13/11/09

Cosentino, Landolfi e la camorra di Casal di Principe: tutte le accuse dell'ordinanza d'arresto


I due protagonisti delle indagini della Procura di Napoli: gli onorevoli Nicola Cosentino e Mario Landolfi.

Quando si parla di camorra, in particolar modo dei clan di Casal di Principe, la mente di tutti lascia spazio alle terribili immagini delle sparatorie, delle esecuzioni per strada, degli attentati agli uomini di Stato o agli indomiti giornalisti-scrittori.
Nella lettura delle 351 pagine dell'ordinanza del GIP Raffaele Piccirillo collegata alla domanda d'arresto per l'onorevole Nicola Cosentino appare un mondo profondamente diverso, che parla di affari, di gare d'appalto, di Commissariamento per i rifiuti, di politici al servizio della camorra.
Le armi, quando si parla del vero potere dei "casalesi", scompaiono alla vista.

L'intera storia ruota attorno alla società ECO4, deputata al servizio di smaltimento dei rifiuti e diretta dai fratelli Michele e Sergio Orsi, mafiosi legati al clan dei Bidognetti prima e degli Schiavone/Zagaria poi, accompagnati nella gestione dell'impresa dal "socio occulto" Gaetano Vassallo, "colletto bianco" della criminalità organizzata facente capo a Francesco Bidognetti detto Cicciott' e mezzanott'.
Vassallo è il vero super-pentito dell'inchiesta, il cui ruolo nel clan è spiegato bene dagli oltre 40 milioni di euro di proprietà a suo nome sequestrati dagli inquirenti, ed è colui che, in diversi interrogatori, spiega il ruolo di deus-ex-machina di Nicola Cosentino.

Secondo Vassallo, Cosentino era il "controllore politico" di ECO4. Forse anche qualcosa di più se i Bidognetti si riferivano a lui come "il nostro candidato" e se, stando alle rivelazioni di Vassallo, lui stesso affermava "quella società song' io".
Il suo ruolo sembrerebbe consistesse nell'agevolare gli interessi dei fratelli Orsi e le famiglie casalesi ad essi legate; in cambio di ciò riceveva periodicamente "mazzette" da 50 mila euro che Cosentino utilizzava a scopi elettorali.
I compiti di Cosentino spazierebbero in diversi ambiti: dalla fornitura di certificati antimafia inaccessibili alle pressioni su sindaci e prefetti, dalle trattative di mediazione tra società e commissari all'impiego di lavoratori inutili assunti per abituali interessi elettorali.

Un ruolo ad ampio spettro che non svolgeva da solo, secondo i pentiti, ma con il fattivo appoggio del collega Mario Landolfi, un binomio necessario per garantire la copertura dei due grandi partiti del centrodestra: Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Un binomio che diventerebbe un trittico secondo Gaetano Vassallo, che riporta le parole del boss Raffaele Bidognetti secondo cui Cosentino, Landolfi, Gennaro Coronella e Italo Bocchino farebbero parte del "nostro tessuto camorristico".

La società ECO4 ha un obiettivo fondamentale: spezzare il monopolio della FIBE (gruppo Impregilo, attualmente sotto processo) in Campania nel ramo rifiuti e gestire lo smaltimento e la termovalorizzazione manu propria. Per farlo diventa socio privato del consorzio casertano a capitale misto CE4 (di cui avrà in pratica il pieno controllo), a sua volta partner del consorzio inter-provinciale Impregeco, che unisce la destrorsa CE4 (legata a Cosentino e Landolfi) alle sinistrorse NA1 e NA3, facenti riferimento ai DS napoletani.

Il connubio tra il centrodestra local-nazionale e i DS campani, sempre stando alle testimonianze dei collaboratori di giustizia, assumerebbe connotati ben più ampi, a partire dai presunti interessi che Cosentino stesso aveva nei consorzi casertani CE2 e CE3, ufficialmente amministrati dai DS, fino ad arrivare a logiche di parentela, con il fratello del Presidente di ECO4 militante nei DS in "zona CE2".

