Visualizzazione post con etichetta Intercettazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intercettazioni. Mostra tutti i post

11/06/11

Bunga Bunga Reloaded.


L'affarista Flavio Briatore è coinvolto in un'inchiesta per evasione fiscale, e viene intercettato mentre è al telefono con il sottosegretario Santanchè. Le chiamate risalgono ad un paio di mesi fa, la procura di Genova trascrive tutto ed invia il materiale ai colleghi milanesi, competenti sul Ruby-Gate. E' roba loro. No, non si parla di barzellette, coca cola e cene eleganti. Qui si mette male. Il Premier trema. Ghedini pure. Sul sito non sono ancora disponibili, ma qui di seguito trovate tutto. Ecco il cuore delle intercettazioni uscite su Repubblica di oggi.

19/01/11

Clamoroso, Silvio Berlusconi si fa anche la fidanzata del trota


26 settembre 2010, ore 17:52. Emilio Fede parla al telefono con Barbara Faggioli

e le chiede della serata precedente. In particolare, vuole sapere quali siano le ragazze che si sono fermate per la notte con Silvio Berlusconi.

Emilio Fede: E... e allora? Con chi è rimasto? Due?
Barbara Faggioli: Mm, mh... in realtà è rimasto con quelle due, poi c'era la Cinzia e poi c'era la Anna, poi io so che... praticamente ha... ieri è rimasto anche d'accordo che tornava anche la Maristelle, poi c'era quella lì, la pupa, quella che è fidanzata con Renzo Bossi che è rimasta...


Sembra che la fidanzata del trota, al secolo la ventiduenne Elena Morali, frequentasse dunque i festini di Berlusconi, e che addirittura fosse stata scelta per fermarsi con lui per la notte. Il che significa una cosa sola.

Ora, se la Lega ce l'ha davvero duro, Renzo dovrebbe come minimo spaccare la faccia a quel vecchio porco, perché, diamine!, questi sì che sono motivi per aprire una crisi di governo e spezzare l'asse col PDL.

(*) ecco le 400 pagine di intercettazioni, per i temerari che come me hanno il coraggio di leggersele tutte.

Fonte articolo

SHF un nostro lettore ci segnala che nel file .pdf ci sono un pò troppi errori che inducono a pensare che non sia veritiero. Abbiamo fatto altre ricerche in internet ed abbiamo trovato questo articolo del Corriere della sera che spiega piuttosto bene la storia di questo file. Il primo sito a farlo girare in rete come dice il Corriere della sera è stato Dagospia e il file in questione lo si può trovare qui.


add page

07/01/11

Le intercettazioni di Mario Landolfi nell'inchiesta Cosentino-Camorra al vaglio della Camera

Nell'immagine Nicola Cosentino (a sinistra) e Mario Landolfi (a destra), imputati per la vicenda della società Eco4 SpA.

E' la fredda mattina di un giorno di metà dicembre. Il governo presieduto da Silvio Berlusconi si gode il successo e i fasti di una attesa e sperata conferma della tenuta della maggioranza parlamentare in entrambe le camere, l'umore della popolazione è diviso sull'interpretazione del voto di fiducia del giorno precedente tra delusione ed entusiasmo, la città di Roma, teatro dei terribili scontri di piazza avvenuti nel suo cuore meno di 24 ore prima, osserva con rabbia e sconcerto i postumi di una vera e propria guerra cittadina.

Mentre l'attenzione del paese intero è rivolta all'ultimo successo numerico del "berlusconismo", a Napoli prende vita una nuova tegola pronta a cadere su una maggioranza ebbra di ottimismo ma fragile nelle ossa: il GUP Alessandra Ferrigno, sciogliendo le riserve esposte nell'udienza dell'11 novembre, delibera l'invio presso la Camera dei Deputati della richiesta di utilizzo in fase processuale delle intercettazioni riguardanti l'onorevole Mario Landolfi, imputato per corruzione e truffa aggravate da connotazione mafiosa presso il Tribunale di Napoli.
Sei giorni dopo, il 21 dicembre, ad un soffio dalla chiusura delle attività parlamentari per la pausa natalizia (dal 23 dicembre al 9 gennaio), la domanda, racchiusa in un plico sigillato contenente copia della richiesta di rinvio a giudizio e la trascrizione delle intercettazioni in questione, perviene alla Camera.

Alla ripresa dei dibattimenti nelle aule di Montecitorio, la Giunta per le Autorizzazioni e, in particolar modo, la maggioranza parlamentare (o presunta tale), si imbatteranno in una nuova grana da risolvere, in grado di procurare guai di non poco conto per Mario Landolfi e di disintegrare i sottili e delicati equilibri che tengono in piedi una maggioranza fortemente instabile.

Le intercettazioni telefoniche che coinvolgono l'ex Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI ed attuale coordinatore campano del PDL si inseriscono nel filone d'indagine sui presunti rapporti d'affari tra Nicola Cosentino, lo stesso Landolfi e i clan camorristici campani (in particolar modo il clan La Torre, egemone a Mondragone e zone limitrofe nel periodo che va dal 2000 al 2005).
Il fulcro dell'intera vicenda è il consorzio CE4, società a capitale misto pubblico-privato specializzata nel trattamento dei rifiuti con un unico socio privato: la società ECO4, amministrata dai fratelli Michele e Sergio Orsi, entrambi condannati per associazione camorristica.
Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, "colletto bianco" del clan Bidognetti, Nicola Cosentino e, in misura minore, Mario Landolfi, sarebbero i "controllori politici" della società ritenuta essere dagli inquirenti nelle mani dei clan casalesi Bidognetti prima e Schiavone poi.

A capo della ECO4 SpA, in qualità di Presidente, c'è Giuseppe Valente, coimputato nei processi Landolfi e Cosentino e in stretti rapporti, oltre che con l'ex sottosegretario casalese del PDL, con Ugo Conte, sindaco di Mondragone per il centrodestra, detenuto in carcere dal luglio 2008 al gennaio 2009 e imputato per estorsione aggravata.
La vicenda che coinvolge Mario Landolfi ha inizio nel marzo 2004, quando il consigliere Maria D'Agostino è costretta alle dimissioni a causa di una condanna per favoreggiamento di un camorrista.
Eletta nelle liste di Forza Giovani (forza di opposizione in consiglio) nel giugno 1999, Maria D'Agostino transita rapidamente in Forza Italia, appoggiando la giunta guidata da Ugo Conte e divenendo elemento determinante in consiglio; le sue dimissioni obbligate comporterebbero l'elezione a consigliere del primo dei non eletti di Forza Giovani e, di conseguenza, la caduta della giunta.

