30/04/11

Il default controllato della Grecia: ovvero Crash test senza airbag


Alcuni decenni fa, l'ente responsabile della sicurezza del traffico aereo USA decise di fare un COSTOSISSIMO TEST per verificare se gli standard del tempo, sotto certe condizioni, permettessero buone possibilità di sopravvivenza ai passeggeri in caso di atterraggio di fortuna senza carrello. Si intendeva, dato il costo dell'esperimento fare un test POSSIBILMENTE positivo, per quanto probante. Purtroppo la complessità del mondo reale ci mise lo zampino ed il risultato ..lo potete vedere da soli.

Ormia è diventato di moda, in modo, come dire, sospetto, parlare di soft landing e di default controllato per i paesi più inguaiati dell'area "PIIGS" e non solo.

Il punto è che, al di fuori delle chiacchiere, NESSUN caso reale di default di uno Stato Sovrano è stato indolore ne tantomeno morbido. Quello in atto è un esperimento, questa la verità, molto COSTOSO, che si fa sulla pelle delle persone e degli Stati, sostanzialmente destinato al fallimento. Una cosa senza speranza.

Non solo: anzichè cercare di RIDURRE il danno, con un default volontario, i terrorizzati decisori greci hanno preferito immolare un altro bel pezzo del futuro del loro paese nell'impossibile tentativo di sostenere l'economia, con il megaaiuto europeo, complice nello sporco gioco la BCE, espressione dei paesi europei più forti che dal prestito a strozzo generosamente concesso ai Greci ed agli altri hanno tratto e traggono (finchè dura) ENORMI profitti.

Ci sarebbe stato bene un backlash, un colpo di frusta di ritorno, agli speculatori istituzionali ma, purtroppo per tutti non è successo ed ora sono già TRE i paesi che vengono cannibalizzati con la sucsa di aiutarli.

L'esito, del crash test, lo sappiamo benissimo e l'abbiamo scritto qui diverse volte, coniando il termine "backlash economy" è infausto.

Esattamente come venti anni fa, quando i crash test frontali a 50 km/h davano costantemente esiti letali per i malcapitati manichini, non esistendo airbags ed altre strutture di contenimento.

Se ne esce SEMPRE con sconvolgimenti profondi dell'intera struttura della Società e gli esiti sono imprevedibili. L'ultimo di un certo rilevo in Europa, ha portato al nazismo ed alla Seconda Guerra Mondiale.

Ma, direte voi, il fondo di garanzia europeo è prorio questo, un air bag nato per ridurre le conseguenza del crash.

Seee, magari.

E' piuttosto un airbag taroccato, pieno di chiodi e carpenteria metallica che, anziché salvarti, ti finisce in modo ancora piu' doloroso, lasciandoti cicatrici inguaribili.

Fonte articolo

TzeTze

Fukushima: livelli di radioattività al limite dell'evacuazione

radiazioni Fukushima 25 04 2011.jpg

Dopo aver un poco sorriso, con il post precedente, torniamo alla realtà, che purtroppo, ci lascia MOLTO poco di cui sorridere.

Eravamo stati facili profeti. Via via che il vento gira e sparpaglia qua e la particolato radioattivo, le aree con radioattività significativamente superiore a quella di fondo diventano sempre di più. Ormai vi sono aree con livelli di radioattività oltre dieci, venti volte quello naturale anche ad oltre sessanta chilometri dalla centrale, ben fuori dall'area di esclusione permanente di 20 km.

La stessa città di Fukushima, con oltre 300.000 abitanti, potrebbe dover essere evacuata, se le cose continuassero cosi o peggiorassero.

I livelli misurati sono infatti vicini a quelli massimi normalmente considerati tollerabili per una popolazione civile.

Certo: se si sfrucuglia tra i dati di origine si può osservare che i livelli stanno lentamente calando ma presto comincerà la stagione estiva ed il particolato radioattivo, cosi come l'acqua di mare, non verrà più allontanato dai venti prevalenti, come è successo finora, salvo rare, brevi eccezioni.

In estate infatti, i venti prevalenti sulla costa giapponese, soffiano da Sud est.

In ogni caso ecco il link dove si possono osservare, raccolte , insieme, le ultime osservazioni disponibili. Molte, forse no ncasualmente non sono più aggiornate da giorni ed a volte da settimane. Con un poco di pazienza, tuttavia, si può risalire ai siti originali e da quelli ai dati.

Fonte articolo

TzeTze

28/04/11

Il 55% degli Americani ritiene (ancora) di essere in Recessione....

Il 55% degli Americani ritiene (ancora) di essere in Recessione ma NON è un caso....
More People Think The Economy Is In A Depression Than Think The Economy Is Growing
More people think the economy is in a depression than think the economy is growing.
Here's a look at the results of a new Gallup poll:

chart


Ripeto papale papale ciò che dicevo il 18 Febbraio 2011 in Il 57% degli Americani ritiene di essere ancora in Recessione....
.....Cerchiamo di capire l'entità dell'abissale DISCONNESSIONE
tra il Mondo dell'economia finanziarizzata di Wall Street ovvero quella minoranza del 10% che possiede il 90% degli assets finanziari
ben rappresentato da questo grafico dell'S&P 500 = raddoppio dell'indice in 102 settimane....è successo solo altre due volte nella Storia (1934 e 1937)


ed il Mondo dell'Economia Reale di Main Street ovvero la stragrande maggioranza dei cittadini americani
ben rappresentato da questo grafico sulla Disoccupazione causata dalla Grande Crisi in raffronto con le precedenti recessioni

















Come potrete notare, il primo Grafico rappresenta un mostruoso recupero "Verticale"
mentre il secondo Grafico rimane in desolante modalità ad "encefalogramma piatto"....

E non deve sorprendere visto che da tempo una potente élite finanziaria (che trova la sua massima espressione nella FED) ha preso il controllo quasi totale degli Stati Uniti.
La Grande Crisi li ha addirittura rafforzati al potere.
Questa élite sta cannibalizzando l'Economia Reale attraverso la Finanziarizzazione dell'Economia che comporta un favoloso trasferimento di denaro nelle tasche di pochi eletti.
The Fed Is Now Creating The Third Bubble In 11 Years
It seems incredible that the Fed is creating the third bubble within 11 years, but that is what is underway......
Nello stesso tempo stiamo subendo una delle maggiori INKULATE degli ultimi secoli: le nostre economie reali, i nostri tessuti produttivi, i nostri posti di lavoro, il nostro tenore di vita...ogni giorno VENGONO SEMPRE PIU' MASSACRATI in uno storico processo di distruzione/spostamento.
La de-localizzazione selvaggia ed il processo di sostituzione della manodopera e dei consumatori sta "marciando" imperterrito, come da programma delle Multinazionali.

