31/10/12
Ponte nelle Alpi raccolta differenziata al 90%: l’assessore Ezio Orzes ci spiega come si fa
02/09/12
Germania: la cultura del vuoto a rendere
10/04/12
Immobili: rifiuti tossici nelle nuove costruzioni
22/03/12
Acerra, in fiamme il deposito di ecoballe dell'inceneritore
Per adesso la notizia del pauroso incendio di ieri notte avvenuto nei pressi dell’Inceneritore di Acerra NON è stata ancora riportata da alcuna delle testate locali e nazionali.
Nello spaventoso incendio, quasi sicuramente di origine dolosa, che ha visto impegnati funzionari delle forze dell’ordine e decine di Vigili del Fuoco, sono andate bruciate, sprigionando fumi altamente tossici e cancerogeni, tonnellate di rifiuti misti accatastate nelle piazzole antistanti l’impianto GESTITO DALLO STATO e SORVEGLIATO DAI MILITARI del battaglione San Marco.
Fonte articolo
27/11/11
Il nemico che non consideriamo ci uccide
18/10/11
Dove c'è Barilla... si fa l'inceneritore.
04/09/11
Visita al centro riciclo di Vedelago

05/08/11
Al supermercato si paga con la spazzatura
Fonte articolo
07/07/11
Napoli: la rappresaglia del Pdl

Pubblicato il rapporto Cave 2011
Mentre si discute di una durissima manovra economica è incredibile che nessuno s’interessi dell’attività estrattiva, un settore dove i guadagni sono miliardari a fronte di pochi euro lasciati al territorio. Perfino in un periodo di crisi dell’edilizia, l’Italia, con oltre 34 milioni di tonnellate e una media di 565 chili per ogni cittadino, continua a detenere un vero e proprio primato europeo nel consumo di cemento. Solo nel 2010 dalle 5.736 mila cave attive nel Bel Paese sono stati estratti quasi 90 milioni di metri cubi di inerti di cui circa la metà (43 milioni di metri cubi) in Lombardia, Lazio e Piemonte. Una ferita rilevantissima al paesaggio che riguarda 2.240 Comuni, a cui vanno aggiunte più di 13mila cave dismesse nelle regioni in cui esiste un monitoraggio, che arrivano facilmente a 15mila sommando quelle abbandonate di Calabria, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.23/06/11
Monnezza. E' una rivoluzione "colorata"?
05/05/11
Roma come Napoli, quartieri invasi dalla monnezza
Roma come Napoli. O quasi. Dal 1° maggio a tutt'oggi, una zona della Capitale è invasa dai rifiuti. Nella zona sud-est della città i sacchetti pieni di “monnezza” sono accatastati intorno ai cassonetti stracolmi. Una vergognosa situazione che crea apprensione soprattutto tra i romani che hanno ben in mente le immagini terribili di Napoli e dei cumuli di spazzatura che arrivano fino ai primi piani delle abitazioni. “Tutto sotto controllo”. L'Ama, l'azienda municipalizzata addetta alla pulizia e al decoro urbano, si giustifica sostenendo che la raccolta è stata rallentata a causa della chiusura di un impianto di smaltimento privato (della Colari) a Rocca Cencia che secondo il Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente non sarebbe a norma. Ma niente paura. Il “problema è risolto”, annunciano dalla municipalizzata. Dopo un' ordinanza del sindaco Gianni Alemanno che ha permesso l'utilizzo sostitutivo di un altro impianto a Rocca Cencia, questa volta di proprietà dell'Ama. “La situazione è sotto controllo e da questa notte è notevolmente migliorata. Entro due o tre giorni si tornerà alla normalità”.
“Inseguendo le orme di Napoli”. “Questo è ciò che intendeva il sindaco in campagna elettorale, quando parlava di riqualificazione delle periferie?”, si domanda Cecilia Fannunza, capogruppo di Alleanza per l'Italia in VII Municipio. “In seguito alle proteste e alle segnalazioni di tanti residenti, preoccupati per gli evidenti rischi igienico-sanitari derivanti da una condizione di tale degrado, ho provveduto a denunciarla alle autorità competenti per fare in modo che i responsabili siano perseguiti a norma di legge. Sull'emergenza rifiuti ormai la misura è colma e la capitale d'Italia sta seguendo in maniera precipitosa e preoccupante le orme di Napoli e della Campania, alla faccia dell'aumento della Tari del 14% previsto per l'anno corrente.
