29/03/10

Italia-Partitocrazia: 2 a 1


Sono le 23 di Domenica sera: ho appena letto i risultati sull’affluenza delle 22. Sconcertante: non so come andrà a finire, ma il dato politico – vinca l’uno o l’altro, siano di più o di meno gli astenuti – è chiaro.
Non conosco, mentre scrivo (voi, quando leggerete, li saprete), i dati definitivi ma vorrei rammentare che in anni non lontanissimi – alle Regionali del 1995 – votò circa l’85% degli aventi diritto: un abisso, rispetto ad oggi.
L’Italia sta votando, ma un terzo degli italiani non ha più partito, patria politica alla quale appartenere: se scorporiamo un 10% d’astensionismo “fisiologico”, un italiano su quattro ha deciso che non era il caso.
Non era il caso di sprecare del tempo per andare ad accasarsi in ruoli conosciuti e marcescenti, costruiti su nani e ballerine da un lato, su cariatidi muffite dall’altro.
Il percorso è stato lungo, travagliato, ma alla fine il dato è chiaro: un partito che avrebbe una consistenza paragonabile a quella della vecchia DC o del PCI è sull’Aventino, che attende. Quel “partito” composto soprattutto da giovani, che un sondaggio SWG affermava essere orientati – il 51% del campione! – verso l’astensionismo come forma di protesta politica.
Si fa presto a dire “qualunquismo”: chi lo fa è già intellettualmente marcio, perché non si rende conto delle enormi differenze che ci sono fra i movimenti “qualunquisti” degli anni ’50 ed oggi.

All’epoca, si poteva urlare il proprio dissenso per una partitocrazia che omologava, ma era una partitocrazia in grado d’esprime fior di statisti: aveva idee, programmi, certezze.
Una su tutte, la preminenza del “pubblico” come Stato – ossia dello Stato come unità rappresentativa dei cittadini – un percorso che non riuscirono mai a compiere seguendo appieno i dettami della Costituzione, ma almeno ci provarono. E si viveva meglio.
Il cosiddetto “qualunquismo” d’oggi è rivolto invece ad una partitocrazia che ha messo il concetto di “Stato” al servizio del capitale finanziario, delle multinazionali, degli asservimenti più squallidi ai potentati occulti. Per, in ultima istanza, ricavarne dorate e paradisiache “estraneità” rispetto alla sempre più difficile vita della gente comune.

Si dirà che due terzi degli italiani ancora credono in questa marcescente rappresentazione, ma si dimentica che sono – per la gran parte – persone che sono state schiavizzate da decenni di TV non “spazzatura” – è comodo gettarla nel cassonetto – bensì da un lunghissimo lavorio subliminale d’addestramento, nel quale destra e sinistra sono filate d’amore e d’accordo.
Se mister B. era, ovviamente, il depositario dei “file di sistema”, l’altra parte accettò di buon grado di scambiare la schiavitù degli italiani con la sopravvivenza al deragliamento del “Mosca-express”, gettando nel cesso le legittime istanze della popolazione, soprattutto dei meno abbienti.
Altrimenti, spieghiamoci perché giammai fu fatta dalla sinistra una legge sul conflitto d’interesse, al punto che Luciano Violante affermò pubblicamente che “c’erano stati precisi accordi”.
Ma, chi di tecnologia ferisce, di tecnologia perisce.

Che un quarto degli italiani siano approdati ad un astensionismo consapevole – in questo quadro – non è di per sé una vittoria: è un miracolo.
Il miracolo è dovuto in massima parte alla critica che tantissimi siti e blog hanno continuato, per anni, a proporre – senza ricevere in cambio, ovviamente, le dorate poltrone del giornalismo “embedded” – generando altre visioni, analizzando a fondo le menzogne di regime, non lasciano scampo alle caricature che lo schermo proponeva come referenti politici.

Questi giorni saranno ricordati, poiché c’è stato un altro evento a confermarlo: la “migrazione” di Annozero dai protettivi (ed asfittici) giardini di mamma RAI al Far-West di Internet. Vincendo alla grande la partita.
Chi scrive ha spesso criticato Annozero, ritenendolo troppo allineato con i potentati di sinistra, ma non esita a spezzare una lancia in loro favore se continueranno a “farla sempre fuori dal vaso”, come hanno promesso. Vedremo.
Qui, s’inserisce una novità che non è di poco conto e che travalica anche i giornalisti ed i comici presenti: sia Annozero o chi altro, il potere di RAISET ha subito uno smacco. Questo è il dato politico: da quanto tempo non avveniva?

Ancora ricordo il 1978, quando un oscuro imprenditore milanese andava a caccia di frequenze TV in tutta Italia, strapagandole, grazie ai fondi che solo dopo molti anni avremmo saputo provenire…provenire…no, Berlusconi non ha ancora confessato, non ha ancora detto chi gli diede quei soldi. Craxi gli regalò poi la Legge Mammì e ben tre “Decreti Berlusconi”, per consegnargli definitivamente l’etere nazionale, e questo già fornisce una traccia.
Passano 32 anni – un’eternità, gente che nasce e che muore, ma così è la Storia – ed una sera qualunque si scopre che il 13% degli italiani ha guardato la dissacrante puntata di Annozero senza approdare al monopolio RAISET, e moltissimi l’hanno seguita sul Web. Com’è potuto avvenire?
L’evento stocastico è tale soltanto se non s’analizzano i prodromi, le mille cause che possono averlo prodotto.

