14/11/11

Passaparola 14/11/2011 - Il popolo della Val di Susa non puo' perdere - Marco Revelli


Patrimoniale, Ici sulla prima casa, aumento dell'età pensionabile, diminuzione dei dipendenti pubblici, queste le probabili misure del prossimo governo Monti. I 22 miliardi della Tav insieme ai miliardi da sperperare in opere inutili come la Gronda di Genova e l'Expo di Milano equivalgono come cifra alla manovra di circa 35 miliardi che ci aspetta. E allora perché non iniziare dalla cancellazione di questi costi a carico della collettività? I cittadini non possono essere spremuti come limoni per ingrassare i partiti e le lobby. Bisogna esportare il modello della Val di Susa, informazione e consapevolezza dei propri diritti, in tutta Italia, da Genova a Milano. Revelli ci dà oggi una buona notizia: la Tav non passerà mai!

Intervista a Marco Revelli, sociologo e storico italiano.

E' previsto un aumento del 600%
Un caloroso saluto a tutti gli amici di Passaparola, oggi parliamo di Tav, del Tav sostantivo maschile perché l’acronimo significa treno a alta velocità, credo che ormai tutti lo sappiano. Il Tav è un’impresa inutile dal punto di vista trasportistico, dannosa dal punto di vista ambientale e insostenibile dal punto di vista economico e finanziario.
I numeri sono stati detti, ridetti, ripetuti, le fonti sono pubbliche, accessibili vale per tutti il sito di Alp-Info, la più importante agenzia che monitorizza i flussi di merci e di persone, ma soprattutto di merci attraverso le Alpi, quella linea famigerata Torino – Lione che secondo i calcoli di chi iniziò questa follia, all’inizio degli anni 90 portava alcuni milioni di tonnellate attraverso il confine. Quei treni che portavano alcuni milioni di merci, avrebbero dovuto nel corso dei primi due decenni del nuovo secolo, saturare la linea storica, schizzare a oltre 20 milioni di tonnellate all’anno e imporre, quindi, la nuova impresa, bucare per 53 o forse 56 chilometri la montagna e poi attraverso altri tunnel, un’altra ventina, trentina di chilometri di tunnel, favorire il passaggio di almeno 30, 40 milioni di tonnellate di merci. Quei calcoli erano infondati, si basavano su un picco e non su un trend, registravano il punto più alto di passaggio di merci, da allora il flusso non è affatto cresciuto, anzi è clamorosamente diminuito. Ne passano attualmente all’incirca 2,5 milioni di tonnellate. Possiamo dire che in parte è colpa della crisi, facciamo che ne passerebbero senza la crisi 3, 3,5 siamo a 1/6 circa della portata della linea storica, quella che non costerebbe nulla o costerebbe molto poco,volendo modernizzare un po’. Il flusso è diminuito anche la parte di trasporto su gomma, perché? Perché i flussi di traffico est – ovest, il flusso di traffico tra la Francia e l’Italia sono strutturalmente in diminuzione. I grandi flussi di traffico sono nord – sud, collegano l’Italia con la parte centrale, la locomotiva d’Europa. Le economie di Francia e Italia sono economie mature, fortemente stabilizzate, i flussi di merci pesanti sono strutturalmente in diminuzione. Si possono fornire servizi, siamo entrati nell’epoca dei beni immateriali, i beni materiali continueranno a viaggiare, ma in diminuzione.
Quello del Tav è un progetto folle nato in un altro secolo, in un altro contesto, in un’altra economia e che tuttavia continua a essere sostenuto. È un progetto dannoso dal punto di vista ambientale, non voglio dilungarmi, chi va sui siti No Tav può trovare abbondanza di documentazione. Milioni e milioni di tonnellate di materiali vengono rimossi per quel tunnel demenziale di 53 chilometri, che passa sotto una montagna in cui nessuno sa cosa ci sia. Nella Val di Susa abbondano le miniere di uranio, sono numerosi materiali pericolosi per la salute, ma su questo non voglio insistere, pensiamo semplicemente a questi milioni di tonnellate di materiale di smarino si chiama in termine tecnico, che dovrebbero essere spalmati sulla valle, modificandone il profilo, creando polveri e situazioni davvero pericolose.
Infine è insostenibile economicamente. Il costo complessivo dell’opera viene calcolato sui 30 miliardi di cui una parte, non grande viene fornita dall’Europa. Il resto è a carico dei paesi interessati, Francia e Italia. Costi, interessi, il servizio al debito che si farebbe, vanno a gravare sui bilanci degli Stati e i nostri figli e i nostri nipoti pagheranno per decenni il prezzo per quell’opera inutile e dannosa, si aggira sui 16/20 miliardi nel caso in cui i costi non debbano aumentare. Il costo della linea ad alta velocità Torino – Milano in corso d’opera è cresciuto di 6 volte, circa il 600%, è un percorso piano, non ci sono gallerie, ci sono un paio di fiumi da attraversare, un paio di ponti, è il più semplice dei tracciati e il costo è esploso del 600%, cosa può succedere incominciando a perforare una montagna per 53 chilometri? Questo è ciò che è pubblico, che è conoscibile da chiunque voglia informarsi e nonostante questo, la politica, gli amministratori e dietro di loro buona parte della stampa, perché se noi leggiamo i giornali scopriamo che l’eresia antitav è una delle più perseguitate e perseguite e da una sorta di Tribunale dell’inquisizione occulto, ma che opera con ferocia.

