23/01/10

Le primarie Vendola-Boccia: un referendum sul dalemismo



Era nata il 6 febbraio 2009 da un'indiscrezione giornalistica che annunciava l'imminente emissione di un avviso di garanzia all'assessore regionale alla Sanità. Oggi, ad un passo dalle elezioni regionali, la cosiddetta "questione pugliese" si è ritagliata uno spazio enorme nella cronaca nazionale, divenendo, a detta di tutte le parti interessate, lo specchio della futura politica nazionale.

L'intera vicenda, durata oramai quasi un anno, si avvia domenica 24 gennaio alla chiusura del primo estenuante atto, con le elezioni primarie del centrosinistra, conclusione di un duello durissimo tra il Presidente uscente Nichi Vendola (SEL) ed il candidato ufficiale del Partito Democratico, Francesco Boccia.
Una sfida tra due concezioni diverse della politica, tra programmi regionali quasi agli antipodi su temi come acqua, energia, nucleare, più che tra due persone a caccia del successo personale, e che rievoca quelle stesse elezioni datate 2005 che videro la vittoria, di misura, dell'attuale portavoce di Sinistra Ecologia Libertà.

La candidatura del deputato del PD, decisa da Gianni Letta e Massimo D'Alema, e fortemente caldeggiata dall'UDC di Pierferdinando Casini (che ribadisce la possibilità di appoggiare il centrosinistra pugliese solo a patto che Vendola non sia candidato), non ha soltanto diviso le forze della sinistra nazionale, ma ha spaccato a metà lo stesso Partito Democratico che, a dispetto di quanto riferito da Boccia stesso, non ha sostenuto all'unanimità il candidato del "segretario ad honorem" D'Alema, portando le correnti che fanno riferimento a Franceschini e a Marino a disertare il voto di investitura. E ad annunciare, in forme differenti, il proprio inaspettato endorsement al governatore uscente.
Un endorsement molto più inatteso di quello di Dario Fo e Franca Rame, ma decisamente meno di quelli di Beppe Grillo (che per sostenere Vendola ritirerà le proprie liste), di Luigi De Magistris e di Riccardo Petrella, ex Presidente di Acquedotto Pugliese SpA dimessosi dall'incarico dopo forti divergenze con il Presidente regionale.

Dalla giustizia ad orologeria al giornalismo ad orologeria

Nella mattinata di martedì 19, tutti gli organi di informazione battono la notizia di un avviso di garanzia relativo alle indagini sulle raccomandazioni nella sanità pugliese che vedrebbe come destinatario il governatore uscente. A soli 5 giorni dalle primarie una notizia di questo tipo può stravolgere ogni esito.
La fonte non è citata in nessuna agenzia di stampa. Nessun articolo presenta riscontri. Eppure la notizia campeggia nelle prime posizioni di tutti i siti web.
La notizia si basa su una telefonata tra Vendola e l'assessore Tedesco in cui il primo chiedeva delucidazioni al secondo sulla mancata vittoria nel concorso di primario presso l'ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA) del luminare barese, allora impegnato ad Harvard, Giancarlo Logroscino.

Solo in serata arriva la prima dichiarazione ufficiale. Interviene direttamente il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, che, con una dichiarazione stringata, smentisce ogni indiscrezione circolata nelle ore precedenti. E lancia un curioso "atto d'accusa", che l'informazione nazionale, a differenza di quanto fatto con le voci infondate della mattina, ha riportato solo marginalmente.

Nei confronti del presidente della giunta regionale pugliese Vendola non vi sono nel registro degli indagati di questa procura iscrizioni suscettibili di comunicazione”, è la smentita.
“La Procura prende atto delle possibili strumentalizzazioni delle indagini per finalità diverse da quelle processuali, così come delle precedenti fughe di notizie sugli accertamenti in corso”, è l'accusa del procuratore (che aggiunge il riferimento al precedente caso datato 11 novembre 2009 che vedeva Libero annunciare un'indagine a carico di Vendola anche allora smentita dallo stesso Laudati).
"A tal riguardo sarà compiuto ogni sforzo al fine di identificare eventuali responsabili in relazione alle conseguenti ipotesi di illecito configurabili".