Mi fa sorridere pensare che se anche un cittadino "medio" avesse investito tutti i suoi risparmi sull'Indice S&P500 beccando al millimetro i minimi di Marzo 2009, avrebbe guadagnato in due anni qualche decina di migliaia di euro: niente male vero?....
Però...., visto che un Budget familiare "medio" è di circa 25mila euro all'anno, quella plusvalenza rappresenterebbe solo 12-24 mesi di "autonomia".
Pertanto secondo Voi per il Cittadino "Medio" è più importante
- la distruzione dei nostri tessuti produttivi, la perdita del posto di lavoro, la diminuzione delle retribuzioni, la drastica riduzione dei "Servizi" (asili, scuole, ospedali etc), le ipoteche sulla nostra Pensione, l'azzeramento delle prospettive per i nostri figli, l'inflazione che inizia a galoppare distruggendo il nostro potere d'acquisto....
- oppure azzeccare un fortunato investimento di Borsa che ti regali un po' di respiro?
Naturalmente i termini della questione non si escludono l'un l'altro.
Naturalmente è nostro DOVERE cercare D'INVESTIRE AL MEGLIO i nostri risparmi...
ma dobbiamo focalizzarci soprattutto sulle nostre VERE PRIORITA'.

Tenendo presente il CONTESTO sopra descritto
risulta più comprensibile interpretare "l'incredibile" risultato di un Sondaggio della CBS appena pubblicato negli USA:
Anche se il NBER (National Bureau of Economic Research) ha sancito la fine ufficiale della Recessione in Giugno 2009 (ben 18 mesi fa)
il 57% degli Americani ritiene di essere ancora in Recessione....
Ma sono fuori di testa? Non hanno beneficiato del rialzo stratosferico delle Borse?
Si vede che vivono in un altro Mondo...ovvero in quello REALE....;-)
Si strombazza tutti i giorni che "la Grande Crisi" sarebbe alle spalle...ma DIPENDE PER CHI......................
Fonte articolo

TzeTze

Le società che “sfamano” il mondo

Poche persone si rendono conto che la maggior parte dei cibi trattati disponibili sul mercato, siano essi dei negozi alimentari o delle catene di fast-food, provengono tutti dalle stesse poche aziende. Addirittura ancor meno persone realizzano che queste aziende sono i principali attori nelle organizzazioni delle élite che decidono le politiche sanitarie, sociali ed economiche di tutto il mondo. Vedremo le tre grandi aziende che nutrono il mondo, i loro diversi marchi e le tattiche con cui si impegnano per far desiderare i loro prodotti.
Se si dovessero studiare attentamente le etichette dei prodotti confezionati in un medio negozio di alimentari, si noterà probabilmente che i nomi delle stesse società compaiono ripetutamente: Nestlé, Kraft, General Mills e pochi altri. Molte marche non sono altro che figlie di queste poche mega-imprese in tutto il mondo. La differenza principale tra la marca principale e le filiali è il confezionamento e la pubblicità, che hanno l’obiettivo di raggiungere diversi mercati. Al fine di preservare l’immagine attentamente costruita intorno a un prodotto, i collegamenti con la casa madre sono spesso comodamente nascosti.
Immaginate una pubblicità per l’acqua in bottiglia come questa: ” Bevete la pura, chiara, rinfrescante Aquafina, imbottigliata con cura nelle remote fonti naturali dell’ Himalaya … Portata sulle vostre tavole dalla PepsiCo, produttrice di Taco Bell E Cheetos ZINGERS MIGHTY! “Questo probabilmente rovinerà l’ immagine sana e naturale che stanno cercando di creare per il prodotto.
Questa è la ragione per cui il marketing e il branding sono la parte più vitale del settore alimentare. Ogni prodotto deve vivere nel proprio “mondo”, separato dalla casa madre e da altri prodotti simili. La pubblicità è così potente che due marche simili di cereali, fatti con gli stessi ingredienti di base, possono essere destinati a mercati completamente diversi. Ad esempio, Special K e Rice Krispies sono così diversi? Da un punto di vista strettamente razionale, questi prodotti sono quasi identici per la forma, il gusto e gli ingredienti. Da un punto di vista irrazionale (marketing) però, essi sono in due mondi diversi. Gli annunci per Rice Krispies ruotano attorno a personaggi colorati dei cartoni animati, mentre quelli per Special K tendono a mostrare donne in forma facendo yoga . Le scatole dei Rice Krispies contengono giochi e giocattoli in regalo, mentre le confenzioni di Special K permettono di poter accedere ad un sito web dove ” ti sfidano a perdere peso”.Tutto questo è fumo e specchietti per le allodole, perché alla fine della linea, sia che si sceglie uno o un qualsiasi altro cereale nel negozio di alimentari, si sta mangiando la stessa cosa e il tuo denaro finisce in nello stesso luogo.
L’industria alimentare dei prodotti trasformati può essere considerata un vero e proprio oligopolio. Insieme, le tre aziende alimentari Nestlé, Kraft Foods e PepsiCo, raggiungono una percentuale dominante di vendite globali dei prodotti alimentari trasformati. In effetti, queste tre società sono spesso usate come esempio di “Rule of Three” nelle scuole di business, dal momento che sono un esempio di vita reale di un mercato dominato da tre attori giganteschi.
La loro posizione di fornitori di cibo in tutto il mondo ha reso questi conglomerati estremamente potenti e sono rappresentati nella maggior parte delle prestigiose organizzazioni come il Council of Foreign Relations. Questo non solo consente loro di fornire le proprie politiche preferite su temi nutrizionali e sulla salute in tutto il mondo, ma anche sulle questioni economiche, politiche e sociali.
Tale rilievo consente anche a queste aziende di garantirsi il costante predominio del mercato, attraverso decisioni politiche, l’accesso alle informazioni privilegiate e l’intimidazione dei potenziali concorrenti. Se considerato in maniera oggettiva, l’oligopolio di grandi imprese come queste rappresenta una minaccia diretta alle teorie del libero mercato.
Oggi, se una società alimentare di piccole dimensioni dovesse creare un nuovo prodotto rivoluzionario, avrebbe difficoltà a ottenere una distribuzione senza rinunciare al suo diritto verso uno di questi conglomerati. Oltre a dominare gli scaffali, le “Big Three”controllano la maggior parte dei canali di distribuzione in tutto il mondo, al punto che le imprese promettenti non possono raggiungere i consumatori senza trattare prima con loro. .
L’unico modo che i piccoli imprenditori hanno per evitare anni di lotte e di rifiuti per ottenere spazio sugli scaffali dei supermercati è quello di trovare un accordo di licenza con uno di questi giganti, dove il proprietario cede la proprietà ed i diritti del suo prodotto in cambio di assegni royalty (che di solito sono una piccola percentuale delle vendite). Ogni accordo di licenza consolida la posizione di queste società ed elimina le minacce di qualsiasi concorrente potenziale..

TzeTze

27/04/11

Folle inferocite.

Sicuramente non ne avete sentito parlare. L'evento del 16 Aprile scorso, nel grande centro commerciale Porta di Roma, rappresenta sicuramente un'indicazione che qualcosa sta cambiando nel nostro Paese.

Antefatto: un servizio delle Iene racconta che in un negozio di intimo Tezenis del centro commerciale romano, la titolare ha picchiato una giovane commessa che aveva avuto l'ardire di chiedere il pagamento delle ore straordinarie. Calci e pugni chiusa in magazzino, e urla del tipo "Non mi fanno pena neanche i cani, io mi inchino solo al Duce."

