21/04/10

L’eterno ritorno


La lieta novella è arrivata, giusto ieri, a reti e pagine dei giornali unificate. L’ex governatore del Lazio - ed ex conduttore tivù; ed ex frequentatore di festini a luci rosse; ed anche ex ospite di luoghi eremitaggio vari -, insomma: l’ex tante cose, Piero Marrazzo dovrebbe rientrare in Rai entro fine mese. Cioè tra una manciata di giorni.

In effetti i magistrati - dopo lo scandalo che aveva portato alle sue dimissioni - l’hanno, per certi versi, scagionato. Secondo i giudici della quarta sezione della Cassazione, infatti, Marrazzo è stato “vittima di un’imboscata”; la droga, anche se era sua, era “irrilevante”, perché tanto era per uso personale; e pure “irrilevante” era il fatto che sia andato a prostitute con l’auto blu della Regione e pagata con le tasse dei contribuenti, perché da governatore del Lazio era “autorizzato a servirsi” della macchina di rappresentanza. Evidentemente anche per andare a mignotte. Del resto si sa: noblesse oblige.

In realtà la quarta sezione della Corte di Cassazione non si è espressa proprio proprio sul caso Marrazzo. Per quello - visti i tempi lumaca della giustizia italiana - bisognerà ancora aspettare. No, la Cassazione doveva - e lo ha appunto fatto - dire la sua sulla scarcerazione di uno dei carabinieri che - con la famosa imboscata - avrebbe pescato l’allora governatore a braghe calate. Le considerazioni sulla posizione di Marrazzo sono state fatte, quindi, un po’ en passant. Altri magistrati dovranno dire la loro. E molti dubbi debbono ancora essere completamente fugati, a partire da quello su dove Marrazzo trovasse i soldi per droga e transessuali, che - a quanto pare - pagava a peso d’oro. Ma l’ex governatore ha preso questo primo pronunciamento come un’ottima notizia (“La suprema corte ha cristallizzato la verità”, l’ex governatore del Lazio dixit). E ieri - con una raffica di interviste - ha annunciato la sua rentrée nella televisione pubblica. Quella pagata - come la Regione Lazio (che parrebbe continuare anche ora a versargli uno stipendiuccio) - da tutti gli italiani.

Per fare cosa? “Sono a disposizione dell’azienda. Farò quello che loro riterranno”, ha risposto diplomaticamente Marrazzo al quotidiano torinese “La Stampa”. Difficile dire se tornerà a recitare il ruolo di difensore dei deboli e sdegnato fustigatore dei potenti come ai tempi belli, quando conduceva “Mi manda RaiTre”. Per certo dovrebbe tornare a incassare il suo stipendio sempre pagato dai contribuenti. Che è già qualcosa.

Del resto: si può davvero biasimare questo desiderio di ricominciare, di tornare in qualche modo in scena, e rimettere le mani su quel che, a parer suo, gli spetta?

Ecco, in teoria, forse sì.

Per dire. Quando si era candidato, a guidare il Lazio - nel non lontano 2005-, Marrazzo dipingeva Marrazzo così: “Mi chiamo Piero Marrazzo e vorrei raccontarvi due o tre cose che so di me. Ho 46 anni e sono nato a Roma, all’Aventino il 29 luglio 1958. La famiglia è la mia vera grande passione. Ho tre figlie: (…). Con loro e con Roberta, la donna della mia vita, passo tutto il mio tempo libero. Sono cattolico, cresciuto, come molti ragazzi della mia generazione, frequentando l’oratorio e la parrocchia di Santa Chiara“. Si candidava nella Regione del Vaticano. Si dipingeva come cattolico. Chiedeva il voto dei cattolici. Ma oggi - probabilmente - anche tanti suoi ex elettori cattolici vorrebbero dirgli due o tre cosette che nel frattempo hanno scoperto su di lui.

C’è, insomma, la questioncella della fiducia tradita e il fatto che ha mentito ai suoi elettori. Così come ha mentito ai suoi ex colleghi giornalisti, negando - all’inzio dello scandalo - l’esistenza del video e bollando tutta la storia come una bufala. E poi - ultimo ma non meno importante - ci sono gli strascichi di una vicenda giudiziaria che ancora è lungi dall’essersi conclusa. Quale credibilità potrebbe avere, quindi, se dovesse tornare a fare il giornalista in Rai?

