sto parlando, ovviamente, dei profughi provenienti dalla Libia.

Sto parlando del loro disgustoso leader, su cui mi ero espresso già in tempi non sospetti, dei nostri indescrivibili "decisori" ed in particolar modo del nostro esimio ministro degli esteri Frattini.

Intendiamoci bene: noi la Libia di Gheddafi la guardiamo dal BASSO.

Perchè siamo stati NOI a baciargli le mani, all'egregio lider-maximo, a regalargli alcuni miliardi di euro di lavori pubblici vari, compensazioni varie, malversazioni varie.

Ma SOPRATUTTO perchè siamo stati noi a concepire l'outsourcing del Gulag ed ad affidarne fiduciosamente la gestione ai nostri carissimi amici libici.

Il nostro ministro degli esteri, dopp essersi augurato che il BUON amico sulla sponda sud ce la facesse a mantenersi in sella, possibilmente senza troppe violenze (a quanto pare, per ora, qualche centinaio di morti si può sopportare, oltre no, è troppo) dopo aver assicurato gli italioti che non avrebbero subito particolari conseguenze, dopo aver dichiarato che, per quanto era a sua conoscenza, le forniture di gas non erano state interrotte, quando già dalla sera prima si conosceva una comunicazione ENI che appunto dava questa notizia ( evidentemente un ministro degli esteri non si sente tenuto a leggere i lanci di agenzia nazionali), dopo tutto questo, finalmente, il nostro ministro si decide ed annuncia al paese la verità: una ENORME minaccia incombe sullo stivale: 300.000 profughi starebbero per imbarcarsi e lanciarsi all'assalto delle nostre coste.

Il bello è che ci crede.

Non voglio mettermi cuffietta e grembiulino da lavandaia.

Vi ricordate LO SBARCO IN NORMANDIA?

Centinaia di navi, migliaia di mezzi minori, migliaia di aerei, etc etc?

Bene. Quelli che sbarcarono nel Giorno piu' Lungo ed in quelli immediatamente successivi erano LA META' di quella cifra. Circa 150.000 persone.

Non credo che sia difficile comprendere come, molto semplicemente, non dico in Libia ma nell'intera intera costa dell'Africa non esistano battelli, gommoni, gozzi, pescherecci, e carrette dei mari sufficienti per trasportare tante persone.

Ci vorrebbero , per dire, 3000 carrette stipate con 100 persone.

Insomma: prima negare tutto, oltre il limite del ridicolo e della decenza.

Poi entrare nel panico.

Qualcuno lo/li fermi, prima che combinino guai maggiori.

Anche perchè la situazione è seria, la questione è ampia e meriterebbe di essere analizzata un filino più attentamente.

Nel mio piccolo avevo scritto due righe in merito, sempre in tempi non sospetti.

Faccio una scommessa: volete vedere che, MOLTO rapidamente, una prode forza di interposizione si piazzerà in Libia, per dividere le tribu' in lotta e, sopratutto, difendere i NOSTRI pozzi?

Scommettiamo che, in un ambito di distribuzione delle risorse, con una strategia, sostanzialmente, neocolonialista, questo compito toccherà a noi e, in secondo luogo, alla Francia?

D'altronde si sa: questi beduini non sanno curare i loro interessi. Meno male che ci siamo noi che potremmo esportare, anzi no... la democrazia anche da loro.

Fonte articolo

TzeTze

23/02/11

La legge è uguale per tutti i blogger

legge_uguale.jpg

Quando, all'alba, la Polizia bussa alla tua porta, perquisisce la tua abitazione, ti sequestra il pc che contiene i tuoi dati personali. Non uno, ma tre, quattro, cinque uomini armati entrano nella tua casa, rovistano ovunque e non sai perché, non indovini neppure il motivo. E quando lo chiedi non ci credi. Pensi a un errore, una burla, ma sei entrato in un'altra realtà, non sei a "Scherzi a parte", ma interprete protagonista del "Processo" di Kafka. Tu sei colpevole, giudicato da un mondo che sfugge alla tua logica. Un'entità sovrannaturale alla quale sei sottomesso dalla nascita. "Il tribunale non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai".

