01/04/10

I partiti sono morti, ma non è colpa di Beppe Grillo

Le elezioni regionali hanno introdotto nella sfera politica il movimento 5 stelle di Beppe Grillo che ha raggiunto risultati ragguardevoli in regioni come Piemonte ed Emilia Romagna. Sin dall’inizio Grillo era stato accusato di togliere i voti alla sinistra e dunque sono in tanti a pensare che è anche grazie a lui che «il Paese è in mano a Berlusconi», nonostante il forte calo di consensi dello stesso Pdl (10 punti percentuali).

Grillo avrà sicuramente molti difetti, avrà lasciato fin troppe volte domande senza risposta sul suo blog, ma credere che sia lui il problema del centrosinistra è quantomeno esagerato. Pensateci bene. I commenti che si leggono sui giornali da parte di esponenti del centrodestra e del centrosinistra sono più o meno simili, e riassumendoli dicono che il movimento cinque stelle «raccoglie i malumori della gente». Ma se così fosse vorrebbe dire che il movimento sarebbe privo di contenuti politici, invece ha un programma di tutto rispetto, che nulla ha a che vedere con quello dei tradizionali partiti.

Ora, viva la democrazia, ci sono dei cittadini organizzati che fuori dalle logiche della vecchia politica sono riusciti ad “infiltrarsi” in consigli comunali e regionali creando non poco disturbo a chi era abituato a non avere “rompiballe” tra i piedi. Possono loro essere accusati di distruggere il centrosinistra e di consegnare il Paese a Berlusconi.

Fin troppo facile pensare questo. È arrivato invece il momento che i partiti facciano pulizia di quelle «alchimie strategiche di un gruppo dirigente che opera senza ascoltare il paese» come ha detto Ignazio Marino subito dopo i risultati delle regionali.

A dar manforte a questa idea c’è un dichiarazione sorprendente, è quella di Nichi Vendola, che con un linguaggio simile a quello parlato da Beppe Grillo ha detto: «I partiti sono finiti, consumati, inadeguati. Non voglio essere scambiato per uno degli esorcisti che tentano di farli vivere».

di Damiano Zito

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