Ugo Conte non è disposto a pagare questo prezzo e stringe un accordo con il consigliere di opposizione Massimo Romano, eletto nella lista di Rinnovamento Italiano.

Maria D'Agostino si dimette il 24 marzo 2004. Massimo Romano si dimette il giorno seguente, il 25 marzo. In luogo della prima, consigliera di maggioranza, entra in consiglio Alessandro Prisco, consigliere di minoranza per Forza Giovani. Al posto del secondo, esponente di opposizione per la Lista Dini, entra Benedetto Pagliaro che, nell'istante stesso della nomina, abbandona il proprio partito ed entra nella maggioranza di centrodestra, salvaguardando lo status quo del consiglio.

Naturalmente nulla si fa per nulla. In cambio delle "dimissioni di comodo", Massimo Romano ottiene, secondo il PM Alessandro Milita, la promessa di un incarico in giunta e l'assunzione della moglie, Daniela Gnasso, presso la Eco4.
E' qui che emerge lo stretto rapporto tra Valente, Presidente di ECO4, e Ugo Conte: con "l'assunzione truffaldina" della "signora Romano" presso la società in questione, in cui Daniela Gnasso non ricoprirà alcuna mansione ma per la quale percepirà diverse mensilità.

Ad un tratto Daniela Gnasso non viene più retribuita, resta in arretrato di almeno tre mensilità. Massimo Romano protesta più volte al telefono con Ugo Conte e con Giuseppe Valente, e nelle diverse occasioni lamenta la scarsa attività dimostrata in questo senso da Mario Landolfi.

...digli, "quello Massimo sta senza soldi", diglielo a Landolfi, non fa niente...

Nessuna delle conversazioni catturate contiene la voce di Mario Landolfi; tutte le intercettazioni sono state ordinate su utenze di soggetti che hanno tirato in ballo solo indirettamente il ruolo del deputato PDL nella vicenda. Un dettaglio che allegerisce la posizione processuale di Landolfi ma che rende la vita dura alla maggioranza parlamentare alla Camera: l'oggettiva insussistenza di "fumus persecutionis" impedisce alla Giunta per le Autorizzazioni e all'aula di Montecitorio di respingere con la consueta facilità di giudizio (e rapidità di esecuzione) la richiesta del Tribunale.
Inoltre, allo stato attuale delle cose, la maggioranza in Giunta gode del favore di un solo voto di scarto rispetto alle opposizioni, conteggiando a proprio favore anche i due deputati del gruppo misto, Cesario (ex PD) e Belcastro (ex MPA), mine vaganti in seno alla maggioranza; in aula, invece, il centrodestra è privo di una solida maggioranza numerica.

Il voto sulle intercettazioni di Mario Landolfi potrebbe porre definitivamente la parola fine alla proclamata persistenza della maggioranza di governo e potrebbe creare una disparità terribile con il trattamento riservato a Nicola Cosentino, l'utilizzo delle cui intercettazioni per il caso "Eco4" vennero rigettate dall'aula il 22 settembre scorso.

Fonte articolo

add page

31/07/10

Berlusconi si crede un amministratore delegato come Pacciani si credeva un chirurgo


Se te ne vai in giro con Pacciani a mutilare giovani donne, certo non puoi lamentarti se, nel pieno di un'impeto di frenesia chirurgica, al tuo compagno di merende scappa il coltellaccio di mano e ti tagliuzza il mignolo. E soprattutto, non puoi andartene in giro a giustificarti dicendo che il mostro non rispetta il giuramento di Ippocrate.

Così, Fini non può sbattere la porta accorgendosi solo ora che "Berlusconi si crede un amministratore delegato": che il suo compagno di merende considerasse il paese come la sua azienda personale, l'Italia SpA, a noi della rete era chiaro da molto tempo. Quindi delle due l'una: o Fini ha l'intelligenza politica di una casalinga di Voghera, oppure gli è sempre convenuto qualcosa che adesso non gli conviene più. Non si può entrare in pompa magna nella Banda della Magliana e poi andarsene perché la legalità non è al centro di un'associazione a delinquere.

Ma Fini è anche quello che si straccia le vesti per la rete e poi Giulia Bongiorno, finiana e presidente della Commissione Giustizia, non ammette neppure alla discussione in aula gli emendamenti al Diritto di Rettifica - comma 29 DDL Intercettazioni - presentati dalla rete per evitare la dolce eutanasia della blogosfera. Una impressionante lezione di coerenza.

Nel frattempo, qualcuno dovrebbe spiegare a Piero Ostellino la differenza tra una notizia non veritiera e la trascrizione di un'intercettazione. Oggi, a pagina 47 del Corriere, scrive:
« Se, invece, il giornalista pubblica i verbali dell'indagine di una Procura sa di non correre rischi. Anche se ciò che ha individuato non fosse veritiero, ledesse la rispettabilità dell'uomo pubblico, nessuno ne risponderebbe. »
Chiedete a postellino@corriere.it come fa un giornalista che pubblica il testo di un'intercettazione a divulgare qualcosa che non è veritiero. Il testo di un'intercettazione, telefonica o ambientale che sia, fintanto che riporta con puntualità quanto registrato, non è nè vero nè falso. Semmai, può essere rilevante penalmente oppure no. Ma questa è un'altra storia.

Partendo da questo assunto - sbagliato - Ostellino ne desume che la battaglia per la pubblicazione delle intercettazioni non sia stata una battaglia per la libertà di informazione. Bisognerebbe, cioè, completare la pubblicazione delle intercettazioni con le dichiarazioni degli avvocati e dei diretti interessati, ma è proprio quello che vuole fare lui ad esulare dal concetto di informazione. Ostellino vuole fare direttamente il processo, ovvero vuole anticipare la rettifica a monte, con il risultato che nell'attesa non si pubblicherebbe più nulla.

E poi, caro Ostellino, quale parte di "Io stamattina ridevo alle tre e mezza dentro al letto" beneficerebbe delle spiegazioni dei diretti interessati?

Fonte articolo

add page

24/07/10

Cambia il ddl bavaglio: una vittoria a metà per la stampa, una piena sconfitta per la rete


Era passato poco più di un mese dall'insediamento di Silvio Berlusconi e dell'intera compagine di governo a Palazzo Chigi. Poche settimane di esercizio del potere esecutivo, quando il ministro della Giustizia Angelino Alfano, su pressanti sollecitazioni da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, presentava presso la Camera dei Deputati il disegno di legge numero 1415.

Era il 30 giugno 2008 quando il governo avviò la cruda battaglia per la riforma sostanziale del potere d'indagine dei pubblici ministeri, dell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche e del diritto di cronaca sulle indagini giudiziarie in corso. La rapidità di presentazione del provvedimento mostrava, senza lasciare troppo spazio ai dubbi soggettivi, l'importanza e la priorità che l'intera maggioranza assegnava a questo genere di proposte.