In seguito alla denuncia televisiva, non interviene il sindacato, non intervengono le autorità, non interviene la Polizia. Il negozio resta aperto e continua a lavorare come sempre, con le commesse mute e sottomesse e la titolare che imperversa. Ma gli spettatori televisivi, per una volta, decidono di non restare tali: e si organizzano. In pochi giorni, riescono a mettere su un sit in di sabato pomeriggio davanti al negozio incriminato. Nel video qui sotto potete vedere il risultato.



Vi prego di ricordare che qui non si tratta di centri sociali o di disoccupati organizzati. Sono spettatori Mediaset, quelli che periodicamente accusiamo di rimbambimento. Centinaia di cittadini inferociti capaci di far chiudere un negozio, di far cacciare una titolare despota, e di infangare per tutta la Rete un marchio commerciale che ora ha il suo bel daffare per rifarsi l'immagine. La rabbia viscerale espressa nel sit in, e anche nell'affollatissima pagina Facebook, le urla "fascista, fascista", l'organizzazione (riuscita!) di un secondo affollatissimo sit in il sabato successivo, la determinazione mostrata nel voler punire l'ennesimo cialtrone che sfrutta e sottopaga la gente, stanno a dimostrare che il malessere serpeggiante e finora tenuto a bada sta cominciando ad esplodere.

In Inghilterra succede lo stesso, coi negozianti infuriati che impediscono l'apertura dell'ennesimo Tesco nel loro quartiere, un mall che oltre a far loro concorrenza compra anche oro e preziosi dai clienti indebitati.

Ho detto molte volte che siamo ormai lasciati soli, a vedercela con una realtà sempre più deteriorata dalla crisi. Chissà che non si riesca a dimostrare che da soli riusciamo a farci valere di più.

Forse è per questo, che non ne avete sentito parlare.

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TzeTze

Gli animali di Fukushima

mucche_Fukushima.jpg

Gli animali di Fukushima sono rimasti all'interno della zona contaminata di 30 km. I loro padroni sono fuggiti. Tutti gli animali sono radioattivi, nessuno può più uscire dall'area. Tremila mucche, trentamila maiali, 600mila polli e un numero imprecisato di animali domestici. I cani sopravvissuti si avvicinano alle rare macchine autorizzate in cerca di cibo. Intorno a loro c'è un silenzio irreale e abitazioni abbandonate. Quasi tutto il pollame è morto. Le mucche e i vitelli, dove non vi sono fattorie con alimentatori automatici, sono morti di fame e di sete. Secondo le autorità giapponesi il 70% dei maiali e il 60% del bestiame è morto. I proprietari degli allevamenti hanno chiesto di portar fuori dal terreno radioattivo gli animali, o di entrare per praticare una forma di eutanasia. Le richieste sono state negate per la paura di contaminazione. Alcuni hanno ignorato il divieto e sono entrati nella zona proibita per portare in salvo i loro cani, condannando però anche sé stessi. L’acqua del mare a 30 chilometri dalla centrale nucleare ha una concentrazione di Iodio-131 di 88,5 becquerels per litro, il valore più alto registrato finora. La radioattività è 2,2 volte il limite massimo ammesso per le acque di scarico delle centrali nucleari. La fauna ittica presente nelle acque del Pacifico per decine di chilometri di fronte a Fukushima è contaminata. La radioattività si diffonderà in modo esponenziale quando le piccole prede saranno mangiate da altri pesci. Dovremo andare al supermercato con il contatore geiger. Ci abituereremo anche a questo.
Fukushima è una versione aggiornata della "Fattoria degli animali" di George Orwell dove però comandano, al posto dei maiali, i topi di fogna. Quelli che vivono lucrando sulla pelle degli altri, uomini o bestie non ha importanza. Che nascondono i rischi, che usano i media per accreditare le loro tesi, che espongono le generazioni future a un mondo desolato. I topi di fogna, quando l'aria si fa pesante, hanno l'abilità di nascondersi nel loro habitat naturale, le fogne per l'appunto. Spariscono dalla circolazione. Dove sono l'inconsapevole Scaiola, la Marcegaglia, il Fini delle centrali italiane di "ultimissima generazione", la Prestigiacomo, unico ministro dell'Ambiente nel mondo ad aver dichiarato dopo Fukushima che il nucleare andava avanti? Dove sono i ratti dell'atomo come Veronesi e Chicco Testa? Dove si è nascosto il pregiudicato Scaroni dell'ENI? Nuclearisti delle mie balle, dove siete? Se vi illudete che annullare il referendum, far passare un anno e poi fottere di nuovo gli italiani con il ritornello del nucleare vi sbagliate.

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TzeTze

Riprendiamo più o meno da dove ci eravamo lasciati....

Riprendiamo più o meno da dove ci eravamo lasciati....

- Borse che salgono (o che almeno ci provano tutti i santi giorni)
Assets Inflation mescolata a vera Ripresa Globale a macchia di leopardo?

- Trimestrali Pimpanti delle Multinazionali USA che ormai fanno business "altrove", pur mantenendo quotazioni di borsa e sede legale negli States....

- Alcuni PIIGS sull'orlo del fallimento
o meglio....sono già falliti ma sono stati tamponati e tenuti in zombie-vita...
Greek/German 10-year government bond yield spread trades at record high of 1184BPS (+20BPS) Martedì, 10:07 26-04-2011
Grecia ancora sull'orlo del DEFAULT anche de facto...
Greece's 2010 Deficit Blows Past Estimates And Now Merkel's Government Says It Will Need To Restructure
Grecia: debito pubblico/Pil 2010 a 142,8% - Eurostat
e già si parla di un SECONDO BAILOUT della Grecia per il 2012....
mentre il PRIMO non è nemmeno a metà strada (vi ricordo che il prestito UE/FMI viene concesso in tranche: siamo solo a 50 miliardi su 110)
According to BNP Paribas, Greece will need either a new loan (=prestito) from the EU/IMF or primary market bond purchases by the EFSF
Greece is extremely unlikely to be able to fund itself in the markets in Q1 2012, according to BNP....Martedì, 10:32 26-04-2011
Del resto "pare" che la posta in Gioco sia moooolto alta....soprattutto per le Banche Straniere che hanno pompato e speculato sui PIIGS.....;-)
ECB's Stark says Eurozone restructuring could be worse than Lehman
Martedì, 11:04 26-04-2011
ECB's Stark says restructuring would be risky for banks
Nel frattempo la Spagna anche oggi riesce a piazzare in ASTA (Auction) i suoi Titoli di Stato....
ma persino sulle scadenze BREVISSIME è costretta a svenarsi sul rendimento
onde evitare il DITO MEDIO degli Investitori....;-)
Spanish T-Bill Auction Result
- Spanish 3-month T-Bill auction for EUR 1.163bln, bid/cover 4.43 vs. Prev. 4.33 (yield 1.37% vs. Prev. 0.899%) circa +50%
- Spanish 6-month T-Bill auction for EUR 0.806bln, bid/cover 7.11 vs. Prev. 7.65 (yield 1.867% vs. Prev. 1.361%) circa +40%
Martedì, 10:37 26-04-2011
Ed anche l'Italia inizia a dover pagare sempre di più....
Titoli di Stato: rendimento dei CTZ ai massimi da novembre 2008
Nel corso dell’atsa odierna il rendimento annuo lordo dei CTZ a due anni è stato pari al 3,044%, rispetto al 2,451% di fine marzo.
Italia: debito pubblico/Pil 2010 al 119% da 116,1% - Eurostat
Del resto solo i BOCCALONI delle "tifoserie pro-governo" riescono ancora a credere che l'Italia possa uscire immune da un eventuale "incornata spagnola"....magari grazie a Super- Tremonti ovvero l'ottimo timoniere del declino italiano....

