15/09/11

Alla fiera dell’Est, per due soldi, una banca mio padre comprò…

Alla fiera dell’Est, per due soldi, una banca mio padre comprò…

Al di là dei vari rumors che si diffondono più o meno ciclicamente, basta guardare il rendimento dei titoli di stato greci ad un anno (98%!) per capire da soli che molto presto Atene sarà costretta a dichiarare default.

Non a caso, già da diversi mesi si rincorrono le analisi con i possibili effetti sull’Euro, sulle banche europee e i loro bilanci.


Lo scenario di un default o un roll-over sul debito greco è pertanto già stato scontato dai grandi istituti europei che hanno svalutato, seppure solo in parte, i titoli in loro possesso.

Ciò che in molti invece sottovalutano è l’effetto domino che il default greco avrà sui paesi non-euro, in particolar modo su quelli del sud-est europa.


Negli anni precedenti la crisi infatti molte banche greche si erano lanciate................nell’acquisto di istituti presenti nei paesi limitrofi arrivando a detenere importanti quote di mercato.

Prima ancora però di addentrarci nell’analisi, bisogna partire da una considerazione di carattere generale, dalla prima tessera del domino: il debito greco, come da grafico, è in gran parte detenuto dalle banche greche e cipriote (73%).






























Cosa significa? Come potrete intuire, in caso di default le banche greche e cipriote seguirebbero a ruota con il loro fallimento.


Svelata pertanto la prima vittima del domino: Cipro.

L’isoletta off-shore* del mediterraneo e le sue banche sarebbero infatti costrette a dichiarare anche loro default vista l’esposizione nei confronti di Atene ( * = i depositi di non residenti -leggasi petrolieri russi- rappresentano il 144% del PIL…).













Proprio per questo motivo, Cipro si è vista nel tempo declassare il suo rating prima ad A- (30 marzo) poi AA- (fine maggio) ed infine a BBB+ costringendola a chiedere anch’essa un bailout all’Unione Europea.

Del resto quando gli assets totali delle banche pesano per il 925% del PIL e il debito governativo ha le scadenze indicate nel grafico, un bailout è il minimo indispensabile.





















Oltre a Cipro, il default delle banche greche porterebbe però scompiglio anche nel continente europeo.

Lasciando da parte le dirette esposizioni delle banche francesi e tedesche di cui si è già ampiamente discusso, si scopre infatti come le banche greche hanno un importante presenza internazionale (48 controllate in 16 paesi con 3.496 filiali, circa 50.000 dipendenti e 90,4 bn € in assets a fine 2010 – dati Hellenic Bank Association) di cui la gran parte è concentrata nel Sud-Est Europa.

Ecco quindi le tessere sconosciute del domino: Macedonia, Albania, Serbia, Romania, Bulgaria.

Nonostante nell’ottobre 2010 la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) avesse già finanziato con 630 Milioni € le controllate greche nei cinque paesi per rafforzarne il capitale, le stesse continuano a rappresentare un grosso pericolo di rischio sistemico per i rispettivi mercati.

In Macedonia, ad esempio, gli istituti greci hanno quota di mercato (assets) del 26% mentre in Albania a fine 2010 contavano per il 23% (1.6 bn € di assets; 34,5% a livello di prestiti).

In Serbia e Romania, invece, rappresentano circa il 16% del mercato.

In Bulgaria infine sono addirittura il 28% dell’intero sistema bancario (20% dei prestiti e un terzo dei depositi).

Bastano questi pochi numeri (riassunti in parte nel grafico) per capire come la situazione greca rappresenti davvero una grosso problema soprattutto per i due paesi più grandi: Romania e Bulgaria.




















A maggior ragione quando i mercati bancari di questi paesi navighino già in cattive acque a causa dello sboom immobiliare e dei conseguenti crediti deteriorati (NPL= Non Performing Loans).






















Una nazionalizzazione delle controllate greche sarebbe dunque impensabile soprattutto per paesi come la Romania che hanno già chiesto il supporto del FMI.

Il fallimento greco spingerebbe anzi i paesi indicati sempre di più verso un default anche del loro debito sovrano.

Lo si può leggere tra le righe dell’ultimo report della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

The recovery in south-eastern Europe was still weak and this region was most directly threatened by the financial instability related to the eurozone turmoil, as significant parts of the region’s banks are owned by Greek banks.

The report said that, in the event of an escalation of the crisis, some of these banks could require financial support and might struggle to keep up their lending to the local economies. “This could contribute to a notable downturn in economic growth in that region.

E default dopo default arriviamo alle ultime tessere del domino. A ben guardare infatti si scopre che non solo i greci hanno investito nei paesi balcanici ma anche altre banche europee, al punto che i mercati bancari di questi paesi sono quasi tutti controllati al 90% da istituti stranieri.



















Ma quali sono queste banche straniere esposte a una possibile crisi di questi paesi?

In pole position ci sono le banche austriache: Raiffesen Bank International, Erste Group, Volksbank e Hypo Group Alpe Adria.

Raiffesen possiede infatti la prima banca in Albania (33% del mercato), la terza banca serba, la settima banca rumena e la quarta banca bulgara.

Erste Group alla 14° banca serba aggiunge la prima banca rumena (Banca Comerciala Romana – 20% del mercato) mentre il terzo istituto rumeno appartiene alla Volksbank che ha appena venduto alla russa Sberbank le altre partecipate nell’est-europa. Chissà perché? Forse vuole evitare la fine della conterranea Hypo Group Alpe Adria (possiede la quinta banca serba) che a fine 2009 è stata nazionalizzata da Vienna.

Poi ci sono le due principali banche italiane.

Intesa Sanpaolo possiede la terza banca albanese (13%), la prima banca serba e la 19° banca rumena.

Unicredit all’opposto detiene la sesta banca serba, la sesta banca rumena (UniCredit Tiriac Bank), e soprattutto la prima banca bulgara (Unicredit Bulbank).

Completa infine il quadretto Société Générale con la sesta banca albanese (banka popullore 5%), l’ottava banca serba e quella bulgara e soprattutto il secondo istituto rumeno (BRD).


In sostanza dunque si deve tenere a mente che quando cadrà la Grecia con tutte le sue banche più che alle perdite dirette bisognerà monitorare le conseguenze sui già malmessi paesi balcanici perché potrebbero assestare danni ben maggiori di quelli greci sulle economie e sulle banche dei principali paesi europei.

Per chi volesse approfondire il tema si può leggere infine queste analisi: Nomura, Goldman Sachs e Fitch Ratings.



Piccolo aggiornamento su Israele: Con un tempismo perfetto…;-) S&P ha alzato il rating di Israele da A ad A+.

Nel frattempo la tensione continua a salire con Erdogan che autorizza le navi da guerra turche a scortare gli aiuti umanitari a Gaza e intende sollevare a livello internazionale con richiesta di sanzioni (Onu e Aiea) la questione dell’arsenale atomico israeliano. Di risposta Israele intende intende spingere per un riconoscimento del genocidio del popolo armeno e progetta di incontrare dirigenti dei militanti curdi. Nel frattempo in Egitto migliaia di manifestanti hanno assaltato l’ambasciata israeliana al Cairo distruggendo il muro eretto a sua protezione, sradicando la bandiera israeliana e costringendo alla fuga l’ambasciatore.

Inizia decisamente a fare caldo laggiù…pertanto attenzione and stay tuned!


autore: Whisky Minsky

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