13/04/10

CROLLANO GLI UTILI DELLE BANCHE ITALIANE (Non) tutto va bene madama la marchesa

Sfatata la leggenda che le banche italiane sono in ottima salute

Siamo assidui lettori, tra gli altri quotidiani, de Il Sole 24 Ore. Testata, com'è noto, di stretta osservanza confindustriale. Ove per Confindustria deve intendersi non più l'unione degli industriali veri e propri, ma il sancta sanctorum del capitale finanziario italiano. Non è quindi strano che anche Il Sole pratichi la censura. La quale può agire in diverse maniere: la forma più cruda è quella di non dare una notizia, pur rilevante, la seconda è quella di darla, ma di confezionarla in maniera tale che essa sia innocua o addirittura deviante. La notizia di cui vogliamo oggi parlarvi ha meritato la censura di primo grado. Si tratta non di una bazzecola ma del crollo degli utili delle banche italiane nel triennio 2007-2009.

I numeri, nudi e crudi, sono stati forniti sì da Il Sole, ma in una recensione a pagamento ("informazione pubblicitaria"), pagata dalla piccola banca SANFELICE e in una pagina di uno dei supplementi dell'edizione del 7 aprile. Vediamo questo dati che indicano la variazione degli utili di alcuni istituti bancari tra il 2007 e il 2009 in migliaia di € :





Come ognuno può vedere, i numeri smentiscono la leggenda che il sistema bancario italiano non sia stato gravemente colpito dalla crisi venuta avanti nel 2007 e precipitata nel crack finanziario del settembre 2008. «Le banche italiane non sono state travolte dalla crisi perché sono sane, non perché siano obsolete. Hanno i loro attivi impegnati al 70-80% in credito alla clientela e quindi non hanno spazio per investimenti in titoli tossici o in speculazioni finanziarie che, quando sono state fatte, non sono solo dovute ad un eccesso di ingordigia che riguardava il funzionario di banca, ma anche all’interlocutore che aveva intravisto la possibilità di guadagnare bene e di sfamare la sua ingordigia, come il panettiere che voleva ampliare la sua attività».




Questo affermava Corrado Faissola, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, nel settembre scorso. Visti i numeri sul crollo degli utili verrebbe da chiedersi: e che sarebbe accaduto se, per "disgrazia", le banche italiane si fossero trovate in pancia dosi ben più elevate di titoli tossici? Ve lo lasciamo immaginare. Comunque, la realtà è che anche senza troppi titoli tossici, nonostante siano ricorse meno ai Derivati, le banche italiane se la passano malissimo.
E da cosa è stata causata la slavina delle redditività? Anzitutto dall'aumento esponenziale delle perdite sui crediti, e solo in subordine dal contenuto margine d'interesse condizionato dalle pressioni sugli spread e dal ridotto tasso d'interesse. In poche parole la recessione ha causato un incremento grandissimo degli incagli e delle sofferenze: aziende, famiglie e singoli non restituiscono alle banche creditrici i debiti contratti.




Capitalismo per capitalismo, caro Faissola, non è che avere impieghi diversi dagli altri sia di per sé positivo! Dipende se questi crediti sono esigibili. E si vede nero anche per il 2010. La qualità degli asset, lo stato patrimoniale delle banche, si stanno deteriorando rapidamente, col rischio che in Italia avvenga che sia la recessione prolungata a determinare il crack delle banche, non escluse quelle "too big to fail".

Fonte articolo


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