Infine la Verde Irlanda conferma uno stellare DEFICIT/PIL del 32% e fischia per il 2010 (!!!), causato dai BUCHI NERI Bancari....
Quest'anno, se tutto va bene, dovrebbero scendere "solo" al 10%.....
According to Eurostat, Ireland's budget deficit more than doubled to 32.4% of GDP in 2010 from 14.3% in 2009
Tue, 11:00 26-04-201
Ve lo raccontavo con largo anticipo in Irlanda: sul salvataggio di Anglo Irish Bank&affini, il Deficit/PIL può schizzare fino al 32% (!!!) (30 Settembre 2010)

- Commodities alle stelle: secondo i massimi esperti del campo andranno ancor più alle stelle
JEREMY GRANTHAM: Wake Up! The Age Of Cheap Natural Resources Is Over
(Svegliatevi! L'Era delle Risorse Naturali a poco prezzo è finita)
- Caro-Petrolio che inizia a pesare sempre più sulle Riprese economiche, pompate in tutti i modi per uscire dalla Grande Crisi (a prezzo di gravi effetti collaterali...)
When Oil Prices Double, Look Out For Another Recession
- Pesanti Segnali di Rallentamento del PIL USA nel 1° trimestre 2011
e primi segnali di rallentamento del PIL USA nel 2° Trimestre
1- Jan Hatzius (Goldman Sachs) Friday Night Bomb: "We Are Downgrading Our Real GDP Growth Estimate To 1,75% From 2,5%"
2- Hatzius (Goldman Sachs) On Philly Fed: "Disappointing...Factory Sector Growh May Have Cooled A Bit In Early Q2"; Downgrade Next?
Fonte articolo

TzeTze

26/04/11

Fukushima: furbetti der quartierino in salsa di soja

Il Presidente della Tepco si scusa con il governatore di Fukushima

L'unica cosa certa, riguardo alla faccenda di Fukushima, è che gli estimatori del Sushi dovranno darsi una bella regolata, causa impestamento radioattivo del mare, con grande sollievo per la fauna ittica locale e probabili ulteriori rogne per quella internazionale.

Mentre si (s)ragiona di sbarramenti sotterranei per evitare la contaminazione delle falde, peraltro in ogni caso, probabile/già avvenuta a causa della naturale ingressione sotterranea del "cuneo salino" contaminato e droni di vario genere sostituiscono progressivamente gli uomini nelle zone piu' radioattive, è chiaro che, al di la delle chiacchiere, la situazione non è assolutamente sotto controllo.

Alla fine, quel che succederà sarà qualcosa di assolutamente analogo, in peggio, a Chernobyl. Area di esclusione permanente di ALMENO 20 km e piu', probabilmente di trenta o quaranta. Enormi sforzi di contenimento a mare e non, per evitare un plume radioattivo marino piu' o meno permanente, secula seculorum. Questa la sostanza.

Il resto è solo fumo negli occhi ed elaborazione mediatica del lutto, con contorno di scaricabarile .

Tra le varie iniziative simboliche rientrano le scuse formali ed ufficiali, in tipico stile giapponese, del Presidente di Tepco al governatore della prefettura di Fukushima, con contorno di solenne impegno a ripulire tutto, sistemare tutto, ripristinare tutto ed insomma permettere alle persone, già cosi duramente colpite da Tsunami e Terremoto, di tornare alle proprie case (una cosa impossibile e lo sappiamo benissimo), a cura e spese della Tepco.

La quale, ovviamente, è data, nemmeno tanto velatamente, per già fallita, per il combinato disposto delle necessarie e colossali spese di decontaminazione ( o meglio del vano tentativo di) e delle ENORMI rogne conseguenti lo stop permanente della centrale di Fukushima e quello, non sia sa ancora quanto prolungato, di altri reattori nelle altre centrali. Il totale è IMPRESSIONANTE, come brevemente ricordato nel precedente post.

Bene.

Dopo essersi scusato, ieri l'altro, il Presidente della Tepco si è messo all'opera ed ha immediatamente cominciato a reperire le risorse necessarie all'immane compito. Cercando nelle tasche dei suoi dipendenti, tra i quali, ovviamente, MOLTI che, lavorando nelle centrali coinvolte, sono stati anche loro colpiti dal terremoto, dallo Tsunami e dall'evacuazione. Si prevede, infatti, non solo il licenziamento di migliaia di loro ma anche un taglio del 20% dei salari a TUTTI i dipendenti della grande Società.

Cambia lo stile ma non la sostanza: l'immortale "son tutti buoni a far li fro*i con il C**o degli altri" dell'ineffabile capo dei furbetti der quartierino vale sotto tutte le latitudini, tempi e costumi.

Fonte articolo

TzeTze

25/04/11

Giappone: dopo Fukushima, Tsunami e terremoti è Crisi energetica


Noi picchisti abbiamo spesso citato l'esempio di Cuba a chi ci chiedeva di illustrare le conseguenze, nella vita di goni giorno, del superamento del picco del petrolio e dell'arrivo della mamma di tutte le crisi energetiche.

L'isola Caraibica si trovò, praticamente da un giorno ad un altro, a dover affrontare una improvvisa quanto imprevista crisi energetica a causa del collasso dell' Urss, unica fornitrice di derivati del petrolio, ai tempi, causa embargo internazionale. I cubani si arrangiarono in molti modi creativi e, anche grazie al governo autoritario, all'esperienza pregressa ed al clima relativamente mite dell'isola, senza contare il basso livello di integrazione tecnologica della società, la sfangarono, sia pure non senza problemi, traumi e rogne varie.

Ben presto avremo un esempio MOLTO piu' interessante da studiare, ovvero il Giappone Post Cigno Nero.

Il conto totale della potenza elettrica all'improvviso non piu' disponibile, a causa dello stop delle centrali, non solo nucleari, è IMPRESSIONANTE: ben 27.000 MW di capacità produttiva sono andati perduti, oltre il 20 % del totale della potenza media consumata dal Giappone. Quel che è peggio è che si tratta, in grandissima parte, di potenza DI BASE, ovvero quella potenza che permette di garantire la fornitura minima e di stabilizzare la rete.

