22/05/10

Telecamere spente sull’emergenza rifiuti di Palermo

«L’Amia avrà i mezzi che chiede. Per acquistarli verranno utilizzate risorse della protezione civile, crediti per 95 milioni di euro che l’azienda vanta nei confronti di comuni e di Ato e poi ci sono le garanzie annunciate dal governo». E’ con queste parole che il sindaco di Palermo, Diego Cammarata (PdL), spiegò in che modo si sarebbe risolta di li a poco l’emergenza rifiuti della sua città. Il Sole24ore parlò di «tonnelate di rifiuti urbani non raccolti per le strade di Palermo» e il premier Silvio Berlusconi accusò la sinistra di mentire sulla situazione siciliana: «come è sua abitudine, mistifica la realtà e tenta di addossare la responsabilità della crisi economico-finanziaria dell’Amia, Azienda per la raccolta dei rifiuti, alla amministrazione comunale di Palermo». Tutto questo accadeva i primi giorni di giugno del 2009.

Passato quasi un anno la situazione non sembra essere migliorata. Il capo della protezione civile Bertolaso ha dichiarato che «Palermo rischia di diventare come Napoli», passando quasi inosservato. Il 30 aprile scorso un’ordinanza della Presidenza del Consiglio parlavo proprio di «disposizioni urgenti per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani nel territorio della provincia di Palermo ed altre disposizioni di protezione civile» e due giorni fa, sempre il presidente del Consiglio ha incaricato il Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo di studiare il metodo più veloce per costruire un inceneritore. Berlusconi durate il consiglio dei ministri avrebbe pronunciato queste parole: «Mi hanno detto che la situazione è preoccupante, occorre intervenire subito magari rifacendo lo stesso lavoro compiuto a Napoli» aggiungendo che, se dovessero sopraggiungere problemi burocratici per la realizzazione dell’inceneritore avrebbero fatto come «hanno fatto in Campania».

Chi invece non ha utilizzato mezze parole è il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza :

«E’ sconcertante come dell’emergenza rifiuti di Palermo non si senta quasi parlare, mentre la situazione diventa ogni giorno più pesante non solo per la città ma per una vasta area circostante la discarica di Bellolampo, che risulta gravemente inquinata. Sono evidenti le responsabilità storiche nella politica regionale dei rifiuti tanto che la Sicilia è saldamente all’ultimo posto per le percentuali di raccolta differenziata rispetto alle altre regioni. Ci sono forti interessi politici di parte che impediscono all’emergenza di occupare le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg. Ben altro è stato l’atteggiamento nei confronti dell’emergenza campana. E’ necessario che alla popolazione arrivi un’informazione corretta sia sulle cause che sulle soluzioni. E la prima cosa da fare è partire con una seria raccolta differenziata»

Pesanti critiche anche dal presidente di Legambiente Sicilia, Mimmo Fontana che in più individua dei responsabili: «A Palermo infatti i riflettori dovrebbero essere puntati direttamente sulla maggioranza di centro destra che qui governa da ben sette anni consecutivi e che ha trasformato l’Amia in un carrozzone clientelare fino a portarla al fallimento. Questa emergenza non è paragonabile a quella campana del 2007, dove esisteva un problema di capienza delle discariche, qui il disastro è frutto della totale incapacità gestionale di una società ormai in amministrazione controllata, e dei gravissimi errori venuti alla luce con la progettazione la realizzazione dell’ampliamento della discarica di Bellolampo attuati dalla stessa Amia. E’ inaccettabile dunque che per giustificare la devastante situazione di cui è responsabile, la giunta Cammarata utilizzi l’alibi del blocco degli inceneritori mentre l’Amia non ha neppure i soldi per riparare i mezzi che dovrebbero raccogliere i rifiuti per strada. Basti pensare che in almeno due occasioni è addirittura intervenuto il governo nazionale a ripianare inutilmente il buco di decine di milioni di euro dell’ex municipalizzata».

Alla luce di tutto questo è giusto che le parole di Cogliati Dezza diventino una domanda da girare ai nostri organi di informazione: «Ci sono forti interessi politici di parte che impediscono all’emergenza di occupare le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg?». Ripensando al 2007/2008 e al continuo martellamento mediatico che il Governo Prodi subì per la questione rifiuti in Campania, oggi arriviamo ad una risposta che potrebbe essere presa pari passo dal rapporto redatto da Freedom House poche settimane fa: «L’Italia rimane un pendolare nella categoria dei paesi “parzialmente liberi” registrando un punteggio in declino a causa dell’aumento delle interferenze da parte del governo nei confronti delle politiche editoriali e dell’emittente televisiva pubblica». Il conflitto di interessi mediatico serve anche a questo.

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