31/07/10

Berlusconi si crede un amministratore delegato come Pacciani si credeva un chirurgo


Se te ne vai in giro con Pacciani a mutilare giovani donne, certo non puoi lamentarti se, nel pieno di un'impeto di frenesia chirurgica, al tuo compagno di merende scappa il coltellaccio di mano e ti tagliuzza il mignolo. E soprattutto, non puoi andartene in giro a giustificarti dicendo che il mostro non rispetta il giuramento di Ippocrate.

Così, Fini non può sbattere la porta accorgendosi solo ora che "Berlusconi si crede un amministratore delegato": che il suo compagno di merende considerasse il paese come la sua azienda personale, l'Italia SpA, a noi della rete era chiaro da molto tempo. Quindi delle due l'una: o Fini ha l'intelligenza politica di una casalinga di Voghera, oppure gli è sempre convenuto qualcosa che adesso non gli conviene più. Non si può entrare in pompa magna nella Banda della Magliana e poi andarsene perché la legalità non è al centro di un'associazione a delinquere.

Ma Fini è anche quello che si straccia le vesti per la rete e poi Giulia Bongiorno, finiana e presidente della Commissione Giustizia, non ammette neppure alla discussione in aula gli emendamenti al Diritto di Rettifica - comma 29 DDL Intercettazioni - presentati dalla rete per evitare la dolce eutanasia della blogosfera. Una impressionante lezione di coerenza.

Nel frattempo, qualcuno dovrebbe spiegare a Piero Ostellino la differenza tra una notizia non veritiera e la trascrizione di un'intercettazione. Oggi, a pagina 47 del Corriere, scrive:
« Se, invece, il giornalista pubblica i verbali dell'indagine di una Procura sa di non correre rischi. Anche se ciò che ha individuato non fosse veritiero, ledesse la rispettabilità dell'uomo pubblico, nessuno ne risponderebbe. »
Chiedete a postellino@corriere.it come fa un giornalista che pubblica il testo di un'intercettazione a divulgare qualcosa che non è veritiero. Il testo di un'intercettazione, telefonica o ambientale che sia, fintanto che riporta con puntualità quanto registrato, non è nè vero nè falso. Semmai, può essere rilevante penalmente oppure no. Ma questa è un'altra storia.

Partendo da questo assunto - sbagliato - Ostellino ne desume che la battaglia per la pubblicazione delle intercettazioni non sia stata una battaglia per la libertà di informazione. Bisognerebbe, cioè, completare la pubblicazione delle intercettazioni con le dichiarazioni degli avvocati e dei diretti interessati, ma è proprio quello che vuole fare lui ad esulare dal concetto di informazione. Ostellino vuole fare direttamente il processo, ovvero vuole anticipare la rettifica a monte, con il risultato che nell'attesa non si pubblicherebbe più nulla.

E poi, caro Ostellino, quale parte di "Io stamattina ridevo alle tre e mezza dentro al letto" beneficerebbe delle spiegazioni dei diretti interessati?

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