26/03/09

“Rispettate i lavoratori”. E Tod’s lo licenzia

Manda una lettera a Della Valle chiedendogli di considerare la contrattazione come diritto. La risposta? Licenziato. Insorgono i sindacati. E il giovane delegato ci scrive:
"C'è un'aria pesantissima in giro, come un macigno mi è caduta addosso"
“Licenziato per una lettera aperta indirizzata al presidente della Tod's, Diego della Valle”. È accaduto venerdì scorso (14 marzo) a Guerriero Rossi, giovane delegato della Filtea Cgil e – ormai ex – dipendente dello stabilimento Tod's di Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno. Una decisione che ha fatto subito infuriare tutti i sindacati provinciali e regionali dei tessili.

In quella lettera, spiegano le organizzazioni dei lavoratori, Rossi aveva semplicemente chiesto al ‘patron’ di “rispettare il sindacato, difendere la dignità dei lavoratori e di considerare la contrattazione come diritto, non come una concessione”. Motivazione del licenziamento? “Avere utilizzato espressioni che comportano una grave lesione al prestigio del datore di lavoro e pregiudicano irreparabilmente il vincolo fiduciario tra lavoratore e imprenditore, non consentendo la prosecuzione del rapporto, neppure in via provvisoria”. Traduzione simultanea: a casa.

Tutto nasce da una vicenda che riguarda il contratto integrativo, avviata ormai da anni e per la quale Della Valle ha si spesso rifiutato d'incontrare le Rsu. “Dopo avere elargito personalmente e unilateralmente un bonus di 116 euro nel 2008 - ricordano in un comunicato Filtea Cgil, Femca Cisl, Uilta Uil e Ugl Tessili - a gennaio 2009 ha fatto togliere quel bonus dalla busta paga. A febbraio, poi, si è presentato personalmente ai lavoratori, dopo una ordinaria pressione sindacale, facendo affermazioni tipo 'non ho bisogno di voi, posso portare l'azienda via' e avviando di fatto una trattativa 'quasi privata' nella quale ha chiesto ai dipendenti di sottoscrivere personalmente la richiesta del bonus”.

"Fu un'iniziativa autoritaria", ricorda Rossi in un'intervista a RadioArticolo1, messa in piedi da Della Valle nella solita logica del divide et impera. "È venuto in fabbrica perché alcuni lavoratori, tra cui io, in un certo senso gli davamo fastidio. Fu una trappola per cercare di screditarci di fronte agli altri. Lui ha detto a tutti che se volevano il bonus anche per quest'anno dovevano mettere una firma privata, per certificare l'adesione. L'unico a non firmare fui io, era un chiaro attacco al sindacato e alla nostra dignità. Il suo messaggio era chiaro, come a dire 'vi do questi soldi solo perché mi fate pena, io sono il padrone buono".

Nella vicenda entrano in gioco anche fattori socio-cultutari, ha detto Rossi sempre a RadioArticolo1. Lo stabilimento, infatti, si trova in un paese, Comunanza, in cui "fino a trent'anni fa c'erano solo mezzadri che di colpo si sono visti industrializzare il posto con l'Ariston e la Tod's. Il problema è che è rimasta la vecchia mentalità, cioè 'il padrone ha ragione solo perché ci paga'. Abbiamo provato, in pochi, a ribaltare questa'idea, ma l'azienda ha sempre rifiutato di sedersi al tavolo delle trattative". Ora Rossi, dopo dodici anni di Tod's, ha deciso d'impugnare la decisione che lo ha colpito, e intanto si è iscritto alle liste di collocamento.

Proprio ieri il giovane delegato ha scritto anche alla nostra redazione: “C'è un'aria pesantissima in giro, come un macigno mi è caduta addosso con tutto il suo peso” osserva nel commentare un articolo sul diritto di sciopero. “Un uomo di 36 anni con moglie e due figlie – aggiunge – si sta accorgendo che stanno togliendoci tutta l'eredità ricevuta. Ma, possono fare quello che vogliono. Alle mie bambine io non lascerò un mondo peggiore di quello che ho trovato. LO PROMETTO! (il maiuscolo è nella lettera, ndr)”.

Fonte articolo

La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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