19/03/10

Tra escort e appalti, il ciclone Tarantini sull'uomo di D'Alema

Arrestato l’ex vicepresidente della regione Puglia, Sandro Frisullo


"Voglio fare quel business a Lecce". Giampaolo Tarantini, non è solo il fornitore ufficiale di escort per Palazzo Grazioli e dintorni. Non si occupa solo di organizzare feste in Sardegna e di rallegrare le serate di Berlusconi a Villa Certosa. A Bari e in tutta la Puglia ha costruito un vero e proprio "sistema" a base di relazioni, mazzette e "prostitute". Un piccolo paradiso di regalie e favori, donne favolose, feste, coca party e danari, per i politici pugliesi. Un bengodi che ieri ha portato alla dannazione degli arresti in carcere uno degli uomini di punta di Massimo D'Alema, Sandro Frisullo. "Gli unici due politici ai quali ho corrisposto tangenti sono l'onorevole Frisullo e...".

Quando Gianpi Tarantini, ufficialmente imprenditore della sanità, di fatto lenone d'alto bordo e tessitore di trame affaristiche, decide di vuotare il sacco fa il nome di Frisullo e di un altro politico per il momento coperto da omissis. "Me lo presentò De Santis (Roberto De Santis, imprenditore molto vicino a Massimo D'Alema, ndr). Frisullo sapeva della frequentazione che avevo, delle ragazze che frequentavo...pensai di sfruttare l'opportunità rappresentata dal fatto che lui era assessore alle Infrastrutture e vicepresidente della Giunta regionale chiedendogli alcuni favori in cambio di denaro. Cosa che effettivamente avvenne".

Non solo Pdl, non solo amicizie eccellenti, quella col ministro Raffaele Fitto nella cui lista alle scorse elezioni comunali trovò un posto Patrizia D'Addario, e quella con Tato Greco, rampollo della dinastia dei Matarrese, ma anche Pd. Al centro dell'affaire che ha portato Frisullo in galera, diversi appalti della Asl di Lecce per la fornitura di materiale ospedaliero e per un progetto di archiviazione delle cartelle cliniche. Tarantini sponsorizzava un suo amico imprenditore, Domenico Mazzotta, anche lui indagato ma a piede libero.

Il "business leccese" era grosso, 1 milione di euro per materiale sanitario e 4 per "la gestione dinamica delle cartelle cliniche". Frisullo fornì il suo appoggio in cambio di soldi, uno stipendio di 12mila euro per 11 mesi, più una tranche conclusiva di 150mila. Danaro che veniva consegnato "o nella sua stanza alla Regione – verbalizza Tarantini – o nella sua macchina, a volte messo in una busta. Nessuno sapeva di queste tangenti, spesso ci incontravamo in un distributore. Lui arrivava con la sua macchina, faceva scendere l'autista della Regione, e io entravo e gli davo i soldi".

Tarantini ammette anche che, almeno in una occasione, trattenne per sé una parte della tangente, circa 10mila euro. Forse per le notevoli "spese di rappresentanza", che anche per Frisullo erano costituite da escort.
Una in particolare, Terry De Nicolò – il suo nome era già venuto fuori durante lo scandalo D'Addario e le allegre frequentazioni a Palazzo Grazioli – il 21 maggio 2009 parla dei suoi rapporti col numero due della giunta pugliese. "Su richiesta di Tarantini ho frequentato una abitazione a Bari dove incontravo in più occasioni una persona che in seguito ho appreso essere Frisullo. Abbiamo avuto due incontri per i quali ho ricevuto 500 euro a prestazione". Nei verbali della procura di Bari ci sono altri "summit" di Frisullo con escort della scuderia Tarantini a Milano. Ma il giro di favori e regali non si limitava al sesso.

Frisullo, secondo i lunghi racconti di Tarantini, pretendeva regali, capi di lusso, scarpe rigorosamente "Churchs" e cappotti di cachemire. "Lui ordinava e io pagavo", detta Gianpi. A luglio del 2009, quando lo scandalo escort è già scoppiato, Sandro Frisullo è costretto a dimettersi dalla giunta Vendola, ma non perde il potere politico. Lo racconta un’intercettazione allegata all'ordine d'arresto del gip Sergio di Paola. "Io non sono in vetrina, ma sono ancora nel negozio, cerco di dare una mano", dice al telefono.

Frisullo parla con un imprenditore amico. "Cerco di mettere ordine negli scaffali", evidentemente quelli del Pd pugliese scossa dai cicloni Emiliano e Vendola. "Adesso sto al fianco di Boccia (Francesco, ndr) e D'Alema ha messo la faccia per fermare Michele Emiliano che pensava di essere il padrone del partito. Ci mette la faccia per fermare l'altro sodale di Emiliano, Vendola".

Raffinate strategie politiche che la storia degli ultimi mesi si è incaricata addirittura di ridicolizzare. Associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie infinita di reati contro la pubblica amministrazione e turbativa d'asta, sono queste le accuse contro l'esponente del Pd e sette funzionari pubblici. Accuse che non piacciono al dalemiano Nicola La Torre: "Certo, la tempistica dell'arresto che cade a una settimana dalle elezioni potrebbe destare qualche sospetto. Comunque è bene che si accertino eventuali responsabilità".

Massimo D'Alema, ieri in Umbria per la campagna elettorale, ha invece tagliato corto con i giornalisti: "Non commento mai cose giudiziarie". Mostra serenità Nichi Vendola, candidato alla carica di governatore della Puglia. "Penso che la politica debba sempre assumere un atteggiamento di assoluto rispetto nei confronti di chi ha il compito delicato di accertare e perseguire reati. Bisogna sempre rispettare il lavoro della magistratura, a Bari come a Trani. Il mestiere della politica non è quello di inseguire i giudici, ma quello di compiere scelte forti e chiare a presidio della legalità". Vendola ricorda l'esplosione dello scandalo escort e le prime ombre sulla sua giunta. "Allora non gridai al complotto e non misi la testa sotto la sabbia".

di Enrico Fierro e Antonio Massari Da il Fatto Quotidiano del 19 marzo

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