Intervista a Valeria Rossi, giornalista.

Fonte articolo

TzeTze

La miccia? Guardate un po' cosa sta succedendo in Bahrain




Nota: okkio al colore Viola...
Guardate un po' cosa sta succedendo in Bahrain: sparano ad altezza uomo con armi automatiche contro (supposti) Sciiti inermi che protestano....
Chissà come la stanno prendendo gli Sciiti della regione separatista dell'Arabia Saudita che controlla 1/3 del Petrolio Saudita ed 1/5 di quello Mondiale....
(tra parentesi l'Iran Sciita non vedrebbe l'ora di papparsi quella bella provincia Saudita...e da tempo rivendica il Bahrain come "antica provincia persiana"....)
E' il famoso scenario nightmare....capace di portarti il Petrolio in un amen anche a 200$...con tutte le conseguenze del caso...
Petrolio: Nomura avverte che la crisi potrebbe spingere i prezzi fino a $220
Il broker giapponese ritiene possibile una situazione simile a quella che si creò durante la Guerra del Golfo.
Ed in Arabia Saudita qualcosa si sta muovendo...nientepopodimeno che via Facebook: Giorno di Protesta Nazionale programmato per l'11 Marzo....
Uh, Oh: Saudia Arabia Heating Up
Hundreds of people have backed a Facebook campaign calling for a "day of rage" across Saudi Arabia next month to demand an elected ruler, greater freedom for women and release of political prisoners, reports Reuters.
The page called for a "revolution of yearning" on March 11 in the kingdom, the world's biggest oil exporter and which is ruled by an absolute monarchy.
Bahrein: l’onda della rivolta sciita contro la dinastia dei Al-Khalifa.
22 Febbraio 2011
...L’onda rivoluzionaria che sta investendo il Nord Africa e il mondo arabo continua a scuotere anche il Bahrein.
A Manama gli sciiti oppositori dell’emiro restano accampati in Piazza della Perla, nel centro della capitale; si preparano per un nuovo giorno di proteste e pregano per le vittime degli scontri salite a sette.“
.....Gli sciiti rappresentano circa il 70% della popolazione, la maggior parte di loro vive nei quartieri poveri della capitale o di altre città come Sitra.
Si sentono discriminati ed emarginati e questo aumenta la loro rabbia nei confronti del regime sunnita.“
Qui i sunniti o gli stranieri vicini all’emiro trovano lavoro, casa e un passaporto. Noi invece siamo sempre nella stessa situazione di povertà”..........

Come vi spiegavo:
....Infine vi ricordo che la "chiave" per lo scenario nightmare passa per il Bahrain...
Il piccolo Regno-Isola, anch'esso in fibrillazione per gli scontri tra sciiti e sunniti, rischia di essere la miccia per la polveriera dell'Arabia Saudita.
All eyes on Bahrain as Gulf tremors frighten oil markets
da Ambrose EvansPritchard
Oil analysts are paying very close attention to fast-moving events in Bahrain, fearing that clashes between the island's Sunni elite and an aggrieved Shi'ite majority could embroil the Gulf giants of Iran and Saudi Arabia.
...However, the immediate concern is that Bahrain’s troubles will either cause Saudi Arabia to step in directly, or serve as model for revolt in the kingdom’s Eastern Province nearby.
This region also has a restless Shi’ite majority, and holds a fifth of the world’s oil reserves.