Dell'impianto originario di quel disegno di legge che in seguito verrà meglio conosciuto come il "ddl intercettazioni" o il "ddl bavaglio" oggi non resta quasi più niente. L'amarezza ed il pesante senso di sconfitta ed impotenza registrati nei toni e nelle parole utilizzate da Silvio Berlusconi per criticare le ultime evoluzioni di una legge a lui tanto cara esprimono con chiarezza quanto poco rimanga di quel soffocante bavaglio datato giugno 2008.

L'emersione dell'ultimo ennesimo scandalo politico-giudiziario, quello della loggia P3, ha senz'altro accelerato la forza dei "riformatori" interni alla maggioranza di governo; le riforme presentate ed approvate in Commissione Giustizia dal governo, dal relatore Giulia Bongiorno e dal deputato Enrico Costa, snaturano in buona parte il provvedimento.

Pubblici ministeri e GIP responsabili della scelta delle intercettazioni rilevanti da impiegare nel processo e immediatamente pubblicabili, facilitazioni nell'impiego di microspie per le intercettazioni ambientali, abrogazione della richiesta d'autorizzazione alla Camera dei Deputati, possibilità di intercettazione di ignoti, riduzione delle pene amministrative, intercettabilità libera dei "reati spia per mafia" ed altro ancora.

Eppure, le limitazioni al diritto di informazione, a quel genere d'informazione spesso amatoriale ma non per questo meno affidabile, che non trova asilo in quegli ordini professionali tipicamente italiani, restano più salde che mai: la Commissione Giustizia della Camera ha rigettato tutti gli emendamenti abrogativi e di modifica a quella norma che impone l'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti d'informazione.
La norma, che di fatto consegna nelle mani dei "soliti noti", uno strumento per uccidere la libera informazione in rete, una vera e propria mannaia sul web, non può essere messa in discussione: l'equiparazione legale tra blog e testate giornalistiche è uno dei punti inintaccabili di questo governo e come tale dev'essere difeso strenuamente dall'intera compagine parlamentare.

L'informazione in rete sembra intimorire più di uno stuolo di "toghe rosse" e famelici giornalisti anti-governativi; lo dimostra, ancora di più, il mantenimento di quel "comma D'Addario", la norma che impone 3 anni di carcere a chi registra segretamente conversazioni a cui si sta prendendo parte.
L'esclusione della punibilità non va ad a tutelare chi opera queste registrazioni "a scopo di giornalismo", ma solo per coloro che risultano regolarmente iscritti all'Ordine dei Giornalisti.

Un blogger che dovesse registrare in audio o in video una conversazione dai profili illeciti o dalla straordinaria importanza giornalistica avrà di fronte a se tre strade: la pubblicazione del nastro e la conseguente condanna a 3 anni di reclusione, l'attribuzione della registrazione ad un giornalista iscritto all'Ordine (che, di conseguenza, si approprierà di onori ed oneri) o la cancellazione di una prova giornalistica sensazionale.

Questa limitazione, accompagnata allo stringente obbligo di rettifica, di fatto costituisce un'arma letale contro i tanti (e crescenti) divulgatori di verità in rete. Queste norme trasformano un bavaglio soffocante in un bavaglio leggermente allentato, che lascia qualche possibilità di respiro, una striscia di stoffa colorata con toni pastello, ma che sempre bavaglio resta.

I comprensibili toni trionfalistici dei giorni addietro con cui le opposizioni e la stampa hanno salutato lo stravolgimento del disegno di legge Alfano hanno, di fatto, distolto l'attenzione sui punti ancora controversi del provvedimento ancora in esame. Il disegno di legge sulle intercettazioni rappresenta ancora un'arma utile, seppure parzialmente spuntata, per i protagonisti di atti criminosi, persegue chi dimostra con prove filmate un tentativo di reato a proprio danno e tutela l'autore del reato, proclama il "de profundis" per l'informazione libera in rete ed impedisce, alla stampa tutta, il diritto al racconto di conversazioni di interesse collettivo ma ininfluenti dal punto di vista giudiziario, come le risa divertite della cricca in occasione della morte di 308 civili in quel di L'Aquila, le "dichiarazioni d'amore" di Giampiero Fiorani rivolte ad Antonio Fazio o lo spasmodico interesse per le scalate bancarie di Piero Fassino, Massimo D'Alema e Nicola Latorre nelle telefonate spese con l'A.D. di Unipol Giovanni Consorte.

La battaglia contro il DDL Intercettazioni più che conclusa sembra essere appena cominciata. Ed una pubblica resistenza del mondo dell'informazione libera contro il ddl bavaglio ora assume importanza più che mai.

Fonte articolo

add page

18/07/10

L'antifrasi

Woody_Allen_il_divano.jpg

Intercettazione dell'aprile 2010. Luogo imprecisato in Brianza.

B/P3: L'Italia è fallita
T/Rex: E' sufficiente non dirlo
T/Rex: ... e dire il contrario è ancora più efficace!
B/P3: Ma l'Italia è fallita lo stesso, ogni mese il debito pubblico cresce di 10/15 miliardi, sai perfettamente che tra poco non riuscirai a pagare gli interessi sul debito... Raccontare balle non serve più... 1900 miliardi di debito previsti per la primavera 2011...
T/Rex: Faremo la politica dell'Antifrasi (*)1...
B/P3: Antifrasi?
T/Rex: Si, un po' come l'Antimafia che si mette d'accordo con Provenzano...
B/P3: (Risate...)
T/Rex: E' semplice, faremo il contrario della Grecia
B/P3: Spiegami
T/Rex: George Papandreou ha annunciato il default, tu dirai che siamo in ripresa, che stiamo meglio della media degli Stati europei (*)2
B/P3: Io lo dico pure, sai che non ho problemi... ma la barca affonda comunque... La disoccupazione reale è la più alta di Europa, gli stipendi sono i più bassi e i soldi della cassa integrazione stanno per finire
T/Rex: La Grecia ha prima dichiarato la crisi e poi ha attuato le misure anti crisi. Una figura di merda... Noi faremo invece una bella figura. Attueremo le misure anti crisi senza dichiarare il pre default, ma diremo che sono per il rilancio
B/P3: Gli italiani sono stupidi, ma non fino a questo punto...
T/Rex: Tu li hai sempre sopravvalutati, altrimenti gente come Ingroia e Travaglio sarebbe già in carcere tra l'esultanza del popolo. Beh, con loro puoi sempre provarci più avanti...
B/P3: Abbiamo alternative?
T/Rex: Sì, il colpo di Stato, ma lo vedo bene solo come ipotesi di riserva, Papandreou ha bloccato gli stipendi dei dipendenti pubblici, aumentato l'età pensionabile, messo in vendita le isole greche (*)3. Noi faremo lo stesso. La chiameremo manovra per lo sviluppo e diremo che ce la impone l'Europa. L'Italia sarà venduta ai privati attraverso il federalismo demaniale, per la pensione ci vorranno oltre 40 anni di contributi e ci sarà il blocco degli aumenti al settore pubblico per tre anni. L'importante è tenersi buone la Confindustria e le banche. Non toccheremo i guadagni delle concessioni pubbliche e non tasseremo il settore bancario
B/P3: Che ne dici di due spaghetti alla puttanesca e un branzino?
T/Rex: Eccellente idea, a tavola volevo parlarti dei Parchi Pubblici in concessione ai privati e della tassa sul macinato, sai... quella vecchia legge dell'Ottocento di Luigi Menabrea
B/P3: Ah, volevo chiederti, ma il default riusciremo a evitarlo?
T/Rex: No, ma non se accorgerà nessuno

