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12/07/09

Giorgio Ambrosoli


Era la notte tra l’undici e il dodici luglio 1979 quella in cui gli spararono. Sono passati trent’anni dall’assassinio di Giorgio Ambrosoli.

Per ricordarne la figura ora c’è anche il libro del figlio, l’amico Umberto Ambrosoli: “Qualunque cosa succeda” (Sironi).

“Muovendo lo sguardo da quegli anni a oggi - scrive Umberto - mi sembra che l’unica vera differenza stia in una maggiore sfrontatezza”.

Fonte articolo

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Ambrosoli 30 anni dopo:
la sfida del figlio (e della Moratti)

Era la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 quando un killer venuto da New York, William J. Arico, “Bill lo sterminatore”, uccise l’avvocato Giorgio Ambrosoli, su ordine del banchiere mafioso Michele Sindona, nelle grazie di Giulio Andreotti. Il 14 luglio al funerale di Ambrosoli non c’era nessun rappresentante delle istituzioni. L’avvocato tutto d’un pezzo era stato lasciato solo da vivo, quando cinque anni prima aveva assunto l’incarico di liquidatore della Banca Privata di Sindona, ed era stato lasciato solo da morto, da chi indegnamente rappresentava lo Stato. Ambrosoli si era messo in testa, pensate un po’, che il fallimento della Banca di Michele Sindona non dovesse ricadere sulla collettività. Pressioni, minacce, non fermarono l’avvocato: “A quarant’anni, di colpo, - ha scritto Ambrosoli - ho fatto politica e in nome dello Stato, non per un partito”.

Ieri nell’Aula magna del palazzo di Giustizia di Milano c’è stata una cerimonia per ricordarlo, tante sedie sono rimaste vuote. Certo, l’ora, le 11.30, è complicata per magistrati e avvocati impegnati in udienza, ma potevano e dovevano essercene di più. Scorgiamo il neo procuratore aggiunto Ilda Boccassini, Edmondo Bruti Liberati, ex presidente dell’Anm, il giudice Claudio Castelli, la Pm Tiziana Siciliano, il giudice Guido Salvini, l’ex magistrato Giuliano Turone che insieme a Gherardo Colombo indagò sulla P2. Parla il segretario generale della corte d’Appello, Luigi De Ruggiero, “Ricordo le assenze al funerale di Ambrosoli…”, parla l’avvocato generale dello Stato Laura Bertolè Viale:” Ricordo la sua umanità e la sua signorilità eccezionale…”, la presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, respinge l’etichetta di eroe per Ambrosoli così come per le altre vittime di mafia e terrorismo: “Definirli così è un alibi, se vogliamo una società civile e democratica ciascuno di noi deve assumersi un parte di rischio….”.

Interviene il presidente dell’ordine degli avvocati Paolo Giuggioli: ”La battaglia di Giorgio Ambrosoli non si è conclusa e forse non si concluderà mai”, aggiunge che grazie all’avvocato Ambrosoli “sono stati ricostruiti dei rapporti e dei fatti”.
Mai però nell’intervento, sia pure rotto dalla commozione, l’avvocato Giuggioli pronuncia il nome di Michele Sindona e dei suoi potenti amici. E’ il turno della Sindaca Letizia Moratti. Con i suoi modi da lady inglese dice di essere “Commossa e orgogliosa perché Milano oggi dimostra di essere una città che non dimentica”. Immancabile l’elogio della sua Giunta anche in questa circostanza. Ha sostenuto che il Comune segue l’esempio di Ambrosoli perché “Abbiamo varato un patto di integrità per la trasparenza negli appalti, tanto che abbiamo già escluso 400 imprese”.

Appena quattro mesi fa la Sindaca è stata condannata dalla Corte dei Conti, per le consulenze che secondo i giudici contabili sono illegittime. Condannati anche l'ex direttore generale di Palazzo Marino Gianpiero Borghini e l’ex direttore centrale responsabile del settore risorse umane, Federico Bordogna. La Sindaca inoltre è stata condannata dalla Corte dei Conti anche per la nomina di Carmela Madaffari, rimossa da direttore generale dell’Asl di Locri e nominata al Comune di Milano responsabile della Direzione centrale Famiglia e Politiche sociali.