Così conclude la sua nota ufficiale il Procuratore Antonio Laudati. Con un chiaro avvertimento ai responsabili delle strumentalizzazioni. Che, probabilmente, non attendevano un esito così "infausto".

Di Pietro contro l'IDV pugliese

La posizione dell'onorevole Di Pietro e dell'Italia dei Valori sulle vicende politiche della Puglia sono state ritenute da molti quantomeno criptiche. L'altalenante sequenza di prese di posizione che hanno oscillato per mesi dalla critica feroce all'operato del Presidente Vendola (da parte del coordinatore regionale Pierfelice Zazzera, sostenitore di un fronte politico unitario con Boccia e UDC) al sostegno incondizionato (recentemente espresso dal leader nazionale Antonio Di Pietro) ha avuto una spiegazione (seppure confutabile) il 5 gennaio scorso.
In quella data Antonio Di Pietro ha riunito i 40 responsabili regionali del partito, chiedendo un'indicazione politica sulle primarie. Il plebiscito a favore di Francesco Boccia ha registrato ben 38 consensi. Due soli i delegati "vendoliani".

All'uscita dalla riunione, Di Pietro, dopo mesi fatti di mediazioni tra la propria posizione e quella dell'IDV pugliese, lascia una dichiarazione stampa rivolta più al proprio partito che all'elettorato: l'IDV non ha preferenze sulle primarie. Seguita, tre giorni fa, dal totale sostegno espresso a Vendola dopo le indiscrezioni sulla presunta indagine.
Una posizione che, stando a quanto riporta Francesco Oggiano su Affaritaliani.it, avrebbe portato molti, nelle stanze dei bottoni a Bari, ad urlare al "tradimento" da parte del proprio leader.

Boccia, il privatizzatore mascherato

La questione dell'oro blu pugliese ha trovato un posto in prima fila tra i temi di dibattito per queste elezioni. E così Francesco Boccia, l'11 gennaio, in una risposta alle accuse di intenzioni privatrizzatrici di AQP da parte del comitato "Acqua bene comune" (tra i primi a pubblicare e rilanciare l'articolo "L'oro blu della Puglia"), ha rilasciato la propria ufficiale dichiarazione, tesa a smentire ogni illazione:
"La mia idea non é la privatizzazione dell’ente, ma l’ingresso dei comuni nel capitale sociale come primaria risoluzione dei problemi concreti e quotidiani dei cittadini".

Appena una settimana più tardi, 4 giorni fa, torna sull'argomento in un'intervista a Bepi Martellotta, della Gazzetta del Mezzogiorno. Sulla questione Acquedotto si esprime come segue:
"Pretendo che le famiglie di San Paolo di Bari non paghino nulla e i benestanti come me e Vendola paghino di più. E, per farlo, occorre aprire le porte della gestione alla competizione tra privati".

Una dichiarazione dal tenore diametralmente opposto a quanto affermato nella missiva di risposta al comitato pugliese per l'acqua pubblica.

Legambiente nei giorni scorsi ha chiesto ai due candidati alle primarie di esprimere una posizione netta sul tema dell'energia nucleare. Il Presidente uscente, mesi fa, dichiarò che se il governo avesse voluto portare il nucleare in Puglia avrebbe dovuto farlo con i carrarmati.
Il 24 maggio 2008 Francesco Boccia dichiarò, durante il convegno organizzato da "Il vicino oriente", il proprio incondizionato sostegno all'energia nucleare. Ha di fronte a sé ancora due giorni di tempo per una funzionale smentita.

Aggiornamento (20:30): Francesco Boccia mi ha sorpreso. Ha battuto ogni previsione. In un messaggio video ha dichiarato poche ore fa: "Mi accusate di voler privatizzare l'Acquedotto. E' una calunnia, è falso, non l'ho mai detto. Lo ribadisco: l'acqua pubblica e il no al nucleare sono nei cromosomi del PD".

Fonte articolo

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