...Exclusive Analysis said there is a 25pc chance that the Saudi Kingdom will disintegrate, perhaps into three states.
"We don’t think it is likely, but it will have a very big impact if it does happen," said Firas Abi Ali, the group’s Mid-East strategist....
Ed ancora:
....La fifa aleggia tra gli investitori: si parla di scenario nightmare ovvero da incubo, che si realizzerebbe se i disordini si estendessero all'Arabia Saudita, eventualità che non è possibile escludere.
Oil Shoots Higher On Libya Protests As Investors Fear 'Nightmare'
...The price of oil, a key economic indicator, has reached a level not seen since 2008, when economies plunged into recession.
Mideast unrest has already begun to affect markets in the United States, as the Dow Jones Industrial Average and the S&P 500 stock indices have stumbled.
As the price of oil shoots higher, both the national and global economic recovery could be at risk.
Experts urge calm, but are keeping a close eye. "From an objective standpoint, there is no reason to panic right now,".....
"The real nightmare scenario would be if the rebellion spread to Saudi Arabia," ... ....A disaster might only come, experts say, if protests threatened the government of Saudi Arabia, which controls backup oil reserves....
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TzeTze

La rivolta si estende. Grecia, la battaglia di Atene.

battagliaatene.jpg

Ormai non ci resta che compilare elenchi giornalieri. Oggi tocca alla Grecia, che si è risvegliata con uno sciopero generale che sta paralizzando il Paese, e con scontri di piazza che i pochi giornali a parlarne definiscono "la battaglia di Atene".

Così riporta Ticinonline (in Italia si tace):

Una vera battaglia urbana si è svolta oggi davanti al parlamento, al centro di Atene, fra dimostranti e polizia che ha fatto uso massiccio di gas lacrimogeni.

Al termine di cortei cui hanno partecipato decine di migliaia di persone nella capitale e in altre città, nel quadro dello sciopero generale indetto da tutti i sindacati contro l'austerity, e mentre alcuni cantavano "dopo Ben Ali e Moubarak tocca a Papandreou", gruppi di manifestanti hanno cominciato a lanciare pietre, bottiglie e petardi contro gli agenti. La polizia, schierata in forza, hanno risposto con un pesante sbarramento di lacrimogeni. La battaglia è andata avanti una mezzora.

Striscioni gridavano la rabbia di operai, studenti e pensionati: "stiamo morendo", "non ce la facciamo piu"', "Papandreou vattene, il popolo non ti vuole".

Tra gli slogan, "Impariamo dagli egiziani" e "Trasformiamo piazza Syntagma ad Atene in piazza Tahrir del Cairo". I piccoli fellah devono sentirsi molto orgogliosi di se stessi, in questo momento in cui sono diventati simbolo per tutto il mondo.

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TzeTze

22/02/11

Più democrazia

Già da tempo mi sono reso conto che l'Occidente è ormai decotto e che l'attuale demenza diffusa nel Belpaese anticipa solo di poco l'implosione dell'intero sistema. A volte, scherzosamente, mi chiedo se questa paranoia diffusa a tutti i livelli non abbia le sue origini nella contaminazione dell'acqua che si beve o nell'inquinamento dell'aria che si respira.
Fatto sta che il trovare una persona obiettiva e coerente che pensa e che parla senza condizionamenti politici e senza sotterranei interessi personali è diventata un'impresa talmente ardua che a volte mi faccio prendere dallo scoramento. I tradizionali mezzi d'informazione saranno sì condizionati dai veri padroni del vapore, cosa ormai conclamata, ma io penso che anche la qualità dei giornalisti stessi si sia abbassata di molto. L'assenza di grosse preoccupazioni di sopravvivenza e l'abbondanza dei beni disponibili ha "consumato" anche le capacità logiche e la profondità di pensiero della gente. L'incoerenza regna sovrana e la futilità delle attrattive le fa da corteggio.
Tempo addietro, nelle civiltà che ora definiamo "incivili", i traditori venivano passati per le armi. Anche i beneficiati dal loro tradimento li trattavano con sospetto perché sapevano per esperienza che chi tradisce una volta tende a tradire di nuovo. In questa nostra società in declino invece i traditori godono della simpatia non solo dei mass media che ne esaltano le gesta, ma anche da quegli schieramenti politici che, pur avendoli odiati da sempre, ora li considerano dei ravveduti.....