La maggioranza Pdl-Lega ha affossato la commissione antimafia comunale nonostante l’espansione della ‘ndrangheta a Milano e nel resto della Lombardia.

Altro che politica sull’esempio di Giorgio Ambrosoli. La cerimonia è l’occasione per il vice direttore del Corriere della Sera, Gian Giacomo Schiavi per una bacchettata ai colleghi giornalisti che dovrebbero essere più coraggiosi e ricorda l’editoriale di Enzo Biagi quando nel ’70 come direttore de Il Resto del Carlino scrisse: “Il giornale è un servizio pubblico come l’acquedotto e noi non daremo a voi lettori acqua inquinata…”.

Il ricordo finale dell’avvocato ucciso è di Umberto Ambrosoli (aveva appena 8 anni quando morì il padre), le sue parole sono un monito per tutti: ”Ringrazio da cittadino e da avvocato ciascuno dei presenti. Oggi ricordare qui mio padre e i giudici Emilio Alessandrini e Guido Galli (uccisi dalle Br, ndr) vuol dire lanciare una sfida per essere cittadini fino in fondo, vuol dire dare il meglio di noi stessi senza fornirci alibi per non agire se siamo soli, come non l’ha fatto mio padre. Per lui la solitudine è stato uno stimolo a fare meglio, a non cedere. Ad avvocati e magistrati dico che quando si ha un momento di pigrizia, di sconforto bisogna respingerlo e pensare: “voglio essere orgoglioso di essere un collega di queste persone”.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
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01/11/08

Le due Italie

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Gelli condurrà "Venerabile Italia" a Odeon Tv

Il Paese è colpito da una grave forma di digital divide. Si sono formati due blocchi. Uno che si informa in Rete, l'altro che viene disinformato dai giornali e dalla televisione.
In alcuni Stati la Rete è sotto controllo, come gli altri media, e tutti i cittadini sanno la stessa cosa. In altri Stati l'informazione è libera e anche la Rete e i cittadini si informano da entrambi. In UNO Stato: l'Italia, caso unico al mondo, giornali e e televisioni sono controllati e la Rete non ancora.
Milioni di persone vivono in due realtà diverse, sono separati in casa. Nella stessa famiglia il nonno può credere a Vespa e il nipote mandarlo a fanculo. Non è una situazione sana. Più passa il tempo, più l'incomunicabilità tra le due Italie cresce insieme all'insofferenza reciproca. La Rete ha però due armi dalla sua parte. I giovani che la frequentano (i vecchi moriranno prima di loro) e l'anoressia da pubblicità dei vecchi media. Senza i soldi della pubblicità chiudono. Ed è quello che succederà. Le raccolte pubblicitarie per gli spazi su giornali e televisioni diminuiscono, entro un anno crolleranno. In parte si sposteranno in Rete, uno spazio che non si gestisce con le balle. Loro lo sanno. E sono nervosi.
Confalonieri mi ha citato di fronte a giornalisti economici a proposito dell'OPA su Mediaset. Lo rassicuro, non è ancora il momento di comprare. Io compro le azioni solo se precipitano. Ne riparliamo quando il titolo di Mediaset, un'azienda che in sostanza vende pubblicità, sarà sotto un euro. Nel frattempo faccio un appello ai navigatori (non ai naviganti): aiutate Confalonieri. Non pubblicate spezzoni di programmi Mediaset su Youtube. E' illegale. Lo ha detto Fidel. Noi siamo per il rispetto della legalità e per la cancellazione di ogni programma Mediaset inserito abusivamente in Rete.. Non inquiniamo i media, belin.
Tre gruppi editoriali hanno il controllo dell'informazione sulla carta stampata: RCS (Corriere della Sera), controllato da ABI e Confindustria, Mondadori, il gruppo dello psiconano e l'Espresso di De Benedetti, prossimo rifugiato svizzero e paladino di Topo Gigio.
Titoli - perdita da inizio anno:
- RCS - 54,84
- Gruppo l'Espresso - 60,97
- Mondadori - 51,78
Siamo sulla buona strada. Dove non potè la politica, potrà l'economia.

