24/09/10

Non è un Paese per giornalisti

L’Italia non è un Paese per giornalisti. E non solo per le leggi bavaglio, per il mancato pluralismo di alcuni telegiornali, per l’autocensura che certi cronisti hanno ormai come qualità innata. C’è dell’altro e inizia molto prima di queste grandi questioni. L’Italia non è un Paese per giornalisti perché la libertà di chi racconta e ricerca la verità parte prima di tutto dalla sua autonomia.

In un Paese come il nostro, in cui i giornali vivono grazie ai collaboratori, è curioso andare a vedere i compensi di quanti – anche i giornalisti professionisti, in teoria più tutelati – ogni giorno si arrabattano per cercare proposte da inviare alle redazioni. Scorrendo uno per uno i dati pubblicati nel maggio scorso nella ricerca “Smascheriamo gli editori” (scarica il file), pubblicata dall’Ordine nazionale dei Giornalisti, infatti, ci si rende conto che il compenso di molti colleghi è pari (se non inferiore) a quello di qualsiasi parcheggiatore abusivo di una metropoli italiana.

Per correttezza, citerò solo i quotidiani che ricevono sovvenzioni pubbliche dallo Stato (anch’esse riportate nello studio dell’Ordine), ma lo studio riporta numerose altre testate. Tutti i compensi – ovviamente – sono da intendersi “lordi”.

  1. Il Mattino: 21 euro a pezzo, pagati al massimo per 20 articoli e a 60 giorni. Il quotidiano campano ha ricevuto 956.652,00 euro di finanziamenti pubblici.
  2. La Voce di Romagna: 2.530.638,81 euro di soldi pubblici e 2,5 euro ad articolo.
  3. Il Foglio: 3.745.354,44 euro di finanziamenti pubblici e 180 euro di compenso per 4.200 battute, pagati anche in questo caso a 60 giorni.
  4. La Repubblica: 16.186.244,00 euro di contributi dello Stato all’editoria e un compenso che varia tra i 30 e i 50 euro a pezzo.
  5. Il Manifesto: 5.307.241,00 euro di soldi pubblici e – secondo quanto riporta la ricerca dell’Odg – nessun compenso per gli articoli scritti dai collaboratori. Da Aprile, inoltre, i redattori non ricevono stipendio.
  6. Il Messaggero: 1.449.995,00 euro di contributi pubblici e 9 euro di compenso per le brevi, 18 euro le medie e 27 euro per gli articoli. Da marzo 2010 – scrive l’Odg – con effetto retroattivo, le brevi devono essere almeno di 14 righe: quelle inferiori, scritte da gennaio a marzo, non sono state pagate.
  7. Il Tempo: 840.065,00 euro pagati dai contribuenti e 7,50 euro per gli articoli inferiori a 40 moduli, 15 per quelli superiori.
  8. Il Sole 24 Ore: 19.222.767,00 euro di contributi pubblici e 0,90 euro a riga, con cessione dei diritti d’autore.
  9. Libero: 5.451.451 di finanziamenti pubblici e 18 euro per un’apertura, ma sono stati registrati compensi anche di 51 euro.
  10. Giornale di Sicilia: 497.078,00 euro da parte dello Stato e compensi che variano tra 1,03 euro e 6,20 euro a pezzo. Si arriva a 10,31 euro per una foto notizia.
  11. La Sicilia: 255.809,00 euro di finanziamenti pubblici e 15,50 euro ad articolo.
  12. Nuovo Corriere di Firenze: 2.530.638,81 euro di contributi pubblici e un compenso a forfait tra i 50 e i 100 euro al mese.
  13. Il Gazzettino: 324.413,00 di contributi da parte dello Stato e compensi che vanno dai 4 ai 20 euro al pezzo.

Con questi compensi e con questa incertezza lavorativa, le istituzioni, il sindacato e l’Ordine dei giornalisti (a cui va il merito di questa prima panoramica), rispondano su come si possa tenere la schiena dritta e rischiare querele, denunce o – peggio – ricevere intimidazioni pur di far emergere la verità…E adesso – per favore – non parlateci più di libertà di stampa.

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