(*)1 Antifrasi: consiste nel dire il contrario di ciò che si pensa. Si divide in ironia (più leggera) e sarcasmo (pesante)
(*)2 Fatto effettivamente avvenuto con la dichiarazione di crescita del Pil italiano superiore agli Stati europei (+ 0,4%)
(*)3 Marzo 2010, il Governo greco vara una serie di misure volte a sanare i conti pubblici, quali il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici e una riforma del sistema pensionistico, per un totale di 4,8 miliardi di euro

Fonte articolo

add page

17/06/10

Le tre scimmiette di Telecom

lannuttitelecomscimmiette.jpg


Per leggere l'intervista clicca qui



Share/Save/Bookmark
add page

Intercettazioni, accompagnamenti coattivi e segreti: i guai di Ghedini (e Berlusconi) per i nastri Fassino-Consorte



E' il 4 aprile 2005. In tarda serata, dopo una misteriosa attesa dell'esito sulle elezioni regionali durata ore, giungono i dati definitivi della competizione elettorale: 11 regioni su 13 finiscono nelle mani del centrosinistra. L'Unione raccoglie complessivamente il 52,1% delle preferenze, la Casa delle Libertà si arresta al 44,8%.
Mai fino ad allora il centrosinistra aveva superato la soglia del 50%. Mai il centrodestra aveva raggiunto percentuali di voto così basse.

Un anno più tardi, 9-10 aprile 2006, le elezioni politiche nazionali. Il dato nazionale è stravolto: il centrosinistra prevale alla Camera per appena 24 mila voti e perde al Senato di oltre 428 mila. Il resto, il governo Prodi e l'affaire Dini-Mastella, è storia nota.

Tra queste due date l'evento a cui molti assegnano il pesante ruolo di "sovvertitore dell'andamento elettorale politico nazionale": la vicenda giudiziaria dell'illecita scalata a BNL tentata da Unipol all'interno del più grosso scandalo finanziario denominato Bancopoli.

Il 27 dicembre 2005 "Il Giornale" pubblica in esclusiva le trascrizioni delle intercettazioni tra l'allora leader dei DS Piero Fassino e l'AD di Unipol Giovanni Consorte. E tra di esse, la celebre domanda del politico: "Allora, abbiamo una banca?". Altri stralci troveranno luce, sullo stesso quotidiano, nei giorni a seguire, fino al 2 gennaio.

L'intercettazione non era stata ancora depositata agli atti e nemmeno trascritta ad uso dei magistrati. Ma finisce sulla scrivania del direttore Maurizio Belpietro. E da lì nei tg e sui quotidiani di tutta Italia per oltre 4 mesi. Il bombardamento mediatico è in grado di distruggere l'immagine di un centrosinistra che sembra interessato quasi più alle scalate bancarie illecite che alle emergenze di un intero paese. Ed è questo ciò che accade.

Nel mese di ottobre 2009 la Procura di Milano, con oltre 4 anni di ritardo, giunge ad una possibile verità sull'intera vicenda, la storia di un nastro che potrebbe aver stravolto le preferenze elettorali di milioni di italiani.

Parla uno dei presunti protagonisti della vicenda, Fabrizio Favata, imprenditore milanese socio ed amico di Paolo Berlusconi. Racconta di quando viene contattato da Roberto Raffaelli, AD di Research Control System, azienda affittuaria alla procura di Milano degli strumenti per le intercettazioni. Illustra il suo ruolo di tramite tra il possessore illecito dei nastri segreti (Raffaelli) e il suo ex socio (Paolo Berlusconi). E riferisce del celebre incontro a Villa San Martino, dimora di Silvio Berlusconi, alla vigilia di Natale del 2005, durante il quale, seduti su candide poltrone e accanto ad un bianco albero di natale, Raffaelli e Favata consegnano il celebre nastro all'allora premier che riconoscerà la consistenza dell'inaspettato regalo natalizio con la frase "“Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno”.

Sulla vicenda indaga la Procura di Milano, che ad oggi ha incriminato per concorso in curruzione, rivelazione del segreto d'ufficio e accesso abusivo a sistema informatico il duo Favata-Raffaelli. Il primo è indagato, inoltre, per la ripetuta estorsione operata a danno dello stesso Raffaelli: minacciando di rivelare tutto ai giornali, si sarebbe fatto donaro ben 300 mila euro dal co-indagato.

Favata, nel 2007, in piena crisi economica personale, dapprima cerca la promessa ricompensa a Paolo Berlusconi, che si nega, poi comincia un personale giro delle sette chiese alla ricerca di possibili compratori di verità: Il Foglio, Panorama, L'Espresso, L'Unità.
Tra le due fasi, la richiesta di denaro all'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, per mezzo del suo collaboratore, l'avvocato Piersilvio Cipollotti.

Il 21 dicembre 2009, dopo le confessioni di Favata, Ghedini viene chiamato a deporre in Procura. Si presenta rivelando non più di quanto già di pubblico dominio (Repubblica pubblicava un primo articolo esclusivo sulle rivelazioni di Favata il 10 dicembre) e, alla richiesta di fornire "sommarie informazioni" sulla vicenda in questione, decide di presentare, 8 giorni più tardi, una nota in cui nega di aver mai incontrato i due indagati. Ma non fa alcuna menzione alla vicenda del nastro.