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01/09/08

L’agenda del regime fascio-piduista


In questo mese di settembre riprende la fascistizzazione dell’Italia col varo di leggi incostituzionali e liberticide.
Il dolo Alfano è servito soltanto all’unico imputato delle 4 alte cariche dello stato attuali: Silvio Berlusconi, che per il processo Mills rischiava una condanna di almeno 6 anni di carcere per corruzione in atti giudiziari.
Il dolo Alfano non è tuttavia valido per il cittadino inglese David Mills, coimputato in corruzione in atti giudiziari, per il quale il processo potrebbe concludersi entro ottobre con una condanna a 7 anni e mezzo, comportando il rischio che nella sentenza venga pronunciato il nome del suo corruttore, Silvio Berlusconi. Il gruppo di golpisti della maggioranza non si può permettere che il nome del sultano voli in aula. Che fare allora?
La soluzione sta nell’ultimo emendamento al “pacchetto sicurezza” inserito dalla ciurma ad personam di tessera loggia p2 1816 al nono comma dell’articolo 2-ter della legge di conversione del decreto riguardante il patteggiamento allargato, che permette all’imputato di confessare le proprie colpe fino al giorno prima della sentenza, nonostante lo Stato (cioè noi) abbia speso per anni soldi per consentire ai pm di indagare e stabilire le responsabilità degli imputati, cocciuti di non aver mai confessato prima.
Ebbene, David Mills potrebbe decidere di patteggiare ammettendo di essere stato corrotto da Berlusconi, provocando così una serie di effetti in quest’ordine:
a) patteggiando se la caverà col pagamento di una penale e non ci sarà sentenza che spiegherà ragioni di colpevolezza, quindi il nome di Silvio Berlusconi in aula non verrà mai pronunciato;
b) l’eventuale condanna a 7 anni e mezzo a Mills, si ridurrebbe a 2 e mezzo, in seguito allo sconto di un terzo (2 anni e mezzo) da sommare ai 3 anni sottratti per l’indulto. Col risultato che essendo la condanna inferiore ai 3 anni, David Mills, alla peggio sconterebbe la pena ai servizi sociali.
c) L’emendamento ad personam provocherà un effetto a catena su migliaia di altri processi in corso, dai quali si attende giustizia. Almeno per quegli imputati che hanno commesso reati condannabili fino a 7 anni e mezzo entro il 30 giugno 2002. Tutti potranno patteggiare e scampare il carcere allo stesso modo. Un secondo indulto insomma, che libera dalle galere rapinatori, corruttori, potenziali assassini e delinquenti che hanno commesso reati contro la Pubblica Amministrazione.
Morale: il pacchetto sicurezza garantisce impunità a migliaia di delinquenti per salvarne uno.
Tutto ciò senza contare la legge bavaglio sulle intercettazioni che sbatterà in galera i giornalisti che danno le notizie e i magistrati che indagano i politici mentre corrompono o si fanno corrompere.
Senza contare che bisognerà pur chiedersi dove andremo a prendere i 5 miliardi di dollari da regalare a Gheddafi nei prossimi 25 anni per costruirgli l’autostrada libica, quando in Italia siamo ingolfati e stretti come budelli, oltre che col più alto debito pubblico d’Europa.
L’accordo è stato raggiunto fra sorrisi e foto familiari portate dal piduista al colonnello che, oltre alle migliaia di immigrati disperati che partono dal suo paese, quando si alza storto ci spedisce pure qualche bomba via mare come accadde qualche anno fa a Lampedusa.
Una personcina a modo Gheddafi, che ricorda lo stalliere bombarolo Vittorio Mangano, uso pure lui agli avvisi al tritolo.
Del resto dovremmo saperlo tutti che il Cainano ha un debole per i bombaroli non è vero? Si salvi chi può.