La cosa durerà a lungo ed avrà conseguenze ENORMI e durature sulla produzione industriale. Molti processi produttivi, infatti, non possono essere interrotti, pena l'impossibilità di portarli a termine e le caratteristiche del "just in time" applicato a larghissima scala in Giappone, sono tali che le riserve, sia di materiali (magazzino) che di capacità produttive, sono tendenzialmente prossime allo zero. Portare in porduzione gruppi elettrogeni aggiuntivi, rimettere in funzione centrali ad olio combustibile e/O carbone e/o a gas, è una cosa che non si fa dall'oggi al domani e potrebbe richiedere mesi o, piu' probabilmente, ANNI, per essere compiutamente realizzato.

Vedremo se il Giappone, finora poco stimolato ad avventurarsi sulla strada delle energie rinnovabili, causa potentissima Lobby del nucleare(uh,uh), approfittando della necessità di ristrutturare la rete e la filiera produttiva dell'elettricità e spinto dalla necessità di contenere una bolletta energetica in crescita verticale, saprà lanciarsi, con il consueto trascinante vigore, in questa nuova avventura.

Nel frattempo le rutilanti luci della Ginza, famoso quartiere dello shopping di lusso e dei locali piu' in di Tokio,dovranno aspettare.

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TzeTze

Passaparola 25/04/2011. Ciancimino contro Ciancimino

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Per leggere la puntata clicca qui


TzeTze

Il gioco elettorale dell'inciucio

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La democrazia in Italia non esiste. C'è da dubitare che sia mai esistita, ma almeno una volta si salvavano le apparenze. Qualche referendum rispettato, come quelli sul divorzio e sull'aborto. Qualche processo su gente come Andreotti e Craxi, il primo condannato per mafia e prescritto, il secondo condannato e latitante. I cittadini votavano per un candidato e credevano di influire con la loro scelta sulle sorti del Paese. I partiti erano molti e quindi difficilmente controllabili. Gelli propugnava due soli partiti, uno lo specchio dell'altro, con accordi tra di loro. E' scritto nero su bianco nel suo Piano di Rinascita Democratica. E' quello che è avvenuto con il Pdl e il Pdmenoelle, in disaccordo apparente su tutto, ma d'accordo sui finanziamenti pubblici ai partiti, sulla Tav, sulle centrali nucleari, sull'immunità parlamentare, sul finanziamento ai giornali, sullo Scudo Fiscale, sul conflitto di interessi, sulla privatizzazione dell'acqua e NATURALMENTE sull'attuale legge elettorale che ti costringe a votare con una X per una merda calda o una un po' più tiepida.
Le elezioni politiche sono incostituzionali, la legge porcata di Calderoli è incostituzionale, ma nessun partito ha mosso un dito per cambiarla. La volontà di 350.000 italiani che hanno firmato per Parlamento Pulito è ignorata. Ci vuole forse un giorno della collera anche in Italia per fare muovere il culo a Schifani e ai leader dei partiti?
Il Pdl e il Pdmenoelle hanno in apparenza un punto debole elettorale: le elezioni regionali e comunali nelle grandi città dove si può votare il candidato. Come controllare il voto senza cambiare la legge? Semplice. Ci si accorda sottobanco. Una regione a te, una a me. Un candidato forte contro uno debole. L'Emilia Romagna al Pdmenoelle, la Lombardia al Pdl. Sia Errani che Formigoni sono fuorilegge per aver superato i due mandati consecutivi, ma nessuno dei due partiti maggiori ha emesso un fiato. Per far vincere il candidato del Pdmenoelle a Torino venne candidato Buttiglione (non l'avrebbe votato neppure il cardinal Bertone) contro Chiamparino e oggi un tal Coppola contro Fassino che DEVE vincere. E' un voto di scambio, regione per regione, comune per comune. Sono elezioni decise a tavolino. Se il Pdmenoelle avesse voluto vincere a Milano contro la Moratti non avrebbe candidato alle primarie l'avvocato Pisapia-portalovia e Boeri, l'architetto che ha lavorato con Ligresti.
I partiti si sono spartiti l'Italia, a parte forse i comuni sotto i 5.000 abitanti. Un'ulteriore prova è la reazione feroce del Pdmenoelle contro il MoVimento 5 Stelle dopo la mancata elezione della Bresso in Piemonte a favore di Cota, candidato per perdere. Cacciari non si trattenne: "E' stato uno choc soprattutto il Piemonte... E a chi dobbiamo dire grazie di questo capolavoro? A quelle teste di c... dei grillini... gli darei fuoco a quelli lì, sono degli sciagurati, si rendono conto di cosa hanno combinato?" Lo sappiamo cosa abbiamo combinato. Vi abbiamo rotto il gioco dell'inciucio. E' finita la festa, cari pdieliini e pidimeioellini. Dovrete abituarvi.

Fonte articolo

TzeTze

24/04/11

Dopo Fukushima l'UE eleva i livelli di contaminazione radioattiva

Secondo quanto si legge in questo articolo viene il sospetto che per un po' tutti i legislatori, non solo i nostri, valga più il 'mercato' che la salute dei cittadini. E' una dura realtà da accettare quella che mette in evidenza quanto siamo indifesi nei confronti di una produzione legislativa variabile che tende ad assecondare la convenienza di qualcuno rendendo legale ciò che non lo sarebbe stato solo pochi giorni prima.
Chi lo decide? Perchè? Per favorire chi? A scapito di chi?
Le risposte vengono spontanee, purtroppo.

Dopo Fukushima l'UE si è prodigata ad elevare i livelli di contaminazione radioattiva per cibi importati dal Giappone, a danno dei consumatori europei

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TzeTze

Africa. Attacco alla Libia. ecco spiegazioni inedite, ma convincenti. VEDREMO SE E’ VERO.


Quale può essere il fil rouge che collega tutti i paesi attaccati – e presi di mira in varie forme - dagli USA e Gran Bretagna con l’aiuto di una serie di ausiliari tradizionali più o meno consapevoli?

Libia, Libano, Siria,Irak,Somalia, Sudan, Iran. Non hanno in comune l’etnia ( Iran è ariano mentre gli altri sono semiti o – Sudan – misti).

Non hanno in comune la religione: Libano ha cristiani, l’Iran è sciita, la Siria è mista. Non il petrolio: Somalia e Siria non ne hanno in quantità significative. Non la ricchezza: Somalia e Sudan non lo sono.

Se invece vediamo il negativo, vediamo che nessuno di questi paesi figura tra i 56 aderenti alla Banca per i Regolamenti Internazionali.