La replica del Comune. Non si fa attendere la risposta del Comune: "Eviterei di dire che Roma è invasa dai rifiuti. Roma non è come Napoli, c'è stata una serie di concause, ma l'emergenza è finita". Spiega così l'assessore capitolino all'Ambiente, Marco Visconti. “Ci sono alcuni quadranti di Roma che hanno sofferto, ma grazie all'ordinanza del sindaco Alemanno abbiamo impedito che la situazione degenerasse. In brevissimo tempo si tornerà alla normalità". Secondo l'amministrazione, si è trattato di varie concause, non da ultimo la chiusura di un impianto.
I sindacati. "Questa è la dimostrazione che gli impianti di pre-trattamento dei rifiuti di Roma sono pochi e funzionano male”, sostiene Salvatore Biondo, segretario laziale della Cisl. “Ci sono una serie di situazioni che stanno portando all'emergenza in tutto il Lazio e, in tale contesto, la governatrice Renata Polverini non ha ancora avviato il confronto con le parti sociali su un piano rifiuti che andrebbe applicato subito”. Ma per il segretario generale della funzione pubblica della Cgil di Roma e Lazio, Lorenzo Mazzoli, non è vero che i “disservizi nella raccolta dei rifiuti a Roma sono dovuti al mancato funzionamento delle discariche o degli impianti di trattamento. Il nostro sospetto, invece, è che qualcuno stia favorendo la disorganizzazione in Ama per perpetrare il clima di emergenza e predisporre a nuove infornate di precari”. Malagrotta, discarica in proroga. Ma sta di fatto, al di là di questi giorni dell'emergenza, che la Capitale d'Italia è una città sporca, soprattutto nelle periferie. E che l'emergenza rifiuti è tutt'altro che un'invenzione delle opposizioni, tra l'altro colpevoli per non aver previsto, nella passata amministrazione, un piano per le discariche. Oggi quella che raccoglie la stragrande maggioranza dei rifiuti di Roma è la discarica di Malagrotta. Questa, ormai satura da tempo, avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2007 in forza della normativa europea che vieta di conferire in discarica rifiuti allo stato grezzo. Ma varie proroghe hanno consentito di proseguire l'esercizio in attesa della messa in funzione di gassificatori e di nuovi siti. Il rischio di una nuova Napoli non è poi così lontano.
Fonte articolo05/04/11
Le emergenze rifiuti si possono evitare

Fonte articolo
15/02/11
A Ruviano (Ce) differenziata al 90% grazie al baratto
Ruviano è un comune dell’alto casertano, siamo nella terra de La Peste raccontata da Tommaso Sodano. Eppure questo piccolo comune che conta poco più di 1800 abitanti “rischia” di superare Capannori, in provincia di Lucca (che raggiunge l’80% di differenziata) e di essere eletto Comune più virtuoso d’Italia, grazie al 90% di raccolta differenziata. Dichiara Roberto Cusano il sindaco a Il Mattino di oggi (pag. 24).
Non è stata organizzata una raccolta porta a porta ma le famiglie conferiscono carta, vetro, plastica e quant’altro direttamente in Isola ecologica dove è impegnato l’unico operaio. Il che ci permette la più esigua imposta della Campania.
Nell’isola ecologica ci finisce il 50% dei rifiuti mentre l’altro 40% è umido che raccolto nel dissipatore e poi portato al depuratore da chi abita in centro; chi abita in campagna, invece lo trasforma in fertilizzante. L’idea geniale, consiste invece, nell’usare l’isola ecologica anche come isola di scambio e baratto per gli ingombranti.
Spiega ancora il sindaco Cusano:
In questo luogo avviene una forma di riciclo. I ruvianesi possono prelevare gratuitamente quanto gli occorre.
E così che la scorsa settimana sono stati ricollocati 6 passeggini praticamente nuovi.
