23/05/10

Diciamo NO alle centrali nucleari


Le centrali nucleari producono solo energia elettrica che corrisponde solo ad 1/5 dei consumi energrtici di ogni Paese. Per questo motivo il nucleare non riduce la dipendenza dal pretolio: la Francia produce il 78% dell’energia elettrica dal nucleare, ma importa più petrolio di noi ed ha i consumi di petrolio pro capite più alti d’Europa.

Le riserve di uranio sono limitate, se verranno costruite nuove centrali la sua disponibilità durerà ancora meno ed il prezzo aumenterà esponenzialmente. Tutto il mercato mondiale dell’uranio è in mano a sette società che controllano l’85% dei giacimenti, infine solo quattro società forniscono i servizi per l’arricchimento dell’uranio. Una valutazione realistica e trasparente dei costi del nucleare deve fare i conti con queste lobby che possono decidere il fluttuare del mercatodell’uranio e dalle quali l’Italia dipenderà totalmente per il suo approvvigionamento. Inoltre ai costi della costruzione delle centrali dovremo calcolare quelli dovuti al deposito dello scorie ed allo smantellamento delle centrali dei quali ancora non si conosce l’esatta incidenza, ma che superano di molte volte quelli della costruzione.

Considerati gli enormi costi, le centrali nucleari non sono un affare per i privati, a meno di ricevere ingenti sovvenzioni dallo Stato come abbiamo visto dalla recente decisione di Obama, Altro esempio è dato dalla costruzione del primo reattore EPR francese di nuova generazione in Finlandia ad Olkiluoto, che sta incontrando grandissimi problemi che stanno causando rilevanti aumenti dei costi e dei tempi di costruzione. Su questa tipologia di impianto non esiste esperienza concreta del suo funzionamento e per questo motivo l’ente regolatore degli Stati Uniti non lo ha licenziato, mentre l’Enel con grande lungimiranza ne a ordinati almeno quattro!

Nel campo della sicurezza e della salute, dobbiamo registrare un aumento di studi scientifici che dimostrano aumenti di leucemie infantili e di altre malattie nelle popolazioni che vivono attorno alle centrali nucleari. Dimostrazione evidente che rilasci radioattivi si verificano nel normale funzionamento dei reattori, snche se ufficialmente vengono sottaciuti. A questi dobbiamo aggiungere i rilasci inevitabili nei frequenti incidenti, per altro minimizzati o addirittura negati dalle autorità. I reattori di terza generazione come l’EPR sono proposti come molto più sicuri, anche se stanno emergendo inquietanti problemi di sicurezza denunciati ufficialmente il 22 ottobre 2009 da tre Agenzie di Sicurezza Europee, che hanno richiesto modifiche al sistema di controllo del reattore giudicandolo inadeguato a fare fronte ad una situazione di emergenza. L’Autorità di Sicurezza Finlandese ha riscontrato ben 2.100 difformità nella costruzione del reattore APR a Olkiluoto e ha bloccato i lavori.

Nessun Paese ha ancora trovato una soluzione sicura allo smaltimento delle scorie, che devono essere custodite per tempi che possono raggiungere le centinaia di migliaia di anni. Questo ha portato allo sviluppo di traffici illegali per lo smaltimento nei Paesi del terzo mondo, con un criminale risparmio sui costi e con conseguenze sanitarie ed ambientali facilmente prevedibili. In Italia, i precedenti programmi nucleari, hanno lasciata in eredità quattro centrali nucleari da smantellare, quantità imprecisate di fusti con scorie radioattive, provvisoriamente collocati all’interno delle centrali o inviati all’estero con enormi costi per la custodia e gli affitti. La logica consiglierebbe di prendere in esame la risoluzione di questi problemi, prima di considerare la realizzazione di nuove centrali.

La tecnologia nucleare non permette di separare le applicazioni civili da quelle militari, motivo per il quale tutti i Paesi che hanno l’atomica, sono passati attraverso la costruzione di reattori nucleari. La diffusione dei programmi nucleari aumenterà indubbiamente i rischi di proliferazione militare.

La costruzione di centrali nucleari muove quantità enormi di capitali, in gran parte pubblici, ed un loro corretto utilizzo prevederebbe l’esistenza di un sistema economico e politico di gestione degli stessi assolutamente trasparente. Sappiamo bene che così non è e quanto sia frequente che intermediari senza scrupoli, quando non addirittura la criminalità organizzata, si inseriscano nell’attribuzione degli appalti in maniera illecita. Infine, con l’entrata in vigore della Legge Sviluppo (Luglio 2009), lo Stato potrà avvalersi dei poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni in materia di energia, equiparando di fatto i siti scelti per le centrali alle aree militari d’interesse strategico. Tutto questo con detrimento dei principi di partecipazione democratica nella condivisione delle localizzazioni.



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