05/03/10

La decrescita per tornare barbari? Ma mi faccia il piacere…


In riferimento all’articolo di Carlo Lottieri apparso il 14 febbraio su Il Giornale dal titolo “Una decrescita serena in stile Latouche? Sì, per tornare barbari…” e commentato sul sito CONFLITTI E STRATEGIE da Mario Pozzato ho ritenuto opportuno inserire un mio post in calce a quest’ultimo a difesa della “decrescita felice”. Nel primo articolo, in particolare, più che di una critica alquanto severa e a nostro giudizio ingiusta alla “decrescita” siamo in presenza di una disperata difesa di teorie ispirate al più classico liberismo economico di cui Lottieri, se non erro, è profondo sostenitore, con affermazioni a tutela delle”libertà capitalistiche” e del libero mercato. Il continuo e crescente “linciaggio” cui sono sottoposti libri e interviste di chi teorizza di decrescita comincia da un lato ad essere segno che i movimenti che si ispirano alla decrescita cominciano ad infastidire perché in contrasto con il pensiero dominante, dall’altro rappresenta un’occasione per parlare positivamente di decrescita anche sui media istituzionalmente ostili. Spero che in questo caso il mio commento sia stato abbastanza corretto. Ve lo riporto di seguito precisando che esso va contestualizzato con gli articoli riferiti e relativi commenti.

----------------------------

“Non credo affatto che la “decrescita” necessiti di una mutazione antropologica dei cinesi o degli indiani o l’intervento di Padre Pio, ma semplice buon senso. E se proprio fosse così sarebbe il caso che la mutazione l’avessimo prima noi occidentali, visto che da quelle parti (Cina, India, ecc.) si stanno dannando per assimilare il modello di vita occidentale (fondato sullo spreco e sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali che abbiamo a disposizione) e per uniformarsi ad esso e che quando l’avranno applicato in pieno saremo tutti nella melma fino alla punta dei capelli, dritti in testa.

Già il titolo dell’articolo che parla di ritorno alla barbarie ed il resto della “critica” (in realtà non è più di uno spernacchiamento imbarazzato) in esso contenuta dimostrano in alternativa o che Carlo Lottieri non ha capito nulla di quello che significa “decrescita felice” (non ci credo) esprimendo un giudizio superficiale e ironizzando su parole di cui sembra non abbia capito il senso, oppure che si tratta dell’ennesimo articolo strumentale alla contestazione di una teoria che contrasta apertamente il pensiero dominante basato sulla necessità assoluta della crescita del prodotto interno lordo, di cui assurdo tentativo di giustificazione è rappresentato dal concetto di “sviluppo sostenibile” tanto teorizzato e supportato dai “verdi” e dalla sinistra.

Decrescita non significa ritorno alla clava ma utilizzo delle scoperte scientifiche e tecnologiche e degli studi più avanzati in termini di risparmio energetico e di riduzione dei consumi, di costruzione degli edifici e di mobilità, di trattamento dei rifiuti e di coltivazioni biologiche e così via. Significa rivalutazione delle economie locali e delle filiere corte, dei famosi Kilometri Zero. Significa maggiore attenzione alla salute dell’uomo ed all’integrità dell’ambiente, sviluppo di nuovi settori produttivi e nuovi posti di lavoro. Solo che a differenza dei soliti ambientalisti ed ecologisti più o meno integrati nel sistema lobbistico che regola il nostro sviluppo economico intende misurare la qualità della vita non in base al prodotto interno lordo ma in base al benessere interno lordo, sostituendo il concetto di bene a quello di merce e rivalutando quelle qualità umane che non sono mercificabili e quindi non misurabili secondo il metodo del PIL.

La decrescita non dice che l’uomo non può volare, ma che non deve andare a sbattere contro la montagna!

Certo nessuno nega che la natura umana è e debba essere proiettata al superamento delle contraddizioni che essa stessa crea nel suo progredire, ma ciò non significa che non si debba prendere coscienza che esistono dei limiti oltre i quali, almeno in base alle scoperte scientifiche ed alle tecnologie attuali, c’è il disastro globale. E non c’è niente di male se nel misurare il progresso dell’umanità si anteponga la qualità della vita reale di noi tutti al profitto delle multinazionali, tirando tra l’altro in ballo altre qualità antropologiche quali la solidarietà, il senso di partecipazione e di convivenza, anziché quella del mors tua vita mea.

Del resto una decrescita la stiamo già probabilmente vivendo da anni, però imposta da fattori esterni e non scelta liberamente.

Quando i risparmi di una vita si volatilizzano perché scoppia una bolla speculativa o perché salta una delle aziende più quotate dei listini azionari, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Quando mi impediscono di circolare con la mia auto perché vietano la circolazione a causa dell’inquinamento atmosferico da nanoparticelle dopo avermi incentivato ad acquistarla, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Quando la mortalità per tumori e malattie genetiche aumenta oltre la media per la vicinanza all’inceneritore di Brescia o alle discariche abusive e tossiche della Campania, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Quando perdo il posto di lavoro e a 50 anni ed una famiglia a carico mi trovo senza alternative perché il mio datore di lavoro ha “delocalizzato”, finanziato ed incentivato dallo Stato, nell’est europeo o in Cina, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Se a 30 anni non riesco a trovare lavoro e non posso farmi una casa e una famiglia e non so fino a quando i miei genitori camperanno e se avrò una pensione e vengo anche tacciato di essere “bamboccione”, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

La lista è infinita!

Perchè a tanti dà fastidio se mettiamo un po’ di “umanità” nelle nostre azioni al posto della corsa al profitto? Il problema demografico mondiale come lo superiamo, con i pesticidi, le malattie endemiche curabili e non curate, qualche virus ed un paio di bombette nucleari?

Un ultimo appunto. Io non scrivo libri propagandati dai dominanti; non credo di essere uno stupido intellettuale, non sono abituato a mangiare bene e non vivo in un bell’appartamento riscaldato di tutto punto. Ciononostante lotto politicamente per confutare un’impostazione economica che ci sta portando all’annientamento. Se trovo la soluzione nella decrescita ben venga!

di Giovanni Nocella

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

Share/Save/Bookmark
add page

Nessun commento:

Posta un commento