03/01/11

Quel ritornello che ci piace tanto

Nuovo anno e nuovo tormentone. Da una manciata di giorni, il dibattito politico nostrano - sempre che si possa ancora definire così il chiacchiericcio che fuoriesce dai Palazzi - è monopolizzato da un’unica notizia: il caso dell’ex terrorista, Cesare Battisti. Parlamentari e portavoce di destra&sinistra&centro sfornano dichiarazioni a raffica; e giornali e tivù seguono a ruota, cucinando titolini e titoloni ad hoc.

Ebbene. Chi scrive non conosce il caso Battisti e non ha problemi ad ammetterlo: io non so se il Brasile abbia fatto bene o male a decidere di non estradare questo signore in Italia, e non ho nulla da dire a riguardo. Anzi e per dirla tutta: la sua vicenda personale e giudiziaria nemmanco mi appassiona. Quel che mi interessa, e molto, è invece il fiume di parole scatenato da questa vicenda. Fiume di parole che è davvero paradigmatico. E che dovrebbe, davvero, far riflettere lettori ed elettori.

E infatti. Ammettiamo pure - in linea del tutto teorica - che l’estradizione del signor Battisti fosse cosa non solo buona e giusta, ma pure essenziale per il nostro Belpaese. Ecco: se le cose stanno così, i fatti ci dicono una cosa; e le parole, quel fiume di parole di cui sopra, un’altra.

La realtà, infatti, parla chiaro e semplice: il Brasile - che ora ospita Battisti nelle sue galere - pare appunto non avere nessuna intenzione di rispedirlo in Italia. E quindi si pone un problema. E qual è la reazione della nostra classe politica? Ça va sans dire: per l’opposizione, ovvero il centrosinistra, è tutta (o quasi) colpa del governo. Per il governo, ovvero il centrodestra, l’atteggiamento dell’opposizione sa di “sciacallaggio” e comunque la colpa è dei passati governi di centrosinistra.

E i giornali? E i giornali, dietro. Giusto un paio di esempi. L’antiberlusconiano “Il Fatto”, domenica scorsa, ha titolato: “L’Italietta non conta niente”. E tanto per rincarare la dose, in prima pagina, ha riassunto l’intera vicenda così: “Il Brasile non riconsegna l’assassino Battisti e si fa beffe del governo di B. Un premier amico dei dittatori e che scredita la nostra giustizia nel mondo non poteva aspettarsi altro”. Il berlusconiano “Libero” della premiata ditta Maurizio Belpietro&Vittorio Feltri - invece - ha dato una spiegazione esattamente uguale e contraria. Titolando: “I compari dell’assassino”. E prendendosela con Massimo D’Alema, Italo Bocchino e chi più ne ha, più ne metta (purché, appunto, di sinistra).

Unico dettaglio: sta di fatto, che Battisti in Brasile era e in Brasile rimarrà. E quindi il problema resta assolutamente irrisolto. Anzi, intatto.

Domanda: è forse il caso di stupirsi? Risposta: assolutamente, no. Perché non da oggi, il rimpallo delle responsabilità è lo sport preferito di Destra&Sinistra&Centro; e, per quel che vale, dell’intera stampa italiota. Si parla del trasporto pubblico che fa pena? Per gli antiberlusconiani - ovvio -, la colpa non può che essere di Berlusconi che vuole privatizzare tutto. Per il centrodestra, invece, la colpa sarà senz’altro dei sindacati e quindi inevitabilmente del centrosinistra. Alla bisogna, il berlusconiano “Il Giornale” pubblicherà foto compromettenti di Piero Fassino che parla con fare sospetto con un ferroviere. Mentre Repubblica metterà in prima pagina intercettazioni inequivocabili del solito Cavaliere di Arcore che dice che lui tanto prende sempre l’aereo privato, perché i treni gli fanno notoriamente schifo. E ancora. Malasanità? Nessun problema. Anche in questo caso, a sinistra potrebbe rispolverare il refrain che vuole Berlusconi intenzionato a smantellare tutto ciò che è pubblico, Sanità compresa. Mentre a destra, perché no?, potrebbero prendersela con il solito governo Prodi, che tanto è un classico e funziona sempre.

E per carità: in questo rimpallo di accuse ci possono essere anche brandelli di verità. Ma sta di fatto che rimane il dettaglio di cui sopra: mentre il rimpallo continua (”E’ colpa tua!”, “No, tua!”), i problemi rimangono al loro posto. Intatti e irrisolti. E il nostro (ex) Belpaese rimane ancora una volta immobile.

E anche in questo caso, la cosa non stupisce. Se tutti non fanno altro che accusarsi a vicenda e nessuno propone delle soluzioni realistiche, ovviamente non si viene a capo di nulla. No, quello che davvero - davvero - stupisce è altro: ovvero che lettori ed elettori non si siano ancora stancati di questo giochino e di questi “j’accuse” che suonano sempre più come ritornelli stanchi e stantii. Ma appunto lo stato di coma della publica opinione in Italia è un altro grosso problema. E anche qui, di soluzioni, non si vede manco l’ombra. Purtroppo.

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