14/06/11

Ve la sentite di correre questo rischio?

Byoblu LA3 Referendum Rete banda Larga

Nessuno è così stupido da pensare che ci aspetti un declivio cosparso di petali di rosa, al termine del quale tuffarsi in una conca naturale di acque cristalline che sgorgano da una fenditura nella roccia, dopo avere zampillato da una distesa di cristalli blu che si disperdono in mille rivoli alle falde di un ghiacciaio incontaminato. Però ogni tanto, chiedete agli psicologi, bisognerà pure gratificarsi, altrimenti tutto diventa troppo gravoso e il morale delle truppe degrada inesorabilmente. E allora quale giorno migliore di oggi per istituire una nuova festività nazionale? Lo so: il referendum è stato vinto ieri, ma oggi è un po' come la domenica: ci si riposa e si fa bisboccia.


Cosa si celebra? I singoli quesiti referendari? Manco per sogno! Certo: uno per uno, presi singolarmente, sono importanti, ma ancora più importante è l'avere preso coscienza della potenza della rete, che attraverso le dinamiche del Web 2.0 trova piena espressione e consacrazione nel mondo dei social network e della blogosfera.

La gente non si fida più della televisione. E come potrebbe? In oltre 150 giorni di informazione referendaria sui TG nazionali sono passate solo 81 notizie: 28 sul TG3, 16 sul TG di LA7, 15 sul TG2, 11 sul TG1, 7 sul TG5, 3 sul TG4 e una, che si è suicidata per solitudine, su Studio Aperto. Dal che potete stilare anche una classifica dei notiziari televisivi meno attendibili in assoluto. Se a questo si aggiungono i depistaggi, come gli errori sulle date del referendum del TG1 e del TG2 o la censura sulle immagini del Presidente Napolitano che si recava al seggio per votare, si intuisce che se gli italiani avessero dato peso all'informazione televisiva, sarebbero andati al mare. Invece al mare non ci sono andati: sono andati in rete. E dopo la rete, a dimostrazione che l'attivismo da tastiera è una leggenda metropolitana, sono andati ai seggi. Non è abbastanza per festeggiare?

Ora si apre una nuova fase. Inutile girarci intorno: Facebook per la maggior parte della gente è sinonimo di internet. Questo avviene a discapito della navigazione sulle fonti originali di informazione, come i blog e le testate online. Si apre Facebook, si leggono le note, si guardano le notizie che compaiono sulla home page o sulla bacheca e, in rari selezionati casi, si clicca su un link per atterrare sulla fonte esterna che ha pubblicato una notizia. A quel punto, magari, la si copia e la si incolla in una nota di Facebook e poi la si condivide. Cosa c'è di male?

Facebook non è la rete. Facebook è un sito web. Complesso a piacere, ma è un sito web. Privato. Un privato che gestisce con algoritmi e criteri proprietari, quindi per definizione non trasparenti, i dati personali e soprattutto le informazioni che si scambiano 18 milioni di cittadini italiani.
Chi controlla l'informazione, controlla la democrazia. Vale per Berlusconi, ma ora vale anche per Facebook. Se Facebook dovesse decidere che alcuni contenuti devono essere meno visibili di altri, state pur certi che quei contenuti circoleranno meno di altri. E nessuno potrà dimostrarlo.

L'alternativa non è una fuga in massa da Facebook (anche se c'è chi segnala che il social network stia in realtà iniziando a perdere utenti). Est modus in rebus! L'alternativa è informarsi in rete, utilizzando strumenti funzionali e già esistenti (aggregatori di news) per selezionare le informazioni direttamente alla sorgente, ovvero sui blog e sulle testate online, e poi usare il mondo dei social network per condividerle, per invitare la gente a fare altrettanto. Questa è l'informazione del futuro: veramente libera, anche dal sospetto di essere manipolata o da nuove declinazioni digitali del conflitto di interessi.

Sappiate che per rimuovere un'informazione da un blog, ospitato su una piattaforma dedicata, è necessaria un'ordinanza della magistratura. Per rimuovere un'informazione da Facebook, invece, basta un click di un membro dello staff. Ve la sentite di correre questo rischio?

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