05/08/11

Se anche i media americani ci aiutano a mettere la corda al collo


E’ accaduto anche questo. E’ accaduto che Larry Kudlow, giusto ieri, abbia scritto sulla sua pagina di Twitter che

Sources tell me Italy has to restructure bonds. Deposit run on Italian banks. EU will have to mount Tarp rescue. Big stress on interbank loans.

Tradotto e sintetizzato: fonti (quali non si sa) gli avrebbero detto che l’Italia non può fare a meno di “ristrutturare” il suo debito (cioè: il Belpaese non pagherà o pagherà non nei tempi stabiliti). E sempre quelle fonti gli avrebbero detto pure che c’era una sorta di corsa agli sportelli delle banche italiane. Stile ‘ 29, insomma.

Ovviamente non c’era nulla di vero. Mr Kudlow ha twittato alle 23 ora italiana. Quando le banche erano chiuse. E durante la giornata, nessuno nel Belpaese aveva parlato di “ristrutturare” alcunchè. Ma tant’è. Mr Kudlow non è un qualunque. E’ un economista americano, e - soprattutto - è un volto noto di uno dei canali economici più famosi degli Stati Uniti, ovvero la Cnbc. La notizia, in breve, fa il giro della rete. E finisce su uno dei blog economici più famosi del mondo: Zerohedge.

In breve, è il panico. Poi per fortuna, qualcuno - sempre in rete - comincia a chiedere spiegazioni. Chi sono le fonti? Com’è possibile - scrive uno dei commentatori di Zerohedge - che ci sia una corssa agli sportelli nella notte? Se ci fossero ordini via internet di spostare soldi, sarebbero comunque registrati l’indomani, no? E così la bufala si sgonfia. E Mr Kudlow, in diretta tivù, ha dovuta ammattere che erano solo “voci”. Ossia, balle.

Già.

Epperò, ’sta mattina la Borsa di Milano ha aperto in profondo rosso. Lo spread tra Btp e Bund - leggi: il costo del nostro debito a dieci anni - per un po’ è andato alle stelle. E’ tutta colpa di Mr Kudlow? No, ovvio. I problemi dell’Italia e dell’euro - tanti, troppi - sono gli stessi da anni. E sono loro a fare la differenza. Ma certo, l’economista barra giornalista a stelle e strisce, forse, ci ha dato un suo personalissimo aiutino a stringerci al corda al collo. Del resto: la boutade di Mr Kudow, ieri, ha camminato davvero parecchio: il suo tweet è stato ritwittato - ovvero ritrasmesso su altri account twitter - cento volte. E di lì chissà dov’è finito. E che scia di dubbi - anch’essi infondati - si sarà lasciato dietro.

Falsi allarmi, a parte. Lo svarione del volto televisivo di Cnbc dimostra - se ce ne fosse ancora bisogno dopo lo scandalo intercettazioni che ha investito il signor Sky Rupert Murdoch - che se la stampa italiana non gode di ottima salute, pure quella anglosassone non è che poi stia messa benissimo. Ma soprattutto: la tensione è alle stelle attorno all’Italia e a un’Europa che - in piena era internet - si ostinano ancora a prendere decisioni a colpi di riunioni, tavoli e meeting di durata biblica.

Una situazioni insostenibile. Non si può impiegare mesi o anni a decidere il daffarsi - come è accaduto per il salvataggio della Grecia o per i mille guai in salsa italiota - in un’epoca in cui informazioni (e transazioni finanziarie) si muovono in pochissimi millisecondi. Informazioni magari sbagliate. O peggio frutto di un gioco sporco. Ma che, purtroppo, possono fare, in certe situazioni estreme, la differenza. Come diceva Mark Twain: una bugia fa in tempo a girare mezzo mondo, mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe. Ma Twain morì più di un secolo fa. E le bugie vanno ancora più forte.

(HT Fabrizio Goria per L’Inkiesta)

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