Fonte articolo

04/07/08

Silvio Berlusconi presidente del consiglio


I primi passi
Nasce il 29 settembre 1936 a Milano, da Luigi Berlusconi,
impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi, casalinga.
Comincia la sua attività di costruttore nei primi anni '60,
giovane e senza disponibilità economiche,
dà inizio ad una escalation di acquisti miliardari!
Per esempio: il 26 settembre 1968,
acquistò dal conte Bonzi un terreno per edificare "Milano2"
pagandolo 3 miliardi di lire.
Dove ha preso i soldi? I soldi venivano dalla Banca Rasini,
dove il padre di Berlusconi lavorava
(passò da semplice impiegato a direttore generale).
La Banca Rasini è una delle banche indicata dai giudici di Palermo
come una di quelle usate dalla mafia per riciclare il denaro,
può vantare come correntisti i principali boss della mafia:
Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano.
Fonti:
Procura di Palermo e Caltanissetta;
Soldi Soldi Soldi
La Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi,
tra il 1978 ed il 1983 ricevette finanziamenti di 113 miliardi di lire
(equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006).
L'origine dei finanziamenti è tutt'ora ignota.
La procura di Palermo nel '98 incaricò Francesco Giuffrida
(tecnico della Banca d'Italia)
per indagare sui flussi finanziari che arrivarono alla Fininvest.
Giuffrida non riuscì a capire la provenienza di quei soldi
perché come dice lui stesso:
"[...] le operazioni appaiono costruite ad arte per dissimulare la reale provenienza del denaro, poichè il complesso sistema di società holding, attraverso cui essi passarono, rende impossibile rintracciarne la fonte".
Fonti:
Procura di Palermo e Caltanissetta;
Mafia
La Mafia non compare solamente come finanziatrice dell'impero Berlusconi, essa stringe forti legami con il cavaliere!
Il pubblico ministero Luca Tescaroli durante il processo
sulla strage di Capaci, dichiarò che Totò Riina qualche giorno prima
dell'attentato a Falcone incontrò Berlusconi e Dell'Utri.
Chi è Dell'Utri?
È il braccio destro di Berlusconi, è l'ideatore del
partito "Forza Italia" (è senatore di F.I.),
è l'uomo che porta nella villa di Arcore
Vittorio Mangano per assumerlo come stalliere.
Dell'Utri nel 2004 venne condannato dai giudici di Palermo
a 9 anni di reclusione per "associazione mafiosa".
Chi è Mangano?
È lo "stalliere" della villa Berlusconi
però il Cavaliere lo fa partecipare alle cene di famiglia e lavoro,
gli fa accompagnare i figli a scuola e la moglie a fare shopping!
In realtà Mangano è un boss della Mafia condannato nel 2000
all'ergastolo per traffico droga-mafia-omicidio.
Fonti:
Requisitoria 3/10/2000 Caltanissetta, Procura di Palermo;
Ultima intervista a Borsellino (21/05/1992)
P2
A Berlusconi la Mafia siciliana non bastava,
così nel '78 si iscrive alla P2.
Cos'è la P2?
L'esistenza di una loggia massonica segreta guidata da Licio Gelli,
denominata "Propaganda 2", emerge nel marzo del 1981 dalle indagini
dei magistrati di Milano.
Negli elenchi della loggia (953 persone)
erano iscritti i nomi di 4 ministri o ex ministri,
44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti,
il comandante della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri,
militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori,
direttori di giornali, giornalisti,
e Berlusconi con la tessera numero 1816.
Una commissione parlamentare d'inchiesta emanò una legge che sciolse la P2, una settimana dopo, il governo presieduto da Arnaldo Forlani dà le dimissioni e i capi dei servizi di sicurezza sono tutti licenziati.
A cosa mirava la P2?
Durante una perquisizione venne trovato il programma della P2,