La crescita di ECO4 avverrà a spese delle ditte concorrenti, dapprima aggiudicandosi gare d'appalto truccate, e infine ottenendo l'autorizzazione a costruire un termovalorizzatore a Santa Maria la Fossa in alternativa a quello voluto dalla FIBE.
Esemplare risulterà in questo senso la condotta del sindaco, Bartolo Abbate, che mobiliterà l'intera popolazione nella lotta contro l'inceneritore, ma fino al momento in cui la ECO4 si sostituirà alla FIBE, diventando a questo punto (segretamente) grande sostenitore del nuovo termovalorizzatore.
Per la sua costruzione è necessaria l'approvazione da parte dei funzionari commissariali per i rifiuti. Che avverrà per mezzo della stesura di ben 18 ordinanze da parte del sub-commissario Giulio Facchi, lo stesso che porterà il Presidente della Regione Antonio Bassolino all'approvazione della creazione del consorzio camorristico Impregeco.

18 ordinanze commissariali e le porte per il monopolio dei rifiuti per la ECO4 cominciano a spalancarsi.

Siamo abituati ad immaginare l'approvazione di ordinanze utili alla camorra e gare d'appalto definite con criteri che aggiudichino a priori la vittoria ad una ditta con il peso del ricatto, del predominio economico, della minaccia o dello scontro. Nulla di tutto questo secondo i pentiti Gaetano Vassallo, Michele Orsi, Carlo Savoia (Presidente di ECO4) e Giuseppe Valente (Presidente di CE4), ma solo il peso politico delle pressioni che vedono protagonisti Mario Landolfi e Nicola Cosentino.

Nella costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa gli Orsi e Cosentino, privi di copertura da parte dei Bidognetti nella zona, si affilieranno al clan degli Schiavone, ben più radicati. Da qui la progressiva esclusione di Gaetano Vassallo, "l'uomo all'Avana" di Francesco Bidognetti.

Il ruolo fondamentale di Cosentino e di Landolfi riemergerà nel momento in cui gli Orsi avranno problemi con il Presidente Savoia, con i suoi legami con il PPI campano, con le sue richieste di maggiori poteri, con la scarsa attenzione alle esigenze clientelari dei soci, impegnato solo alla cura delle proprie.
Le intercettazioni della Procura chiamano in causa Raffaele Chianese, uomo di Landolfi, impegnato a garantire una soluzione da parte di questi e di Cosentino al "problema Savoia", in cambio di un ruolo di rilievo dello stesso Chianese all'interno della società.

Alla maxi-vicenda della ECO4 e alle testimonianze dei 4 pentiti sopracitati, si aggiungono le rivelazioni corroboranti di Dario De Simone, Domenico Frascogna e Raffaele Ferrara (tutti uomini degli Schiavone) e quelle del super-pentito Carmine Schiavone (fratello del boss Francesco detto Sandokan) sugli appoggi elettorali garantiti a Cosentino nelle elezioni del 1995 alla Regione, che fanno il paio con quelle di Vassallo sugli aiuti garantiti dai Bidognetti dal 1980 al 2006, nelle tornate elettorali al Consiglio Provinciale di Caserta, quello regionale della Campania, alla Camera dei Deputati e nella nomina come coordinatore regionale.
In questo ambito Vassallo ricorda il proprio duraturo tesseramento a Forza Italia, il tesseramento "forzato" di numerosi cesani (Cesa, provincia di Caserta, ndr) ed il finanziamento di alcune cene elettorali a sostegno dell'onnipresente Nicola Cosentino, un uomo che, stando ai resoconti dell'ordinanza, è stato in grado di unire nella sua figura i due clan dei Bidognetti e degli Schiavone perennemente in lotta.
Un ruolo non da poco.

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