13/11/09

L'Angelo che annuncia le Tragedie

Azrael Angelo della Morte

A Messina è venuta giù una montagna. Una tragedia annunciata, secondo Berlusconi. A Ischia è venuta giù una montagna. Una tragedia annunciata, secondo Bertolaso.

Un annuncio è una comunicazione data a chi può esserne interessato. Ci sono gli annunci pubblicitari, gli annunci aziendali, l'Annunciazione del concepimento verginale e perfino gli annunci mortuari. Si annuncia qualcosa che si sa. Una tragedia non si annuncia, non si può annunciare per il semplice fatto che non si sa: accade per disgrazia. Se una tragedia è annunciata, e nessuno fa niente per scongiurarla, allora non è più una tragedia: è una strage.

Se Berlusconi e Bertolaso pensano che queste fossero tragedie annunciate, allora voglio sapere dove erano pubblicati i relativi annunci, voglio sapere se è stata compilata e poi affissa una mappa di tutte le tragedie annunciate, voglio sapere se è stato calcolato quanti soldi costerà scongiurarle, quanto tempo ci vorrà e se i lavori di prevenzione siano già iniziati o meno.

Se Azrael, l’Angelo della Morte, è venuto in sogno a Berlusconi e gli ha annunciato la tragedia di Messina, allora bisogna chiedersi perché siano stati stanziati miliardi di euro per un ponte, sia pure sullo stretto, mentre sono stati riservati alla Protezione Civile solo 300 milioni per indennizzare i danni già avvenuti, ed un bel niente per le attività di prevenzione. La risposta è che gli affari hanno la priorità sulla sicurezza dei cittadini, a meno che non la si pensi come la camorra: la gente sono vermi e devono rimanere vermi. I vermi, effettivamente, vivono nel fango.

Il 30 aprile del 2006 una frana a Pilastri, tra i comuni di Barano e Ischia, travolse e uccise un cuoco di 53 anni insieme alle figlie Anna (18 anni), Maria (16 anni) e Giulia (12 anni). Era così difficile prevedere che sarebbe successo ancora? Un capo di governo e un capo della Protezione Civile non possono parlare di tragedia annunciata. Questo lo fa l’uomo della strada. Loro hanno in mano le leve del potere: sono stati eletti per evitarle, le tragedie, non per lamentarsi che si sapeva e nessuno ha fatto niente. Sarebbe come dire che un elettricista progetti un impianto e poi parli di corto circuito annunciato, o che un architetto progetti una casa e poi parli di crollo annunciato. E’ una contraddizione in termini, non serve essere esperti in nessuna astrusa materia: basta il buon senso.

In quest’Italietta dove conta solo la facciata, nessuno si lamenta più. Ai cittadini basta avere l’ultimo modello di televisione al plasma, così la tragedia se la guardano in 16:9 e vedono meglio il plastico di Vespa. Ai sindaci di paese basta organizzare sagre e percorsi enogastronomici, così intanto vengono eletti e poi, eventualmente, possono sempre dichiarare il lutto cittadino e mettersi la fascetta al braccio, che fa tanto in. Alle istituzioni basta occuparsi di evitare processi e poi, caso mai, limitarsi ad esprimere cordoglio e precipitarsi sul luogo del disastro, per testimoniare la vicinanza dello Stato. Ma lo Stato non è vicino solo perché si presenta con un mazzo di fiori dopo che mia figlia è morta, sepolta sotto metri di fango: lo Stato è vicino quando fa prevenzione prima, non quando viene ad abbracciarmi dopo.

L’agenda del governo dovremmo dettarla noi, non subirla dal dibattito artificiale, montato ad arte dai media per creare un sentimento di necessità costruito sul nulla. Dovremmo, sì, ma sembriamo molto più interessati alle sorti del Ddl sul Processo Breve, invece che alla nostra stessa vita.

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