07/12/10

Arrestato Julian Assange. Che l'era del baratto abbia inizio!

Baratto

Un terrorista, uno stupratore, il nemico pubblico numero uno, il Bin Laden 2.0: questo è Assange, fondatore di un'Al Qaeda digitale. Nella società che edifica tempi alla Dea Menzogna, che eleva l'ipocrisia al rango di virtù e la chiama diplomazia, chi mostra la verità è un mostro. Additato, perseguitato, braccato, vessato, vittima di sequestro dei beni e ora... arrestato.

Julian Assange è stato catturato a Londra da Scotland Yard, questa mattina alle 10,30 italiane, dopo che il suo account PayPal, dove riceveva le donazioni destinate a supportare WikiLeaks, era stato bloccato per fantomatiche violazioni delle policies, e dopo che PostFinance, in Svizzera, aveva chiuso un altro conto che i sostenitori utilizzavano per finanziare la pubblicazione di milioni di documenti riservati. Motivo? Suvvia, un motivo si trova sempre: in questo caso è la mancata residenza in Svizzera. Nella patria del riciclaggio del denaro, dove vige il riserbo più totale e la ricchezza affonda le sue ultradecennali radici proprio sulle false dichiarazioni di residenza, Assange si è guardacaso imbattutto nell'unico burocrate solerte dei quattro cantoni.

Si dice spesso che la rete trova altre strade per condividere la conoscenza: morto un sito se ne fa un altro. Ma la strada dei soldi è una sola, e passa per le banche. Le banche danno, le banche tolgono. Così si controllano i pericolosi terroristi dell'informazione libera: si chiudono i rubinetti. Li si derubano. Che fine hanno fatto le migliaia, forse milioni di donazioni che il popolo ha devoluto ad Assange per supportare la sua causa? Verranno restituite ai singoli sottoscrittori? Improbabile. Troppo complesso, specialmente nel caso di PostFinance. Verranno sbloccate e rese ad Assange? Sì, come no. Forse per questo è in atto una guerra informatica, una spedizione punitiva che tra ieri e oggi ha tirato giù i servizi web di PayPal e di Postfinance. La tecnica è quella del Denial of Service (DoS). I pirati risvegliano migliaia di computer precedentemente infettati, di cui hanno il controllo, e li usano per inviare richieste http al server da bersagliare. In parole povere, è come se da ciascuno dei computer-zombie partisse una navigazione al sito di PayPal o di PostFinance: l'alta concentrazione di traffico rende le risorse del server inadeguate ad erogare il servizio, che agli altri navigatori risulta di fatto inaccessibile (è come salire in 15 su una 500 e poi provare a fare una salita ripida).

E vogliamo parlare degli analoghi attacchi subiti da Wikileaks nei giorni precedenti e successivi alla pubblicazione dei documenti delle ambasciate? Oppure della guerra dei dns, che ha fornito a everydns.net il pretesto per eliminare il nome di dominio di Assange dai suoi registri? O ancora di Amazon che, dopo le forti pressioni politiche, pavidamente taglia il servizio di hosting? E perché tralasciare l'oscuramento messo in atto da molti paesi del mondo, capeggiato dall'immancabile Cina ma paventato anche dalla civilissima (in materia di rete non tanto) Francia?

E' questa la libertà che il mondo che conta accorda al web? Personalmente la conosco bene, quella libertà. Era la libertà di essere estromessi dal traffico dei ministeri (dove il blog di Grillo e quello di Travaglio viceversa trovavano cordiale ospitalità). Era la libertà di essere oscurati nelle caserme della Guardia di Finanza aquilane, dove i terremotati che volevano tenersi aggiornati erano gentilmente ospitati. Era la libertà di non essere accessibili, o esserlo a fatica, dalle navigazioni provenienti dall'Abruzzo, mentre nello stesso istante, altrove in Italia, il sito rispondeva velocemente, e mentre altri siti, più istituzionali o meno importuni, attraversavano le reti digitali abruzzesi alla velocità della luce.
Era ed è la libertà di essere liberi fintantoché non si diventa scomodi, che ho più volte denunciato dalle pagine di questo blog (vedi "E' libera Internet in Italia?" oppure il più recente "Il futuro dei social network").

Per questo sono vicino ad Assange. Per questo dico che, oltre a studiare forme sempre nuove di condivisione della conoscenza, è necessario trovare forme nuove di condivisione delle risorse, per esempio dei fondi, che possano eludere il controllo stringente dei grossi sistemi finanziari, dalla cui commistione con la politica nascono quei centri di potere che controllano ogni cosa e fanno scattare, al momento opportuno, le tagliole che mozzano mani e piedi a chi vuole correre in direzione ostinata e contraria.

Qualcuno ha sostenuto che i documenti che Wikileaks ha messo a disposizione stiano al giornalismo come la pornografia sta all'erotismo, perché non sono mediati, interpretati. Io dico viceversa che i cablogrammi di Assange stanno al mondo dei mass-media come l'indipendenza di giudizio e la consapevolezza critica stanno alla propaganda. Chi vuole un mondo di adoratori di veline e di urlatori da curva sud è il più ovvio e naturale nemico dell'informazione libera, che riesce a controllare solamente strozzando la circolazione dei fondi.

E' giunto il momento di sviluppare o, se c'è, di approfondire un sistema peer to peer di condivisione delle risorse che sia davvero indipendente dal circuito economico-finanziario. Se necessario, anche il baratto può tornare utile. E voglio vedere come lo fermano, il baratto 2.0.

Fonte articolo

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