12/12/09

Un'auto chiamata Nina e Giano Bifronte.

Fisker nina

I trasporti, privati, pubblici, misti (carsharing, car pooling, taxi collettivo e trasporto molecolare autoaggregante, una mia vecchia fissa), o saranno elettrici o no saranno. Nella fase di transizione è ragionevole passare dai veicoli ibridi, un compromesso costoso ma che rassicura l'ambaradan petrolifero/ logistico/ automobilistico e comunque permette un taglio dei consumi di circa il 50%. La Prius è un esempio di un ibrido accapponato, fa una media di 16-17 km con un litro.

Lo dico per certo, ho fatto un migliaio di km e la macchina che ho preso in carsharing era guidata da decine di guidatori diversi su percorso ovviamente misto, il consumo medio complessivo era quello. La Prius plug-in , per ora un retrofit che crea un "void" della garanzia, insomma la fa decadere, raggiunge il livello di risparmio citato.

Obama, fin dai primi giorni del suo mandato, l'ha detto chiaramente: gli aiuti di Stato alle dissestate e fallimentari industrie automobilistiche nazionali, verranno erogati solo a patto che servano ad accellerare la transizione verso la mobilità elettrica. Non solo l'ha teorizzato ma l'ha fatto, erogando prima 2,4 miliardi di dollari all'uopo, poi, un paio di mesi fa, erogando oltre 500 milioni di euro per lo sviluppo e la messa in produzione di una nuova ibrida chiamata Nina.

Noi italiani abbiamo una grande tradizione nel campo dei motori, della componentistica e del "know-how" nel settore della mobilità elettrica.

Il primo motore elettrico moderno, i primi treni elettrici, la prima cinquecento elettrica ( non la mia, quella realizzata da Giannini nel fatidico 1968).

Il centro ricerche Fiat è PIENO di prototipi elettrici, ibridi, trifuel...non posso provarlo ma posso dirlo, per aver parlato con il direttore ed uno dei responsabili, un paio di anni fa, a Torino.

E' evidente che le prima auto ibride ed elettriche saranno piccole, per i noti limiti (che in pochi anni verranno superati, peraltro) di stoccaggio di energia, etc etc.

Purtuttavia la Fiat, per bocca del suo AD, Marchionne, ha sempre chiaramente espresso la sua contrarietà allo sviluppo di veicoli elettrici, in un futuro prossimo o comunque prevedibile.

Non si può trattare di miopia perchè i Dirigenti che ho citato sono pienamente consapevoli di quel che ci attende in futuro. Si tratta, quindi, di una premeditata strategia pr ritardare il piu' possibile la transizione, per motivi abbastanza intuibili, segnatamente la necessità di sfruttare fino in fondo gli attuali enormi impianti di produzione di motori e componentistica tradizionali.

Avendo "conquistato" la Chrysler, si trovano nella scomoda posizione di dovere, "ob torto collo", sviluppare progetti di mobiità elettrica. Lo faranno, ma, lo potete leggere da soli, con poca, pochissima, quasi punta, voglia. In ogni caso negli USA, non perchè sono stati "costretti" ma, uh guarda, perchè "sono piu' avanzati di noi".

Eh, scherziamo? Ma se il secondo ( per poche settimane) prototipo elettrico con batterie al litio-polimero a circolare DAVVERO sulle strade è stato, due anni e mezzo fa, italiano (ed era un cinquino, pensate un po'...)?

Eh? Ma se il centro ricerche Fiat, che lavora in stretta connessione con il Politecnico di Torino, è PRONTO, da ANNI?

Eh? Ma se vendiamo treni, metropolitane e bus elettrici in mezzo mondo?

Eh? Ma se il governo ha PROMESSO ( mica li ha sganciati, ancora) oltre 500 milioni di euro per salvare gli stabilimenti Fiat a Termine Imerese e dintorni?

Eh? Ma se hanno ottenuto decine di milioni di euro per ricercare il NULLA, quel nulla chiamato Idrogeno?

Una cosa OFFENSIVA, quella che ha detto Marchionne, una cosa vergognosa, perchè se l'Italia non è pronta non è per colpa della sfiga cosmica e dei mancati investimenti PUBBLICI. E' colpa, la faccio breve, di quella EVIDENTE strategia su esposta.

E' verò, però, che il governo non ha sganciato ne promesso di sganciare un euro per lo sviluppo di progetti di mobilità elettrica.

Eh, beh, da qualche parte bisogna pure cominciare, a fare risparmi.

Ah, en passant, la Nina, che sarà venduta negli USA a 39.000 dollari, arriverà anche sul mercato italiano. A 80.000 euro.

Ovviamente sono SOLO le leggi del mercato che fanno il prezzo, giusto?

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
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