24/03/10

Più privacy e meno intercettazioni. A chi conviene davvero?

Quanto da fastidio il testo di una telefonata? A far discutere sono sempre loro, le intercettazioni telefoniche che da un pò di tempo a questa parte stanno facendo emergere dai più nascosti bassifondi orrori e nefandezze della nostra classe dirigente. Piero Ostellino sul Corriere della Sera di ieri (23/03/2010 n.d.r.) sostiene «che le intercettazioni siano utili per combattere il crimine è indiscutibile. Ma è anche indiscutibile che siano pericolose se usate per denunciare l’immoralità». Il problema di fondo è proprio questo: abbiamo una parte politica che sta nella maggioranza di Governo e purtroppo anche in certe parti dell’opposizione che vorrebbe bandirle, bruciare tutte le bobine, impedire che queste vengano pubblicate e di conseguenza impedire anche il pieno svolgimento del lavoro di un giornalista, che con l’utilizzo delle intercettazioni, denuncia prontamente il fatto sul giornale di competenza. Dall’altra invece abbiamo una rimanenza di opposizione che sta lottando per una limpidezza di comportamenti, sostiene che certe conversazioni debbano essere messi a disposizione di tutti, per poi scoprire comportamenti scorretti, prese di posizione e provvedimenti che a livello pubblico invece, verrebbero prontamente nascosti o peggio ancora criticati, dagli stessi che li compiono.

Il tutto in nome dell’etica, della libertà e del rispetto per il ruolo che si esercita, quello del politico che rappresenta (o almeno dovrebbe) la figura incorruttibile che lavora al servizio dei cittadini. Niente di più ipocrita e falso. Ammettendo anche che la privacy sia preservata, a noi cosa rimarrebbe? Praticamente nessuno avrebbe mai conosciuto ciò che c’era dietro la Protezione Civile e sulla gara di appalti prontamente messa al servizio di amici, parenti, cognati e amici degli amici. Nessuno avrebbe fatto luce sullo scandalo Telecom-Fastweb, la più grande truffa della storia. O magari a nessuno veniva neanche mai in mente di immaginare il trattamento che certi esponenti della mafia, ‘ndrangheta e organizzazioni criminali riservavano a esponenti di partito o deputati. Il caso Di Girolamo è emblematico: un politico trattato come il salumiere di turno non ha eguali, anzi fa vergognare perché ci mostra la vera faccia dei personaggi che governano il nostro paese. Non avremmo neanche mai saputo delle frequentazioni che aveva il nostro Premier nei confronti di escort, vallette e minorenni, ne che Frisullo, uomo del centro sinistra faceva praticamente la stessa cosa sempre con Tarantini, con l’eccezione però dei vestiti e delle scarpe regalate in cambio di appalti . Chi più ne ha più ne metta insomma. Il caso attuale riguarda le pressioni alla Rai e all’Agcom per installare un bavaglio perenne alle trasmissioni di approfondimento politico. Magari qualcuno non aveva bisogno di leggerle per rendersi conto che in Italia qualsiasi cosa scomodi la posizione delle alte cariche dello Stato, venga prontamente diffamata e messa a tacere per il “quieto vivere”.

Eppure certe vicende andrebbero svelate perché “censurare” non va di pari passo con la parola Democrazia. Il testo della riforma della legge sulle intercettazioni telefoniche, dopo essere stato votato dalla Camera, è arrivato anche in Senato e con molte probabilità verrà approvato subito dopo le elezioni regionali. Tutto per tutelare la privacy di qualcuno, non di tutti. Lo scenario che si prospetta è desolante, apocalittico e per nulla positivo. Tutelare e far fare i propri comodi a qualche cittadino, infischiandosene di tutelare e bilanciare i ruoli delle istituzioni e degli organi politici, sembra essere l’unica cosa che veramente conta in un Paese, che oramai ha dimenticato anche cosa voglia dire la parola Costituzione.

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