Non parlo solo di ciò che è avvenuto recentemente da noi dove chi è stato eletto dai cittadini sotto l'insegna di una coalizione, una volta raggiunto il cadreghino, ha rinnegato il mandato e si è dedicata alla più accanita opposizione, ma anche dei capi di stato dell'Occidente anch'essi abili nell'imbroglio dei popoli. Quelli che ci vengono a raccontare la bontà delle "guerre esportatrici di democrazia" e a parlare della delegittimazione dei governi fino a ieri incensati come nostri amici.

Ma la vera miopia dei nostri governanti sta nel non capire i danni irreparabili delle crescite esponenziali quali il Pil e l'esplosione demografica. Qualche settimana fa ho letto che dagli anni '70 ad oggi le diverse offerte dei prodotti di largo consumo si sono quintuplicate. Basta fare un giro al supermercato per constatare che è proprio così. Il che vuol dire che se allora potevamo scegliere fra tre prodotti, per esempio tre differenti marche di spaghetti, ora sugli scaffali ce ne sono quindici che si contendono la nostra preferenza. La famosa "emicrania da supermercato" è dovuta proprio a questa eccessiva varietà di scelta che, con l'aggressivo bombardamento visivo e sonoro, ci offusca la capacità di giudizio e ci mette l'angoscia nel dover dedicare molto più tempo del necessario per prendere una decisione priva di ripensamenti. Tornati a casa ed accesa la Tv, vediamo i nostri blasonati economisti piangere al pensiero che i consumi non crescono abbastanza.

Ci dicono che c'è stata recessione se il Pil non è aumentato o, peggio ancora, se ha perso mezzo punto percentuale. La gente crede ciecamente nelle loro panzane senza rendersi conto che ciò vuol dire che nell'anno di riferimento si è prodotto e comprato il 99,5% dei beni prodotti e comprati l'anno prima. Questa è pazzia allo stato puro! Quel che più meraviglia è la comunanza di intenti che unisce i sindacati agli imprenditori, o se vogliamo vederla più in grande, il marxismo al capitalismo. Entrambi parlano della necessità di produrre e di consumare. Ci lamentiamo quando non troviamo il posto dove parcheggiare l'automobile e poi, secondo loro, dovremmo strapparci le vesti se il mercato dell'auto è in flessione...!

La questione dell'esplosione demografica è la madre di tutte le catastrofi che stanno per annientarci, e nel contempo è anche l'argomento più trascurato di tutti. La chiusura mentale dei governanti di tutto il mondo, ed in particolare dell'Occidente, è la peggiore delle nostre disgrazie. Però bisogna dire che anche i popoli, specialmente nei regimi democratici, hanno le loro gravissime colpe nello scegliere dei governanti di tale bassezza. Il conto è presto fatto. L'Africa è popolata da circa un miliardo di individui. Una donna africana, nella sua vita fertile partorisce in media 5 figli. La crescita netta di tutto continente si aggira sul tasso del 2,5% l'anno. Se i governanti avessero almeno le conoscenze matematiche delle medie inferiori potrebbero calcolare che fra meno di 20 anni ci saranno 500 milioni di africani in più! Un'alta percentuale di questi premerà sul Magreb fino a farlo scoppiare. Le attuali richieste d'aiuto da parte del nostro ministro degli interni nei confronti della sorda Europa per il contenimento degli sbarchi ci appariranno come ridicole istanze. Di fronte allo tsunami antropico prossimo venturo non ci sarà Frontex che possa tenere. Civiltà ben più nobili e forti della nostra sono cadute miseramente di fronte alla pressione dei popoli affamati. La differenza sta nel fatto che allora c'era spazio e "ambiente" per tutti, mentre ora non ce n'é più.

Le attuali ondate di profughi non sono altro che delle "prove tecniche di immigrazione", delle timidi avvisaglie di ciò che ci travolgerà fra non molto. Purtroppo questa invasione di massa non potrà più essere arrestata perché ormai è troppo tardi. Mica si può andare laggiù adesso per dire loro che devono applicare la contraccezione!
Se non fosse per le nefaste conseguenze dirette sulla vita di tutti noi, oltre che sulla loro, potremmo consolarci pensando che i nuovi arrivati ci costringeranno a fare i conti con la realtà "vera" e non con gli intrighi politici di basso rango e con la crescita infinita.