Tra l'11 gennaio 2010 e l'8 febbraio 2010, viene richiesta la sua presenza in Procura in diverse occasioni (almeno 4 convocazioni ufficiali), che Niccolò Ghedini dribblerà sistematicamente, talvolta non adducendo alcuna motivazione.
In seguito all'ultimo rifiuto, 4 giorni fa il pm di Milano Massimo Meroni ha fatto formale richiesta alla Camera dei Deputati di autorizzazione alla misura dell'accompagnamento coattivo per mezzo della forza pubblica dell'Onorevole Niccolò Ghedini presso gli uffici dei magistrati inquirenti.

Questa mattina, la Camera dei Deputati ha reso pubblico il documento [PDF] della richiesta avanzata dalla Procura di Milano. Nella serata di ieri, Niccolò Ghedini diramava una nota in cui informa la stampa della decisione, non confermata, della Procura di ritirare la richiesta. Ed aggiungeva la propria disponibilità ufficiale a recarsi dagli inquirenti, ma a patto di non testimoniare sull'intera vicenda, in quanto protetta dal segreto professionale che lo lega ai fratelli Berlusconi, "potenziali indagati", come li definiva lo stesso Ghedini in una nota depositata in Procura l'8 febbraio scorso.

Eppure, l'incompatibilità a testimoniare addotta da Ghedini (art. 197 lettera d del codice di procedura penale), fa riferimento alle sole informazioni ottenute in fase investigativa ed è stata introdotta nell'ordinamento italiano nel 2003 con la legge 397 che garantisce per la prima volta ai difensori il diritto alle indagini, al pari delle Procure della Repubblica.

Allo stato attuale delle cose, Niccolò Ghedini conferma di possedere notizie sulle vicende del nastro incriminato, definisce curiosamente il premier "potenziale indagato" e rifiuta di comparire in qualità di teste presso gli uffici della Procura, adducendo inoltre motivazioni legali ritenute inconsistenti dai pubblici ministeri (deputati a giudicare, loro e solo loro, le ragioni di legittimo impedimento alla deposizione dei testimoni).

Il mistero delle presunte responsabilità di Silvio Berlusconi, Paolo Berlusconi e Niccolò Ghedini a proposito della ricettazione dei nastri oggi si lega ad un mistero ben più corposo: il numero di mancate udienze dell'onorevole Ghedini alle quali dovranno prepararsi i giudici di Milano in attesa di conoscere la realtà dei fatti.

Fonte articolo

Share/Save/Bookmark
add page

29/05/10

Se il ddl intercettazioni fosse già legge...



Giornalisti accampati in ogni angolo dentro e fuori dall'edificio, funzionari e consulenti protagonisti di un via vai interminabile, portaborse che popolano tutti gli uffici del palazzo, agenti di polizia all'ingresso e le immancabili autorità in blazer blu o nero.
E' questa l'immagine stereotipo di Palazzo Madama: un continuo brulicare di personaggi in giacca e cravatta tra una stanza e l'altra del Senato, tra una riunione in aula e una in commissione, passando per la buvette e la Sala Maccari.

Quella sera l'edificio è quasi completamente vuoto. Luci spente in tutte le stanze tranne che in una.

E' lunedì sera, il giorno ed il momento della giornata più inconsueti per un dibattito parlamentare. Ma la discussione riguarda il provvedimento politico più controverso degli ultimi mesi, forse degli ultimi anni, oltre che una proposta di legge da approvare alla svelta.
E' il celebre disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.

Ed è proprio in quella seduta notturna di oltre 6 ore, conclusasi alle ore 3 del mattino, che la Commissione Giustizia del Senato ha dato il suo ok definitivo al provvedimento, che ora passa sotto i riflettori dell'aula.
I tanti propositi di "passi indietro", di "dietro-front", di "ritorno all'originale", si scontrano contro una realtà dei fatti che mostra un provvedimento con limiti più rigidi, nuove barriere al diritto di cronaca e pene più pesanti per i potenziali trasgressori.

La legge, che ora si troverà di fronte l'ultima discussione in aula al Senato e poi la procedura dibattimentale alla Camera dei Deputati, andrà ad alterare l'intero quadro d'informazione conosciuto finora. Notizie, indiscrezioni e reportage su fatti giudiziari finora dati per scontati, un giorno diventeranno tabù. E i colpevoli e gli indagati di oggi, un domani saranno innocenti senza macchia e senza accuse.
Un disegno di legge come questo, approvato un anno fa, avrebbe cambiato drasticamente il corso degli eventi nel nostro paese.

L'intero scandalo che ha letteralmente travolto la Protezione Civile, aprendo i riflettori sul celebre "sistema gelatinoso" di corruzione ed appalti che vede coinvolti in prima persona come indagati privilegiati l'imprenditore Diego Anemone ed il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, oggi sarebbe storia segreta.
Avremmo di fronte ai nostri occhi una Protezione Civile che si fa impresa, strutturandosi come SpA, ed in grado di essere macchina organizzatrice di ogni grande evento al di là (o al di sopra) di tutte le leggi ed una classe imprenditoriale corrotta e corruttrice in grado di allargare le proprie ali su ogni opera di interesse pubblico.
I nomi di Claudio Scajola, Denis Verdini e Sandro Bondi non assumerebbero alcun significato al di fuori del proprio ruolo politico; le storie di regali architettonici e delle corti del potere avrebbero dovuto attendere chissà quanto per venire alla luce. Semmai l'avessero vista.
L'intera vicenda sulle pressioni operate dal premier Silvio Berlusconi su organi di controllo come l'Agcom per i propri interessi elettoral-televisivi (a partire dalla soppressione di programmi come Annozero) sarebbe rimasta nascosta negli archivi audio della Procura di Trani.
Patrizia D'Addario ora starebbe subendo un'incriminazione per registrazione fraudolenta, con una probabile condanna a 4 anni di reclusione. Le registrazioni audio sarebbero coperte da segreto, impubblicabili e pronte alla distruzione immediata al momento della sentenza. E il suo nome, ignoto a tutti fuorché al Presidente del Consiglio, sarebbe uno dei tanti che allungano le liste di detenuti italiani.
Alberto Tedesco e Domenico Frisullo forse sarebbero ancora elementi di spicco della giunta regionale pugliese. La loro apparente pulizia penale avrebbe sicuramente eluso il celebre repulisti operato dal Presidente pugliese Nichi Vendola nel giugno 2009 e lo scandalo sugli appalti della sanità nel tacco d'Italia sarebbe storia nota ai soli procuratori di Bari, i cui nomi, oggi noti, sarebbero inevitabilmente avvolti nel mistero.
Luciano Moggi avrebbe mantenuto il suo ruolo di padrone del campionato di calcio e della corruzione imprenditoriale fino allo scorso mese, quando ha preso il via il processo Calciopoli presso il Tribunale di Napoli.
Leo Nodari, presidente dell'associazione "Società civile Abruzzo", sarebbe ora sotto processo per aver pubblicato il fuorionda tra Gianfranco Fini ed il procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi in occasione del "premio Borsellino" in cui discutevano di Silvio Berlusconi, Gaspare Spatuzza e Nicola Mancino. E rischierebbe, così come Patrizia D'Addario, 4 anni di carcere.
Per aver raccolto e pubblicato una conversazione pubblica.