Foto | Pro Loco Raiano
Fonte articolo10/02/11
Rifiuti tossici fuori controllo fino a giugno (e oltre?)
Le scorie industriali galleggiano nel vuoto normativo. Dal 28 novembre sanzioni e controlli sono sospesi: nessun sistema di monitoraggio segue i camion che trasportano scarti di produzione industriale in Italia. La situazione paradossale deriva dall‘introduzione, ancora non avvenuta, del Sistri, il sistema informatizzato di tracciabilità e controllo dei rifiuti. Lanciato dal ministero dell’Ambiente come un miracolo, è ancora inattivo: il software non funziona e le aziende di trasportatori non hanno aderito. Il caos rischia di peggiorare. L’allarme era già stato lanciato dal procuratore capo di Civitavecchia, Gianfranco Amendola: “I rifiuti pericolosi, allo stato attuale, possono girare per l’Italia senza controlli e sanzioni, almeno fino a giugno”. Il vuoto normativo si è generato il 28 novembre, quando il governo ha sospeso i regolamenti per il trasporto su ruote dei rifiuti industriali per lasciar spazio alla nuova creatura: il Sistri. Un programma che prevede il monitoraggio dei rifiuti dalla produzione allo smaltimento attraverso un sistema di pennette elettroniche (simili a “scatole nere”) capaci di registrare gli spostamenti dei camion, dalla fabbrica alla discarica.
Peccato che il Sistri non funzioni. Almeno, non ancora. Una grossa fetta delle aziende interessate non ha ricevuto le pennette necessarie: il ministero parla di 8mila imprese “ritardatarie” per almeno 20mila mezzi, ma non dà il dato complessivo da raggiungere. Secondo alcune fonti, le imprese da raggiungere sarebbero circa 600mila, contro le 407mila pennette finora distribuite: considerando che ogni azienda dovrebbe ricevere tra le 2 e le 6 pennette, significa che solo un terzo dei trasportatori è pronto per connettersi al Sistri.
Per non parlare poi del software. Attualmente, i tecnici stanno lavorando alla versione 1.6: la prima era stata creata a giugno scorso, ed è stato necessario studiare rinviare altre 5 volte la data di inaugurazione perchè non funzionava. L’ultima versione risale al 31 dicembre, e ancora “mancano la possibilità di connettersi in tempi brevi e anche l’interoperabilità con gli altri software gestionali”, secondo il senatore Pd Francesco Ferrante. Quanti altri mesi saranno necessari per rendere operativo il software?
Nel frattempo, il sistema sanzioni-controlli è paralizzato. Un clan camorristico potrebbe tranquillamente spostare rifiuti tossici dal casertano a Monza o viceversa, senza dover rendere conto a nessuno, dal momento che la normativa vigente è sospesa: le norme del Sistri sono le uniche a cui i trasportatori devono sottostare…ma non sono operative, in quanto il Sistri stesso è puramente virtuale. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha prorogato, il 1 febbraio, il periodo transitorio del sistema di tracciabilità per altri 5 mesi: fino al 31 maggio. Data che potrebbe rivelarsi troppo ottimistica, visti i tempi biblici con cui si sta muovendo il ministero.
Da più parti si chiede di “metterci una pezza”, cioè riattivare fino a maggio la normativa preesistente in materia di trasporto dei rifiuti tossici. L’unico modo, secondo il procuratore Amendola, sarebbe un decreto legge “per ripristinare norme e sanzioni”, al momento sospese sino a giugno 2011. Un intervento assolutamente urgente, da inserire “eventualmente all’interno di un decreto legge in fase di conversione come per esempio il Milleproroghe”. Il suo appello, contenuto in una lettera inviata al Ministero, è stato appoggiato, tra gli altri, da Legambiente, WWF e Pd. Ma i rischi sono altissimi – il vuoto normativo riapre le porte al traffico di rifiuti, “scoperto” da opinione pubblica e governo appena due anni fa; cosa impedirebbe alla criminalità organizzata di ripartire con questo business?
