Gianfranco Fini e il “caro Silvio che gli chiede di riscoprire il ruolo dell’educazione civica”. Sì, lo stesso Silvio dei condoni che hanno favorito la diseducazione civica.
Gianfranco Fini e il suo uditorio di “fessi”. Detto proprio così, in faccia agli italiani vecchio-giovani. Insomma, il furbo che riconosce ai fessi di essere stati dalla loro parte. E infatti i fessi applaudono.
In quei “10 15 o 50 eroi anonimi che rispettano le leggi”, si sintetizza tutta la stima che Fini ha degli italiani e dei suoi elettori che lo applaudono. Non a caso l’inquadratura del video va subito sull’imputato Altero Matteoli.
Per Fini la società che verrà avrà bisogno di istituzioni laiche ma rivendica subito l’identità cattolica. Un affastellamento di frasi contradditorie in cui Fini sogna “uno stato laico che non c’è perché il piduista ha stretto il patto di sangue col vaticano”. La legge bastarda che vieta alle persone di rifiutare le cure, targata Maurizio Lupi e Paola Binetti, è soltanto l’ultimo affronto all’etica dei doveri, all’educazione civica, e alla civiltà.
Fini, in piena crisi economica, parla di Dio e di laicità come “garanzia anti ideologica” e ammette di essersi piegato a 90 gradi per i piaceri di comunione e liberazione, votando la porcata sul testamento biologico di stato mafiocratico, che consegna ai tubicini il compito di fare da trat d’union fra la morte nel letto e la morte con degna sepoltura.
Fini riconosce che la legge sul testamento biologico di stato ha imbalsamato la libertà dei cittadini sovrani, di decidere che fare della propria esistenza.
Mister parrucchino piduista, seduto in prima fila, annuisce sorridente.
Fini riconosce “l’enorme consenso e di capacità organizzativa grazie al carisma del suo leader”, ma omette di ricordare le tangenti che quel kapo carisma pagò a Bottino Craxi, al fine di permettergli di costruire il consenso televisivo in barba alle leggi e alla Costituzione.
Nel dire “dobbiamo impegnarci per avere le idee giuste dell’Italia di domani” Fini riconosce ai suoi di essere fuori strada. Rivendica la “lealtà” che egli stesso, piegandosi a 90 gradi, ha dato al piduista e alla chiesa in tutti questi anni.
E chiude il suo triste epitaffio con un “viva il popolo della libertà” tradotto “viva i fessi che fino a 120 anni voteranno anche da vegetali attaccati a tubicini e cannette.
Il commiato di Gianfranco Fini dal pulpito delle laidità non poteva che finire con un “vasa vasa” sul cerone del piduista, che saluta l’uditorio di fessi con una bella frase sgrammaticata sugli ideali.
Frittata è fatta.
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