Fonte articolo

Share/Save/Bookmark
add page

Da Pdl e Lega un emendamento sulle violenze sessuali: niente arresto nei casi minori


Poco fa ho letto di un emendamento inserito da Pdl e Lega Nord, nel disegno di legge sulle intercettazioni che riguarda le violenze su minori ....

Secondo l'emendamento, non scatterà più l'obbligo dell'arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minorenni ... se di minore entità.

Premetto non sono un grande intenditore di "legge" ... ma quello che mi chiedo è: come verrà stabilità questa "minore entità" ? e sopratutto, cosa c'è di minore, in una violenza subita da un minorenne?

Fonte articolo

Share/Save/Bookmark
add page

09/05/10

Tutela del racket e reato di giornalismo d'inchiesta nel DDL intercettazioni



Le intenzioni del governo e della maggioranza parlamentare sul disegno di legge sulle intercettazioni sembravano essersi modificate sensibilmente dopo l'approvazione del provvedimento alla Camera dei Deputati, avvenuta nel mese di giugno 2009. Il rallentamento del dibattito parlamentare in Commissione Giustizia del Senato, l'introduzione di alcuni emendamenti richiesti dalle opposizioni e l'approvazione di alcune correzioni tecniche sembravano costituire segnali da leggersi come una inattesa volontà di rallentare la furiosa corsa verso l'approvazione iniziata nel luglio 2008.

Poi, nuovamente, l'ulteriore svolta. Proprio in quest'ultima settimana di dibattito; il governo ha imposto una nuova vistosissima accelerata, avviando per ben 3 giorni a settimana sedute mattutine e pomeridiane dedicate esclusivamente al DDL in questione, e presentando nuovi emendamenti in grado di accrescere drasticamente l'impianto proibizionista e punitivo.

I punti più controversi del provvedimento (la rimozione di un giudice che rilascia pubbliche dichiarazioni sul procedimento, il divieto di diffusione e pubblicazione di documenti e intercettazioni anche non segreti a pena di ammende e reclusioni che arrivano fino a 6 anni, l'introduzione del limite inderogabile dell'ascolto a 60 giorni, distruzione automatica di documenti e nastri utilizzati in processi passati in giudicato, limite massimo di spesa per ciascuna procura e divieto di riutilizzo delle intercettazioni) hanno goduto di una strenua difesa da parte di tutti gli esponenti della maggioranza, con il rigetto sistematico di tutti gli emendamenti delle opposizioni.
Anche i tentativi di moderazione delle pene o di introduzione di alcune blande deroghe al rigido sistema di impiego delle intercettazioni hanno visto il "niet" deciso dell'intera compagine governativa.

D'altro canto, la maggioranza non si è limitata alla sola conservazione dei diversi commi del provvedimento, ma ha rilanciato la posta in gioco, introducendo alcune proposte di modifiche alla stesura originaria; tra di esse, una in particolare sembra destinata a suscitare nei prossimi giorni durissime polemiche.

Con l'emendamento 1.2007 (testo 2), il relatore del DDL, il Senatore Roberto Centaro (PDL), promotore tra le altre cose di un provvedimento teso a consentire per gli imputati la ricusazione dei pm qualora risultassero essere prevenuti sulla colpevolezza dell'imputato, stando alle contestazioni dell'opposizione, sembra porgere un enorme assist alla criminalità organizzata e al contempo un durissimo schiaffo al giornalismo d'inchiesta.

Il testo della modifica, presentata il 20 aprile scorso in commissione, punisce con la reclusione fino a 4 anni chiunque registri di nascosto una conversazione ambientale a cui egli stesso partecipi, senza alcuna distinzione di contesto, di origine o di scopo. A titolo di eccezione, il solo caso in cui tali intercettazioni risultino essere utilizzate in un procedimento giudiziario.
Ma fino all'eventuale (e quindi non sicuro) impiego di tali risorse in qualità di prove ufficiali, il suo autore riceverebbe automaticamente un'incriminazione penale.

La conseguenza di un tale provvedimento (che si applicherebbe a tutti i processi in corso e che sembra essere ritagliato attorno alla "vicenda" Patrizia D'Addario) impedirebbe ad ogni cittadino di raccogliere stralci di discussione con qualsiasi altra persona.
In altre parole, un imprenditore siciliano intento a registrare un tentativo di estorsione da parte di cosche mafiose locali, si troverebbe ad essere arrestato e a rischiare una condanna detentiva di 4 anni. Lo stesso accadrebbe ad un giornalista specializzato in servizi d'inchiesta che registrasse di nascosto atti, eventi o dialoghi tra persone ignare di essere intercettate.

Le prossime sedute, previste per la prossima settimana e intrise di numerose votazioni agli emendamenti, saranno decisive e ci diranno se il recente provvedimento verrà stralciato dalla maxi-legge sulle intercettazioni o se si prospetteranno, nel buon nome della privacy, tempi duri per gli eroi solitari.

Fonte articolo

Share/Save/Bookmark
add page

17/04/10

Il PDL supera le divisioni, blinda le intercettazioni e salva dal processo Nicola Cosentino


Nicola Cosentino e Silvio Berlusconi. Nicola Di Girolamo e Gianfranco Fini. Pedine e giocatori nella partita a scacchi per la conquista del PDL?

Lo scontro che in queste ore si sta consumando tra il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e quello del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, sembra assumere caratteristiche profondamente diverse da quelle riscontrate durante i numerosi precedenti attriti e scossoni che hanno arricchito la due anni di governo dell'esecutivo Berlusconi IV.
Le indiscrezioni lasciano via via il passo a dichiarazioni di pubblico dominio, le incomprensioni sui temi politici dell'agenda sono divenute vere e proprie incompatibilità di ruolo, le ragioni di scontro si fanno largo prepotentemente.
E tutto si presta a chiudersi con una improbabile spaccatura insanabile o con la consueta amorosa riappacificazione.

I temi causa dell'ennesimo divorzio in casa PDL, stando alle indiscrezioni dei soliti noti (Repubblica, Corriere, Stampa), sono molteplici: dalle accuse reciproche sul bencelato fallimento elettorale del PDL (a partire dalla regione Puglia per arrivare all'intero comparto settentrionale) al ruolo della Lega, dalle riforme costituzionali targate Calderoli alla questione primaria dei ruoli e della spartizione dei poteri all'interno del maxi-blocco della libertà.