di Sirio ValentFonte articolo
06/02/11
Piano rifiuti, l'Europa con 374 voti boccia l'Italia e congela i fondi

La Commissione perciò esorta il governo italiano a intervenire nel rispetto delle leggi dell’Unione, di tenere conto del parere dei cittadini e spiega che se non si dovesse arrivare a una soluzione scatteranno le sanzioni, come riferisce il comunicato:
I progressi compiuti fin’ora nella riduzione dei rifiuti e nel riciclaggio sono “minimi”, i deputati chiedono al governo italiano di assicurare il rispetto delle regole comunitarie entro i termini di osservanza stabiliti dalla Commissione, la quale dovrebbe monitorare gli sviluppi della situazione e, nel caso fosse necessario, imporre sanzioni pecuniarie per assicurare che le autorità campane ottemperino ai propri doveri.I fondi strutturali bloccati dalla Commissione saranno liberati “non appena il piano della gestione dei rifiuti sarà effettivamente conforme alle norme UE”. Attualmente, un piano di gestione dei rifiuti presentato dalle autorità italiane è sotto l’esame della Commissione che ne sta verificando la conformità al diritto comunitario, in particolare per la questione della gerarchia del trattamento e la sicurezza delle discariche.
Infine, un richiamo viene fatto anche alla proposta di attrezzare discariche nelle aree protette. Scrive la Commissione:
La decisione di aprire discariche in aree protette all’interno del Parco nazionale del Vesuvio, come nel caso di Terzigno, è criticata dai deputati che si oppongono anche a un suo eventuale allargamento, sottolineando anche il sostegno alla decisione di non aprire una seconda discarica a Terzigno, nel sito di Cava Vitiello.Infine, i deputati ritengono che le autorità italiane non abbiano mostrato sufficiente attenzione alle proteste contro la localizzazione dei siti di raccolta e di smaltimento e pertanto chiedono che di “ricostruire un clima di fiducia” dialogando e coinvolgendo le popolazioni locali.
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31/01/11
Rifiuti zero a Capannori: Lavazza prenderà un caffè con Alessio Ciacci. Intervista esclusiva ad Ecoblog

Ce lo ha detto lo stesso Ciacci in questa intervista nella quale fa anche il punto sui risultati ottenuti dal suo comune con la raccolta differenziata porta a porta (82%, quasi incredibile) e con le sue politiche di riduzione dei rifiuti a monte (-20% in quattro anni). Buona visione.
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29/01/11
Emergenza Rifiuti e percolato in mare: ai domiciliari Marta De Gennaro e l'ex-prefetto Catenacci

Cosa è successo? Che la Procura di Napoli ha disposto delle indagini nell’ambito dell’operazione “Rifiuti in mare” eseguita in tutto il Paese dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e dalla Guardia di Finanza di Napoli, dopo che nell’estate 2009, ve ne parlavo qui, ci fu una insolita invasione di vermi e zecche sul bagnasciuga del litorale di Cuma. Si sospettò che la causa fosse dovuta a del percolato sversato nel depuratore.
Riporta Il Mattino:
è stata accertata l’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del percolato (rifiuto liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Il percolato veniva immesso senza alcun trattamento nei depuratori dai quali finiva direttamente in mare, contribuendo ad inquinare un lunghissimo tratto di costa della Campania, dal Salernitano fino al Casertano.
Fino a prove contrarie, vige il principio della presunzione di innocenza, sono stati ritenuti responsabili in totale 14 persone tra cui Gianfranco Mascazzini ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente, nonché commissario in Abruzzo nominato per gestire 40milioni di euro per prevenire il rischio idrogeologico. La nomina, fatta dal Ministero per l’Ambiente è avvenuta lunedì scorso e comunicata dal presidente della Regione Gianni Chiodi.
Riferisce ancora Il Mattino:
Non sono stati accordati i domiciliari, invece, a Lionello Serva, ex sub-commissario per i rifiuti della Regione Campania, Claudio Di Biasio, tecnico degli impianti del Commissariato, Generoso Schiavone, responsabile della Gestione acque per i depuratori della Regione Campania e Mario Lupacchini, dirigente del settore Ecologia della Regione.
