01/07/11

Il vecchio che avanza

A Roma, non solo la città è eterna. Per dire, il teatro Parioli - quello del Mauriziocostanzosciò - rischiava di chiudere i battenti. Costanzo, 72 anni sul groppone, aveva deciso di lasciarlo al suo destino. E già si diceva che ci avrebbero fatto un garage, e che peccato, e terremoto e tragedia, e come faremo senza. Poi è arrivato il solito miracolo de’ noantri e dal nulla si è materializzato un salvatore. Alla guida del Parioli - - arriverà un volto nuovo: l’attore Luigi De Filippo. Che è il figlio del più celebre Peppino. E che di anni ne ha 80 (a scanso di equivoci: è Luigi che ha compiuto ottant’anni, ché babbo Peppino, indimenticabile spalla di Totò, è morto da un pezzo).

L’ottantenne neo-direttore artistico del Parioli è pieno di progetti: “Ho in mente di portare in scena tante commedie - ha detto De Filippo - di Peppino, mio padre, e le mie che parlano di una Napoli di oggi. E poi, l’operetta, il balletto, la musica live”.

Le commedie sue e di Peppino. L’operetta. La musica dal vivo, addirittura. Idee innovative. Un lettore, sul sito on line de “Il Messaggero, ha commentato dicendo: speriamo che dia spazio ai giovani. Si vedrà. Per certo: questo passaggio di consegne alla guida del teatro va esattamente in direzione opposta. Dal vecchio si è passati al più vecchio.

Si dirà: un’eccezione. Certamente. Ma non l’unica. Anche nel Nord dello stivale, è tempo di passaggio di consegne importanti. A Parma, la multinazionale del latte Lactalis ha definitivamente preso il controllo della Parmalat. Che c’entra? Ebbene, c’entra c’entra. L’azienda che fu del re dei bond Calisto Tanzi cambia non solo padroni. Ma anche manager. Se andrà l’amministratore delegato, il 76enne Enrico Bondi che passerà alla storia per aver salvato l’azienda dal crac. Arriverà, come presidente, il 79enne Franco Tatò, già passato alla storia per aver creato - alla fine del secolo scorso - Wind.

Non è difficile capire perché pure i francesi si siano affidati a un manager con, come dire?, così tanta esperienza alle spalle. Recita un vecchio detto inglese: in Rome do as Romans do. E in effetti, a Roma e dintorni, vanno di moda leader con un lungo chilometraggio. Soprattutto nei palazzi della politica. Per la cronaca, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - giusto ieri - ha spento 86 candeline. Il nostro primo ministro Silvio Berlusconi - nonostante la vigoria dimostrata alle sue “cene eleganti” (altrimenti conosciute come Bunga Bunga party) - di anni ne ha 74 e a settembre arriverà a 75. A loro tocca prendere ogni giorno decisioni difficili, che determineranno il futuro del Belpaese. Cosa che dovrebbe dare da pensare. Visto che loro quel futuro non lo vedranno mai.

E non consola neppure pensare che la loro stagione, quella dei 70-80enni, sia - a meno che qualcuno scopra il segreto della vita eterna - ormai alla fine. Perché sullo sfondo della nostra scena politica si scaldano da almeno vent’anni altri giovani aspiranti leader: l’ex funzionario del Partito Comunista, Pierluigi Bersani (anni 59); l’ex missino Gianfranco Fini (sempre 59); l’ex democristiano Pierferdinando Casini (55); l’ex magistrato Antonio Di Pietro (60). E da ultimo - via internet - è arrivato il nuovo che avanza: quel movimento a 5 stelle che ha come volto, Beppe Grillo, comico che faceva furore negli anni Ottanta in tivù e ora di anni ne ha 63. Prima o poi verrà il turno di questa ardita pattuglia di sessantenni. Saranno loro a guidare quegli italiani che - alla loro età - già pensano alla pensione.

Tutto questo per ricordarci - in questo caldo giorno d’estate - che l’autunno italiano è cominciato, ormai anni fa, anche e soprattutto per mancanza di idee. Per capirci: l’economia italiana è ferma: da dieci anni almeno il nostro Pil è anemico. E da dieci anni si discute - dentro e fuori i palazzi della politica - di come rilanciarla senza cavarne un ragno dal buco. Perché? Perché non servono formule magiche, servono idee innovative per creare prodotti innovativi da esportare per il mondo. E il Belpaese - infatti - da tempo non è più capace di innovare e di esportare innovazione - nella cultura, negli affari e in politica. Ma le idee - ecco il punto - viaggiano sulle gambe delle persone. Gambe che - a una certa età - diventano malferme. Forse, insomma, un nesso tra le statue di cera che compongono la nostra classe dirigente e le difficoltà che l’Italia ha nell’incamminarsi lungo la strada impervia di questo XXI^ secolo; dicevo: un nesso tra queste due cose, c’è.

Ma tutto questo anche per ricordarmi che ho aperto questo blog perché speravo in un cambiamento e nella fine di questa bizzarra Repubblica dei dinosauri in cui si è trasformato il Belpaese. Da quando questo blog ha debuttato, son passati più di 3 anni. Il tempo è passto. Nulla è cambiato. E - a pensarci, a pensarci bene - la battaglia mi sembra ora più disperata che mai.

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