Quanto sopra sta a dimostrare il rimarchevole livello di balordaggine raggiunto dai nostri politici quando ci vengono a dire che laggiù nel Magreb la gente si sta ribellando perché vuole più "democrazia". Questo è il chiodo fisso degli occidentali: tirano fuori la retorica della democrazia quando hanno qualcosa da nascondere o non sanno più che pesci pigliare. Il che capita più spesso di quanto si possa immaginare.

di Michele Brunati

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TzeTze

La rivolta si estende. In USA, nel Wisconsin.

egyptwisconsin.jpg

Che strano cartello, al Cairo in festa. Recita: L'Egitto sostiene i lavoratori del Wisconsin.

Cosa diamine c'entra l'Egitto col Wisconsin? Un accostamento quantomeno improbabile. Eppure, complice forse l'ampia copertura mediatica delle rivolte egiziane con sperticate lodi ai combattenti per la libertà e la democrazia, in Wisconsin sta succedendo l'impensabile: non solo sono scesi in piazza i lavoratori, ma ogni giorno a loro si aggiungono decine di migliaia di persone che arrivano da tutto lo Stato.

E' cominciato tutto il 15 Febbraio, quando i dipendenti pubblici hanno iniziato una protesta a Madison contro tagli di budget vòlti a togliere loro ogni diritto sindacale. Per il 16 Febbraio, la protesta si è estesa anche in Ohio, e il 19 c'erano 70 mila persone in piazza. Una cifra inaudita negli Stati Uniti.

Il 20 Febbraio i manifestanti hanno occupato il palazzo del governo. Alcuni senatori democratici si sono uniti alla protesta, e la Polizia ha avuto l'ordine di arrestarli. Ovunque sventolano bandiere egiziane, e dall'Egitto arrivano lettere di solidarietà e persino la pizza.


Le proteste, hanno dichiarato i manifestanti, continuano ad oltranza, in un braccio di ferro col governatore che non vuole cedere di un millimetro. Intanto, questo fuoco che si propaga nei modi e nei luoghi più impensati sta arrivando in Florida: i dipendenti della scuola si stanno organizzando sui social media per una protesta ad oltranza contro i tagli al loro settore.

Non finirà qui, c'è da scommetterci...

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TzeTze

CRISI DEL CIBO 2011 ? I 14 FATTI PREOCCUPANTI

Sarà il 2011 l’anno dell’inizio della grande crisi globale del cibo?

Il prezzo del cibo è in aumento, i produttori sono in difficoltà e quest’anno si è già assistito allo scoppio di proteste in diverse parti del globo. Quando le persone non hanno abbastanza cibo, tendono a diventare disperate e, sfortunatamente, sembra che non ci saranno miglioramenti nel prossimo futuro. In questo momento il mondo fa fatica a nutrirsi e, con il passare dei giorni, ci sono sempre più bocche da sfamare. Si prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi entro il 2050. Ci sono già troppe persone che nel mondo muoiono di fame e sfortunatamente questa situazione coinvolgerà sempre più aree con l’aumento della crisi dei produttori.

In Cina, alcune tra le province chiave per la produzione di cibo sono afflitte da una delle peggiori siccità degli ultimi 200 anni. In Australia e in Brasile, le inondazioni dello scorso inverno hanno rovinato la produzione agricola.
La Russia, inoltre, sta ancora cercando di riprendersi dalla siccità della scorsa estate. Negli ultimi dodici mesi i pattern meteorologici sono andati in tilt, ponendo una forte pressione sul sistema globale della produzione del cibo, già all’orlo del collasso.

Le scorte di cibo, in tutto il mondo, sono molto ridotte e questo è un segno preoccupante. Se una carestia di larghe dimensioni dovesse diffondersi neppure gli Stati Uniti, sarebbero in grado di resistere a lungo. Il governo degli Stati Uniti dovrebbe avere riserve di cibo nel caso di un’emergenza, ma in realtà non è così.

