04/08/10

La ricostruzione dell'Aquila: molti affari, zero mattoni


Foto di Alessia Cerqua, tratta da Repubblica.it

Sono passati appena 8 giorni dal terremoto che ha quasi raso al suolo una stupenda città d'arte brulicante di studenti. Agli occhi di molti la città dell'Aquila si era sempre mostrata come un vero e proprio museo architettonico a cielo aperto; ora, dopo la tremenda scossa notturna che ha stroncato la vita di 308 anime innocenti, il timore collettivo è che L'Aquila finisca per divenire a tutti gli effetti niente più che un museo.

Una settimana di tempo non è sufficiente ad asciugare le lacrime. Basta appena per assicurare a decine di migliaia di sfollati una sistemazione precaria e temporanea. In quegli istanti le energie della cittadinanza, delle istituzioni e delle autorità dovrebbero venir spese esclusivamente per la realizzazione di un piano di ricostruzione edilizia, economica e sociale del tessuto cittadino.

Questo è quanto accadrebbe in un paese comune. Ma qui siamo in Italia, un paese che non consente di pensare a certi "lussi". La parola ricostruzione in ogni porzione del globo si associa inevitabilmente al termine "appalti"; la differenza sta nel significato che questo vocabolo assume nella "terra dello stivale". Questa espressione porta alla mente immagini angoscianti, storie che parlano di clientelarismi, di corruzioni, di "avvoltoi del cemento e del mattone" e, nei casi peggiori, di mafia.
Una malattia endemica che non ha risparmiato nessuna ricostruzione post-catastrofe.

La preoccupazione si nota nelle parole del Ministro dell'Interno Roberto Maroni, che il 14 aprile 2009 dichiara: "Trovo giusto l'allarme circa la nascita del cosiddetto 'partito del terremoto', che va sicuramente evitata. Naturalmente dovranno essere responsabilizzati gli enti locali e tutte le articolazioni dello Stato. Ma ripeto, serve soprattutto molto controllo per evitare speculazioni".

"Responsabilizzare gli enti locali e tutte le articolazioni dello Stato". Parole d'ordine ispirate al più sano buon senso. E che oggi fanno a botte con una realtà giudiziaria disarmante, quella che vede proprio le articolazioni dello Stato (Protezione Civile e relative diramazioni, con la "cricca" Bertolaso-Anemone-Balducci) da un lato e gli enti locali abruzzesi (l'assessore alla Protezione Civile Daniela Stati, il padre ex assessore Ezio l'ex deputato Vincenzo Angeloni, tutti in quota PDL, e l'AD di Selex Service Management - gruppo Finmeccanica, Sabatino Stornelli) dall'altro a contendersi una fetta di quella torta destinata alle popolazioni dell'Aquila, che oggi rischia di vedersi privare anche dei rimasugli.

L'accusa che piove su Daniela Stati (dimessasi dall'incarico di assessore dopo l'ordinanza di interdizione dai pubblici uffici) e sugli altri esponenti della presunta nuova "cricca" abruzzese, a partire dal padre Ezio, ritenuto il vero deus ex machina dell'operazione, è quella di aver dischiuso il mondo degli affari post-sisma ad Abruzzo Engineering, società a piena partecipazione pubblica (60% regione Abruzzo, 30% Selex-Finmeccanica, 7.5% Provincia dell'Aquila, 2.5% Provincia di Pescara), garantendole diritti di consulenza sullo studio da parte del Genio Civile dell'Aquila delle pratiche di ricostruzione delle singole abitazioni: un grosso mare d'affari per Angeloni e Stornelli, entrambi riconducibili ad Abruzzo Engineering.

Ad incastrare, almeno secondo la Procura dell'Aquila e la Squadra Mobile di Pescara, da cui sono nate le indagini, gli imputati sono le numerose intercettazioni tra i protagonisti: i verbali delle trascrizioni, pubblicate negli ultimi giorni, sembrano mostrare come la famiglia Stati, in cambio dei favori garantiti a Stornelli e Angeloni, ricevesse regalie di vario genere, da anelli valutati (almeno nei riscontri telefonici) dai 12 mila ai 15 mila euro a maxi-televisori.

Le modalità con cui l'assessore Stati avrebbe agito per agevolare Abruzzo Engineering (modalità confermate dalla stessa Daniela Stati all'interno di altre intercettazioni) finiscono per coinvolgere le massime autorità politiche nazionali. O, per meglio dire, la massima autorità politica nazionale.

Il 9 luglio 2009 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi firma l'ordinanza numero 3790, con cui stabilisce le procedure per l'approvazione delle domande di ricostruzione delle abitazioni gravemente lesionate dal sisma. Due mesi più tardi, il 3 settembre 2009, vara l'ordinanza numero 3805, con cui assegna alla Reluis (Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica, consorzio interuniversitario che lavora a braccetto con il Dipartimento della Protezione Civile) il compito di coadiuvare il Genio Civile nello studio delle pratiche, in cambio di una certa convenienza economica che Abruzzo Engineering non vuole farsi sfuggire.

Così, pochi giorni dopo, Daniela Stati contatta il premier Berlusconi in persona per segnalare la convenienza dell'inserimento di Abruzzo Engineering nel crescente giro di consulenze. La richiesta non va certo a vuoto: 12 giorni dopo il varo dell'ordinanza 3805, il premier stesso firma l'ordinanza 3808; con essa (articolo 1 comma 2) il capo del governo inserisce Abruzzo Engineering nel giro di consulenze utilizzabili dal Genio Civile.

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