In pratica sono paesi che hanno rifiuutato di far parte della comunità finanziaria internazionale e la Libia in particolare se la stava cavando molto bene:

  • Stando ai dati del FMI la Banca centrale libica possiede 144 tonnellate di oro nei suoi forzieri. Per un paese di tre milioni e mezzo di abitanti, non è niente male. L’educazione e l’assitenza medica sono gratuite; le coppie che si sposano ricevono 50.000 dollari a fondo perduto.
  • I Ribelli, ancora prima di costituire un governo provvisorio, hanno annunziato ( il 19 marzo) di aver costituito la BANCA CENTRALE DI LIBIA. La Banca centrale di Libia ( quella di Gheddafi per intenderci) è pubblica e non privata, stampa la moneta e presta denari allo stato senza interessi per finanziare le opere pubbliche tra cui il famoso fiume sotterraneo fatto dall’uomo che utilizza le acque fossili del Sahara per irrigare tutta l’area agricola della Libia che si trova al Nord. A proposito l’attività agricola in Libia è esentasse. Completamente. Questa politica è l’esatto contrario di quella seguita dal mondo occidentale che fa pagare tutti i servizi quali l’educazione e la sanità ed ha privatizzato le banche centrali che fanno pagare gli interessi agli stati quando forniscono loro i fondi.
  • La ragione ufficiale che ha spinto l’occidente a non mantenere le Banche Centrali come pubbliche è che questi prestiti aumentano l’inflazione, mentre prendere prestiti dalle Banche estere o dall FMI , non provocherebbe inflazione. In realtà prendere i denari a prestito da Banche centrali pubbliche – senza interessi – riduce grandemente il costo dei progetti pubblici di investimento e in alcuni casi li riduce del 50%.
  • Gheddafi aveva da poco lanciato la proposta di creare una moneta unica africana IL DINARO ORO e l’unico paese africano che si era opposto, è stata la Repubblica del Sud Africa, che è stata proprio quella che si è presentata a Tripoli per la mediazione con i ribelli e la NATO. Su questa proposta c’è un commento di Sarlosi che l’ha giudicata “una minaccia per l’Umanità”.
  • Sia Saddam Hussein che Gheddafi avevano proposto – entrambi sei mesi prima dell’attacco – di scegliere l’Euro ( o il dinaro) come valuta per le transazioni petrolifere.
ADESSO RESTIAMO IN ATTESA DI VEDERE – IN CASO DI VITTORIA DELLA NATO – SE EDUCAZIONE E SANITA’ RESTERANNO GRATUITE, SE LA BANCA CENTRALE LIBICA ADERIRA’ ALLA B.R.I. E SE L’INDUSTRIA PETROLIFERA LIBICA VERRA’ SVENDUTA A PRIVATI. Poi anche i più ingenui cominceranno ad avere sospetti.

di Antonio de Martini

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TzeTze

Il caos organizzato che ci aiuta a non pensare

Avete presente il trucco usato dai gestori d’inceneritori, acciaierie, cementifici ed impianti sui generis, per aggirare i limiti di legge concernenti le emissioni inquinanti? Costruiscono camini più alti e più grandi, per aumentare la quantità di aria presente nei fumi, facendo si che le sostanze nocive pur rimanendo inalterate nella quantità e pericolosità si distribuiscano su un’area più vasta e risultino percentualmente più diluite, rientrando così nei limiti come per incanto, nonostante continuino ad ammazzare la gente come e più di prima.
Qualcosa di molto simile accade anche nell'informazione generalista (che è poi l’unica ad incidere realmente sull’opinione pubblica) dove le emissioni inquinanti sono costituite dalle notizie che dovrebbero preoccuparci ed i camini più alti somigliano da vicino al marasma di spazzatura mediatica all’interno del quale esse affogano dopo una breve agonia.
Nel corso dell’ultimo mese è accaduto praticamente di tutto, dalla tragedia di Fukushima alla guerra imperialista in terra di Libia, passando attraverso l’efferato assassinio di Vittorio Arrigoni, gli sbarchi di massa dei profughi tunisini ed il continuo acuirsi della crisi economica di cui non s’intravvede la fine, probabilmente perché connaturata nel decesso definitivo del modello di sviluppo al quale siamo aggrappati. Solo per citare gli avvenimenti più eclatanti fra quelli che meritano attenzione......

Tutti accadimenti di grossa rilevanza, perché in grado di condizionare il nostro presente ed il nostro futuro, la nostra salute e quella dei figli che abbiamo o che verranno. La possibilità di vivere in pace almeno una parte dei giorni che ci restano, l’aspirazione a poter rimanere uomini liberi che portano avanti le proprie idee, senza venire ammazzati da una mano nascosta nell’ombra. La capacità di ricostruire una società dove la vita, il lavoro ed i rapporti umani siano elementi declinati in chiave di arricchimento, anziché rappresentare incubi all’interno dei quali lasciarsi vivere senza una prospettiva.

Tutti accadimenti balzati sulle prime pagine dei giornali e della TV, nel momento in cui la “notizia” poteva essere monetizzata in termini di lettori ed ascoltatori, ma prontamente accantonati non appena la stessa imponeva approfondimenti e riflessioni che avrebbero indotto l’opinione pubblica a porsi delle domande, a mettere in moto le cellule grigie in via di atrofizzazione, a guardarsi intorno per domandarsi, guarda un po’ sulla cartina, ma abbiamo preso la strada giusta?

Accantonati, diluiti, nascosti, con tanta aria e camini più grandi. Metri cubi e metri cubi di notizie spazzatura intorno alle quali catalizzare l’attenzione dei cittadini, indurli a profondersi in dispute senza fine imperniate sul nulla, ipnotizzarli con la facile demagogia del dividi et impera, fuorviarli ricordando loro che in fondo non pensando troppo si vive più a lungo e soprattutto più felici.

Ed ecco Fukushima e la guerra di Libia, sprofondare sempre più in basso sulle pagine dei giornali, fino a scomparire o rimanere relegati nei trafiletti “cartolina” per fare spazio al nuovo look di Noemi o alle tette di Belen, alle quotidiane esternazioni di Berlusconi contro i giudici e dei giudici contro Berlusconi, alle invettive di Fini che litiga con i suoi ex compagni di partito, alla modifica dell’art 1 di una costituzione calpestata tutti i giorni dell’anno e ormai “superata” dal Trattato di Lisbona, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire. Alle mirabolanti funzioni dei nuovi smart phone ed ai manifesti che qualche imbecille ha appiccicato in giro per Milano, alla fiera del pregiudicato fra i candidati del PD e del PDL per le prossime elezioni, alle parole di Bersani che offendono il silenzio ed ai comizi del premier che l’hanno offeso da tempo.

Accapigliatevi pure, litigatevi il nulla, dividetevi in fazioni e in fazioni delle fazioni, occhieggiate alla prosperosa maggiorata di turno, sognate la nuova BMW da 300 cv con felicità incorporata di serie, ma soprattutto non pensate, non riflettete, non carezzate parti inesplorate del cervello, quello si, potrebbe nuocere gravemente alla vostra salute, ben più di quel poco di radioattività che neppure si vede.

di Marco Cedolin

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TzeTze

23/04/11

Il Fotovoltaico TAGLIA i costi dell'energia. Ancora una prova

GME Marzo 2011.jpg

GME dati di marzo 2011, cliccare sull'immagine per ingrandire.

Appena dimostrato, con un ottimo studio, che il fotovoltaico, in realtà, non peserà sulle tasche degli italiani e farà anzi risparmiare soldi in bolletta, SOPRATUTTO alle industrie più energivore, possiamo ora portare una prova di quanto affermato in quel recentissimo post.

Il grafico che vedete in alto (ringrazio Giuseppe per la ragionata segnalazione) si riferisce agli ultimi dati disponibili disponibili presso il GME, Gestore del Mercato Elettrico, l'equivalente della borsa, per il settore.