Eppure una questione di non secondaria importanza arriva ad affacciarsi sul "campo di battaglia" del centrodestra, una vicenda che, data la tempistica, sembra quasi ricoprire il ruolo di ultima goccia nel vaso.

Circondata dal funereo silenzio della stampa, la Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio si è riunita nella mattinata di mercoledì per terminare la discussione sulla richiesta di utilizzo delle intercettazioni avanzata dalla Procura di Napoli in relazione al processo che vede imputato l'onorevole Nicola Cosentino.

Nicola Cosentino è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, così come lo è ancora oggi il suo ex collega a Palazzo Madama Nicola Di Girolamo. Per il primo il grosso dell'accusa si regge sulle decine di intercettazioni telefoniche che ne dimostrerebbero, secondo gli inquirenti, la contiguità con i clan camorristici Bidognetti prima e Schiavone poi; per il secondo cambia solo la collocazione: la Campania diventa Calabria e i clan casertani vengono scalzati dalle 'ndrine di Isola Capo Rizzuto.

Per entrambi le procure di competenza hanno emesso richieste d'arresto e per entrambi sono spuntate mozioni parlamentari richiedenti dimissioni forzate. L'ex senatore, vicino ad AN e a Gianfranco Fini a detta dell'indagato stesso, è ora agli arresti e in attesa di processo. Il deputato in carica, dal passato socialdemocratico e profondamente legato a Silvio Berlusconi, è in piena libertà, grazie alla strenua difesa parlamentare operata in aula dall'intero gruppo parlamentare.

E se per Nicola Di Girolamo lo spirito giustizialista pre-elettorale del centrodestra ne ha imposto lo "scaricamento", lo stesso discorso non vale per il suo omonimo campano, chiamato in causa da numerosi collaboratori di giustizia come braccio politico e amministrativo dei clan casertani.
Attorno alle ore 10 di mercoledì 14 aprile, la Giunta per le Autorizzazioni, dopo uno stringato dibattito sulle opportunità, ha rigettato la richiesta della Procura di Napoli di utilizzo delle intercettazioni nel processo a carico dell'onorevole sottosegretario, raccogliendo i voti favorevoli al diniego di PDL, Lega Nord e Radicali-PD (per mano di Maurizio Turco) e i soli voti contrari di PD e IDV.
All'aula di Montecitorio spetterà l'ultima parola. E la scelta chiave se confermare la proposta della maggioranza parlamentare o rigettarla, inaspettatamente.

24 ore dopo il diniego all'uso delle intercettazioni (una mossa decisiva per gli esiti processuali, tale da mettere in dubbio la fattibilità dell'intero processo) prendeva vita il più duro scontro tra Berlusconi e Fini degli ultimi 24 mesi. Coincidenze?

Fonte articolo


Share/Save/Bookmark
add page

10/04/10

Ehm, no, mi sa che questa non Attacca.


"... Volete le intercettazioni a tappeto su tutto e su tutti, cioè volete essere spiati anche a casa vostra?".
[Silvio Berlusconi - Manifestazione Pdl, 20.3.2010]

Ecco, questo uno degli interrogativi che il Presidente Silvio Berlusconi proponeva al M-ahaha-ilione di Piazza del Popolo, una ventina di giorni fa. Non lo so, ma quel "Nooooo!" della folla non è che mi avesse particolarmente convinto, un po' perchè Papi l'aveva messa giù un attimino intimidatoria, un po' perchè il pubblico era stato pagato, ed essendomi imbattuto in qualche dato interessante ho deciso di ritornare sul tema. Tra l'altro la cosa calza a pennello perchè al Convegno di Confindustria è appena successo un episodio magnifico. Alzi la mano chi pensa di essere stato intercettato!, comanda Berlusconi, e l'intera platea di industriali sù, la mano al cielo! Fosse finita qui, sentite che ha detto:

"A breve il Senato discuterà il testo sulle intercettazioni, una legge che ci darà la possibilità di parlare liberamente al telefono".

Bene, ma cosa pensano i cittadini di tutto questo? Hanno davvero paura di essere spiati in casa propria, di vivere in uno Stato di Polizia Telefonica, di non poter più spettegolare con la vicina di casa del figlio del fornaio? Nonostante il bombardamento catodico-quotidiano che indica nelle intercettazioni telefoniche e nel lavoro svolto da certi magistrati il Primo Problema italico, sembrerebbe che da questo punto di vista le persone comuni la pensino in maniera differente.

Prendiamo ad esempio l'ultima ricerca dell'Intelligence Culture and Strategic Analysis, roba di Cossiga e Minniti: il 75% dei 1.200 intervistati è "significativamente favorevole alle tecniche di intercettazione ambientale e telefonica", mentre il 66% dice di essere nettamente contrario alle attività di disinformazione sui media, "ossia alla produzione e divulgazione di false informazioni e falsi dossier" [fonte: La Stampa]. Un risultato praticamente antitetico alle esigenze papali: Berlusconi si scandalizza se lo beccano al telefono mentre cerca di decapitare professionalmente un giornalista scomodo, o mentre ridacchia di Boss Mafiosi bombaroli suoi ex-coinquilini, ma non fa una piega se c'è da portare in Parlamento un ex-giornalista radiato perchè al Soldo dei Servizi e perchè generatore di notizie false (con relative vittime) in cambio di danaro. Anzi, sembrerebbe che Papino tra il 2001 ed il 2006, come scrive anche Peter Gomez sul Fatto del 24 dicembre, avesse la sana abitudine di utilizzare i Servizi Segreti per "neutralizzare", "dissuadere", "anche con misure e provvedimenti traumatici" quei Politici, Magistrati, Intellettuali e Giornalisti che non gli erano particolarmente congeniali. Tranquilli, il segreto di Stato seppellirà tutto per benino.

Pure alcuni sondaggi di Radio 24 (ingrandisci la foto) possono aiutarci a comprendere meglio il sentire popolare. I risultati anche in questo caso sono chiarissimi: gli ascoltatori di "Bianco o Nero?", trasmissione che propone ogni giorno un quesito sul tema del momento, sono nettamente favorevoli all'utilizzo delle intercettazioni. Per loro non se ne fanno troppe, è giusto pubblicarle sui giornali ed è pure giusto sapere tutto quello che dice un Politico al telefono.
Già, come avete visto per questo post non ho preso in considerazione sondaggi promossi da istituti Trotskj-Maoisti, anche perchè se le domande poste da Radio 24 venissero girate, ad esempio, ai lettori del Fatto Quotidiano, i risultati sarebbero ancora più schiaccianti. Perchè sì, conosciamo l'importanza del Bisturi per il Chirurgo e del Telescopio per l'Astronomo. E perchè no, non siamo tutti intercettati, e la maggior parte di noi non conosce manco una persona finita ingiustamente sui giornali perchè mandava telefonicamente il cugino a quel paese.