nominato "piano di Rinascita Democratica" che,
attraverso il controllo dei mass media, mirava al controllo dei sindacati,
della magistratura e al rafforzamento in senso autoritario
del potere istituzionale.
Molti nomi della P2 sono ancora segreti e
molti sono i misteri che avvolgono alcune morti degli
iscritti come Roberto Calvi o Mino Pecorelli.
Questa associazione garantì a Berlusconi un credito illimitato
presso alcune banche affiliate per non parlare dei "favori" e "sconti"
da parte della finanza e magistratura.
Fonti:
Commisione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 (Legge 23/09/1981, n. 527);
Agganci Politici
A fornire i soldi, come abbiamo visto, ci pesava la Mafia,
ma Berlusconi per consolidare il suo impero aveva bisogno di leggi.
Anche questa volta venne aiutato.
Da chi?
Da Bettino Craxi
(condannato in vari processi per tangenti e corruzione per un totale di 10 anni)suo fedele amico e padrino di battesimo della figlia Barbara Berlusconi.
Nel 1984 il Cavaliere acquistò l'emittente Rete 4 dalla Mondadori,
arrivando a possedere tre network televisivi nazionali.
La legge dell'epoca non permetteva alle emittenti private
di trasmettere su tutto il territorio nazionale,
ma Berlusconi trasmetteva liberamente e illegalmente!
Tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che
consentono le trasmissioni illegali.
Craxi nello stesso anno vara un decreto urgente
(il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare la situazione illegale.
Ma il decreto non viene convertito in legge perché incostituzionale.
Craxi ne vara un altro (il secondo "decreto Berlusconi"),
minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate
in caso di nuova bocciatura del decreto.
E nel febbraio '85 il decreto sarà approvato,
dopo che il governo avrà posto la questione di fiducia.
Come si sdebita Silvio?
I pubblici ministeri di Milano hanno rintracciato almeno 6 milioni di dollari, che sarebbero passati dai conti bancari esteri della Fininvest
a conti bancari in Tunisia, che la magistratura ritiene controllati da Craxi.
Fonti:
opuscolo "Berlusconi", distribuito da Gianni Vattimo a tutti i Parlamentari europei;
Nuovi amici!?
Ormai orfano dei suoi amici politici, travolti dallo scandalo Tangentopoli
(Craxi fugge in Tunisia), Berlusconi entra direttamente in politica
per gestire personalmente i suoi affari.
Durante un colloquio con Enzo Biagi, Berlusconi rivelò:
"[...]devo entrare in politica perché sennò mi fanno saltare per aria [...] e avrò delle noie giudiziarie!".
Maurizio Cartotto, consulente di Berlusconi,
chiamato a testimoniare in vari processi, dichiara:
"[...] Berlusconi diceva che se non fosse entrato in politica sarebbe stato accusato di essere mafioso!".
Nel 27 Marzo '94 vince le elezioni ma il 22 dicembre è costretto a dimettersi per una mozione di sfiducia della Lega Nord.
L'ex Ministro delle Riforme Umberto Bossi tra il 94 e il 99 disse
testualmente in vari interventi riportati sui giornali:
"[...] Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori... Berlusconi è l'uomo della mafia [...] La Fininvest è nata da Cosa Nostra [...] sono stato io a metter giù il partito del mafioso [...] L'uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte, furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la Banca Rasini, la banca di Cosa Nostra [...] Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini? [...] Le sue televisioni sono contro la Costituzione [...] bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sudamerica!"
Fonti:
Wide Angle documento TV Americana Giornali 94-99;
Le leggi ora me le faccio da solo!
