15/04/10

Banda larga: gli 800 milioni diventano 20?

Al via gli incentivi statali: come sintetizza efficacemente il Corriere, si tratta di un “contributo per la linea Internet veloce per i giovani, sconti su forni, lavastoviglie e piani cottura”. Lasciando perdere l’accostamento, quanto dei 420 milioni stanziati contribuirà alla diffusione della Rete nel Paese? Secondo il quotidiano di via Solferino, solo per 20 milioni di euro.


A meno che non si tratti di una agevolazione aggiuntiva, ecco in che cosa si sono trasformati gli 800 milioni di euro (“massimo 800 milioni”, precisa Guido Scorza) inizialmente promessi dal duo Brunetta-Romani e poi congelati a novembre dello scorso anno (nonostante le promesse di Scajola: “Riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti. Il premier Berlusconi ne è convinto e io sono convinto che prima della fine dell’anno porteremo in approvazione e finanzieremo la banda larga”).

Viene giusto da ricordare al ministro che il problema non era tanto incentivare nuove connessioni quanto migliorarne la velocità e la copertura. Come scriveva Repubblica lo scorso novembre, infatti, la ratio del provvedimento originario era di “portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante”. Nelle parole de Il Giornale, non proprio usualmente avverso ai piani del governo, si trattava di “dare banda larga a chi non ce l’ha. Ossia al 13% degli italiani, 7,8 milioni di persone che ancora non possono accedere alla rete in modalità Adsl. Mentre la copertura a 2 Mb è riservata al 19% degli italiani contro una media europea del 23%”.

Diffusione della banda larga in Europa - Dati % della diffusione ogni 100 abitanti. Fonte: Corriere della Sera

Ecco, mentre in paesi come la Finlandia la banda larga diventa un diritto garantito a ogni cittadino, quasi otto milioni di italiani sono costretti non soltanto a subire un così pesante digital divide, ma anche a vedersi presi per i fondelli con la storia degli “incentivi ai giovani”. Penso sia il caso di chiedere una volta per tutte chiarezza al ministro Scajola.

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