Via | Il MattinoFoto | Giann.net
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11/01/11
Capannori scrive a Lavazza: basta con le capsule per il caffè

Se da un lato ci si mette tutta la buona volontà per ridurre i rifiuti e la plastica, dall’altro le sconcertanti regole del consumismo fanno si che la battaglia sia, se non vana, quantomeno complessa. Abbiamo appena chiuso il capitolo buste di plastica, che giustamente se ne apre un altro: le capsule del caffè. Le avete presente quelle cialdine in plastica confezionate in altra plastica che contengono una dose di caffè? Sono una delle componenti di quegli elettrodomestici giocattolo, gadget per adulti, che non servono a una cippa se non a essere comprati e a consumare: filtri, elettricità, acqua, ecc. ecc.
Ebbene, su queste capsule è stato aperto un “caso studio” del Centro ricerca rifiuti zero del Comune di Capannori, giunto all’81% di raccolta differenziata. Si sono accorti che nell’immondizia non differenziata ci finivano proprio le capsule. E perché? Perché sono state progettate per non essere smaltite. Insomma, mai come in questo caso avrebbero ragione di essere sostenuti tutti i discorsi che abbiamo fatto sul design industriale.
Dunque la responsabile del caso studio Rossana Ercolini ha scritto una lettera aperta a Lavazza, chiedendo una collaborazione fattiva, come l’uso di cialdine biodiegradabili o ricaricabili con filtro di carta. Infatti, secondo le proiezioni, ogni anno nella spazzatura di Capannori finirebbero 750mila cialdine. E noi consumatori? Si stima che ne consumiamo per 12mila tonnellate che finiscono o in discarica o bruciate in qualche inceneritore.
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02/01/11
Napoli: non è emergenza rifiuti
E' ormai chiaro, alla vigilia del capodanno, quanto avviene a Napoli, con l'ennesima esposizione, quasi si trattasse di una fiera, di tonnellate di rifiuti solidi urbani nelle strade. Non un'emergenza rifiuti, come negli anni scorsi, ma un puro gioco politico sulla pelle dei cittadini. Lo si è chiaramente intuito dall'intervista rilasciata dal governatore campano Caldoro al quotidiano La Repubblica il 27 dicembre scorso. Nell'intervista, Caldoro non si risparmia nel lanciare accuse pesanti nei confronti del Comune di Napoli e dell'Asia, la società pubblica che si occupa della raccolta dei rifiuti in città. Che il Comune di Napoli abbia pesanti responsabilità (soprattutto nel corso degli ultimi dieci anni) nella gestione di quella che una volta si chiamava semplicemente "nettezza urbana", è cosa nota e non serve certo che sia Caldoro a ricordarlo. Peccato che in questa particolare occasione le cose stiano in modo ben diverso rispetto a due o più anni fa.
Fino al 2008, quando c'è stata l'ultima grande emergenza rifiuti, i dati di fatto erano la mancanza di un piano rifiuti regionale sensato, che non fosse profondamente segnato da gravi errori a monte e dalla mancanza di discariche da usare nel breve termine, per rimuovere e smaltire i rifiuti urbani. Pertanto, anche comuni dotati di un buon sistema di raccolta, non avevano dove conferire quanto avevano svuotato dai cassonetti. E il problema aveva travolto l'intero territorio della Campania.
Stavolta, il primo dato di fatto è che il piano rifiuti è ancora quello sbagliato. Rimaneggiato qua e là, rattoppato nei punti troppo deboli, è comunque un piano di smaltimento che non può reggere non solo la lunga distanza, ma neanche quella di pochi mesi. Per quanto riguarda invece le discariche da usare per evitare l'emergenza, lo spazio c'è. Nessuno, infatti, avrà dimenticato la grande frattura aperta nella democrazia campana, con l'apertura forzata da parte di Bertolaso, nel 2008, di siti a Chiaiano, nel cuore della zona ospedaliera napoletana, a Terzigno, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, a Serre, nel salernitano, nel cuore di un'oasi del WWF. Impianti che non dovevano esserci, impianti da dislocare altrove, impianti non voluti e osteggiati dalla popolazione, impianti aperti con la forza, ma anche impianti che, pur ormai quasi pieni, di spazio ne hanno ancora.
