25/09/11

Non può piovere per sempre, ma per un po' sì

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Il 2008 è stato l'anno del crack. L'economia di carta si è schiantata. L'architrave su cui si reggeva erano le banche. Non potevano fallire, sarebbe saltato il sistema. Gli Stati hanno dovuto indebitarsi per finanziarle. Molti erano già pesantemente esposti e non hanno retto. I più deboli, come sempre avviene, hanno ceduto per primi e stanno trascinando con sé, in un castello di carte, altri Stati. I governi rassegnano le dimissioni. E' successo in Grecia, in Portogallo, in Spagna. E' del tutto improbabile che a Sarkozy e alla Merkel, e forse allo stesso Obama, venga rinnovato il mandato.
Il salvataggio delle banche ha affossato i governi, ma il debito degli Stati, acquistato negli anni sotto forma di titoli dalle banche, le ha riportate alla casella di partenza, come in un gioco dell'oca. Le banche francesi sono le più esposte verso la Grecia, hanno in pancia decine di miliardi di carta straccia di titoli. Lo stesso vale per le banche italiane che posseggono 200 miliardi del nostro debito. La Francia sta valutando la nazionalizzazione delle banche. In Italia il valore azionario delle banche è stato dimezzato. Il fallimento di Wall Street si sta trasformando nel fallimento di Main Street, dall'economia di carta si passa all'economia reale, alle strade. E' l'inizio di una traversata nel deserto che cambierà tutto, anche se non sappiamo ancora in che modo. Non sarà indolore.
Nel 1929, anno gemello del 2008, vi fu il crollo delle Borse, al quale seguì la Grande Depressione che durò anni. Nell'ottobre del 1929 negli Stati Uniti la disoccupazione era del 5% e l'indice Dow Jones 343. Due anni dopo, la disoccupazione era cresciuta al 17,4% e l'indice DJ sceso a 140. La situazione si aggravò nel 1933, l'equivalente del prossimo 2012, con il 23,2% di disoccupati e l'indice DJ a 90. Nel 1934 la situazione, nella sua gravità, rimase identica. Nel 1938, la maggiore economia del mondo aveva ancora il 17,4% di disoccupazione, più di tre volte quella pre crisi, e il valore del DJ era 121, tre volte in meno del 1929. Poi venne la Seconda Guerra Mondiale che azzerò ogni cosa. La Storia non si ripete mai uguale, ma presenta spesso molte somiglianze. La crisi durerà a lungo e sarà dura. Il biennio 2012/2013 potrebbe essere il peggiore con licenziamenti di massa nel settore pubblico e fallimenti a catena delle aziende private. Alcune democrazie potrebbero essere a rischio. Nel 1933 Hitler venne eletto cancelliere. Vis pacem, para bellum. E' tempo di affrontare il futuro che ci aspetta a viso aperto, senza più deleghe. "Guardala in faccia la Realtà! .......è più sicura!".

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3 commenti:

  1. Ho letto anch'io il post di Grillo e devo dire che vi ho trovato alcune imprecisioni.
    Innanzi tutto, non si dice che è vero che gli indici crollarono, ma che i grafici degli anni successivi al 1932 indicavano una costante crescita: ciò fu dovuto essenzialmente alla politica statale Usa, basata su enormi investimenti statali, totalmente fatti a debito.
    In secondo luogo, è vero che nel 1938 la situazione era ancora tragica. Ma Grillo non dice che nel 1937 gli Usa caddero nuovamente in crisi, poiché Roosevelt, convinto che la politica di spesa a debito avesse raggiunto i risultati desiderati, iniziò allora una politica di diminuzione della spesa pubblica per diminuire il debito ( non vi sembra che il pareggio di bilancio odierno gli assomigli?). Questo innescò una seconda grave crisi economica. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale interruppe la ripresa che era iniziate dopo il 1937.
    Quindi, non abbiamo potuto scoprire appieno se la spesa a debito di uno Stato sia davvero positiva, ma abbiamo potuto scoprire che il pareggio di bilancio è "una cagata pazzesca".
    Ciò che mi domando è: perché Grillo non ne parla? Ignoranza o malafede?

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  2. penso che non sia nè malafede nè ignoranza, ha sintetizzato circa 10 anni di storia con dei numeri... poi se ovviamente i numeri sn falsi questo è un altro discorso...
    riguardo al pareggio di bilancio credo anche io che sia una cagata pazzesca...

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  3. @Pennywise
    I numeri non sono falsi. Ma se di un periodo storico si saltano dei passaggi importanti, il risultato è falsato.

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