28/07/10

Il Senatore Marcello Dell'Utri oggi ha mentito al Paese: ecco le prove.


"... Io ho fatto un'esperienza negativa a Palermo 15 anni fa quando da imputato sprovveduto ho parlato per 18 ore, 9 una volta e 9 l'altra ... e sono stato rinviato a giudizio sulle mie dichiarazioni, un'esperienza che non posso dimenticare".

E' per questo motivo che oggi il Senatore Marcello Dell'Utri, davanti ai procuratori che indagano sulla connection P3, si è avvalso della facoltà di non rispondere. In perfetto stile papale, come a dirci, beh, quello fu un errore mio, non c'erano altri elementi a mio carico, caddi in qualche contraddizioncina, straparlai, che ci volete fare, ma non mi fregano più quei mascalzoni.

Diciamo che è una versione che si discosta leggermente dal reale. Palermo, 26 giugno 1996, Marcello Dell'Utri è indagato per Concorso Esterno in Associazione Mafiosa, il primo interrogatorio dura 11 ore, un muro violento fatto di silenzi e di grida, quello del braccio destro di Silvio Berlusconi. L'ipotesi accusatoria ha le sembianze di una "enciclopedia", dicono, una mole spaventosa di documenti, di indizi, di prove, di testimonianze. C'è Giancarlo Caselli, a guidare le danze. Secondo interrogatorio, 1 luglio 1996. Dieci ore e mezza, Dell'Utri appare soddisfatto, "Credo di avere superato l'esame", dice ai giornalisti, gli scappa persino una buona parola sul lavoro dei magistrati.

Ottobre 1996, ma quale "superato l'esame"? Non ci sono dubbi, il Processo si deve fare, la validità dell'impianto accusatorio è indiscutibile. Marcello Dell'Utri viene rinviato a giudizio, e non "sulle sue dichiarazioni", ma perché ci sono, ehm, le "dichiarazioni" di ben 17 pentiti di mafia, che con le loro parole lo legano stretto stretto all'organizzazione criminale Cosa Nostra. Non solo. Nelle mani dei magistrati i faldoni pesano come cemento: gli incontri e le amicizie di Dell'Utri con una serie impressionante di Boss Mafiosi, da Stefano Bontade a Tonino Cinà, l'ospitalità data a determinati latitanti in casa Berlusconi, il riciclaggio dei capitali di Riina e Calò, il legame storico con Vittorio Mangano, questo e molto altro nelle carte dell'accusa.

Oggi sappiamo che quel rinvio a giudizio irriso, e sminuito da Marcello Dell'Utri dinnanzi quei giornalisti lassù, è poi sfociato in due pesantissime Condanne per Concorso Esterno in Associazione Mafiosa, 9 anni in primo grado, 7 in secondo. Per Giudici e Pm c'è stato eccome, il sodalizio criminoso. Provati i suoi rapporti con la Cosa Nostra di Bontade, prima, e quella di Riina e Provenzano, più tardi, con motivazioni che fanno tremare le gambe - altroché "sulle mie dichiarazioni" - e le fanno tremare ancora di più se pensiamo che quest'uomo, a cui la politica fa schifo e che sta lì solo "per difendersi dai processi", è ancora un Senatore della Repubblica.

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