Negli anni poi sono cambiate le regole, le leggi. Si è finto di convertire certi decreti, chiamandoli pomposamente "conversione in legge del decreto X", anche se poi sono delle complete riscrizioni ex novo, che del decreto originario hanno poco o nulla. E' arrivata la gestione a livello provinciale del sistema dei rifiuti e poi le ovvie deroghe, che riportano in mano regionale molte parti della gestione della filiera di smaltimento dei rifiuti urbani.
La vera grande differenza tra quell'emergenza (vera) e quella di questi giorni (finta), la si vede tutta nella domanda - a prima vista ingenua - che fanno i normali cittadini, spesso anche non campani: se quell'emergenza colpì tutta la regione e furono aperte con la forza discariche per i rifiuti di tutta la Campania, perché stavolta l'emergenza riguarda principalmente solo la città di Napoli, e non tutta la Campania?
La risposta della Regione è semplice: il Comune di Napoli è negligente e l'Asia non è in grado di svolgere il servizio. Risposta sensata, per carità: sarebbe ancora più ingenuo credere che al Comune di Napoli tutto venga fatto alla perfezione, ma ci sono dei particolari talmente macroscopici da non poter non saltare all'occhio.
Tanto per cominciare, le deroghe alle leggi nazionali, studiate apposta dal governo nazionale, prevedono che in un mondo gestito in tutto il Paese a livello provinciale, solo in Campania a decidere dove consegnare, per lo smaltimento, i rifiuti raccolti sia il cosiddetto "Ufficio Flussi" della Regione. E' questo ufficio che praticamente "ordina" ai comuni dove portare i rifiuti raccolti dai cassonetti. E puntualmente per il comune di Napoli, e per un'altra manciata di comuni tutti uniti dall'essere retti da giunte di colore politico diverso da quello della Regione Campania, sorgono problemi.
Un esempio che vale per tutti: la mattina del 27 dicembre per le strade di Napoli c'erano ancora 1500 tonnellate di rifiuti da raccogliere. L'Asia era pronta con i propri mezzi, ma fino alle ore 14.00 dall'Ufficio Flussi non era arrivata alcuna indicazione, pertanto non si sapeva dove portare la "monnezza" raccolta. Così, mentre i comuni di centro-destra della provincia portavano i rifiuti in discarica, o presso gli STIR, gli impianti di tritovagliatura, il comune di Napoli è rimasto al palo. Poi lo stesso Ufficio Flussi ha garantito lo smaltimento di 400 tonnellate, poco più di un quarto delle 1500 totali, a Santa Maria Capua Vetere, che è fuori provincia.
I mezzi dell'Asia, sobbarcandosi anche il costo della trasferta in terra casertana, sono andati a Santa Maria Capua Vetere, dove sono stati rimandati indietro perché la Provincia di Caserta, retta dal centro destra, non ha autorizzato l'immissione in discarica di rifiuti provenienti da un'altra provincia. Solo a quel punto, i mezzi sono stati dirottati a Caivano, dove oramai si era accumulata una fila per scaricare presso lo STIR durata sette ore, e turno da 15 ore per gli autisti dei mezzi. I risultati sono due: la mattina del 28, i rifiuti rimasti a terra in città sono passati da 1500 a 2000 tonnellate, e intanto il Governatore Caldoro ha rilasciato l'intervista a La Repubblica in cui racconta che la colpa è sia del Comune che dell'Asia.
Eppure, a Chiaiano c'è abbastanza spazio per un milione di tonnellate di RSU. E Chiaiano è all'interno del comune di Napoli. Nonostante questo, l'Ufficio Flussi della Regione, dopo aver deviato l'Asia da Chiaiano a Terzigno negli scorsi mesi, causando gli scontri di cui tutti sanno, si guarda bene dal far riprendere lo smaltimento in loco dei rifiuti napoletani. Solo ora, che l'attenzione dei media è focalizzata su Napoli e sulla false promesse del premier, la Regione ha autorizzato l'Asia allo sversamento a Chiaiano, ma di una quantità limitata di rifiuti, adducendo la scusa di una "capacità massima giornaliera" che non può essere superata. Neanche in emergenza. Strano, perchè Chiaiano è stata aperta, forzando le leggi ed anche la popolazione, proprio per risolvere l'emergenza.