Prepariamoci a difendere la nostra dignità di cittadino dai luoghi comuni sparati sistematicamente via etere su questo fondamentale strumento d'indagine. Ci dicono che l'Italia è il Paese che intercetta più di tutti. Peccato che in Italia ogni intercettazione debba essere autorizzata da un Giudice, e che quindi risultino tutte, dalla prima all'ultima, a differenza di quello che avviene in altre grandi Democrazie: solo gente come Bonaiuti può non saperlo (colposamente o dolosamente), ma in Inghiliterra perfino autobulanze ed enti comuni possono farle, per non parlare degli Usa, dove vigili urbani e autorità finanziarie da questo punto di vista hanno più poteri dei nostri Pm. Altrove non le contano, qui sì. E se anche in proporzione intercettassimo più degli altri mi sembrerebbe normalissimo, in Svezia e Austria non ci sono Camorra, 'Ndrangheta, Cosa Nostra ed un'infinità di altri rivoli criminali, nè la Classe Dirigente più corrotta d'Occidente. Dove lo trovate voi un Partito di Governo capace di rappresentare in Parlamento le 3 principali mafie del Paese? Ci dicono che costano troppo, le intercettazioni. 4 euro a testa l'anno. Mentre la Corruzione ce ne costa 1.000, secchi. E potremmo risparmiare moltissimo se lo Stato acquistasse le attrezzature invece che noleggiarle, oppure obbligasse società come Vodafone o Telecom a fornire il servizio gratis.

Grandi Processi di Mafia, Pedofili, Killer, Bancarottieri, Politici Collusi e Corrotti, senza intercettazioni quanta gente non avrebbe visto giustizia, quanto "odio" a piede libero, nel Paese dei Contrappesi crollati a terra, degli Anticorpi debilitati, dell'Opposizione degli Enrico Letta, degli Enrico Letta!, del Tg1 in preghiera perpetua verso Arcore, del Corriere occupato dai Franco-Battisti? Più Magistratura e Giornalismo continueranno a fare il proprio mestiere - e non sono molti - più il Potere affogherà nella propria putrescenza, più Berlusconi accellererà per chiudere questa partita, forse l'ultima, già troppe volte rimandata. Rimandata anche perchè il Paese Reale da quell'orecchio non ci sente, almeno finchè dura.


Fonte articolo


Share/Save/Bookmark
add page

24/03/10

Più privacy e meno intercettazioni. A chi conviene davvero?

Quanto da fastidio il testo di una telefonata? A far discutere sono sempre loro, le intercettazioni telefoniche che da un pò di tempo a questa parte stanno facendo emergere dai più nascosti bassifondi orrori e nefandezze della nostra classe dirigente. Piero Ostellino sul Corriere della Sera di ieri (23/03/2010 n.d.r.) sostiene «che le intercettazioni siano utili per combattere il crimine è indiscutibile. Ma è anche indiscutibile che siano pericolose se usate per denunciare l’immoralità». Il problema di fondo è proprio questo: abbiamo una parte politica che sta nella maggioranza di Governo e purtroppo anche in certe parti dell’opposizione che vorrebbe bandirle, bruciare tutte le bobine, impedire che queste vengano pubblicate e di conseguenza impedire anche il pieno svolgimento del lavoro di un giornalista, che con l’utilizzo delle intercettazioni, denuncia prontamente il fatto sul giornale di competenza. Dall’altra invece abbiamo una rimanenza di opposizione che sta lottando per una limpidezza di comportamenti, sostiene che certe conversazioni debbano essere messi a disposizione di tutti, per poi scoprire comportamenti scorretti, prese di posizione e provvedimenti che a livello pubblico invece, verrebbero prontamente nascosti o peggio ancora criticati, dagli stessi che li compiono.

Il tutto in nome dell’etica, della libertà e del rispetto per il ruolo che si esercita, quello del politico che rappresenta (o almeno dovrebbe) la figura incorruttibile che lavora al servizio dei cittadini. Niente di più ipocrita e falso. Ammettendo anche che la privacy sia preservata, a noi cosa rimarrebbe? Praticamente nessuno avrebbe mai conosciuto ciò che c’era dietro la Protezione Civile e sulla gara di appalti prontamente messa al servizio di amici, parenti, cognati e amici degli amici. Nessuno avrebbe fatto luce sullo scandalo Telecom-Fastweb, la più grande truffa della storia. O magari a nessuno veniva neanche mai in mente di immaginare il trattamento che certi esponenti della mafia, ‘ndrangheta e organizzazioni criminali riservavano a esponenti di partito o deputati. Il caso Di Girolamo è emblematico: un politico trattato come il salumiere di turno non ha eguali, anzi fa vergognare perché ci mostra la vera faccia dei personaggi che governano il nostro paese. Non avremmo neanche mai saputo delle frequentazioni che aveva il nostro Premier nei confronti di escort, vallette e minorenni, ne che Frisullo, uomo del centro sinistra faceva praticamente la stessa cosa sempre con Tarantini, con l’eccezione però dei vestiti e delle scarpe regalate in cambio di appalti . Chi più ne ha più ne metta insomma. Il caso attuale riguarda le pressioni alla Rai e all’Agcom per installare un bavaglio perenne alle trasmissioni di approfondimento politico. Magari qualcuno non aveva bisogno di leggerle per rendersi conto che in Italia qualsiasi cosa scomodi la posizione delle alte cariche dello Stato, venga prontamente diffamata e messa a tacere per il “quieto vivere”.

Eppure certe vicende andrebbero svelate perché “censurare” non va di pari passo con la parola Democrazia. Il testo della riforma della legge sulle intercettazioni telefoniche, dopo essere stato votato dalla Camera, è arrivato anche in Senato e con molte probabilità verrà approvato subito dopo le elezioni regionali. Tutto per tutelare la privacy di qualcuno, non di tutti. Lo scenario che si prospetta è desolante, apocalittico e per nulla positivo. Tutelare e far fare i propri comodi a qualche cittadino, infischiandosene di tutelare e bilanciare i ruoli delle istituzioni e degli organi politici, sembra essere l’unica cosa che veramente conta in un Paese, che oramai ha dimenticato anche cosa voglia dire la parola Costituzione.

Fonte articolo


Share/Save/Bookmark
add page