All’inizio sembrava quasi un gioco: ma guarda questi perditempo…annotano le loro impressioni su dei block notes elettronici…li chiamano “blog”. Che amenità: meglio dedicarsi alla politica “seria”, quella dei minimi sistemi, poiché se si è minimi solo al minimo si può pervenire.
Questi perdigiorno, invece, ambiscono ai massimi sistemi: mettono in discussione lo stesso capitalismo! Che illusi: mostreremo loro, coi fatti, di cosa siamo capaci. E l’hanno fatto.

Sicuri, nei loro harem di puttane pagate con i nostri soldi, giocavano un giorno ad indebitare lo Stato, quello seguente a venderlo a pezzi – prendi otto paghi uno – e, quando qualcuno li metteva in guardia, semplicemente toglievano diritti e mettevano gabelle. Si direbbe l’incedere dell’ultimo Re Capetingio, ma forse hanno fatto ancor peggio.
Si sentivano sicuri, protetti dai loro alfieri nazionali – ossia delle reti nazionali – che osannavano, spiegavano, stemperavano ogni squallida storia nei confessionali elettronici, poiché “la perfezione non è di questo mondo”. La perfezione certo, ma la decenza sì.

Poi, qualcuno inventa un piccolo televisore, minuscolo, che occupa solo una piccola parte dello schermo del computer, ma che in quella piccola parte fa vedere ed ascoltare cose mai viste né sentite: persino un capo del Governo che cerca di “vendere” alcune attricette in cambio di senatori!
Dai e poi dai, un giorno va appresso all’altro, per tirare a campare s’inventano o si sfruttano banali fatti di cronaca – potevano mancare gli “anarchici” e le loro lettere esplosive in concomitanza delle elezioni? – poiché si pensa che l’eternità sia a portata di mano. Illusi: avessero, almeno, studiato qualcosa sui banchi di scuola.
Oggi, 29 Marzo 2010, il disastro è compiuto.

Come ogni impero che si rispetti, il giorno dopo tutto continua come prima: chi recita solo a soggetto, non può certo impegnarsi in un dramma di Shakespeare.
Tutto quello che non hanno capito è l’incomprimibile voglia dell’essere umano d’esser ascoltato: quello che quei minuscoli blog erano in grado di fare. Non più soloni di tutte le scienze e gli umanesimi, assisi su scranni secenteschi con bianche porte, a dissertare sul nulla senza contraddittorio.
Migliaia, decine di migliaia di piccole stanze dove la gente s’incontrava e discuteva: parti di riflessioni si concatenavano ad altre mai pensate, dissidi finivano in un vaffa o in un abbraccio. Proprio come avviene nella vita di tutti i giorni.

Domani sarà, a prima vista, esattamente uguale ad oggi ma così non sarà: il Vaso di Pandora s’è rotto, ed i venti hanno iniziato ad accarezzare le menti.
Loro continueranno sulla loro strada – non hanno mai compreso l’inesorabile superiorità di un media bi-direzionale rispetto ad uno mono-direzionale – ed hanno perso tempo prezioso.
Anche se domani, per un miracolo (questo, veramente impossibile), decidessero di strambare e di mutare rotta, mare ed orizzonte, si troverebbero a navigare in acque agitate dall’incomprimibile voglia di sapere, conoscere, costruire insieme. Sono acque perigliose per i marinai d’acqua dolce, ed è per loro vero terrore: hanno trascorso l’intera vita a proteggersi proprio da questa evenienza. Dal confrontarsi a viso aperto con gli altri.

Tutto ciò pone chi fino a ieri scriveva per la necessità di farlo – tentando di fornire chiavi di conoscenza alternative alla corazzata di regime – in una nuova situazione: non basterà più criticare le malefatte altrui e proporre soluzioni migliori. Bisognerà dimostrare d’esser in grado di farlo, ossia passare dalla fase di studio e riflessione alla prassi, che significa organizzazione: milioni d’italiani lo chiedono.
Come?
Per prima cosa conoscendosi: tantissime persone che, da anni, scrivono sui loro blog non si conoscono personalmente, e questo è uno scoglio insuperabile. Tanto per capirci – perché le ho vissute personalmente – queste sono le secche nelle quali si sono arenate Italianova e Contragorà. E tanti altri dei quali non sono a conoscenza.

Perciò, prendendoci il tempo necessario – l’avvicinarsi della bella stagione aiuta – poniamoci l’obiettivo di raccogliere in un meeting propositivo le tante persone che hanno saputo mettere in crisi, con i loro piccoli coltelli spuntati, il grande vascello. Potrebbe essere un campeggio all’aria aperta, un incontro informale ma molto, mooolto “formativo”.
Dovremo magari mettere mano al portafogli, viaggiare, organizzare…ma cosa ci potrebbe essere di più utile e, in fin dei conti, divertente e rigeneratore per degli spiriti inquieti?
Personalmente, contatterò parecchie persone ma, come potrete notare, al fondo dell’articolo compare nuovamente una casella postale: senza essere inutilmente prolissi, s’accettano idee e proposte.
Sarà mio dovere informarvi sugli sviluppi.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.
info@carlobertani.it


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