13/07/10

Invidia, crepa.

Nello scorso post, quello sull'informazione nordcoreana, ci siamo trovati un po' tutti d'accordo su un punto: gli italiani sono addormentati, subiscono, non sanno aggregarsi, colpa della TV. Ma è davvero colpa della TV?

Su questo e altri blog che si occupano della crisi, o più in generale dei problemi italiani, noto una devastante tendenza che caratterizza la nostra mentalità, anche di quella dei più accorti e dei più "svegli". E questa è la mia conclusione: l'invidia e la rabbia sociale ottundono le menti molto ma molto più di quanto non possano fare cento Minzolini. Qualche esempio?

Gli impiegati odiano commercianti ed artigiani, "tutti ladri ed evasori", e vogliono vederli in galera; i lavoratori autonomi odiano gli impiegati statali "tutti fannulloni e rubastipendio", e vogliono vederli in mezzo alla strada; i precari odiano i dipendenti, "tutti raccomandati col culo al caldo", e vogliono vederli a spasso; i disoccupati odiano gli extracomunitari "che vengono a rubarci il pane" e vogliono vederli sul barcone di ritorno; i giovani odiano i pensionati "lavoriamo per ingrassare i vecchi che se la godono" e vogliono vederli tutti con la pensione sociale; i pensionati odiano i giovani "che vogliono la pappa scodellata senza far nulla" e vorrebbero vederli con la vanga in mano; i genitori odiano gli insegnanti "li paghiamo per andare in vacanza" e li vorrebbero tutti precari; gli stagisti odiano gli scioperanti "eh, se lo possono permettere, hanno il posto fisso!" e vorrebbero vederli tutti licenziati; e così via all'infinito.
Non so a quale categoria vi sentite di appartenere, e se odiate qualcuno. Sono quasi certa di sì. Perché in questo disgraziato Paese sono tutti ricchi sfondati tranne me, sono tutti privilegiati tranne me, sono tutti raccomandati e mangiapane a tradimento ed evasori e sfaccendati tranne me: questa è la nostra mentalità oramai incancrenita. Siamo capaci di invelenirci pensando a quanto è "ricco" un tassista, a quanto è "privilegiato" un impiegato delle Poste, a quanto se la spassa un pensionato, a quanto si trastulla un neolaureato, a quanti quattrini ammucchia abusivamente un falegname.

Adesso soffermiamoci a pensare se sia il caso di invocare maggiore aggregazione, maggiore organizzazione, la ribellione del pueblo, il risveglio delle coscienze, il sol dell'avvenire. Come diamine credete sia possibile? Siamo pronti a combattere il sistema a fianco di un impiegato statale, o di un commerciante, o di un pensionato? Scommetto che tale meraviglioso fermento popolare non durerebbe più di tre minuti, prima di diventare la Camera delle Corporazioni in cui ciascuno si chiude nel proprio orticello spalando fango sul primo privilegiato che crede di individuare.
Eppure nessuna delle categorie più sopra menzionate è in alcun modo privilegiata. Tutti tirano a campare, chi un po' meglio chi un po' peggio, e prima di progettare insurrezioni morali dovremmo forse capovolgere l'odiosa invidia sociale che ci opprime e smettere di desiderare le disgrazie altrui. Altrimenti che facciamo, una bella rivoluzione per ottenere di stare nella merda un po' tutti? "Giustizia sociale! Tutti precari, tutti con 400 euro al mese! Così imparate, riccastri!" Quel privilegiato del tramviere ringrazia.

I veri privilegiati stanno altrove. Godono di fortune e ricchezze davvero immeritate, e di tale entità che non riusciamo neppure ad immaginare, forse per questo ce la prendiamo col tricamere del ragioniere. Gente che si è arricchita a sfascio coi nostri soldi, per la quale la parola "lavoro" significa una riunione di un paio d'ore per spartirsi torte di miliardi, significa passare il tempo al cellulare (oh somma fatica!) per rabbonire Tizio e Caio e beccarsi l'appalto miliardario, significa Consigli d'Amministrazione in sale ovattate per annunciare licenziamenti che potreranno milioni di utile. Significa andare in vacanza alle Bermude perché "le responsabilità mi sopraffanno devo pur riposare", significa appropriarsi dei beni dello Stato con un rigo di penna e un paio di mazzette.

Non vi sembra ora un po' sprecata, e anche un po' sfigata, la vostra rabbia contro la maestra e il tabaccaio? Ecco: quando 60 milioni di persone riusciranno a capire questo, saremo pronti per la tanto invocata "rivoluzione". Buona fortuna...

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