Ma tant’è. Si potrebbe, si diceva, criticarlo. Ma solo in teoria. Perché la prassi - alla faccia degli scandali e di una coerenza ritenuta evidentemente superflua - è un’altra.

Per rendersene conto basta ripassare - anche distrattamente - la cronaca delle ultime settimane. Per esempio: ultimamente è tornata anche Sandra Lonardo, in arte Lady Mastella. I giudici l’avevano confinata a Roma, lontana dagli affetti e dalla natìa Ceppaloni (fuor di metafora: i magistrati le avevano appioppato un divieto di dimora in Campania per una spinosa vicenda di appalti e nomine). Ebbene. Diecimila elettori - con le elezioni del fine marzo scorso - l’hanno prontamente “rispedita” a Napoli a fare il consigliere regionale. Un ritorno in politica in pompa magna che segue - a distanza di meno di un anno - quello del più celebre marito, Clemente Mastella. Pure lui finito varie volte nel mirino dei giudici. E pure lui rieletto - a furor di popolo, con 110mila preferenze - al Parlamento europeo.

Ed è tornata, senza dare troppo nell’occhio, anche l’ex leghista ed ex presidente della Camera - e regina del trasformismo - Irene Pivetti. Quando stava sulla poltrona più alta di Montecitorio si dipingeva come integralista cattolica. E infatti, gettata la carriera politica alle ortiche, si era giustamente riciclata come show girl, dedicandosi a programmi dal sapore trash, tipo il celebre “Bisturi” che conduceva assieme al travestito Platinette. Ecco. Ora - dopo aver annunciato in diretta tivù il divorzio dal marito - sta rientrando a piccoli passi sulla scena istituzionale: una manciata di settimane fa, è stata meritatamente nominata presidente di Iptv, l’associazione costituita da Fastweb, Telecom e Wind per promuovere la televisione via internet (l’Iptv, appunto). Terrà i contatti con il mondo della politica. E chissà, appunto, che non ci rientri definitivamente.

Del resto: mai dire mai. E lo sa bene Daniela Santanchè. Che alle ultime elezioni - quelle che hanno consacrato premier Berlusconi - aveva fatto proclami storici. Si era candidata premier per “La Destra”. Si era definita orgogliosamente “fascista”. E aveva definitivamente rotto con il Cavaliere a colpi di insulti. Lo aveva definito “parte del teatrino della politica”; un uomo che vede le donne “solo orizzontali”; un venditore di bufale con un programma di governo “inattuabile”. Trombata alle elezioni, non era manco stata eletta in Parlamento. Ma neanche due anni dopo, a inizio marzo di quest’anno, è diventata sottosegretario. E - neanche a farlo apposta - ha preso la delega all’Attuazione del programma. Chiaramente del governo Berlusconi.

Ma è tornato - per finire e scorsa settimana - perfino il senatore a vita e democristiano doc, Emilio Colombo. Nel 2003 - alla tenera età di 83 anni - il suo nome era finito in una incresciosa inchiesta su droga e prostituzione. Si scoprì che comprava cocaina, ma - come si affrettò a precisare lui - solo per “uso terapeutico”. Risultato: sette giorni fa, Colombo ha voluto festeggiare il suo novantesimo compleanno, intervenendo in Senato. Aveva un messaggio importante: voleva invitare i colleghi tutti a “credere nella democrazia senza imboccare scorciatoie, difendendola dalle tossine del populismo”. La senatrice ex Diccì ora Piddì, Maria Pia Garavaglia lo ha applaudito ed elogiato così: una “lezione di invidiabile onestà intellettuale”. Parole da test antidoping.

Insomma. A volte ritornano. In Italia, sempre. E secondo un copione ben preciso: in caso di scandali, promesse da infrangere, amici da rinnegare o nemici da abbracciare - se è necessario - si esce di scena. Si aspetta un po’ sulla soglia; ci si pente; ci si duole. E poi si torna baldanzosi e speranzosi a suonare il campanello. Al limite, si passa dalla finestra. E quindi? E quindi non stupisce il desiderio di rientrare di Marrazzo, che se non dovesse farcela a questo giro, ce la farà quasi sicuramente al prossimo, quando le acque si saranno definitivamente quietate. Stupisce un’opinione pubblica smemorata, indifferente e portata sempre a farle passare tutte. Quando non a dare una mano. Perché tanto “il più pulito c’ha la rogna”. Perché “lui sì, e l’altro no?”. Perché qualcuno, i Mastella e non solo i Mastella, li avrà pure votati.

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