- Legge sulle rogatorie internazionali, che le rende più complesse;
- Abolizione della tassa sulle successioni e donazioni per i grandi patrimoni;
- Depenalizzazione del falso in bilancio nella disciplina dei mercati finanziari;
- Condono fiscale;
- Legge Cirami sul legittimo sospetto;
- Lodo Schifani sulla sospensione dei processi alle alte cariche dello Stato;
- Decreto spalma-debiti per le società sportive;
- Decreto salva Rete4;
- Legge Gasparri di riforma del sistema radiotelevisivo nazionale;
- Legge Frattini sul conflitto d'interessi;
- Previdenza complementare che favorisce il sistema assicurativo;
- Norme sul digitale terrestre che finanziano la vendita di decoder;
- Legge ex Cirielli che accorcia i termini di prescrizione di molti reati;
- Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento
Processi
Elencare tutti i processi sarebbe troppo lungo e noioso,
ne riportiamo solo alcuni:
> 1990
La Corte d'appello di Venezia lo dichiara colpevole
di aver giurato il falso davanti ai giudici,
a proposito della sua iscrizione alla lista P2.
Berlusconi viene dichiarato colpevole,
Il reato è estinto per l'intervenuta amnistia del 1989.
> 1991
Berlusconi accusato di concorso in corruzione in atti
giudiziari, per aver pagato i giudici di Roma in modo da
ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori,
che doveva decidere la proprietà della casa editrice.
La Corte d'appello, decide nel giugno 2001
che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice
e grazie alla concessione delle attenuanti generiche,
ha ottenuto la prescrizione del reato ed ha evitato la condanna.
> 1998
In primo grado viene condannato a due anni e quattro
mesi per i 23 miliardi versati tramite il conto All Iberian a BettinoCraxi.
La sentenza di Appello (secondo grado) sancisce che il reato è
estinto per prescrizione (è passato troppo tempo) e che
«per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza».
La sentenza definitiva (terzo grado) condanna Berlusconi
al pagamento delle spese processuali.
>
La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi e Dell'Utri
per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco.
Nel 1998 l'indagine è stata archiviata per scadenza
dei termini massimi concessi per indagare.
Dell'Utri, in un altro procedimento, è stato condannato a Palermo
a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa,
dagli atti risulta che Forza Italia sarebbe stata fondata
per fornire nuovi agganci politici alla mafia e
che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani
della mafia fin dal 1974.
> 2000
Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici
durante le operazioni per l'acquisto della Sme.
Nel 2004 Berlusconi viene assolto per prescrizione.
> 2005
Falso in bilancio. La Finivest avrebbe spostato, tra
il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire.
I giudici della seconda sezione penale del tribunale di
Milano hanno assolto Silvio Berlusconi e gli ex manager Fininvest
dall'accusa di falso in bilancio, in quanto il fatto non costituisce reato:
grazie alla riforma del diritto societario del 2001,
approvata dal Governo Berlusconi.
> 2006
Indagini in corso per: Diritti televisivi, Frode fiscale,
Appropriazione indebita, Tangenti a David Millis,
Corruzione giudiziaria, Violazione della legge antitrust spagnola,
frode fiscale.
Fonti:
Sentenze Tribunali;
Conclusioni
Queste informazioni censurate dai media,
possono essere facilmente reperite su Internet,
l'unica fonte di informazione libera rimasta!
Se volete saperne di più, andate su google e cercate parole come
"processi berlusconi", "chi è berlusconi", "libertà informazione italia".