Inestricabile intreccio politica e affari 
Le voci che escono dal coro vengono immediatamente sanzionate, pensiamo a quel breve accenno che Luca Mercalli ha fatto a “Che Tempo che fa” e alle reazioni scomposte che ha sollevato sui grandi quotidiani La Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera. Il movimento No Tav è indicato regolarmente come un nemico, dichiaratamente, perché? Perché quest’accanimento in un’opera che è platealmente inutile, dannosa e insostenibile? Credo che qui ci sia, nel microcosmo valsusino, un paradigma generale del nostro tempo che detta i rapporti tra economia, politica e informazione nel tempo che viviamo e non solo in Italia. Un paradigma che illumina su cosa sta succedendo in Europa, si articola su 3 punti: primo, l’esistenza di un dogma che viene affermato in termini ideologici e il dogma liberista, ultraliberista che viene affermato in termini ideologici nelle sedi centrali e che poi determina in modo meccanico le politiche. Questo dogma dice che bisogna fare, ciò che muove grandi flussi di denaro, a scapito della socialità, della società, del legame sociale. Il primato è il guadagno e il nemico sono i diritti che si affermano dal basso per certi versi e lo schema ideologico che ha fatto sì che la tecnocrazia europea decidesse la logica dei grandi canali trasportistici, tirando delle righe sulla carta, ma è la logica che ha portato le istituzioni, soprattutto finanziarie, ma anche politiche ed europee ad ammazzare la Grecia. La stessa logica applicata meccanicamente agli altri paesi del Mediterraneo comporta l’agonia economica dell’Italia, è quella logica per cui nel momento in cui la crisi ha come causa l’indebolimento del mondo del lavoro, delle masse di lavoratori, del potere d’acquisto di una parte consistente della popolazione, impone di tagliare i salari, di tagliare i diritti, di tagliare il reddito di una parte enorme di popolazione. È una follia, ma è una follia che viene perseguita in base a un dogma ritenuto indiscutibile, lo stesso che impone nonostante tutto, contro tutte le evidenze il folle buco della linea Torino – Lione.
Il secondo punto di quel paradigma è l’intreccio, ormai inestricabile tra politica e affari. La dimensione affaristica come principio di orientamento generale della politica e delle decisioni, la politica ridotta a supporto di logiche di affari. Laddove la decisione non incrocia un interesse d’affari, la decisione decade, non è rilevante, esce dall’agenda. Laddove entra in campo la logica affaristica, il decisore pubblico trasversalmente, perché ormai la politica e il denaro sono diventati inseparabili perché prevale l’idea che senza denaro non si fa politica e ogni formazione politica ha la sua protesi affaristica. Può essere una protesi diretta, pensiamo al berlusconismo, pensiamo al conflitto di interessi immediato, o può essere indiretta, possono essere le strutture d’affari complementari, gli azionisti di riferimento della tua forza politica. Penso al rapporto tra il Partito Democratico e le cooperative. Nel caso del Tav tutto questo è apparso con grande evidenza fin dall’origine con la collaborazione stretta e diretta tra imprese di proprietà familiare, di Ministri di governi berlusconiani e la Cmc, la cooperativa muratori e carpentieri di Ravenna che hanno iniziato i lavori del Tav e che in buona misura continuano, almeno per una parte, a intervenire oggi. La staffetta che si prepara nel fortino di Chiomonte nel caso in cui cominciassero i lavori, riguarderebbe alcune imprese della valle, imprese che sono già andate incontro nei decenni scorsi a vicende giudiziarie anche impegnative, anche pesanti e la Cmc di Ravenna.
Questo intreccio è ormai bipartisan, trasversale è uno dei motori della politica che l’opera si faccia o non si faccia, perché comunque i flussi di denaro arrivano per gli studi di fattibilità, per la progettazione, per i sondaggi etc., e alimentano il rapporto tra i decisori pubblici e le proprie clientele di riferimento. È un dato patologico che sta diventando purtroppo fisiologico.

