01/12/09

Il tasso di occupazione reale? Italia quasi ultima.


Il 15 agosto scorso, nel post Lettera all'imperatore di Roma, vi ho detto sostanzialmente due cose.
La prima:
Entro la fine del 2009 l'Europa, nelle scenario peggiore, avrà oltre il 9% di disoccupati.
La seconda:
In Italia, specialmente, quel 7.4% di disoccupazione del primo quadrimestre 2009 potrebbe essere molto, troppo ottimistico.
Eurostat Unenmployment Rate October Ottobre 2009

Ad oggi, l'Europa dell'area euro è al 9.8% (vedi dati Eurostat), e l'Italia all'8.0% (per riallacciarmi al post di ieri, il tasso di disoccupazione ufficiale è del 6.9% per gli uomini e del 9.5% per le donne).
Se mi riuscisse con i numeri del superenalotto questo blog avrebbe finalmente una redazione, attrezzature e tanti cameramen.

Resta il dato: su oltre 413 milioni di cittadini europei, sono decine di milioni quelli non trovano lavoro. Decine di mililoni di bisonti, come li chiama Grillo, che battono violentemente gli zoccoli a terra. Dei rimanenti, quelli che un'occupazione ce l'hanno, sono altrettanti quelli a rischio. Ne sanno qualcosa i lavoratori dell'Alcoa, o le 9 mila famiglie ex Eutelia. La polizia scorta i condannati in via definitiva che legiferano in parlamento e prende a testate i lavoratori onesti che non sanno come pagare il mutuo. Per Scajola va tutto bene: «siamo messi molto meglio della media europea».

Con una piccola differenza, aggiungo io: l'Italia è il paese del sommerso, e il tasso di disoccupazione misura unicamente le persone non occupate tra 15 e 74 anni che:
  • hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, oppure:
  • inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.
Quanti dei nostri connazionali disillusi o felicemente occupati in nero corrisponde a uno dei due criteri precedenti? Ve lo dico io.

Nell'ottobre 2008 l'Italia misurava un tasso di disoccupazione pari al 7.0%, mentre la Germania si attestava al 7.1%. Entrambi basati sulla Labour Force (la forza lavoro che ogni anno viene calcolata dall'Eurostat). Letti così, sembrano dati assolutamente comparabili: due grandi paesi industrializzati, entrambi con un tasso di disoccupazione del 7.0%.
Peccato che, nello stesso periodo, il tasso di occupazione tedesco era del 70.7%, mentre quello italiano era il più basso in assoluto tra tutti i 27 paesi dell'Europa allargata: il 58.7%, migliore solo di quello ungherese, di quello maltese, del tasso croato, di quello macedone e di quello turco [consulta le statistiche Eurostat].

Se voglio sapere quante persone mangiano la carne, conto il numero di persone che mangiano la carne. Non conto il numero di persone che non la mangiano, ma che sarebbero disposti a mangiarla se ce l'avessero, se non fossero anoressici, se non fossero vegetariani, se non preferissero il pesce e così via. Allo stesso modo, è il tasso di occupazione che misura il mercato del lavoro.

Se aggiungiamo quel 12% in meno di occupazione al nostro 8% di disoccupati, il tasso di disoccupazione si attesta su un bel 20% tondo tondo. Con un 20% di disoccupati sulla forza lavoro saremmo il paese messo peggio di tutta la comunità europea, secondi solo al 20.9% della Lettonia.

Come commenta questo dato il ministro Claudio Scajola?

Fonte articolo

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