Molto semplicemente è la pistola fumante, la PROVA, al di la delle chiacchiere, e/o fino a prova contraria, della forza calmierante delle energie rinnovabili, rispetto ai prezzi di mercato.

Vedete che la Curva, che descrive l'andamento orario medio dei prezzi per il mese di marzo mostra che i prezzi sono mediamente aumentati rispetto all'analoga stagione del 2010. Cosa è successo? Molto semplicemente il barile è schizzato a livelli quasi record facendo da traino, come al solito anche alle altre fonti energetiche non rinnovabili, gas e carbone.

Se guardate meglio, però, potrete notare una cosa: nei momenti di massima richiesta i prezzi sono rimasti quasi invariati. Questo, da un punto di vista di un mercato che non avesse visto una crescita delle energie rinnovabili non ha senso.

E' proprio nei momenti di massima richiesta che vengono attivate le centrali di riserva, ad esempio a turbogas, per definizione poco efficienti, ma che permettono di coprire rapidamente l'aumento di richiesta.

Ci saremmo quindi attesi una oscillazione ancora maggiore, nei momenti di punta, visto il maggior costo di produzione, esacerbato dalla scarsa efficienza. Perchè questo, con tutta evidenza, non si è verificato? Perchè nell'anno appena trascorso e fino a Marzo 2011 sono stati installati ed allacciati quasi 4 GWp di impianti fotovoltaici.

Di questi quasi tre GWp, ragionevolmente, nel periodo Marzo 2010 Marzo 2011.

Sono questi tre GWp di fotovoltaico in più rispetto al 2010 che, producendo al massimo proprio nei momenti di massima richiesta, hanno di fatto annullato gli aumenti di ALMENO 10 euro/MWh che altrimenti si sarebbero verificati.

Una controprova?

I dati dei giorni festivi, nei quali, per la minore richiesta complessiva, non sono attivati gli impianti meno efficienti.

Per questi giorni l'ingresso in produzione del fotovoltaico ha da un lato una influenza percentualmente maggiore, per la minore richiesta complessiva di energia, dall'altro un effetto calmierante superiore, perchè non oscurato dall'aumento dei costi di esercizio delle centrali turbogas e simili, a bassa efficienza, di cui nei giorni festivi non vi è necessità.

Come si vede, l'effetto mitigante e talmente forte da INVERTIRE l'andamento dei prezzi, che risultano INFERIORI rispetto agli analoghi orari di punta dell'anno scorso.

Con buona pace di chi, nei qualificati commenti del precedente post,cercava di dimostrare il contrario, non solo avevamo ragione ma avevamo anche valutato correttamente il valore di questo effetto di mitigazione svolto dalla messa in produzione degli impianti fotovoltaici sui costi dell'energia elettrica.

Credo, mi scuserete l'immodestia, che la serie di post e di studi che noi di ASPO abbiamo prodotto nell'ultimo mese su questo tema sia uno dei maggiori contributi dati per la comprensione dell'importanza delle energie rinnovabili ed in particolare del fotovoltaico nel nostro paese, anche nella sempre ribattuta ottica economica e strategica.

Giova qui ricordare, a mò di pietra tombale, che il nucleare, anche SE avessimo già realizzato, grazie ad una bacchetta magica, quattro o cinque centrali, NON avrebbe sortito alcun effetto calmierante e/O moderatore dei prezzi di mercato (al contrario di quanto pervicacemente affermato dai sostenitori), perchè, per sua natura il nucleare fornisce la potenza di base (anche una parte di quella italiana, "comprata" dalle centrali transalpine)e quindi non modula ne mitiga, in alcun modo, i picchi di costo e di consumo giornalieri.

P.S. da molte parti del multiverso dei nostri lettori ci giunge la richiesta di tornare ad aggiornarci ed aggiornarvi su Kukushima. Prometto di farlo, nei prossimi giorni.

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TzeTze

22/04/11

Il Senso della Democrazia Diretta

Colours

Nella storia le tragedie avvengono soprattutto non quando si ha torto (come nelle dittature), ma quando si ha ragione e si pretende di averla (come nelle dittature che sostituiscono altre dittature). Cioè quando le proprie ragioni, che possono essere anche migliori di quelle altrui o di quelle precedenti temporalmente alle nostre, vengono imposte con la forza. E' sotto questo aspetto singolare che chi ha ragione e pretende di averla, non s'accorge che se c'è una cosa che contraddice la verità è proprio l'uso della forza.

C'è solo un caso in cui la forza smette d'essere tale e diventa diritto: quando è la forza della stragrande maggioranza di una popolazione (o di un intero paese). In questo caso si è soliti dire che vi sono più probabilità che la ragione stia dalla parte della grande maggioranza, ammesso (e non concesso) che sia possibile stabilire effettivamente la volontà di questa maggioranza. Il "non concesso" è d'obbligo là dove si pensa di stabilire tale volontà limitandosi a quella parodia di democrazia che è l'elezione dei parlamentari. Quando la popolazione avverte l'esigenza di esercitare la forza come un proprio diritto, significa che non si sente rappresentata da chi la governa, ovvero che al governo si sta usando la forza contro gli interessi della grande maggioranza della popolazione, si sta usando la forza per violare dei diritti generali, che a tutti bisognerebbe riconoscere. E' a quel punto e solo a quel punto che alla forza di una risicata minoranza detentrice del potere, bisogna opporre la forza della grande maggioranza che lo subisce. Solo a quel punto la forza diventa violenza rivoluzionaria, avente cioè lo scopo di abbattere il governo in carica con una insurrezione popolare. Tuttavia la storia ci dice che le tragedie avvengono proprio quando si è abbattuto il governo autoritario in carica. Infatti succede sempre che i trionfatori credono d'essere autorizzati a servirsi delle loro ragioni come occasione per imporre una nuova forza. Col pretesto di dover abbattere tutti i nemici che ancora cercano di opporsi al nuovo governo, si impongono nuove servitù, nuove costrizioni, spesso peggiori delle precedenti. E il popolo, abituato a obbedire, ingenuamente le subisce, le accetta passivamente per il bene comune, pensando a una qualche "ragion di stato".

Tutte le rivoluzioni sono fallite proprio perché i vincitori finivano col comportarsi come i vinti. Persino quando le ragioni sono state di tipo "socialista", si è verificato questo fenomeno. Bisogna dunque trovare il modo per scongiurare un'involuzione della democrazia. E l'unico non può essere che quello di affidare allo stesso popolo le sorti del proprio destino. Chi lo avrà guidato alla vittoria, dovrà riconoscergli la capacità di autogestirsi e di difendersi da solo contro eventuali nemici. Il popolo deve sperimentare il significato della democrazia diretta, autonoma, localmente gestita, dove l'esigenza di affermare una qualche forma di centralismo può essere determinata solo da un consenso preventivo, concordato e motivato da parte delle realtà locali, che possono stabilire un patto tra loro al fine di realizzare un obiettivo specifico. La democrazia o è diretta, locale, autogestita, o non è. La democrazia delegata, centralizzata, nazionale o sovranazionale ha senso solo se è temporanea e solo se le prerogative sono ben definite dalle realtà locali territoriali. Se si escludono i momenti particolari delle guerre contro un nemico comune, occorre affermare il principio che vi è tanta meno democrazia quanto più chi la gestisce è lontano dalle realtà locali. Ecco in tal senso è possibile usare l'idea di "federalismo" per spingere la democrazia verso obiettivi più significativi di quelli attuali, che non possono certo essere quelli di rendere il capitalismo più efficiente, né quelli di scegliere, come contromisura al rischio di una disgregazione sociale, di aumentare i poteri dell'esecutivo (che alcuni vorrebbero trasformare in "presidenzialismo").