90 mila Euro al giorno per vigilare un buco 
Infine, pesa la crisi della rappresentanza, la rottura del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, tra governanti e governati. In Val di Susa questo si è lacerato drammaticamente senza che nessuno dei partiti coinvolti se ne preoccupasse, perché in realtà se ne preoccupano sempre meno anche in situazioni non così drammatiche come quella valsusina, questo distacco crescente, questa forbice che cresce tra la logica del decisore,una logica sempre più trasversale, e gli interessi, i bisogni, i sentimenti della popolazione che viene privata del rapporto con i propri rappresentanti. Questo spiega il perdurare della follia, l’accanimento che costa circa 90 mila Euro al giorno, solo per mantenere l’apparato di vigilanza di sicurezza. Quell’esercito che viene considerato occupante dalla popolazione della Val di Susa. Si farà il Tav? Sono convinto di no perché finiranno i soldi, perché non ce lo potremmo permettere, ma anche perché la popolazione della Val di Susa vincerà, è inevitabile che vinca, perché? Perché mi sbilancio così nettamente? In genere in politica si dice: “ E’ probabile, è possibile, è auspicabile”. Io dico: “E’ certo che il Tav non si farà in Val di Susa”. Perché quello che si oppone al Tav in Val di Susa e questo i politici non l’hanno capito e lo vivranno a loro spese questa incomprensione, quello della Val di Susa non è, in senso positivo, un movimento. Il movimento No Tav è qualcosa di più in realtà, è un popolo, è una cosa diversa da un orientamento politico anche insorgente, dal basso. Una popolazione vuole dire una presenza capillare, radicata nel territorio, fatta di una pluralità di generazioni, ci sono i nipoti, i padri e le madri, ci sono i nonni e le nonne in quelle manifestazioni, in quelle manifestazioni che vengono così perfettamente, per certi versi, controllate da coloro che le indicono. Pensiamo all’ultima, quella che aveva sollevato quell’immenso allarme in Val di Susa, a Chiomonte e nella quale per la prima volta credo nella storia, si è assistito a un gigantesco corteo per sentieri di montagna nel quale nessuno si è fatto male, neanche la storta a una caviglia, nonostante ci fossero migliaia e migliaia di persone, in cui non è esploso neanche un petardo, sebbene la settimana prima a Roma fosse successo il macello che è successo!
Perché questo controllo? Perché è un territorio che si mobilita in quel caso, non è una sensibilità politica, non è una parte politica. E’ una popolazione che quotidianamente elabora le proprie forme di resistenza. Contro questo tipo di resistenza è impossibile vincere, così come è impossibile vincere contro una rivolta anticoloniale, così come è impossibile vincere occupando un altro paese, prima o poi ci si deve ritirare, perché non si può per 20 anni, con i lince degli alpini ritornati dall’Afghanistan, presidiare in patria un territorio contro la propria popolazione. Credo che la politica questo non l’abbia capito e che ne pagherà un prezzo in termini di violenta delegittimazione, ma anche perché guardando la Val di Susa, guardando con la lente di ingrandimento cosa succede in Val di Susa, chiunque può capire perfettamente cosa sta succedendo nel mondo della politica e il grado di degrado che la politica dall’alto sta raggiungendo, da quel margine si può capire perfettamente quanto è marcio il centro, per questo amici di Passaparola tenete l’occhio aperto sulla Val di Susa, guardate verso quel tunnel che non c’è e non si farà e naturalmente passate parola!

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