29/05/10

Se il ddl intercettazioni fosse già legge...



Giornalisti accampati in ogni angolo dentro e fuori dall'edificio, funzionari e consulenti protagonisti di un via vai interminabile, portaborse che popolano tutti gli uffici del palazzo, agenti di polizia all'ingresso e le immancabili autorità in blazer blu o nero.
E' questa l'immagine stereotipo di Palazzo Madama: un continuo brulicare di personaggi in giacca e cravatta tra una stanza e l'altra del Senato, tra una riunione in aula e una in commissione, passando per la buvette e la Sala Maccari.

Quella sera l'edificio è quasi completamente vuoto. Luci spente in tutte le stanze tranne che in una.

E' lunedì sera, il giorno ed il momento della giornata più inconsueti per un dibattito parlamentare. Ma la discussione riguarda il provvedimento politico più controverso degli ultimi mesi, forse degli ultimi anni, oltre che una proposta di legge da approvare alla svelta.
E' il celebre disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.

Ed è proprio in quella seduta notturna di oltre 6 ore, conclusasi alle ore 3 del mattino, che la Commissione Giustizia del Senato ha dato il suo ok definitivo al provvedimento, che ora passa sotto i riflettori dell'aula.
I tanti propositi di "passi indietro", di "dietro-front", di "ritorno all'originale", si scontrano contro una realtà dei fatti che mostra un provvedimento con limiti più rigidi, nuove barriere al diritto di cronaca e pene più pesanti per i potenziali trasgressori.

La legge, che ora si troverà di fronte l'ultima discussione in aula al Senato e poi la procedura dibattimentale alla Camera dei Deputati, andrà ad alterare l'intero quadro d'informazione conosciuto finora. Notizie, indiscrezioni e reportage su fatti giudiziari finora dati per scontati, un giorno diventeranno tabù. E i colpevoli e gli indagati di oggi, un domani saranno innocenti senza macchia e senza accuse.
Un disegno di legge come questo, approvato un anno fa, avrebbe cambiato drasticamente il corso degli eventi nel nostro paese.

L'intero scandalo che ha letteralmente travolto la Protezione Civile, aprendo i riflettori sul celebre "sistema gelatinoso" di corruzione ed appalti che vede coinvolti in prima persona come indagati privilegiati l'imprenditore Diego Anemone ed il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, oggi sarebbe storia segreta.
Avremmo di fronte ai nostri occhi una Protezione Civile che si fa impresa, strutturandosi come SpA, ed in grado di essere macchina organizzatrice di ogni grande evento al di là (o al di sopra) di tutte le leggi ed una classe imprenditoriale corrotta e corruttrice in grado di allargare le proprie ali su ogni opera di interesse pubblico.
I nomi di Claudio Scajola, Denis Verdini e Sandro Bondi non assumerebbero alcun significato al di fuori del proprio ruolo politico; le storie di regali architettonici e delle corti del potere avrebbero dovuto attendere chissà quanto per venire alla luce. Semmai l'avessero vista.
L'intera vicenda sulle pressioni operate dal premier Silvio Berlusconi su organi di controllo come l'Agcom per i propri interessi elettoral-televisivi (a partire dalla soppressione di programmi come Annozero) sarebbe rimasta nascosta negli archivi audio della Procura di Trani.
Patrizia D'Addario ora starebbe subendo un'incriminazione per registrazione fraudolenta, con una probabile condanna a 4 anni di reclusione. Le registrazioni audio sarebbero coperte da segreto, impubblicabili e pronte alla distruzione immediata al momento della sentenza. E il suo nome, ignoto a tutti fuorché al Presidente del Consiglio, sarebbe uno dei tanti che allungano le liste di detenuti italiani.
Alberto Tedesco e Domenico Frisullo forse sarebbero ancora elementi di spicco della giunta regionale pugliese. La loro apparente pulizia penale avrebbe sicuramente eluso il celebre repulisti operato dal Presidente pugliese Nichi Vendola nel giugno 2009 e lo scandalo sugli appalti della sanità nel tacco d'Italia sarebbe storia nota ai soli procuratori di Bari, i cui nomi, oggi noti, sarebbero inevitabilmente avvolti nel mistero.
Luciano Moggi avrebbe mantenuto il suo ruolo di padrone del campionato di calcio e della corruzione imprenditoriale fino allo scorso mese, quando ha preso il via il processo Calciopoli presso il Tribunale di Napoli.
Leo Nodari, presidente dell'associazione "Società civile Abruzzo", sarebbe ora sotto processo per aver pubblicato il fuorionda tra Gianfranco Fini ed il procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi in occasione del "premio Borsellino" in cui discutevano di Silvio Berlusconi, Gaspare Spatuzza e Nicola Mancino. E rischierebbe, così come Patrizia D'Addario, 4 anni di carcere.
Per aver raccolto e pubblicato una conversazione pubblica.

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