04/03/12

I conflitti di interessi giganteschi del Governo sulla TAV


 La TAV non è più una questione dei valsusini. Lo dimostrano le manifestazioni di solidarietà organizzate spontaneamente, nei giorni scorsi, in mezza Italia. La TAV è una questione nazionale. Il rapporto con cui la UE suggerisce all'Italia la TAV come una possibile infrastruttura su cui investire, al primo punto, dice anche che non si possono realizzare le grandi opere contro il volere delle popolazioni locali. E' l'ABC della democrazia, questo. Sono vent'anni che in Valsusa cercano di farsi sentire. Solo gli stolti, gli uomini in malafede o i disinformati potevano pensare che non si sarebbe arrivati a questo punto.


 La democrazia è anche la difesa della sicurezza personale, certo, le forze dell'ordine servono a questo: a difendervi dai delinquenti, dai taccheggiatori che vi derubano per strada, dalla criminalità organizzata. La democrazia non è, tuttavia, spianare una vallata a colpi di ruspe passando sui corpi di 80 mila persone (tante erano quelle presenti all'ultima manifestazione pacifica, ignorata da tutti i media). Supponiamo per assurdo che fossero tutti degli zotici ignoranti. Questo autorizza dunque uno Stato a tirare fuori i carri armati? E' questa la conquista di civiltà di cui andiamo tanto fieri? E se non lo sono, tanto meglio: a maggior ragione non è autorizzata nessuna forma di violenza contro un'intera popolazione locale, tanto più se i dati a sostegno dell'utilità dell'opera latitano o si basano su fumosi e generici "serve".

Per il rispetto che si deve agli italiani della Val di Susa, alle forze dell'ordine e anche a tutti gli altri italiani, perché lo Stato siamo noi, è necessario fermarsi e rispondere a una semplice domanda: a cosa serve la TAV, con argomentazioni solide e fondate su evidenze. Altrimenti io posso dire che bisogna fare una linea ad alta velocità tra la Terra e la Luna, perché ora come ora non c'è traffico ma un domani chissà. Le due argomentazioni hanno la stessa base concettuale.

 Se qualcuno viene a spiegare agli italiani, dati alla mano, esattamente a cosa serve spendere 23 miliardi di euro (gli 8,5 sono solo la tratta internazionale, poi ci sono gli snodi nazionali, interamente a carico nostro) in un momento in cui stiamo sputando sangue per spremere anche l'acqua dalle rape, allora probabilmente anche i valsusini, compensati adeguatamente come i loro colleghi francesi, se ne convinceranno. Per ora si vedono solo le infiltrazioni della 'ndrangheta, i danni ambientali, i rapporti del COWA su cui si è basata la stessa UE, i rapporti della Corte dei Conti, quelli delle procure e quelli della Commissione Antimafia. E i conflitti di interessi giganteschi, come quello di Mario Ciaccia, passato da Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, il braccio operativo di Banca Intesa - dove Passera era Amministratore Delegato a sua volta - per la grandi opere, a vice ministro per le infrastrutture con delega a decidere sulla Tav. Pensate che le banche non abbiano vantaggi a prestare fiumi di denaro a interessi superiori a quello dell'1% al quale lo ricevono dalla BCE? E' per questo che Passera dice che la TAV deve andare avanti? E' per questo che Monti fa i consigli dei ministri per dire che la TAV si deve fare?  Perché i veri poteri forti sono questi qui, caro professore, mica le commissioni bancarie che tanto fanno arrabbiare l'Abi.

 Tutto quello che precede o evade la semplice dimostrazione di onestà intellettuale che procede dalla presentazione di dati certi è un atto di arbitraria violenza. Quella stessa che alcuni media frettolosi si precipitano ad addossare ai No Tav.

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