07/07/11

Vento a favore: lo sviluppo sostenibile perno per l'economia mondiale

Ho letto con grande stupore e immenso piacere Vento a favore libro intervista a Edo Ronchi e Pietro Colucci a cura di Silvia Zamboni (ed. Ambiente, euro 22), perché sdogana finalmente l’ambientalismo dal clichè fricchettone. Innanzitutto è un libro che supera se stesso con il progetto della piattaforma di discussione. Ma è anche un testo che dovrebbero leggere gli addetti ai lavori e quanti intendono occuparsi di ambiente e sviluppo sostenibile perché mette in connessione le questioni ambientali con lo sviluppo dell’economia e della ricchezza a livello mondiale.

La considerazione interessante riguarda i BRIC- Brasile, Russia, India e Cina- ossia i Paesi che da qui a qualche decennio saranno saranno ai vertici delle economie mondiali, per un importante motivo: uso sostenibile delle risorse e uso delle energie alternative. Sembra strano che siano proprio questi paesi a puntare sulla green economy? Sì se li guardiamo con l’occhio del pregiudizio politico; no se si analizzano i dati economici. Noi europei, perciò, riusciremo a competere? La sfida è tutta aperta e tocca anche a noi italiani capire un semplice concetto: benessere, sviluppo economico e stabilità non fanno rima con sfruttamento delle risorse e danni ambientali; l’ambiente è questione di tutti, sopratutto economica e poi politica; non è un affare da fricchettoni invasati; è imparare a fare soldi in maniera etica. Messo così, converrete, l’ambientalismo è tutta un’altra storia. E per la verità è proprio l’Italia, come rilevano i due intervistati, a essere molto indietro nella green economy e a rischiare di perdere il vento a favore che come diceva Seneca non basta al marinaio se non sa dove andare.

Giusto un inciso a sostegno di quanto ho letto. Conosciamo tutti Edo Ronchi. Ma due parole le spendo per Pietro Colucci, uomo di Confindustria e imprenditore nel settore ambientale. Diciamo, secondo i vecchi schemi dell’ambientalismo:il diavolo. Eppure non è così, neanche un po’. Prendo pag.89 dove Colucci espone il PSEE,il Piano per l’efficienza energetica, redatto proprio da Confindustria, che se fosse adottato tal quale dall’Italia porterebbe, muovendo un bel po’ di lavoro e aziende:

un risparmio di 25,6 miliardi di euro sulla bolletta energetica e 5,2 miliardi di mancati costi delle emissioni di CO2.

Domanda: perché il Governo non ascolta neanche Confindustria?



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