Anche quelle tonnellate destinate a Chiaiano e contenute in appena nove automezzi compattatori, non sono però arrivate a destinazione, anche se per un motivo diverso: nella notte, circa 150 persone incappucciate e armate di spranghe, a bordo di moto e scooter, hanno assaltato e bloccato quei nove mezzi, mettendo in fuga gli autisti e distruggendo 5 compattatori. D'ora in avanti ci sarà bisogno della scorta della polizia. Anche questa è una scena già vista, assomiglia molto a quella della mattina del 23 ottobre 2002, quando i mezzi dell'Asia furono assaltati in diversi punti della città, quasi in contamporanea. All'epoca, si disse che non si trattava di una manovra organizzata. Vedremo stavolta.
Proprio come nel 2002, il sindaco di Napoli Iervolino ha subito parlato di "assenza di un piano organizzato". Francamente sembra strano, proprio come sembrò strano nel 2002. A sbilanciarsi è l'amministratore delegato di Asia, Daniele Fortini, che dichiara come a differenza dei fatti di Terzigno stavolta "non si tratta di cittadini, è un raid organizzato", e aggiunge che ci sono "poteri forti, presenze che fanno avvertire la loro capacità di condizionamento".
No, non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di un problema solo criminale. Si tratta di un problema politico e lo conferma lo stesso Fortini: "E’ in atto uno scontro tra poteri forti. Tra chi controlla il territorio e chi, da Roma, vorrebbe rimettere tutto a posto con la bacchetta magica”.
Quindi, il braccio di ferro c'è, ma lo scopo è influenzare la campagna elettorale di marzo, quando occorrerà rinnovare la giunta comunale napoletana. Un piatto succulento, talmente succulento da scomodare personaggi come il ministro Carfagna e come il tessitore di reti di relazioni, Nicola Cosentino. Più succulento delle volte precedenti, perché ora in palio c'è il controllo dei cantieri per l'inceneritore di Napoli est, cioè investimenti per un miliardo di euro e l'assegnazione di 2000 posti di lavoro. Questa è la politica, quella vera, non quella raccontata nei talk show televisivi. Questo è il gioco in corso sui rifiuti di Napoli, sulla pelle dei napoletani.
In questo quadro, occorre mettere i bastoni tra le ruote al comune del capoluogo, rimasto l'unico ente locale in mano al centro sinistra, accerchiato da provincia e regione di colore opposto. Fa nulla se nel frattempo i napoletani fanno Natale e Capodanno letteralmente "nella merda", se la posta in gioco è quella della spartizione di soldi e poltrone. Si tratta chiaramente di sciacallaggio su una giunta comunale che di figuracce, in due mandati, ne ha accumulate tante da sapersi suicidare da sola. Starà semmai ai napoletani trovare l'orgoglio di non votare a marzo gli sciacalli che volteggiano sulla città.
E se davvero gli sciacalli, miracolosamente, non dovessero passare, allora è possibile lasciare Napoli ancora sotto i rifiuti. Infatti proprio a marzo, e lo ricorda Fortini, "la discarica di Chiaiano sarà esaurita e siccome Terzigno non potrà accogliere i rifiuti di Napoli e il governo ha approvato un decreto legge che cancella le nuove discariche in Campania, non so che fine faranno i rifiuti della città".
Magicamente, se il centro destra vincesse le elezioni comunali napoletane, certamente il governo e la regione farebbero nascere tante convenzioni con Paesi esteri e regioni italiane che all'improvviso diverrebbero "solidali" con la Campania. C'è da scommetterci. E per concludere con lo sciacallaggio, basta ricordare che è sufficiente dirlo che non si tratta di emergenza rifiuti ma di campagna elettorale per le prossime comunali. Ma non lo si può dire, perché il centro destra stesso è spaccato al suo interno. Però questa è tutta un'altra storia.
di Alessandro IacuelliFonte articolo







