09/03/10

Dal "golpe" alla beffa: il volto comico di un tragico decreto



Esistono tanti modi curiosi per dare un nome a ciò che si è consumato politicamente negli ultimi 3 giorni in Italia.
Si potrebbe scegliere qualcosa di molto giornalistico come "Il golpe mancato" o "Il golpe fallito". Volendo fare una citazione cinematografica, si potrebbe titolare il tutto con "La 72ma ora". O, utilizzando un vago sapore risorgimentale, "Le tre giornate di Roma e di Milano".

La trama sarebbe comunque la stessa: il varo di un decreto dai connotati "da ventennio" privo dell'unica "qualità" tipica del ventennio. La capacità di finalizzare le decisioni.
Pochi istanti fa il Tribunale amministrativo della regione Lazio si è espresso sull'ultimo ricorso elettorale pendente, fornendo una sentenza finale per certi versi scontata: il PDL non sarà presente nelle schede elettorali nell'intera provincia di Roma.
Ed aggiunge una nota di illiceità costituzionale al provvedimento d'urgenza varato nella serata di venerdì, segnalando l'inapplicabilità di un decreto simile in temi di competenza esclusiva delle regioni.

Alla candidata Presidente Renata Polverini e al Popolo della Libertà non resta ora che il Consiglio di Stato o un pronunciamento favorevole dell'ufficio elettorale del Tribunale di Roma, presso il quale questa mattina è stata presentata ex-novo la lista del PDL finora mai ufficialmente consegnata.
Ma se nella prima ipotesi le possibilità di un ripescaggio in extremis sono tecnicamente non nulle, nella seconda la strada appare ormai chiusa. Se anche il tribunale decidesse inaspettatamente, in virtù del nuovo decreto, di accogliere la "nuova lista" quasi 2 settimane dopo il limite massimo previsto dalla legge, un sicuro contro-ricorso al TAR da parte del centrosinistra porterebbe ad una sentenza inevitabilmente conforme a quella odierna, impendendo definitivamente ai "berlusconiani" di presentarsi nell'intera provincia di Roma.

E la normativa vigente che impone l'avvio delle procedure di stampa delle schede elettorali 20 giorni prima del voto rende ancora più duri i prossimi istanti per l'intera maggioranza parlamentare. Salvo approvazione di nuovi decreti-legge che modifichino nuovamente i tempi.

Dall'altro lato spiccano i ricorsi presentati dai due aspiranti governatori in Lazio e Lombardia, Renata Polverini e Roberto Formigoni; il "ripescaggio" come legittimi candidati presidenziali deciso per entrambi dai rispettivi TAR è avvenuto indipendentemente dalle "provvidenziali" logiche del decreto di venerdì, entrato in vigore soltanto oggi con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

In termini elettorali il decreto salva-PDL di venerdì sera non ha comportato nulla. In termini politici ha generato novità inattese dal peso gigantesco: l'organizzazione di una manifestazione a difesa dei diritti sabato 13 marzo che vedrà protagonisti per la prima volta dal 2008 tutti i movimenti e i partiti dell'opposizione di centrosinistra, una pericolosa crisi d'immagine dell'intera compagine governativa sfociata nelle critiche di massa espresse negli stessi siti web dei partiti di maggioranza, il mancato "ripescaggio" in Lombardia di alcuni partiti (come Sinistra Ecologia Libertà) a causa della decisione di questi ultimi non sfruttare il seppure utilissimo provvedimento del governo, l'allargamento del coro delle dure critiche all'operato del Presidente Napolitano che si estende dall'IDV alla Federazione della Sinistra.

Il decreto-legge salva-liste di venerdì non ha prodotto alcun golpe. Ma ha posto le basi perché esso possa avvenire "dolcemente" in un prossimo futuro.
Ha generato le premesse per cui un governo potrà cambiare totalmente le carte in tavola con la soverchiante forza di un decreto-legge nelle prossime tornate elettorali. Ha circondato di dubbi l'operato del Presidente della Repubblica come garante delle regole e della Costituzione. Ha instillato una logica di diritto per cui ogni cittadino, in difesa del proprio bene personale, potrà sentirsi in diritto di pagare multe, presentare dichiarazioni e partecipare ad udienze in tribunale quando egli riterrà opportuno farlo.

E ha mostrato il vero volto di un governo. Oggettivamente interessato a tutelare il proprio interesse elettorale, anche al di là delle regole più elementari, più che quello della nazione. Ed incapace di fare anche questo.

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