01/07/08

Il discepolo n°1816


Il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli non è mai stato abbandonato. Una malattia non può considerarsi debellata fino a quando l'ultimo agente patogeno non sia stato stroncato. Da un solo ceppo resistente, l'infezione può sempre tornare a proliferare.
La malattia delle istituzioni si chiama P2. L'agente patogeno resistente al trattamento è la tessera n°1816 dell'albo: Silvio Berlusconi (questa è la ricevuta).

Ci sono delle analogie strabilianti tra il manifesto della P2 e la storia italiana degli ultimi trent'anni di cui Berlusconi è stato protagonista. Vediamo quali.

Il piano di golpe dolce, ideato negli anni 70 dalla loggia massonica Propaganda 2, sotto la guida visionaria di Licio Gelli, prevedeva nel suo manifesto, il Piano di Rinascita Democratica, una scaletta di penetrazione nelle posizioni chiave del sistema, e l'assalto progressivo agli strumenti di esercizio della demagogia.

La prima fase consisteva nell'affiliamento di esponenti politici trasversali rispetto alle ideologie partitiche. Nel caso questo non fosse stato possibile, era necessaria "l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale)."

Dopo trent'anni, Berlusconi centra finalmente questo obiettivo. Si chiama Veltrusconismo.

Altro punto chiave del programma è "la costituzione della tv via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese"

"Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media" (Licio Gelli)

Così, Silvio Berlusconi rileva da Giacomo Properzj Telemilanocavo, la ribattezza Telemilano, poi Telemilano58 ed infine Canale5.

Non basta. Il piano si estende al controllo dell'informazione stampata. E' necessario individuare un gruppo di giornalisti scelti ai quali, una volta acquisiti, "dovra’ essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti. [...] In un secondo tempo occorrera’:
  • a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
  • b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
  • c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
  • d) dissolvere la RAI-TV in nome della liberta’ di antenna ex art. 21 Costit.

Così, nonostante la scoperta nel 1982 del piano eversivo e il suo apparente scioglimento, Silvio Berlusconi ne prosegue la puntigliosa attuazione. Nel corso degli anni '80 non solo rafforza il potere delle sue televisioni, ma ingaggia un epico scontro con Carlo De Benedetti, denominato la Guerra di Segrate, per il controllo della Mondadori. Controllo che acquisirà in maniera totale grazie alla corruzione del giudice Metta ad opera del suo avvocate Cesare Previti, condannato ad 11 anni e ciononostante in seguito ministro del primo governo Berlusconi. Fuori grazie all'indulto. Del resto è ragionevole: l'onore impone di non abbandonare i propri soldati catturati in mano al nemico.
Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori sono ormai di proprietà Fininvest, insieme ovviamente a tutta Mediaset. Un gruppo di direttori e redattori però si ribella a tal punto che nella vicenda è costretto a intervenire Andreotti, il cui arbitrato fa tornare almeno Repubblica e l'Espresso a De Benedetti. Un piccolo neo che non inficia il successo della marcia trionfale.

I giornalisti scomodi devono essere fatti oggetto di censura, come capitò a Montanelli, costretto ad andarsene dopo che Berlusconi piombò nella readazione de Il Giornale quando fu il momento di portare a compimento la strategia mediatica del programma P2: scendere in politica garantendosi l'appoggio indiscriminato dei media acquisiti. Lo stesso Biagi, molto prima del famoso Editto Bulgaro, sarebbe dovuto partire come corrispondente per l’Argentina, governata da una giunta militare golpista.

Così Silvio Berlusconi compie il suo destino, e da Presidente del Consiglio è finalmente nella posizione per proporre gli altri punti del Piano di Rinascita Democratica.

Eccone alcuni stralci originali.
"Ordinamento giudiziario: le modifiche piu’ urgenti investono la responsabilita’ civile (per colpa) dei magistrati, e la normativa per l’accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari);". Il premier si spingerà in questo caso oltre, arrivando a proporli su base ricorrente.

E ancora.
"Ordinamento Giudiziario I - unita’del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione - articoli 107 e 112 ove il P.M. e’ distinto dai giudici); separare le carriere requirente e giudicante."

Tutte proposte di cui Berlusconi si è fatto grande portavoce nel corso della sua carriera politica.
Perfino il rilancio del nucleare è espressamente previsto nelle direttive di Propaganda 2.

Per non parlare della proposta di utilizzare l'esercito nelle strade. Ecco cosa recitano i papiri del testo sacro in merito:
"Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda."

Per sgomberare ogni dubbio residuo sul fatto che la P2 stia realizzando tutte le sue profezie, per mano di un semplice discepolo, tesserato n°1816, ecco cosa dice Licio Gelli in un'intervista rilasciata a la Repubblica il 28 settembre 2003, durante il Governo Berlusconi II.

«Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa in 53 punti».

Silvio Berlusconi ha dedicato la sua vita alla realizzazione del piano del suo maestro Licio Gelli.
Almeno in questo, bisogna ammetterlo: è stato ammirevole.
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