È iniziata la corsa all’accaparramento di cibo. Più di una nazione fino a qualche tempo fa esportava grandi quantità di cibo, ora ne importa una grande quantità. I prezzi degli alimenti base come grano, frumento e soia sono in aumento e l’ONU prevede che continueranno a salire per tutto il 2011.

Se non ci sarà qualche cambiamento radicale, la situazione globale del cibo con il passare del tempo diventerà sempre più difficile.

Perciò chi decide a chi spetta il cibo e a chi no?

Con l’aumentare del prezzo del cibo, inizieremo ad assistere allo scoppio di rivolte di popolazioni affamate che chiedono cibo ai loro governi?

Che cosa succederebbe se le condizioni climatiche peggiorassero o se si dovessero verificare una serie di catastrofi naturali ?

Per adesso queste sono solo le prime doglie, ma se le cose dovessero peggiorare, assisteremmo a una tremenda carestia che scuoterebbe il mondo.

Di seguito i 14 fatti che portano a domandarsi se la carestia globale non sia già iniziata…

#1 Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, entro la fine del 2011 le riserve di grano raggiungeranno il livello minimo degli ultimi 15 anni.

# 2 Le Nazioni Unite hanno confermato che nel mese di gennaio, il prezzo globale del cibo ha raggiunto un picco mai registrato prima.

# 3 Il prezzo del grano è raddoppiato negli ultimi 6 mesi

# 4 Il prezzo del frumento è quasi raddoppiato dalla metà del 2010.

# 5 Secondo Forbes , il prezzo della soia è salito quasi del 50% dallo scorso giugno.

# 6 Le Nazioni Unite prevedono che il prezzo del cibo aumenti di un ulteriore 30% entro la fine del 2011.

#7 In Australia, causa delle inondazioni senza precedenti, il raccolto di grano dello scorso inverno è andato completamento perso.

# 8 Lo scorso inverno il Brasile è stato colpito dalla peggior inondazione mai registrata. Questa situazione ha messo a dura prova la produzione di cibo nel paese

# 9 La Russia, uno dei maggiori produttori di grano in tutto il pianeta, risente ancora degli effetti del clima torrido. Il paese è stato obbligato a importare grano per sfamare il proprio bestiame.

# 10 La Cina si sta preparando ad affrontare una delle siccità più devastanti e durature che, si prevede, coinvolgerà numerose province. Fonti ufficiali cinesi confermano che la provincia orientale dello Shangdong è afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 200 anni. Le zone colpite sono proprio quelle che garantiscono i due terzi della produzione di grano in Cina. Qui di seguito un breve video del telegiornale cinese che parla dell’orrenda situazione in cui si trova la Cina…

# 11 Sembra che il grano importato dalla Cina nel 2011 sarà di nove volte superiore rispetto a quanto previsto dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense.

# 12 Ogni giorno, circa un miliardo di persone va a letto con la fame.

# 13 Ogni 3.6 secondi, in qualche parte del mondo c’è qualcuno che muore di fame e il 75% sono bambini sotto i cinque anni.

# 14 Il cibo inizia a scarseggiare in tutto il mondo e molte aziende hanno iniziato a utilizzare qualsiasi tipo di surrogato per “moltiplicare” la loro produzione. Ad esempio Raw Story conferma che alcune aziende cinesi stanno producendo “riso contraffatto” composto in parte di plastica. Secondo un funzionario della Chinese Restaurant Association, mangiare tre scodelle di riso contraffatto equivale a mangiare un’intera busta di plastica.

Si spera che questo non sia l’inizio di un’enorme crisi globale del cibo perché morire di fame è una cosa tremenda.

La fame è qualcosa che si spera nessuno debba mai patire.

Speriamo per il meglio ma prepariamoci al peggio.

Link originale: http://endoftheamericandream.com/archives/food-crisis-2011-14-disturbing-facts-that-make-you-wonder-if-the-coming-global-food-shortage-has-already-begun

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LETIZIA TOCCI

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TzeTze