05/10/10

In Val di Susa torna l'incubo TAV e il NO si fa assordante

Sembrano ormai giunti al termine gli ultimi cinque anni anni di melina politica, condotti all'ombra dell'Osservatorio presieduto da Mario Virano, con lo scopo di smorzare le resistenze delle amministrazioni locali, spostandone le posizioni dalla belligeranza attiva al collaborazionismo semi incosciente.
Anni durante i quali l'incubo del TAV è sopravvissuto in atmosfere chiaroscurali dietro le porte chiuse, dispensando equilibrismi onirici sotto forma di suggestioni, prebende ed accordi sottobanco travestiti da mediazioni e ingenui tentennamenti elevati al rango di condivisione dell'opera.
Un periodo interlocutorio iniziato nel dicembre 2005 dopo lo sgombero del cantiere di Venaus da parte della popolazione e giunto in dirittura d'arrivo lo scorso mese di gennaio, quando Mario Virano ha inaugurato la stagione dei sondaggi farsa, volta a saggiare l'entità del presunto ridimensionamento della contestazione NO TAV, per poi abbandonarli lestamente non appena preso coscienza del fatto che la defezione di molti amministratori non aveva scalfito minimamente l'entusiasmo e la tenacia delle decine di migliaia di cittadini che continuano ad opporsi all'opera, anche mettendo a rischio la propria incolumità personale.

Lo scorso mese di agosto, probabilmente confidando nelle proprietà taumaturgiche del “periodo balneare” il gruppo di potere economico e politico che da vent'anni si propone la devastazione della Valle di Susa in funzione di una linea per treni ad alta velocità che non hanno né avranno merci o passeggeri da trasportare, ha definitivamente calato la maschera, presentando ufficialmente il nuovo progetto preliminare dell'opera. Un progetto messo a punto “segretamente” durante questi cinque anni nel buio delle stanze del potere, dove è opinione diffusa che sia cosa buona e giusta decidere del futuro dei territori e dei cittadini che li abitano, passando direttamente sopra la loro testa, senza neppure prendersi il disturbo d'interpellarli.....
Sarà forse a causa della scarsa dimestichezza che gli italiani in questi ultimi di tempi stanno manifestando nei confronti delle vacanze, o piuttosto andrebbe imputato a quel fastidioso istinto di sopravvivenza che accompagna la natura umana ed è così difficile da sradicare, o ancora al carattere rissoso, intransigente e poco avvezzo alla condiscendenza proprio dei valsusini, ma sta di fatto che l'accaduto non è passato inosservato ed in molti si sono messi all'opera.

Il nuovo progetto preliminare, in verità assai più impattante oltre che costoso del precedente, è stato analizzato, vagliato, sezionato e poi illustrato alle amministrazioni dei comuni interessati ed ai cittadini.
Il tutto con risultati estremamente dirompenti, poiché l'esperienza consistente nel discorrere di suggestioni, analisi dei flussi di merci e passeggeri, riconversioni modali, esperienze oniriche e sfide proiettate nel futuro è profondamente diversa da quella di leggere nero su bianco il destino che ti aspetta nel prossimo futuro, enunciato “per bocca” dalla stessa LTF che sarà deputata alla costruzione dell'opera.
Gli amministratori ed i cittadini valsusini non sono così riusciti a cogliere fascinose suggestioni nel constatare gli impatti del TAV prospettati da chi propone l'opera. Sorgenti essiccate, falde acquifere intercettate, paesi che rimarranno senz'acqua e dovranno venire riforniti con gli autobotte, tonnellate di materiale amiantifero presenti nel materiale di risulta, centinaia e centinaia di persone che a causa dei lavori contrarranno giocoforza patologie, polveri di ogni genere, stravolgimento della viabilità. E poi case abbattute, terreni espropriati, edifici massacrati dalle vibrazioni e si potrebbe andare avanti per alcune pagine. Il tutto sillabato per filo e per segno all'interno dei documenti che costituiscono il progetto preliminare, senza che sia stata “necessaria” alcuna interpretazione o intermediazione da parte degli esperti del movimento, per rendere più cruda la realtà.

Credo non ci sia molto da stupirsi del fatto che dopo avere preso visione del progetto di devastazione della Valle (le serate organizzate dai comuni e concernenti la presentazione del progetto alla cittadinanza sono ancora in corso) tanto le amministrazioni quanto la popolazione di sfida si siano sentiti in grado di raccoglierne una sola. Quella che li porterà ad opporsi a chi intende annientare l'habitat in cui vivono, la loro salute ed ogni prospettiva di futuro.

Quasi tutti i comuni interessati dall'opera hanno già deliberato in questo mese di settembre (spesso all'unanimità) la propria contrarietà al TAV, le serate di presentazione del progetto si susseguono senza sosta, partecipate come non mai anche da parte di cittadini che finora non avevano mai preso parte alla contestazione contro l'alta velocità. I sindaci, anche quelli legati al PD e maggiormente recalcitranti ad opporsi all'opera durante gli scorsi anni, sembrano avere ritrovato lo smalto del 2005, fino ad arrivare ad indire una manifestazione NO TAV per sabato 9 ottobre, con corteo che si dipanerà da Vaie a S.Ambrogio, due fra i comuni che rischiano di venire maggiormente devastati dall'opera.

Mentre Mario Virano ha annunciato la sospensione a tempo indefinito dei sondaggi farsa, per concentrare l'attenzione sullo scavo del tunnel geognostico di Chiomonte, previsto fra dicembre e gennaio, le fila del movimento NO TAV si stanno ingrossando a dismisura, raccogliendo in pratica chiunque sappia leggere ed abbia preso coscienza del progetto. Il tutto dopo avere ritrovato l'appoggio degli amministratori, tornati a casa come il figliol prodigo.
Non resta che augurarsi si tratti veramente dell'ultimo incubo, affinché si possa finalmente scrivere (come da tempo auspichiamo) di un futuro fatto di treni costruiti per essere utili alla qualità di vita dell’uomo e non di uomini sacrificati nel nome dei treni e della velocità.

di Marco Cedolin

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