26/10/09

Le primarie del PD nell'era della fine della politica

In queste ore i dati dei seggi locali si accavallano l'un l'altro nella conferma di un risultato noto a tutti da tempo, molto prima dell'11 ottobre, quando gli iscritti al Partito Democratico hanno detto la loro per la scelta del nuovo segretario del partito: Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del PD.

Una partecipazione numericamente imprevista ha conferito un'immagine di concretezza e di massiccia presenza ad un partito profondamente a rischio fino agli ultimi rintocchi della vigilia.
La giornata di ieri, domenica, si è caratterizzata per una convinta, oggettiva e vasta partecipazione democratica che, a detta di tanti annunciati partecipanti nei giorni scorsi, voleva essere un segnale al paese e al governo prima che al PD stesso. Un segnale che l'establishment democratico probabilmente equivocherà, come già fatto in passato. Un segnale che verrà interpretato ancora una volta come una fiducia garantita in carta bianca alla futura leadership e non come una plateale richiesta di reale cambiamento nell'approccio politico del partito ed una chiara ed intenzionale dimostrazione della volontà di decidere ancora quale alternativa fornire al paese.

Il Partito Democratico si è dimostrato essere in grado, per la prima volta nella sua breve vita, di affrontare un'elezione primaria non decisa mesi prima a tavolino, come avvenuto invece con Prodi prima (ai tempi dell'Unione) e con Veltroni poi, ma, a differenza delle due tornate precedenti, ha mostrato al contempo un volto tristemente inedito, quello di una contrapposizione tra candidati in cui le differenze tra diverse strategie hanno lasciato il posto a sottili sfumature di colore a volte inosservabili.
La competizione tra i due principali contendenti, fondata su una preoccupante quantità di analogie e convergenze, è stata presentata, invece, come uno scontro epico tra due visioni profondamente diverse della realtà politica del centrosinistra.

Eppure pochi temi hanno meritato parole chiare e prese di posizione nette. La grande sfida si è ridotta ad una coincidenza di aspetti come la volontà malcelata di alleanza ad ampio respiro con l'UDC di Casini, il sostegno alla missione in Afghanistan, un riacceso antiberlusconismo, la critica alle ultime proposte economiche del governo e la mancanza di posizioni comprensibili su temi come coppie di fatto, precariato, rendite finanziarie, sistema idrico, testamento biologico, questione morale, salario sociale, alleanze, sistemi elettorali, conflitto di interessi.
A meno che dichiararsi favorevoli al conflitto di interessi, alla moralità politica e alla lotta al precariato non significhi aver sviscerato a fondo e presentato soluzioni a queste problematiche.

Il successo partecipativo di ieri non è stato funestato neanche dall'ultimo scandalo sessuale che ha visto "vittima e carnefice di sé stesso" il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.
Uno scandalo in grado di solleticare i palati e gli interessi morbosi di tanti italiani, incentrato, ancora una volta, più sugli aspetti libidinosi della vicenda che sul risvolto politico-istituzionale.
Uno scandalo che vede, e vedrà nei giorni a seguire, gli sguardi ossessivi della stampa e della popolazione puntati in modo maniacale sull'immagine del Presidente Marrazzo in rapporti sessuali lussuriosi con trans d'alto bordo e che perderanno di vista, invece, l'aspetto penale del ricatto operato dai quattro uomini dell'Arma oltre che la reale grave colpa del politico: l'essersi collocato da solo in una stupida ed inconsistente posizione di ricattato.
Uno scandalo ben diverso nei fatti da quello che ha coinvolto recentemente il Presidente del Consiglio, ma analogo in un aspetto cruciale: l'attenzione rivolta più al rapporto con il trans che alla firma degli assegni da una parte, al rapporto con una prostituta più che a quello con un inquisito affarista sanitario dall'altra.

L'ordine delle priorità e delle gravità cambia profondamente. E la politica italiana, oramai imperniata sugli scandali personali e sul disinteresse bipartisan verso i temi reali, firma, con sguardo fiero, la propria condanna a morte.

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