Per conservare l'unità nazionale non c'è bisogno di alcun presidenzialismo. Se le realtà locali (federate tra loro) sono democratiche, è la democrazia stessa, è la sua intrinseca forza etica e politica, a tenere unita la collettività nazionale e internazionale. Ma perché questa democrazia non sia una mera formalità della politica, occorre che da essa si passi al "socialismo", cioè alla gestione comune delle risorse vitali, alla socializzazione dei mezzi produttivi, in cui il primato economico passi dal valore di scambio al valore d'uso.

DI ENRICO GALAVOTTI

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TzeTze

Referendum, smettiamola di frignare. Voulez vous de l'eau?

Qualche mese fa, quello che voteremo il 12 giugno si chiamava ancora "Referendum sull'acqua". Blog e siti postavano volantini a tutta pagina, invocando la partecipazione popolare per l'acqua pubblica. Qualche precisino, nei commenti, ricordava anche il quesito sul nucleare, ma non se lo filava nessuno. C'è il referendum sull'acqua! Diamoci da fare!

Poi è arrivata Fukushima, e dell'acqua ci siamo dimenticati tutti. Presi a contare i nanocurie, a redigere mappe apocalittiche, a bere argilla e a ricordare Chernobyl, ci siamo concentrati solo sulle centrali nucleari e sulla battaglia per seppellirle definitivamente sotto il sarcofago di cemento che meritano.

Infine, colpo di scena del governo: niente centrali nucleari. E la Rete, immemore, piange calde lacrime perché già vede il referendum condannato a non raggiungere il quorum. Non fregherà più nulla a nessuno, era o non era un referendum sul nucleare in fin dei conti?

Siamo schizofrenici o cosa? Non era invece un referendum sull'acqua pubblica? Non eravamo convinti, fino a tre mesi fa, che con la forza delle idee gli italiani sarebbero andati a votare in massa e avremmo vinto a man bassa? Cosa vi prende? E' davvero ridicolo tutto questo piagnisteo, da parte di tante persone che fino a poche settimane se ne stavano tutte pimpanti a volantinare e a convincere. Non è cambiato mica nulla sapete: in fin dei conti tre mesi fa neanche se ne parlava del quesito sul nucleare, perché mai oggi pensate che se andranno tutti al mare?

Su, asciughiamoci le lacrime, e leggiamo questo post su AgoraVox. Post dove si spiega come il governo italiano conti molto sull'acqua privatizzata per risarcire i francesi del mancato guadagno per le centrali nucleari. Sì, perché sia le nostre centrali che la nostra acqua sarebbero destinati a mani transalpine: e mentre l'AREVA sbaracca i suoi uffici di Roma, la VEOLIA si prepara a planare come un avvoltoio sui nostri acquedotti. Tiè:

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Ancora pronti a gettare la spugna?

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TzeTze

Flash USA: Crolla l'indice manifatturiero Philadelphia FED

Aggiornamento delle 22.15
Guardate un po' cosa scrivevo oggi pomeriggio al fondo di questo post...
Ed infatti le Borse Americane hanno chiuso in rialzo anche questa sera
Questo commento riassume tutto in poche parole: EARNINGS STRONG, ECONOMY WEAK, AND STOCKS RALLY AGAIN...
Si accentua sempre di più il DECOUPLING tra le Multinazionali e le loro Economie di origine.
La globalizzazione e la de-localizzazione continuano ad evolversi verso una nuova fase:
prima solo la forza lavoro
ed adesso forza lavoro + nuovi consumatori (in progress).
Con tutte le conseguenze del caso che in questo BLOG abbiamo analizzato più volte...

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Dato uscito alle ore 16
Commento pubblicato alle ore 16.03

Il distretto di Philadelphia è uno dei più importanti distretti industriali degli USA.
Questo mese il suo indice manifatturiero ha frenato di brutto dai 43,4 punti di marzo ai 18,5 di Aprile, deludendo le attese per 36,9 punti.
Siamo ai minimi da Novembre 2010.
Sta a vedere che +30$ di petrolio in soli 3 mesi hanno iniziato ad impattare sulla domanda, insieme al fatto che la terza economia del Mondo (Giappone) ha avuto qualche piccolo problemuccio....

Nota: secondo il capo-economista della IEA il caro-petrolio ai prezzi attuali dovrebbe metterci 6-12 mesi prima di iniziare ad impattare negativamente sull'economia globale.
A me sembra un po' troppo e comunque è una media a livello globale: invece alcune economie sono molto più oil-sensitive e ci metteranno molto meno, indovinate quali...;)
Infine considerate che il caro-petrolio imperversa già da 2 mesi.

US Philadelphia Fed (Apr) M/M 18.5 vs. Exp. 36.9 (Prev. 43.4)
New Orders 18.8 vs. Prev. 40.3 (si dimezza anche il leading indicator che dovrebbe anticipare i prossimi mesi)
Prices Paid 57.1 vs. Prev 63.8
No. of Employees 12.3 vs. Prev 18.2
Thu, 16:00 21-04-2011
Philadelphia FED Index at lowest since November 2010
Philadelphia Fed Massive Miss: Comes At 18.5 On Expectations of 36.9, Downward Q2 GDP Revisions Can Now Commence
Occhio però che i Leading Indicators sull'Economia USA sono ancora volti al sereno...
Conference Board US Leading Indicators (Mar) M/M 0.4% vs. Exp. 0.3% (Prev. 0.8%, Rev. to 1.0%)
Thu, 16:00 21-04-2011
US ECRI Weekly Annualised (Apr 21) Y/Y 7.7% vs. Exp. 6.8% (Rev. to 6.7%)
Thu, 16:31 21-04-2011
Ma ormai questi dato macro-economici "americani" sono sempre meno rilevanti per la Borsa USA nella quale sono quotate multinazionali sempre meno "americane"...
Quello che conta per il Dow Jones&compari sono le trimestrali delle multinazionali "fondate in america" (GE, Intel, Apple etc) che stanno continuando ad uscire migliori delle attese e che continuano a migliorare gli outlook.
Tanto ormai la maggior parte del business viene fatto altrove (overseas)....mentre la sede legale e la quotazione in borsa continuano a restare negli USA....;)
vedi il mio classico Ci stanno sostituendo (od almeno ci stanno provando...)
Marchionne invece vorrebbe mettersi avanti con i tempi: oltre al business...vorrebbe già spostare anche la sede legale di FIAT....;)

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TzeTze